martedì 23 agosto 2022

Tra le Ciglia

Fonte: classcountryhomes .it


E' bello il mondo quando hai un attimo di pace.
Quando non ci sono troppe cose che ti strattonano da una parte e dall'altra, quando puoi osservarlo con i tuoi veri occhi. Quelli autentici, genuini, quelli di quando eri bambina.
E' bello il verde di quest'erba, belli i fiori stremati dal caldo, bella l'acqua azzurra di questa piscina nascosta, belle le voci dei miei genitori che borbottano in lontananza.
E allora chiudo gli occhi e mi soffermo sui rumori, che sembrano tutti così attutiti, lenti, delicati. 
Il paradiso lo immagino così. Senza porte d'oro, senza angeli dietro ogni nuvola, senza melodie perenni. Lo immagino ovattato, silenzioso, come una sorta di dormiveglia.
Questo è un sogno e la sola idea di svegliarmi mi terrorizza. 
Allora tengo le palpebre serrate il più possibile, fin quasi a sentire dolore tra le ciglia.

Sono in campagna da un po' e ne sto assumendo i ritmi cadenzati.
Sebbene non manchino di certo gli allenamenti, le pulizie e la solita certosina preparazione dei miei pasti, sento che tutto è più lieve, più lento, più semplice.
Il lavoro mi piace ma avevo bisogno di staccare, di dormire qualche ora il pomeriggio, di poter fare le cose con calma, di non dovermene sempre preoccupare. Bisogno di chiuderlo oltre un portone e non guardarlo troppo da vicino fino al momento di riaprirlo.
Allora me ne sto qui, godendo del tempo, che in fondo è ciò che sempre mi manca. 
Lo osservo, lo annuso, a volte persino me ne lascio avvincere, annoiata. Ma tutto sommato grata di averlo con me, di poterlo abbracciare come un compagno e non come un nemico.

venerdì 12 agosto 2022

Intrecci

Fonte: illibraio. it


Ho trovato delle bozze che non ricordavo di avere lasciato indietro. Qui, in mezzo ai testi già pubblicati. Bozze stanche, come fogli sparsi lasciati in giro che hanno iniziato a prendere polvere. 
Alcune mi somigliano più di quanto potrebbe fare un bel ritratto, più dei post a cui ho permesso di vedere la luce. Dunque ciò che si lascia in soffitta rimanda un'immagine più netta e nitida di quello che lasciamo camminare nelle stanze in chiaro? chissà. Forse è il quadro completo a colpire, l'alternanza della luce e delle ombre. 

C'è aria di pioggia, oggi. Ma qui poi non piove mai, non capita da mesi.
La tempesta si avvicina, si sentono persino dei tuoni in lontananza. Poi le nuvole si spostano e qui torna un sole massiccio che si poggia su ogni cosa, irrorandola di un calore inaudito.
Ma ora che queste nuvole sono qui sopra mi soffermo a guardarle, le osservo come se fossero cosa strana, sconosciuta. Come se non le avessi mai viste o non le ricordassi.
Sarà diverso quando andrò a trovare i miei, dove violenti temporali prendono il posto del sereno ogni pomeriggio, allo stesso orario, come un appuntamento preso in precedenza al quale si debba a tutti i costi prestar fede. 

Un bambino piange disperato, richiede l'attenzione della mamma.
Il suo pianto mi fa pensare alla vita, soprattutto ora che si arresta, che si ferma per poi riprendere più tardi. A questo andirivieni di sensazioni instabili, alla precarietà di noi esseri umani, a tutto quello che facciamo ogni giorno e a cui cerchiamo di attribuire un senso in mezzo alle corse, agli affanni, ma anche alle gioie, alle risa, agli sbalzi d'umore. C'è un senso? me lo chiedo anche io.
E mi rispondo di no, che non esiste, che non c'è. Che il senso è la ricerca stessa, è questo scavare tunnel dentro noi stessi, intrecciando vie che non conosciamo in mezzo ad altre che ci sono familiari. Al labirinto che ci creiamo addosso e da cui spesso facciamo fatica ad uscire. 

lunedì 8 agosto 2022

Dunque, Agosto.

 
Fonte: sololibri. net


Un nervosismo diffuso, che si propaga sottopelle insieme al sangue.
I primi giorni d'agosto li ricordo spesso così, accompagnati da questa inquietudine di fondo che opprime il vivere insieme al caldo, all'afa, alla stanchezza di un intero anno lavorativo.
Ancora una settimana e poi ci fermeremo per un po'.
Fred sta peggio di me, lo vedo che scalpita. Non sopporta più nessuno, probabilmente neanche me. Allora me ne sto per conto mio, cercando di infastidirlo il meno possibile.
Mi eclisso, divento invisibile. Lavoro, pulisco, preparo da mangiare, mi alleno. 
Sono efficiente, tutto sommato. 
Forse aspetto le ferie proprio per esserlo un po' meno.
Per staccare dai soliti schemi, per immergermi nella natura come e quanto voglio, per dormire di pomeriggio, per leggere poesie in disparte, per cercare il silenzio.
Qualche bagno in piscina, passeggiate nel verde, magari un gelato artigianale ogni tanto, lo yoga da praticare al sorgere del sole nel giardino dei miei genitori e soprattutto il ripristino totale ed incondizionato del benessere fisico e mentale. 

Però in questi giorni ho un compagno speciale ed è Nazim Hikmet.
Ho il suo libro di poesie sul comò. Ogni volta che lo apro mi sembra di poter cancellare completamente ogni altro pensiero. Mi assorbe. Mi fa sentire a casa. 
E lo sto amando moltissimo, come ho amato e amo altri poeti i cui libri apro spesso e che tengo nel comodino, chiusi, per poterli avere sempre con me. Credo che porterò anche un paio di loro a casa della mia famiglia, perché la campagna mi sembra il posto migliore per leggere poesie. Per sentirle dentro. Per farsi accarezzare l'anima e magari commuoversi un po'.

Si. Manca una settimana piena di lavoro ma con la mente sono già seduta in mezzo al verde con il libro di Hikmet tra le dita. Nel frattempo, semplicemente, tiro a campare.