giovedì 15 luglio 2021

Cronache di un Dolore Annunciato

Fonte: emapi. it



12 luglio, ore 22:32.
Io non so come sia riuscita a concludere il turno con quel dolore che all'improvviso mi si espandeva dentro. E' stato come lavorare con una macchia di sangue che si allargava via via a ridosso del cuore e tentare in tutti i modi di nasconderla. Ad un certo punto, sola in negozio con mio cognato e una scopa in mano, sono scoppiata a piangere. Guardavo la scopa, il pavimento, tutti quegli oggetti che pulisco ogni santo giorno e ogni cosa mi sembrava estranea. Volevo solo andarmene, scappare via, fuggire dagli occhi della gente o anche solo da quello stesso dolore, per poi scoprire che mi avrebbe seguito anche a casa, che mi si sarebbe attaccato addosso come resina di pigna. Improvvisamente era ovunque. Sulle mani, tra i capelli, sotto gli occhi, tra le costole. Avevo tutta quella resina addosso e non me ne potevo liberare.

Allora poi, una volta varcate le mie mura, dopo la doccia e dopo aver portato a termine ogni altra incombenza, ho iniziato a ricordare. La sua voce, prima di tutto. Il suo sguardo. Le sue unghie. Il modo in cui acconciava i capelli. Le sue gambe grosse. Il seno prosperoso.
Le collane che teneva in un portagioie di madreperla sul comò. Le volte in cui a casa sua, da bambina, correvo in camera per poterle toccare. 

Lei era la zia che gli altri fratelli criticavano perché si era sempre sentita diversa. Le piacevano le cose belle, si circondava di tanti amici, regalava agli altri buona parte di quello che aveva, si muoveva il minimo indispensabile. Estremamente autoritaria con suo marito, aveva spesso delle idee strambe che nessun altro capiva. 
Mi ripeteva continuamente quanto fossi bella. E se non c'ero lo diceva a mia madre. Bella e brava, secondo lei. L'anima del negozio. Che poi non ci era mai entrata ma lo sapeva, ci credeva nel profondo. Osservava come mi vestivo e per lei ero sempre perfetta, la nipote curata da guardare con orgoglio ed ammirazione. Non l'ho mai vista farlo con altre nipoti, per cui quei complimenti, anche se mi imbarazzavano, erano assolutamente autentici. Che poi fossero dettati dall'affetto, beh, faceva parte del gioco, ma ero contenta di piacerle.

Non so come andranno le prossime ore, me le immagino all'incirca come una centrifuga. Ho ripulito il sangue, mi sono calmata un po'. Me ne vado a letto sperando nell'oblio di un sonno privo di sogni.

13 luglio, ore 12:50.
Era bello il mare, agitato all'incirca quanto me. Dietro gli occhiali da sole, al riparo dagli sguardi di bagnanti sconosciuti, camminavo piangendo senza fare il minimo rumore.
Stava dentro, il chiasso. Fuori c'erano solo guance umide e occhi di pozzanghera.
Un forte vento mi tirava addosso la sabbia e a tratti tossivo, altri dovevo chiudere forte le palpebre per non riempirle di quel terriccio. Sono passata tra la gente del mercato, il cielo che via via si incupiva sempre di più. Ho pensato a quanto fosse peculiare tutto quel vento e quel cielo plumbeo in un giorno di metà luglio dopo mesi di sole ininterrotto.
Come se anche la natura mi stesse abbracciando, come se volesse unirsi a me nel cercare di metabolizzare quella ferita sanguinolenta. E allora mi sono lasciata abbracciare, disinfettare, trascinare verso casa dalle sue ali potenti. 

14 luglio, ore 21:45.
Dopo il funerale, quando gli addetti delle pompe funebri erano pronti per issarsi sulle spalle la bara con le spoglie di mia zia, mio zio si è messo lì davanti, con il bastone in una mano e l'altra a toccare il legno. La stava trattenendo. Ho avvertito la scoccata di un dolore acuto spaccarmi in due. 
Ho ricominciato a piangere, protetta solo dalla mascherina, ma in fondo incurante di chi potesse vedermi, perché piangevamo in molti, era un male condiviso. 
Sessant'anni insieme e l'incapacità di lasciar andare la persona con cui si è vissuto in simbiosi. Tutto quel tempo, tutto quell'amore, tutte quelle liti. I figli, i nipoti, il tempo insieme, il letto da condividere, le idee che non combaciavano mai. E poi un giorno si resta soli davanti ad una bara chiusa a voler trattenere con le mani ciò che non può essere trattenuto.
L'ho abbracciato ed ho sentito un amore immenso esplodermi dentro e un bisogno di urlare e singhiozzare per giorni, chiusa in qualche stanza che nessuno possa aprire.

22 commenti:

  1. Quando una persona amata va via, nei cuori accorti, gentili, dove risiede la franchezza e il sentimento, rimangono macerie, macerie autentiche di ricordo e amore che si scioglie. Poi si somatizza o si esplode di dolore ognuno a modo suo, ma si può fare una fatica immane che lascia cicatrici. Ti lascio solo un abbraccio, sicuro della bellezza dei tuoi pensieri a confortare tuo zio.

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    1. Persino un assassino soffrirebbe se perdesse una persona cara, non è necessario avere un cuore gentile ed accorto :D
      Il dolore è dolore per tutti. Democratico.
      Grazie per l'abbraccio :)

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    2. Non lo credo. Purtroppo, ma non lo credo.

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    3. Diverse vedute, come spesso accade ;)
      Ma non fa niente, ci mancherebbe.
      Buona giornata Franco.

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  2. Mi dispiace tantissimo, non ho parole... Un grande abbraccio a tutti voi, e le mie condoglianze...
    Nuvola

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  3. Comprendo perfettamente il tuo dolore sordo, e torna a lacerarmi ogni volta che in tv o nei libri rivivo il momento della perdita.
    Quanto avrei dato per trattenere quella bara più e più giorni.
    Ti abbraccio forte cara Sara.
    Non ti dico che passerà, perché non è vero. Però ti dico che dovresti piangere, più e più volte, senza curarti di quello che penserà chi ti circonda.
    Loro, se vogliono, potranno asciugarti le lacrime, senza poter aggiungere un'unica parola sensata. ❤️

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    1. Sto piangendo in realtà, non mi risparmio.
      Però lo faccio a casa o quando sono al mare, evito di piangere in mezzo ad altre persone perché sinceramente non fa per me. Non mi piace mostrare il dolore.
      E si, vero che non passerà. Lo so bene perché di lutti ne ho avuti diversi :(
      Un abbraccio e grazie mille.

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  4. Mi stringo al tuo dolore. Mi dispiace tantissimo per la tua perdita. Ti abbraccio fortissimo, sono brutti dolori. Ci vuole il tempo, ma si sa che sono dolori che col tempo si attutiscono ma non passano mai veramente. Il suo amore vi accompagnerà e vi darà la forza di andare avanti.

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  5. Mi spiace, il tuo dolore è come una lama che trancia a metà i nostri cuori

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  6. Mi dispiace tanto Sarina.
    Non ci sono parole utili in questi frangenti, davvero non esistono, ti abbraccio forte forte.

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    1. Grazie Saretta.
      Me lo prendo tutto questo abbraccio.

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  7. Giovedì è stato un giorno di dolore anche per noi. Tu scrivi talmente bene che dinanzi ai miei occhi si materializzano le persone e nel cuore arriva un po' del tuo dolore. Mi spiace tanto, per questa tua zia che immagino ti abbia regalato dei bei ricordi, già quando eri ragazzina. Una preghiera per lei e un abbraccio per te.

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    1. Grazie Valeria, hai sempre le parole giuste per ciascuno di noi. Sei un fiore.
      Mi dispiace per la vostra giornata di dolore e ti abbraccio forte.

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  8. Gli eventi luttuosi lasciano sempre un vuoto incolmabile...spesso il dolore altrui(il tuo in questo caso)è soprattutto un momento di vicinanza in cui il ricordo riemerge e si stringe al tuo dolore con un abbraccio .


    L.

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  9. Cara Sara , ti capisco benissimo e mi dispiace molto per
    questo tuo dolore , per il marito rimasto solo e per i figli .
    Io avevo due zie che abitavano a Venezia . Fin da piccola i
    miei mi portavano da loro poi , da adolescente , da sola
    prendevo la corriera e a Vicenza il treno .
    Erano zie fantastiche , buone , generose , mi regalavano sempre
    qualche cosa ma , soprattutto mi volevano un gran bene .
    So che sono mancate molto anziane in ricovero ma , non ho mai
    saputo quando visto che "non avevo fissa dimora" .
    Sono passati molti anni ma non scordo mai il bene che mi hanno
    voluto e il loro ricordo mi è dolce .
    Penso che nemmeno tu dimenticherai la tua zia , lei vivrà
    sempre dentro di te .
    Ti sono vicina . Laura ***

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    1. Mi piace questo tuo bel racconto delle zie e mi dispiace tu non abbia potuto salutarle a dovere quando sono mancate :(
      Ed è vero, non dimenticherò mia zia né i miei zii già volati via.
      Un abbraccio e grazie di cuore.

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