domenica 22 marzo 2020

Il Pozzo

Fonte: Amici della Scienza

Pensavo, chissà com'è che si cade improvvisamente dentro un pozzo.
Tutto d'un tratto scendi, ci finisci con un piede, poi con entrambi. Ti manca il respiro quando percepisci di non avere più la terra a sostenerti, senti l'aria che si fa sempre più pesante mentre precipiti e poco dopo sei giù, con il sedere nella melma. Forse cadendo ti sei rotto un braccio, o una gamba, o entrambi. O forse non ti sei rotto nulla ma non puoi fare a meno di pensare che se non avessi messo un piede in fallo, ora non ti ritroveresti in quel pozzo buio senza sapere come uscirne.
Ma quand'è che lo abbiamo messo quel piede in fallo? in quale momento della nostra storia abbiamo commesso l'errore fatale?
Guardi in alto, vedi la luce del cielo, le nuvole che ancora si rincorrono, il sole che è tuttora di una bellezza sconvolgente. E poi le pietre aguzze intorno, il freddo, l'umidità, la claustrofobia. Devi trovare il modo di risalire, urlare non servirà a niente, nessuno ti sentirà. Non ci saranno corde miracolose dall'alto, non ci sono testimoni che ti possano o vogliano tirare fuori. E' un incubo personale, un incubo di ciascuno, la cui profondità è differente per ogni coscienza che debba scontrarcisi. Uniti ma soli, distanti, incattiviti, impoveriti, spaventati. 

Poi resetti tutto.
Non vuoi pensare al pozzo. Vuoi pensare a quello che c'è fuori.
Allora fai colazione, pulisci casa, stiri lenzuola e tovaglie, spazzi il terrazzo, cucini, ti godi il calore della prima domenica di primavera, leggi un libro, ti alleni. Ti distrai. Ti aggrappi a quello che ti è rimasto, che è tantissimo in fondo. Tantissimo. 
Respiri. Il mondo è ancora così dannatamente incantevole. I tramonti sono tuttora così sconvolgenti nella loro intensità. Le albi ancora così drammatiche, così intense, così perfette.
E allora metti un piede sul muro. Poi un altro. Cadi infinite volte, ti sbucci le ginocchia, imprechi, piangi, ma ci riprovi. Ancora, ancora, ancora.
E' solo un pozzo, no? Non sarà la fine del mondo. Ne uscirai, ne usciremo. 

21 commenti:

  1. É solo un pozzo.
    Noi non sappiamo volare, ma dobbiamo provare ad arrampicarci.
    E quelle ginocchia sbucciate saranno la cicatrice migliore mai avuta finora.
    Hai ragione, Sara.
    Ne usciremo. Intanto, teniamoci tutti simbolicamente e virtualmente per mano. Per non sentirci soli.
    Un bacio.

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    1. Io soffro di claustrofobia per cui l'immagine del pozzo mi terrorizza. Ma voglio pensare che se ne possa uscire comunque. Come non lo so, e forse ci vorrà del tempo, ma amo troppo quel fuori per voler restare qui dentro.
      Dobbiamo andarcene.
      Un abbraccio.

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  2. Il mondo è ancora così dannatamente incantevole.
    Sì, pensavo la stessa cosa oggi. C'è un sole bellissimo in questi giorni...
    Ti mando un abbraccio,
    Nuvola

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    1. Ho fatto una bella foto al cielo stasera, era una piccola immensa meraviglia. Domani la posto su Ig.
      Un abbraccio.

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  3. Il pozzo... mi ha istantaneamente ricordato una esperienza di qualche anno fa, in cui ho percepito vero misticismo.
    Ho visitato una grotta con alcuni speleologi, una delle tante del nostro Carso, in cui già per entrare è necessario strisciare sulla schiena, letteralmente. Arrivati nell'ultima stanza abbiamo spento le torce frontali ed è stato... incredibile.
    Mi sono venuti di botto gli occhi lucidi di commozione per quel silenzio assoluto, per quel buio che mai, mai, prima avevo sperimentato. Si entra per forza in se stessi, si è soli per davvero nel nulla che si percepisce. Nemmeno il cielo, nemmeno un riferimento di qualche tipo, i sensi inutili. Mi sono persa, sprofondata in me stessa e ne sono uscita con un senso enorme di gratitudine e liberazione per cui non so trovare una giustificazione. Semplicemente, sono uscita da quella grotta un po' cambiata e credo un po' migliore, arricchita dal mio involontario viaggio interiore.
    Ecco, forse adesso è un po' lo stesso: di fanno i conti con quello che siamo nel buio di una situazione di cui nessuno di noi ha esperienza. Ma c'è il cielo, e ne usciremo!
    Ti abbraccio.

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    1. Ecco, non avevo letto della tua claustrofobia. Ho la fobia degli insetti quindi capisco perfettamente quello che provi.
      Allora facciamo che era un tentativo di lanciare una corda nel pozzo :)) bacio grande!

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    2. Sai Saretta, avevo un'amica che faceva la speleologa. A volte mi raccontava di come si insinuasse col corpo in certi cunicoli di terra o di pietra. Per me sarebbe stato terribile ma a lei questa passione faceva brillare gli occhi.
      Siamo tutti meravigliosamente diversi, per questo nel post dico che "è un incubo personale, un incubo di ciascuno, la cui profondità è differente per ogni coscienza che debba scontrarcisi."
      Però mi piace molto che tu me l'abbia raccontato, perché mi fai conoscere una prospettiva diversa, alla quale probabilmente non avrei pensato da sola.
      Un abbraccio grande.

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  4. io ho l'impressione che quando finirà tutto questo ci metteremo mesi se non anni a tornare ad essere ciò che eravamo

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    1. Forse non ci torneremo.
      Credo che certe crisi creino un divario tra ciò che eravamo e ciò che poi si diventa.
      Saremo diversi. Forse peggiori, forse migliori, chi può dirlo adesso? E' uno scenario ancora del tutto imprevedibile.

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  5. Cara Sara, so che deve essere impressionante per quelli che soffrono,
    un male che da di certo il terrore che succeda.
    Ciao e buon inizio della settimana, con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. E' impressionante davvero, speriamo bene.
      Un caro abbraccio.

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  6. Sì ne usciremo e forse iniziamo a vedere un filo di luce in fondo al tunnel.

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    1. Mi aggrappo a quella luce con tutta me stessa. Voglio che diventi sempre più ampia.

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  7. Ti capisco, ne usciremo, ma chissà quando e per molto tempo saremo diversi. Portiamo pazienza.
    sinforosa

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    1. In un mondo impaziente non è facile essere pazienti. Ma del resto, non c'è nulla di semplice in questa prova.

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  8. Anche io sono un po' claustrofobico. L'immagine del pozzo è perfetta!

    "Ma quand'è che lo abbiamo messo quel piede in fallo? in quale momento della nostra storia abbiamo commesso l'errore fatale?"

    Domanda giustissima, secondo me è solo fatalità. Il virus è arrivato e sarebbe arrivato comunque. Certo, tornando indietro, si poteva fare tutto meglio, ma purtroppo è il solito discorso del senno di poi. Leggevo altri blogger che parlavano di momento storico che stiamo vivendo e che racconteremo ai nostri nipoti.
    In effetti la normalità tornerà molto molto lentamente (e non sarà tutto come prima).
    L'altro giorno ho sentito per lavoro un mio concittadino che dal 2012 sta in Cina e mi ha detto che il problema dell'italiano è uscire dalla proprio comfort zone, che bene o male abbiamo tutti.

    Ecco, torniamo al pozzo: la risalita è lenta e lunga, dura, a volte scivoleremo in basso, però alla fine rivedremo la luce e..usciremo.

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    1. Caro Riccardo,
      è davvero qualcosa di cui parleremo a lungo, che ci tornerà in mente improvvisamente, che forse ci farà ancora paura tra 20 anni. Ci verrà un brivido sulla schiena, non lo dimenticherò più. E se penso a tutti coloro che stanno morendo da soli mi si stringe il petto.
      Un abbraccio. Risaliremo certamente, dobbiamo.

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  9. Bellissime parole.
    Vero, ora forse è persino inutile chiedersi come siamo caduti; rialziamoci e poi faremo i conti. Conti per il futuro, conti per non cadere più in fallo, almeno in questo modo. E spero che tanti paghino, specie gli scorretti delle ultime ore.

    Moz-

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    1. Bisogna rialzarsi, ma qui c'è ancora un po' da cadere, mi sa.
      Non siamo ancora arrivati in fondo al pozzo.
      Speriamo in bene. Un abbraccio.

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  10. Nemmeno in isolamento ho stirato le lenzuola :)
    Ti abbraccio

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    1. Sei una grande :)
      Grazie per essere passata Pippa, spero tu stia bene. Un abbraccio.

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