mercoledì 27 novembre 2019

Cielo Nero

Fonte: inchiostroverde. it



Osservo la pioggia abbattersi sull'asfalto scuro.
E' nero come pece, buio nella stessa sfumatura impenetrabile del cielo.
Sfrecciano automobili di cui si distinguono appena i fari e osservo anche loro come se fossero spettacoli attraenti, attori di un palcoscenico per il quale abbia pagato il biglietto.
E invece è solo un modo come un altro di far passare il tempo, di mandare avanti questo pomeriggio lavorativo spento. 
Le stesse facce, le stesse voci grondanti frustrazione o allegria o un mondo intero di cose a cui non presto più ascolto. Forse è questo che succede quando fai questo lavoro per tanto tempo. Smetti di ascoltare. Senti ma non presti attenzione. 
Lasci l'involucro a disposizione delle persone. Accendi un sorriso che conoscono già. E nel mentre è tutto un intreccio di pensieri che nulla hanno a che fare con tutto questo.
Sono completamente presente solo quando sto effettivamente lavorando. Allora lì mi concentro al punto da isolarmi da tutto ciò che non sia l'azione che sto compiendo.
E' il chiacchiericcio infinito il malanno da cui mi escludo, quello che tengo fuori, distante. Da cui rendermi inaccessibile.
Detesto quei discorsi sempre uguali, quelle lamentele sterili e puerili, quei commenti stantii già espressi nello stesso identico modo altri milioni di volte.
E allora rimane la pioggia. L'asfalto nero. Il cielo buio e impenetrabile.

30 commenti:

  1. Lavoro nello stesso posto da trent'anni. Capisco ogni sensazione che hai espresso, ci convivono ogni giorno.

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    1. Ciao Andrea, ben arrivato :)
      E' naturale vivere momenti di noia o di "dispersione" nel proprio lavoro, a maggior ragione se come te lo si svolge da 30 anni. Dopo un po' ti alieni.
      Buona serata.

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  2. Cara Sara, sai ognuno di noi pensa al lavoro e sempre non è buono.
    Ciao e buona serata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Eh caro Tomaso, senza lavoro non si vive :D
      Un bacione.

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  3. Invece sai, a me questa tua descrizione, questo tuo racconto di vita vissuta, non mi ha messo addosso sensazioni "brutte". Mi sono immaginato in un ufficio diverso dal mio, cittadino, dove si vede la strada con le auto.
    Tipica giornata autunnale piovosa, come quando andavamo a scuola.

    Moz-

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    1. Sono felice che non ti abbia trasmesso sensazioni negative.
      Perché non era mia intenzione, in effetti.
      Ho descritto un attimo di noia, ma sfido chiunque a non averne nel proprio lavoro :D
      Un abbraccio.

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  4. Di tutta la vita lavorativa salvo 5/6 anni pieni di impegno e gioia di lavorare. Il resto noia tremenda. Penso che gli artisti abbiano molte soddisfazioni, ma poi vieni a sapere che qualcuno sniffa, oppure ha una vita sessuale tormentata.

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    1. Qualunque lavoro si svolga ci sono risvolti positivi o negativi.
      Io lo faccio da 12 anni, ancora mi piace.
      Avere a che fare con la gente è parte integrante del mio lavoro, la più "Presente".

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  5. Stamattina parlavamo di routine nell'amore, adesso nella professione.
    Voglio credere che anche nel lavoro non sia tutto perduto e che dentro di te tu abbia ancora qualche molecola di entusiasmo.
    I clienti vanno e vengono, dai.
    Magari domani a varcare la porta del negozio sarà un ragazzo più curioso del solito (o una ragazza, se no Fred s'ingelosisce)... 😘

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    1. A me piace il mio lavoro, in realtà.
      Mi danno fastidio le solite chiacchiere, le stesse tutti i giorni. Mi dà fastidio l'invadenza o certe chiacchiere politiche sgradevoli.
      Solo questo. L'entusiasmo non mi manca mai, però a volte ci sono pomeriggi più "noiosi" di altri.
      Un bacio.

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  6. La pioggia, l’asfalto nero, il cielo serale in un novembre tormentato, un connubio che sospinge i pensieri altrove, è naturale. Ciao Dama, buona serata.
    sinforosa

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    1. Naturale ma anche piacevole, alla fine.
      Buona serata.

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  7. oggi ho fatto quasi 600 km in auto, tanti di questi sotto la pioggia. beh, di solito non ho paura a guidare, oggi per la prima volta sono stato in apprensione.....

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  8. Credo che succeda dopo tanto tempo quando l'ambiente o il lavoro non sono quelli giusti. E anche dopo poco tempo in realtà. Nei miei lavori anche più brevi cerco sempre di isolarmi dai discorsi inutili se proprio non mi toccano. Più che il tanto tempo forse è proprio un modo di essere.

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    1. E' che a me non piace perder tempo e concentrazione ascoltando discorsi sempre uguali, ripetitivi, a volte anche molto idioti.
      Il lavoro c'entra fino ad un certo punto, poteva accadere in qualunque altro posto. Quindi si, è un modo di essere.

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  9. ci vedo equidistanza, crescita. essere spettatori (e spettatrici per rispetto alle questioni di genere) di sé e di ciò che accade. ed è una cosa saggia, bella, utilissima. fare parte del mondo senza farne parte. ma forsemente ho letto malamente.

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  10. Pioggia, cielo impenetrabile ed asfalto nero che, concordo con te, sono sicuramente e nettamente più attraenti di quei discorsi ripetitivi e banali di cui parli nel tuo post.

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  11. Credo sia per questo che ogni tanto cambio lavoro, perché dopo un po' sento il peso della ripetizione e dei discorsi inutili, che siano di titolari colleghi o dipendenti. Perdita di tempo e di energie e frustrazione nel rendermi conto che sono spesso un pesce fuori d'acqua.
    La noia esiste. Per questo credo che ai bambini andrebbe insegnato a gestirla invece che riempire di attività ogni angolo della giornata.

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    1. Ciao Saretta :)
      Il lavoro non è un problema nel mio caso, in realtà.
      Ero lì e ho immortalato quel momento, circoscrivendolo, ma avrei potuto essere ovunque, anche in fila dal dottore. I discorsi probabilmente sarebbero stati i medesimi.
      I casi di cronaca, i pregiudizi, le lamentele incessanti, il tempo.
      Interessante quello che hai scritto riguardo la noia, mi piacerebbe imparare a gestirla anche da adulta, in realtà. Un bacio.

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    2. Mi inserisco qui!

      Sì, quando mia figlia era all'asilo hanno fatto tre mesi senza "giocattoli", in modo da incentivare i bambini a inventarsi modi di giocare senza giocattoli canonici... dicono che questo "allenamento" serva anche a rendere i bambini più forti contro le dipendenze (droga, cellulare, ...)
      Insomma, per formare i bambini serve anche metterli di fronte a situazioni non ottimali... stimola la loro resilienza.
      È un discorso molto interessante che spero di avere riassunto decentemente... sono poco esperta a riguardo, ma curiosissima!

      Un abbraccio,
      Nuvola

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    3. Ecco Nuvola grazie! Trovo bellissimo questo "esperimento" perché davvero mi pare i bimbi siano riempiti di attività e non abbiano il tempo per usare la loro testa in modo creativo.
      Sai quando si diceva "usa la fantasia?" Quella roba lì. Fantasia, creatività, curiosità, capacità di gestire le situazioni non standard... mi pare che sia una gran buona cosa, davvero.
      Non avendo figli ne so meno di tutti, è una riflessione che faccio da un po' è che mi pare rifletta quel che osservo attorno a me (che pur non so più stare senza internet per capirci)

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    4. @Nuvola mi piace questa iniziativa. Effettivamente un tempo tanti giocattoli non c'erano anche e i bambini usavano la fantasia, l'ingegno, erano stimolati da ciò che avevano intorno.Mi ricordo che da piccola il gioco che preferivo era quello senza giocattoli, inventando una casa, prendendomi uno spazio mio, invitando lì i miei amici e così via. Senza attrezzi di nessun tipo.

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  12. Novemnre sta per finire, finalmente, per me è il mese peggiore. Questo novembre in particolare La pioggia, quasi sempre presente, la luce del giorno che è sempre meno a causa anche della durata minore delle giornate, il cielo subito serale in un mese pieno di tormenti. Certo viene da pensare ad altro. Ed a volte può essere necessario pensare ad altro. Un saluto mia Dama Bianca e buon fine settimana in arrivo

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    1. Anche io non amo il mese di novembre, ma i mesi peggiori per me sono gennaio e febbraio. Speriamo bene ;)
      Un caro saluto e buon week end.

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  13. Mi è piaciuta un sacco l'immagine dell'involucro...
    Pensa che a me capita talvolta non durante il lavoro, ma durante momenti di svago in compagnia.
    C'è chi si estrania tirando fuori il cellulare, io invece lascio il sorriso davanti alle parole però penso a tutt'altro.
    Lo confido.
    Forse è un retaggio del passato, di quando andavo in certe feste e mi isolavo e venivo isolato. Sono quindi abituato a dare un' immagine di me mentre dentro penso ad altro.
    Sul lavoro invece questo problema non si pone, anche perché il mio interfacciarmi con gli altri è diverso! È un interfacciarsi più personale anche se appunto legato a cose lavorative.

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    1. Forse capita un po' a tutti, sai?
      Estraniarsi, lasciare a terra l'involucro e con la mente volare via.
      Un abbraccio.

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