domenica 7 aprile 2019

Il Nido

In questi giorni sono priva del mio tempo libero, causa turni più stancanti sul lavoro, e così mi manca anche il tempo e forse anche una certa scioltezza mentale per poter scrivere.
Al mare però ci sto andando comunque. Mi alzo presto, mi vesto il più possibile, copro il collo come se dovessi andare a sciare ed esco di casa.
Quello è un bisogno che non si arresta mai, ma che anzi si alimenta giorno dopo giorno, come se fossi dipendente da una droga di cui assumere una dose maggiore di volta in volta. Arrivo sulla sabbia umida, corro, cammino, prendo il sole sulla schiena e mi sento felice. Annuso l'aria, respiro, cerco di non pensare alla solita scaletta di doveri cui non posso sottrarmi. 

Fonte: wikipedia

Oggi invece sono andata a trovare i miei.
Sono arrivata vestita di primavera e dopo dieci minuti di freddo avevo già addosso un mio vecchio felpone e tolto i tacchi in favore di un paio di scarpe basse.
Pioveva, il cielo era grigio, me ne sono rimasta per lo più in casa. Ho messo il naso fuori solo negli istanti di tregua dalla pioggia, giusto in tempo per andare a trovare una tortora che sta covando le sue uova sotto la rimessa delle auto.
Se ne sta lì, silenziosa, docile e fiera sul suo nido di bastoncini, per ventiquattro ore al giorno, dandosi ogni tanto il cambio col compagno. Non so dire quante riflessioni abbia innescato in me quella visione. Sulla mia pagina Facebook ho scritto che la natura ci insegna che per tutte le cose belle occorrono tempo, pazienza e dedizione ed è quanto la maggior parte degli esseri umani abbia perso, me per prima.
Viviamo in corsa, in cerca di chissà cosa, mutevoli nell'umore e nelle sensazioni, figli di un periodo storico in cui si guarda più spesso lo schermo di un cellulare degli occhi di chi si ha di fronte. Ci stiamo facendo risucchiare dal nulla, dal vuoto cosmico, da particelle invisibili di qualcosa che non sappiamo neanche noi cosa sia. E giorno dopo giorno siamo più soli, anche in mezzo a tante altre persone.
Ne ascoltiamo le voci, osserviamo come si vestono, con qualcuno di loro condividiamo anche un tratto di percorso. E chissà perché vedere quella tortora seduta sulle sue uova per quindici giorni mi ha fatto pensare a quello che sono, che sono stata e che non sarò mai.
La guardavo ed era così bella, così in pace con se stessa, così consapevole della propria natura e così distante dalle domande che tanti di noi si pongono inquinando momenti e sinapsi. Stava facendo quello che tante altre tortore hanno fatto prima di lei e faranno anche dopo, senza chiedersi se sia noioso starsene così tanto tempo ferma quando si è in possesso di due ali con le quali poter volare ovunque. Non le sembrano sprecati quei momenti, è in pace con se stessa e con il paesaggio che la circonda e la accoglie. 

44 commenti:

  1. Cara Sara, son incantato, vedere quelle belle tortorelle tra le mani!!!
    Su wikipedia troviamo di tutto, questa foto è stupenda.
    Sentire poi che anche da te fa freddo, io mi consolo, so che non è solo qui!!!
    Ciao e buon inizio della settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Ciao Tomaso,
      a casa dei miei faceva decisamente freddo ed era anche molto umido :) io la tortora l'ho fotografata ma direttamente sul nido.
      Buona domenica sera :)

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  2. Al mare però ci sto andando comunque.

    :D
    Bene!

    In un certo senso la vita di una colomba mi sembra più semplice, anche se più breve, della vita umana.

    Avrei tanto da dire su questo argomento, il nido, la cova, l'essere madre, i figli... non so nemmeno io da dove cominciare.
    Solo, forse, questo: che oggi non è più come una volta. Quando c'era una comunità, un "villaggio", una rete di relazioni sociali, che davano soccorso e sostegno quando ce n'era bisogno, ma che anche richiedevano di rispettare una struttura "rigida" di rapporti...
    Leggo spesso che "per crescere un bambino occorre un villaggio" ed è vero.

    La cosa più difficile del nostro tempo è che le famiglie sono tutte isolate, e che ognuno sogna la famiglia ideale "Mulino Bianco" quando invece le famiglie reali sono tutt'altro, ma, allo stesso tempo, la presenza di ingerenze della famiglia allargata e dei conflitti di potere è spesso stressante per i genitori ma espone il bambino a poter gestire meglio, in futuro, certe dinamiche conflittuali...

    Va beh, sono andata fuori tema :)

    Buona serata, e buona settimana :)

    Nuvola

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    1. Ciao Nuvola,
      la vita di una tortora è sicuramente più semplice di quella umana, tuttavia non è priva di pericoli.
      A me quella scena ha fatto tenerezza e a dire il vero alla maternità non ho pensato affatto. Pensavo a tutt'altro...proprio all'attesa, alla cura, alla dedizione, all'amore che si costruisce con lentezza.
      Alle famiglie del Mulino Bianco non ho mai creduto, forse neppure da bambina. Un abbraccio e buon lunedì :)

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  3. Non avevo idea che tu avessi una pagina Facebook. Se mi scrivi come si chiama la seguirò volentieri.
    Anche qui ha piovuto tutto il giorno. Che desolazione. Ed io ho ancora la tosse. Questo tempo m'ingrigisce l'anima.
    Spero arrivi presto la primavera.
    Un abbraccio e buonanotte

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    1. Claudia lasciamo perdere Facebook che è meglio :D

      Mi spiace per la tosse, ormai ce l'hai da un bel po' di tempo :(
      Anche io spero nella primavera, che del resto qui sul litorale è già arrivata, solo che ci sono giorni buoni e altri che lo sono meno.
      Un abbraccio anche a te.

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  4. Questa volta voglio provare a scavare a fondo nel problema: quel guardare costantemente lo schermo di un cellulare.
    Voglio provare a "rompere" uno schema oramai consolidato.
    E' facile dire infatti che siamo "tossicodipendenti" di tecnologia.
    Secondo me invece c'è qualcosa di più, ci deve essere qualcosa di più.
    E se il nulla fosse effettivamente ciò che ci è attorno?
    Saliamo su un treno, da soli, e ci sediamo vicino ad altre persone.
    Davvero sentiamo il bisogno di metterci subito a guardare il cellulare?
    Non proviamo a parlare con chi è vicino a noi?
    Ma chi è vicino a noi ha davvero piacere a parlare con noi?
    Una volta era più facile socializzare perché non c'erano i cellulari? Forse era più facile socializzare e basta.
    Siamo diventati più sospettosi verso il prossimo...Per carità, da una parte con piena ragione. Non è neanche questione di stranieri, perché tanti criminali sono auctotoni. Non ci possiamo fidare davvero di nessuno.
    Ma ad ogni modo ci siamo imbruttiti.
    Abbiamo perso probabilmente la speranza nel futuro e di questo non ne siamo direttamente responsabili.
    Da una parte navighiamo nell'opulenza, ma ciò che è un "plus", è invece diventato indispensabile. Un tenore di vita alto probabilmente, per tutti. Forse abbiamo perso la capacità di accontentarsi, perché chi si accontenta sa apprezzare le piccole cose.
    Ci siamo così imbruttiti che non sappiamo più dire grazie (lo diciamo, ma per abitudine, non per convinzione) e anzi - visto che non sappiamo accontentarci - pretendiamo sempre tanto dagli altri.
    Chi "vince" non si gode la vittoria, ma vomita risentimento e rabbia verso gli altri.
    Gli anziani covano rabbia e insofferenza, guardano al futuro millantando preoccupazione per i nipoti, quando invece è solamente la coda di paglia per lo "schifo" che lasceranno in eredità e del quale sono responsabili.
    Chi è "Nel mezzo del cammin di sua vita" è travolto dall'ansia della competitività di questa società, problema per se stessi e per i propri figli.
    Noi della generazione '80 siamo dei rincoglioniti piegati dai confronti e soprattutto delle attese che abbiamo disatteso...in parte o in tutto, non importa.
    E i giovani? Beh, magari saranno proprio quelli nati nell'epoca del sempre connessi che daranno la spinta per migliorare la società. Chissà.
    Ad ogni modo il telefono cellulare ci impedisce di fermarci a pensare, di riflettere...Come chi si stordisce con droga e alcol per provare sensazioni diverse. Forse è proprio ciò che si cercava...

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    1. Riccardo for President!!!
      Sei in gamba l'ho sempre detto.
      Se correggi il tuo grande difetto sfioreresti la perfezione. (Azzurro meglio del rossonero) ahahahahah

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    2. Saliamo su un treno, da soli, e ci sediamo vicino ad altre persone.
      Davvero sentiamo il bisogno di metterci subito a guardare il cellulare?
      Non proviamo a parlare con chi è vicino a noi?
      Ma chi è vicino a noi ha davvero piacere a parlare con noi?


      Una volta io amavo viaggiare in treno. Perché incontravo un sacco di persone, si parlava, e, statisticamente, erano persone interessanti, diverse da me, ma con un loro bagaglio di esperienze alle spalle che veniva condiviso... Quanti viaggi in treno, quante persone che non ho mai più rivisto, ma quante conversazioni che ancora ricordo, non in dettaglio, ma nell'essenza.

      Ora viaggiare (al momento se viaggio prendo l'aereo) mi delude sempre un po'. Raramente si parla, vuoi per via di barriere linguistiche (sono all'estero) vuoi perché la famigerata tecnologia rende le persone curve e attente ad uno schermo, e non a chi gli sta attorno.

      Non si incontrano più altri sguardi, altre anime, altri mondi. È un peccato.

      Nuvola

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    3. Bella riflessione come sempre Riccardo, anche se stavolta non sono proprio d'accordo con te.
      La spinta al miglioramento - intesa come potenziamento delle condizioni di vita - appartiene alla specie umana da che si è messa a ricavare punte di lancia dalla selce. Siamo fatti così: facciamo un passo avanti e scopriamo che ne esistono altri due dopo e vogliamo farli, e poi altri quattro e così via.
      Generazione dopo generazione è stato così ed è per questo che dalle caverne ora abbiamo tutto quello che c'è intorno.
      Per contro il rimpianto del passato, quel famoso "si stava meglio quando si stava peggio", è altrettanto radicato; il giovane vuole migliorarsi, chi è arrivato vuole che tutto rimanga come lo ha conosciuto perché è più facile, perché non ha più voglia di essere elastico.
      Di per sé l'umanità è stata, è e sarà composta da un numero incalcolabile (o quasi) di indivui che vogliono solo portare avanti la propria omeostasi (non intendo solamente quella biologica, ma allargo in modo incorretto il termine anche al contesto sociale). Non sono pessimista nel dirlo, questo concetto non mi rende triste. Penso però che occorra un gran realismo quando si parla di questi argomenti perché c'è una differenza sostanziale tra umanità intesa come generazioni che si susseguono e umanità come insieme di singoli.
      E poi c'è tutto il discorso sull'accontentarsi che secondo me è un termine rivestito di una patina negativa che in realtà non gli appartiene. Per me non significa non avere sogni od ambizioni o anche semplici desideri (e quindi la spinta ad andare avanti), quanto piuttosto godere di ciò che si è già raggiunto senza lasciare che la frenesia per un presunto futuro migliore ci travolga. Dal mio punto di vista questo vale per oggetti, lavoro, condizioni di vita, affetti, tutto.
      Ok, ho fatto un pippone, scusate. È che è un bel po' che ho voglia di dire questa cosa perché ci sono stati diversi post in Blog differenti in cui è meglio non intervenga che mi hanno stuzzicata e fremevo.
      Grazie Sarina per l'ennesima opportunità :*

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    4. @Riccardo io credo che il problema non sia la tecnologia, ma l'utilizzo che noi ne facciamo. Certo deve avere un'origine sociale più profonda quell'annullarsi davanti uno schermo, quel lasciarsi assorbire.
      Ed è vero che siamo tutti più diffidenti, vero che siamo tutti più chiusi. Ma quanto è difficile aprirsi, mostrarsi per come si è e poi magari sentirsi rifiutare o prendere sottogamba. E allora alla fine quell'attrezzo che tieni in mano diventa una finestra, un amico che filtra emozioni e sensazioni e ti aiuta a sentirti meno distante. Ma distante da cosa, da chi? ci sarebbe da aprire capitoli interi.
      Mille grazie per la tua splendida riflessione. Non la tocco troppo per non sgualcirla.

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    5. @Nuvola quando facevo la pendolare conoscevo sempre un sacco di persone. Con un paio di donne, in epoche diverse, ho condiviso frequenti viaggi e abbiamo parlato di tante cose. Dei loro figli, dei problemi che la vita ci porta ad affrontare, del tempo, dei sentimenti, della salute.
      Chissà che fine hanno fatto. Erano belli dopotutto quei viaggi in treno...

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    6. @Alahambra sono io che ringrazio te per queste belle riflessioni che ci hai lasciato :)
      Il volersi migliorare è condizione necessaria per l'evoluzione, io non ci trovo davvero nulla di male. Sul serio non penso che il problema sia il progresso e non penso neppure che davvero si stesse meglio quando si stava peggio. Ciascuna società ha avuto i suoi problemi, in qualunque periodo storico.
      Analizzare i nostri non può che fare bene, perché solo ciò che si sviscera e si conosce può essere superato, elaborato, in qualche caso anche migliorato.

      Accontentarsi è triste se si sta male nel proprio orticello, altrimenti è una condizione di serenità invidiabile.
      Un bacione.

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    7. @Sotu: troppo buono, ricordati che in me convivono..due me.
      E nel complesso sono un disadattato :D.
      @Nuvola: il problema è proprio quello. Davvero preferiamo lo schermo di un cellulare alla chiacchiera con i vicini e compagni di viaggio? Secondo me il cellulare è la conseguenza. Oggi non c'è molta voglia di socializzare, per i motivi che ho provato a tratteggiare nel mio lungo e precedente commento.
      @ Alhambra: sono fiducioso anche io su quella che chiami "Spinta al miglioramento" e sono convinto che siano proprio quei giovani che vediamo immersi nella tecnologia ad essere la chiave di questo miglioramento. Il "si stava meglio quando si stava peggio" è un grande falso storico; a noi i tempi migliori sembrano quelli passati; quelli per i quali il passato era il proprio presente, lo negheranno, e così via. A parte che il passato ci sembra sempre migliore perché del passato prendiamo solo il bello e tendiamo a dimenticare il brutto, ma in generale è proprio il concetto sbagliato.
      L'accontentarsi per me è positivo: non significa non avere ambizioni o desideri, ma significa a un certo punto tirare una riga ed essere contenti di ciò che si ha, non soffrire per ciò che non si ha o non si è raggiunto.
      @Dama: hai centrato un altro punto. Almeno per me: è difficile aprirsi e mostrarsi, per paura di essere mal valutati, mal considerati, addirittura rifiutati. Ecco perché in treno non parlo al compagno o alla compagna di viaggio. Altra questione: perché a volte chi è vicino è distante e chi è distante è così vicino? Chi è distante forse ha meno preconcetti? Sa che non ci sono problemi perché al massimo c'è la distanza fisica a separare?

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    8. @Riccardo forse parlare al distante è un po' come parlare a se stessi. Sai che è "altro da te" e quindi in un certo senso ti senti meno solo, ma allo stesso tempo lui è una proiezione. Di un bisogno, di un'esigenza, anche solo di una necessità di ascolto e comprensione.
      Quando si annulla la barriera sociale si può sentire "vicino" davvero chiunque, anche se vicino non è.

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    9. @ Riccardo
      Sto per dire una cavolata (tanto x cambiare). Anche la posizione geografica aiuta in che senso? Da me basta poco x attaccare bottone con il vicino di viaggio questione di DNA. È vero in passato il mio popolo era invadente però le nuove generazioni sono riuscite a fare il giusto mix tra l'essere solare e discreto.
      Due te? Il secondo te sicuramente è d'azzurro vestito...non il principe ahahHa

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    10. Diciamo che ogni "popolo" italiano ha le proprie caratteristiche. Il mio ha la nomea di essere molto aperto, secondo me non è così. Essere ospitali non è essere aperti.
      Non è invece facile rimuovere totalmente le barriere sociali. Forse, basterebbe una via di mezzo.

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    11. La famosa via di mezzo così vicina, così irraggiungibile.

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  5. Giornata di pioggia un po' dappertutto

    Ed anche di riflessioni vale per te e vale per me

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    1. Mi piacerebbe conoscere le tue, chissà che tenori hanno toccato.

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  6. Te ne stavi nel nido anche tu, ed è un gran bel sentirsi a casa.. felpata e senza tacchi.. qui a Roma doveva piovere e invece è uscito un sole splendente, anche se l'aria è rimasta frizzante.. quindi ad un certo punto, tutti fuori dal nido.. ;)

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    1. Me ne stavo nel nido anche io, hai ragione :) non l'avevo vista così.

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  7. Il confronto con la tortora è impressionante.
    Sono pensieri maligni che devi evitare. La stanchezza non aiuta a tenere un morale alto.

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    1. Pensieri maligni, non so Gus.
      Sono pensieri, e i pensieri hanno l'andamento che vogliono loro. Sono sempre stata una persona riflessiva, forse adesso anche meno di un tempo. Bloccare certi pensieri mi farebbe sentire ancor più lontana da me stessa.
      Un abbraccio.

      PS=La stanchezza fa schifo e questo è un dato di fatto. Però stanotte ho dormito come un bebè.

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  8. Oggi si sa perdendo la voglia di vivere senza filtrare le emozioni attraverso lo schermo di un cellulare. Brava tu che invece non cadi in questo errore

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    1. Io ci cado Daniele, ci cado esattamente o forse anche più di tutti gli altri.
      Solo che quantomeno riesco a comprendere che non è giusto, che è solo un palliativo, e neanche dei migliori.

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  9. dove c'è contemplazione non c'è solo vita, c'è uno stato superiore dell'essere. e fa brivido.

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    1. Digito, che piacere immenso rileggerti :)
      Non so cosa sia questo stato superiore dell'essere, forse non sono in grado di comprenderlo appieno. Ancora...
      Perché un giorno invece, magari, riuscirò. Un abbraccio.

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  10. Queste tue belle riflessioni, che sono di tutti coloro che prima o poi si domandano i perché più profondi dell’esistenza - e ben vengano queste considerazioni senza le quali si vive una vita un po’ “di superficie” -, mi ha rammentato una bellissima frase di sant’Agostino, che, come saprai, prima di approdare alla Vera fonte ha vissuto una vita “gagliarda”: “Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in Te”. Buona giornata e buon inizio di settimana.
    sinforosa

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    1. Ho letto vari passi di Sant'Agostino anni fa, che purtroppo non ricordo bene come vorrei. Quindi a maggior ragione grazie per questa citazione.
      Buon lunedì :)

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  11. Meno male che "manca una certa una certa freschezza mentale..." bello anzi di più. L'unico passaggio che fortemente ti contesto (scusa se mi permetto di farlo) è questo "...mi ha fatto pensare a quello che sono, che sono stata e che non sarò mai". Certo non sarai mai una tortora, ti conviene anche x quello che leggerai dopo, non sarai un'astronauta e tante altre cose ma puoi essere ciò che vuoi... Spiega le tue ali e spicca il volo.
    Ricetta del giorno
    Per 4 persone
    3 tortore;
    1 cipolla bianca;
    ½ bicchiere di vino bianco;
    acqua;
    sale, pepe e spezie.

    Lavate e tagliate le tortore a pezzi e lasciatele spurgare in acqua e vino bianco per qualche ora. Speziate le carni con sale pepe e spezie a preferenza. Tagliate la cipolla e mettetela in padella con abbondante olio e le tortore. Cuocete a fuoco lento rigirando spesso il tutto. Servite ricoprendo le carni del loro stesso sughetto. Col saporito sugo potete anche condire la pasta.
    Lo so ho rovinato tutto ma oggi sono su di giri più del solito.

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    1. Oh mio Dio che fine gli faresti fare povera tortora :(
      Che poi io sono pure allergica alla cipolla, così con un colpo solo faresti fuori lei e pure me.

      Comunque tu puoi contestare tutto, e in fondo hai ragione a farlo. Il mio pensiero è stato principalmente questo: "eccola lei, così bellina, così pacata, così docile, così silenziosa, tranquilla. Così capace di starsene lì ferma per 15 giorni quando io se mi fermo mi sento male e non riesco ad apprezzare nulla che non sia un movimento, una risata, un picco di adrenalina, uno scoppio".
      Ecco la ragione per quel "sono stata, sono e sarò mai". L'attesa, il tempo che si ferma, il fare le cose con amore anche solo per il gusto di farle. Neanche il mare riesco a godermi da ferma, se ci pensi riesco a sentirlo solo se mi muovo.

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    2. "...tolto i tacchi in favore di un paio di scarpe basse."
      Basse di colore?

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    3. Rosa :D
      E' un particolare importante, Sotu?

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    4. Non sono un depravato era solo per scherzare ahah

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    5. Mai pensato che tu fossi un depravato :D
      Facevo quella domanda perché pensavo esistesse, secondo te, un significato recondito dietro il colore delle scarpe. Ma del resto sono a casa dei miei da una vita, ora scelgo colori più sobri :D
      Tranne il fucsia per camminare ovviamente. Baci.

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    6. Per quanto logicamente incompleto (non potrebbe essere diversamente) il tuo profilo è chiaro. ;)

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    7. E non me lo dici?
      Non mi anticipi proprio nulla nulla?
      Sei sadico Sotu ;)

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    8. Il tuo profilo è al 90% uguale a quello di mia figlia. Lo dissi già tempi fa quindi è un profilo che a me sta benissimo anzi di più.

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    9. Peccato che io non la conosca :)
      Anzi, peccato che non VI conosca tutti. Tu, tua moglie e tua figlia. Baci.

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  12. Sono rimasta ammaliata dalla tua scrittura e dall'anima che riversi nelle parole *_*
    Tornerò... Che bello poter vedere il mare tutte le mattine <3

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    1. Che belle le parole che mi hai lasciato, ti ringrazio di cuore :)
      E grazie a Claudia per averci presentate.

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  13. Insomma, qui piove da due giorni: menomale ce n'era bisogno ma così tutto grigio è triste, la darsena invece di avere i suoi bei colori è immobile e plumbea... non mi piace vederla per ore ed ore così dalle vetrate mentre sono al lavoro.
    Però ieri mi son presa un pomeriggio libero e sono andata nella mia città natale a passeggiare con la mia mamma sotto la pioggia, il mio lupo con noi, tutti sotto l'acqua. È stato magnifico, mi sono sentita come nel nido di cui parli in questo post e mi son resa conto una volta di più di quanto quel nido sia confortante e accogliente e quanto siano radicate le origini.
    Mi porto ancora addosso quella bella sensazione :)
    Un abbraccio stretto :**

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    1. Saretta, ma che bella questa immagine di voi sotto la pioggia a passeggiare, felici, confortati dalla reciproca vicinanza :) avrei voluto vedervi. O scattarvi una fotografia.
      Un abbraccio a te, qui è tornato il sole, sperando che duri.

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