venerdì 30 marzo 2018

Natura Furiosa

Qualche mese fa scrissi che non importa quanto sia grande il mondo, perché quando hai un posto preferito, vorrai tornare sempre lì. Lo penso ancora, ne sono assolutamente convinta.
Ci sono luoghi che ci fanno stare bene per il solo fatto che esistano, che ci donino attimi di quiete e tranquillità. Oppure luoghi che ascoltano, scrutano, magari s'indignano anche ma poi non giudicano.
Non c'è bisogno che dica quale sia questo luogo per me. Ne ho scritto così tanto, in lungo ed in largo, che ormai vi sarete anche stancati di leggerlo.
Però questo mio luogo di pace nell'ultimo mese è stato completamente trasformato, in negativo, dalla furia della natura. Una furia che non ha guardato in faccia a niente e si è presa tutto ciò che ha incontrato sul suo cammino.
Non ho abbandonato le mie camminate per questo, né ho scelto un posto che fosse ancora bello. Sono rimasta lì, con il cuore infranto di fronte a tanta devastazione.
Non ho neanche smesso di fotografare quello che mi si prospettava dinnanzi, perché ho promesso al mare di volergli bene in qualunque condizione, e così è stato e sarà. 

Fonte: wtvideo. com

Però oggi mi è stato chiesto se mi piace fotografare il degrado. Una domanda provocatoria, magari buttata lì tanto per fare. Ho risposto che non si può amare qualcosa solo quando scoppia di salute. Ed è questo che penso, senza mezzi termini.
Ci sono strade infinitamente facili. Tutto ciò che è bello, ordinato, sapientemente orchestrato per piacere...piace. Ci sono posti privi di anima osannati da chicchessia, appunto perché tenuti bene. 
E' facile amare una bella faccia, un corpo procace o virile, una voce suadente, un profumo invitante. Facile volere bene a ciò che strizza l'occhio al nostro giudizio estetico.
Però quel posto, il mio posto, resta tale anche adesso che è così ferito. Devastato, incattivo, reso ancora più impervio. 

martedì 27 marzo 2018

No Sense

Questa mattina sul mare c'erano le ruspe. 
Avrei voluto piangere, tanto era il sollievo nel vedere che i grossi danni provocati dall'erosione verranno arginati e rimessi apposto. Tengo a quel pezzo di spiaggia come se fosse casa mia, il giardino che non possiedo più. 

E' stata una notte tormentata, trascorsa a rigirarsi nel letto senza riuscire a dormire. Credo sia colpa del lavoro, di certe questioni che per essere risolte necessitano dell'intervento di qualcuno che sembra non prestarci la benché minima assistenza, danneggiandoci senza che si possa fare altro oltre litigare.
Quando la sveglia ha suonato avrei voluto scaraventarla sul muro, invece l'ho spenta con una calma inaudita e mi sono alzata senza lamentarmi. Ho fatto colazione, indossato i miei abiti sportivi, e come al solito sono uscita. Pensavo che le mie gambe sarebbero state di legno dopo una notte priva di riposo, invece erano al massimo della forma. Svettavano veloci ed implacabili, e se a casa non avessi avuto una lista di cose da fare, avrei potuto camminare ad oltranza. 

Fonte: artimondo. it

Avevo la musica alle orecchie ma non la sentivo. So che c'era, ricordo persino di aver canticchiato qualche pezzo di canzone. Eppure ero altrove, lontana, assente, completamente assorbita da ciò che avevo intorno. La strada sotto i piedi, il sole sulla mia testa, l'aria pungente addosso. 
Tra qualche giorno sarà Pasqua ed io non la sento affatto. Non la sento da molti anni, forse da quando ho smesso di mangiare cioccolato sui dolci tipici del mio paese, la mattina. Oppure da quando non apro più montagne di uova solo per meravigliarmi e puntualmente sentirmi delusa dalle minuscole sorprese. Mi piaceva quell'attimo che precedeva il tutto, quella frenesia di scoprire, di spezzare la carta, di sentire il rumore del cioccolato che si infrangeva sotto le mie mani in tante schegge impazzite. 
Ora la mia Pasqua si riduce in due giornate lontana dal lavoro e il pensiero che tanto la domenica e il lunedì non esco mai a camminare, quindi tutto sommato non saranno giornate perse. 

domenica 25 marzo 2018

Pezzi di Silenzio

Avevo accumulato tensione. Mi succede sempre quando ho il ciclo e non so mai dove sbattere la testa per sentirmi meglio.
La chiamano sindrome pre-mestruale ma a me viene durante ed è un po' come desiderare di buttarsi dal balcone ma non averne il coraggio.
Camminare mi ha aiutato molto, anche se ho preso troppo vento per tutta la settimana e la pelle si è seccata ancora di più. Ora mi ritrovo con una zona completamente scrostata, come uno di quei muri vecchi e stanchi che vedi nei quartieri più poveri. 
Sapevo che mi stavo squamando la faccia ma neanche per un istante ho pensato che avrei dovuto rinunciare alle mie sedute di camminata. Che sono state meravigliose all'inverosimile. Merito di una primavera appena accennata, di un sole timido ma persistente, di gambe buone e di energie giuste.  Mi è sembrato persino di respirare meglio, come se avessi boccheggiato per giorni e poi finalmente fosse entrata aria nuova e pulita. 

Fonte: all-free-download. com

Avevo accumulato tensione.
E allora ieri ho discusso con Fred. Poi oggi ho pianto. Ed ho anche preparato un pranzo disastroso che è andato a finire nella pattumiera. E Dio solo sa quanto mi costi sprecare il cibo, sapendo quanto duramente ce lo sudiamo e quante famiglie ne sono prive. 
Allora Fred mi ha portato al mare. A lui non piace particolarmente, per cui deve averlo fatto unicamente per me, perché sapeva che mi avrebbe fatto sentire meglio. Sapendo di dover passeggiare e non camminare ho indossato i miei tacchi preferiti ed ho calpestato il mio lungomare in modo diverso, felice come sempre, ma come un ospite in casa propria. Vestita carina le onde non mi riconoscono, mi trattano da estranea, una turista come tanti. 

Nel primo pomeriggio il sole ricopre ogni cosa e l'acqua diventa cristallina. Una brezza leggera ci accarezzava le narici, ed io ho mangiato un dolce per sopperire al mancato pasto. Era buono, zuccherino, è andato a colmare un po' di vuoto. 
Ho preso Fred per mano ed abbiamo scherzato un po' ma dopo una lite è tutto più delicato, sembra quasi di camminare sui vetri. Bisogna far piano, muoversi appena. 

Dopo un litigio pezzi di silenzio giacciono sparsi qua e là 
e i suoni del mondo non osano passarci 
sopra per paura di farsi male.

(Fabrizio Caramagna)

giovedì 22 marzo 2018

In Mezzo Al Vento

Un vento freddo questa mattina mi ha sferzato la faccia, le gambe, le braccia, il corpo per intero. I capelli, che malauguratamente non avevo legato, svettano via in riccioli scomposti. Avrei voluto tornare indietro ma sono andata avanti. Avevo voglia di vedere il mare, o anche solo di camminare. 
Poca gente in giro, forse solo gli incauti come me. 

Fonte: inmeteo. net

Il mare era bellissimo, meno mosso dei giorni scorsi nonostante la furia del vento. Lo sentivo crepitare a due passi, su quella spiaggia troppo mal ridotta dall'erosione.
C'erano barriere ovunque, transenne per impedire alle persone di raggiungere il bagnasciuga. Ci saranno dei lavori da fare, misure da prendere, giornate intere di ruspe sulla sabbia che rimetteranno a posto ogni cosa. Poi ci vorrà anche un intervento a lungo termine, perché quest'anno il danno è stato terribile.
Fa male vedere che il mare si è mangiato tutto. Si è preso ogni cosa, tutto quello che ha trovato lungo il suo cammino. E' un disastro, non saprei come altro descriverlo. 

Ed io lì, come sempre, ad accompagnare i miei passi col suo profumo.
Fra due mesi ricominceranno a dirmi che non amo il mare, perché non mi abbronzo. Perché non passerò l'estate intera stesa su un asciugamano, sotto il sole.
E allora riderò di loro, delle loro prospettive deludenti, incapaci di vedere al di là del proprio naso. Nessuna di queste persone che amano tanto la tintarella era sul mare a novembre, dicembre, gennaio, febbraio. Nessuno di loro si stava facendo falciare via dal vento, questa mattina. Nessuno di loro l'ha fotografato da ciascuna angolazione, capace di amarlo in qualunque momento, con alte e basse temperature.
Ma parleranno comunque. Parlano sempre. Hanno sempre il modo di escluderti "dai giusti". 

martedì 20 marzo 2018

Felicità è...

Venti marzo. Primo giorno di primavera e Giornata mondiale della felicità. 
Che a guardare fuori sembra tutt'altro, ma forse si riferivano a quella interiore. E allora ho deciso di fare un esercizio. Voglio raccontare il mio personale modello di felicità, attraverso punti sparsi, non numerati, non ordinati, assolutamente "come vengono".
Se qualcuno si vuole accodare, qui tra i commenti o sul proprio blog, è chiaramente il benvenuto. 

Fonte: finerminds. com

Felicità è potersi fidare.
Felicità è un abbraccio inatteso.
Felicità è calore in mezzo al petto.
Felicità è il bacio della buonanotte.
Felicità è dormire stretti sotto una coperta calda.
Felicità è un sorriso all'improvviso.
Felicità è stare insieme sotto lo stesso tetto.
Felicità è prendersi per mano.
Felicità è ridere per le stesse cose.
Felicità è prospettiva, progetto, pensieri condivisi.
Felicità è un dolce al cioccolato.
Felicità è respirare l'aria di mare.
Felicità è camminare con la sola compagnia di due auricolari. 
Felicità è accarezzare la pancia di un gatto che fa le fusa.
Felicità è la doccia bollente a fine giornata.
Felicità è ascoltare la canzone perfetta al momento giusto.
Felicità è il suo profumo per la casa.
Felicità sono due occhi che ti guardano rapiti.
Felicità è osservare la natura e piangere d'emozione.
Felicità è la carezza di mio padre.
Felicità è la stretta al petto di mia madre.
Felicità è trascorrere del tempo con mio fratello.
Felicità è sapere di avere una sorella che in realtà è una nipote.
Felicità è un'emozione insostenibile che commuove.
Felicità è nelle piccole cose, sempre.

sabato 17 marzo 2018

Tra il Dire e il Fare

Qualche settimana fa mi è stato chiesto di candidarmi come consigliere comunale. 
Ci ho pensato a lungo, ci penso ancora oggi che pure ho rifiutato da almeno due settimane.
Ci penso perché una parte di me avrebbe accettato, avrebbe provato, avrebbe voluto dare il proprio contributo per questa città. 
Ma poi la mia vita si sarebbe ingarbugliata, avrei perso quella tranquillità a cui tanto ambisco. Se la mattina mi alzo presto per andare a camminare, lontana da tutto e tutti, con la sola compagnia delle mie gambe e della mia musica, la ragione principale è che voglio godere appieno della solitudine. Voglio scacciare via lo stress di lavorare a stretto contatto con la gente, le loro continue paturnie, i discorsi che sono costretta ad ascoltare, lo sforzo di dover sorridere a chiunque entri dalla porta. 
Se avessi dovuto anche affrontare delle riunioni comunali, lavorare a stretto contatto con altra gente, ascoltare altre urla e altri discorsi spesso inconcludenti, quanto avrei potuto reggere?

Se non fossi stata quel gattaccio selvatico che sono, forse avrei potuto farlo. Avrei retto la vita di negozio e quella del comune senza colpo ferire. Avrei elargito falsi sorrisi a tutti senza sentirmi in difetto. Sarei stata perfettamente in grado di collaborare con questa città a cui ormai voglio bene e al tempo stesso continuare con il mio lavoro.
Alla sera avrei bevuto una camomilla e mi sarei gettata indietro tutto quanto, almeno fino al giorno dopo.

Fonte: diaspora

E invece sono una di quelle persone che ha bisogno di sentirsi addosso il minor numero possibile di morse. Ho bisogno di aria, di coltivare i miei spazi, di tenere la casa in ordine quasi quanto i miei pensieri. Sono molto socievole ma non al punto di fare entrare qualcuno o qualcosa di nuovo nella mia vita senza prima aver messo tutto sulla bilancia. Perché questo equilibrio, confezionato su di me e sulle mie esigenze, mi piace e mi gratifica. 
Il caos mi rende irrequieta, distratta, inconcludente. E tutte le volte in cui ho ascoltato il solo istinto, a conti fatti mi sono data la zappa sui piedi.
Perché si, se questa volta avessi seguito l'istinto, quel posto da consigliere sarei andata a prendermelo. Non ci avevo mai pensato prima che mi venisse proposto, ma poi è stato piacevole accarezzare quell'idea, pensare che avrei potuto contribuire a qualcosa d'importante. Perseguire uno scopo, far parte di un progetto in cui credo. 

Si, se non fossi quel gattaccio selvatico che sono. Se fossi capace di lavorare in gruppo. Se non mi sentissi rinchiusa nella buia cella di una galera tutte le volte in cui devo rendere conto ad altri di quello che faccio. 
Ho bisogno di aria. E all'interno di una sala comunale avrei potuto solo annaspare. Peccato, però. 

lunedì 12 marzo 2018

Si Può Fare

Una domenica densa di avvenimenti e di discorsi, che se dovessi riassumere tutto faremmo notte. Procedo per punti, magari tralasciando il tralasciabile. 

E' tornato il gatto scomparso prima di Natale. Come immaginavo non era morto, ma semplicemente volenteroso di nuove avventure. Non potrei sopportare l'ossequiosa fedeltà di un cane neanche se mi impegnassi, ma adoro il desiderio di libertà dei gatti. E si, magari andrà via di nuovo, poi tornerà ancora. Ci sono rapporti che funzionano benissimo proprio perché procedono a briglie sciolte. Un gatto non si possiede mai e io non mi sento posseduta dal gatto: siamo amici che si prendono e si lasciano senza rancore. Il gatto ha uno spirito selvatico che non può essere messo sotto una campana di vetro. Togligli la libertà e diverrà pigro e grasso, perennemente steso su una poltrona, ormai dimentico della sua natura e della sua sete di esplorazione: una sorta di peluche vivente, una dama di compagnia dei giorni nostri. 

Fonte: lamenteemeravigliosa. it

Il discorso fatidico con la mia famiglia è stato fatto.
Si, proprio quello della casa da vendere. In queste due settimane ho rimuginato a lungo e oggi, finalmente pronta, ho espresso il mio pensiero con chiarezza e determinazione, pretendendo di non essere interrotta prima che fosse terminato.
Quando ho finito, mio padre era teso. Ha provato a scherzare un po' ma negli occhi c'era una malinconia silenziosa che ho compreso alla perfezione. Mia madre era concorde su tutto e fondamentalmente credo che abbia accarezzato l'idea di abitare più vicina a me da quando me ne sono andata, ormai quasi cinque anni fa.
Parliamo di una donna che a ventinove anni andò a trasferirsi a 300 km da casa, in una landa desolata del tutto priva dell'allegria di paese cui era abituata. Una donna che a 10 anni si era trasferita in Germania e vi era rimasta per 5, senza neanche conoscere la lingua. Per lei allontanarsi non è nulla di tragico: per mio padre, invece, sembra prendere le sembianze di una sconfitta.
Spero abbia voglia e modo di pensare a quello che ci siamo detti e a fare delle giuste considerazioni, al di là dei ricordi, delle abitudini e del bisogno di restare ancorato alle proprie radici.
Ci saranno altri discorsi, una fase organizzativa da mettere in moto. Si può fare tutto se lo si vuole, anche spostare di qualche centinaio di chilometri una vita intera. Nulla di tragico, nulla di spiacevole, nulla per cui valga la pena mettersi a piangere. 

giovedì 8 marzo 2018

Fiori Recisi

Stamattina il lungomare era brulicante di vita.
Complice un sole quasi primaverile e già piuttosto caldo, c'era tanta gente laddove fino a ieri camminavo sola con l'unica compagnia della musica e dei miei pensieri.
Due auto della guardia costiera, due vigili urbani, un impiegato del Comune, tanti pescatori sulle barche ferme a riva per mare troppo mosso, operai sulle case di dirimpetto alla spiaggia. E poi tanta gente con i cani. C'erano anche le due signore che saluto sempre, una zoppa e l'altra anziana. Mancava la vecchina col cappotto rosso e la stampella, ma conto di rivederla quando il tempo migliorerà ancora. 
Sembrava una giornata di aprile, con i chioschi già aperti. E invece sono ancora i primi di marzo e sono previste altre piogge, altro freddo, altre settimane di buio.

Fonte: bagno90. com


Ho sudato parecchio ma mi sono sentita davvero felice.
Come ieri. Che di sole ce n'era meno ma finalmente tornavo a camminare dopo due settimane di noiosissimi esercizi in casa.
Avevo accumulato tanta di quell'impazienza che avrei potuto venderla e guadagnarci bene. 
Il momento in cui ho posato di nuovo gli occhi sul mio mare avrei voluto incorniciarlo, tale era l'emozione di essere di nuovo lì, in quella fascia di asfalto a ridosso della spiaggia, con le piante grasse a delimitare le panchine. 
Il cattivo tempo ha reso l'arenile poco praticabile. Ci sono pendii scoscesi ovunque, vere e proprie cascate di sabbia che si deprimono sulle onde furiose del mare. Avranno parecchio da lavorare, per rendere tutto di nuovo vivibile per la stagione calda. 

Quello che ho capito in queste due settimane di sport in casa è che senza uscire a camminare sto male. Posso saltare un turno, al massimo due, poi mi deprimo e vivo tutto quanto in maniera più dolorosa. Il lavoro assume le sembianze di una guerra e riesco a malapena a sopportare le solite paturnie della gente; la mia amata casa diventa una prigione a cui mancano le sbarre. 
Quest'attività, che poco più di un anno fa per me non rappresentava nulla, è diventata una parte fondamentale del mio vivere. Una parte senza la quale mi affloscio come un fiore reciso. 

lunedì 5 marzo 2018

Traumedì

Quello di oggi è stato un risveglio decisamente traumatico.
Non solo perché continua a piovere e la fine del tunnel sembra sempre più lontana.
Ma anche per l'esito delle elezioni che per le ragioni già espresse preferisco non commentare, ma che mi amareggiano nel profondo. 

Fonte: icecamp

Parliamo di ieri, che forse è meglio.
E' stata una domenica piacevole. Iniziata con una fila che sembrava interminabile al seggio, ma che tutto sommato ci ha visti fuori di lì dopo una ventina di minuti o poco più.
Con Fred siamo stati in un'altra cittadina di mare non lontana da qui. Abbiamo passeggiato sul lungomare, ci siamo poi concessi un pranzo luculliano nel nostro ristorante preferito. 
C'era poca gente in giro, eppure abbiamo fatto la fila ovunque. 

Lì è tutto ordinato. Ogni stabilimento ha cabine nuove di zecca, impianti sportivi, magari anche un ristorante o un bel bistrot.
Eppure per vedere il mare bisogna affollarsi su un unico pontile perché non c'è una sola spiaggia libera. Se vuoi godere del mare devi pagare, entrare da un cancello, chiedere permesso.
Mi è sembrato un controsenso: il mare non è forse di tutti? non è forse un bene comune, di cui possa beneficiare sia il povero che il ricco?
E perché anche solo una passeggiata deve farmi sentire estranea? perché non posso respirarlo senza dovermi fare spazio tra la folla? 
Ancora una volta ho preferito il mio lungomare. Meno curato, più selvaggio, ma sicuramente autentico. Senza divieti di accesso, senza richieste di pedaggio.
Libero, indomito, accogliente, unico. 
E mi manca così tanto che potrei morirne. 

sabato 3 marzo 2018

Un Cielo Diverso

Piove sempre, piove da giorni. Almeno una decina o forse addirittura quindici.
Mi sento sempre più afflitta e giù di tono. Spenta, direi.
Ho bisogno di ricaricare le pile, di attingere energie nuove dal sole, dalle mie lunghe passeggiate all'aria aperta. Di respirare meglio e più a fondo. 
Ho dormito più del solito e avrebbe dovuto farmi bene, invece sento che è stato peggio. La testa mi fa male già appena alzata e per tutta la giornata vivo in questa specie di limbo dolente dal quale fatico a tirarmi su. Lo faccio per il bene del mio lavoro, ma senza alcun trasporto emotivo. Il dovere diventa piacere solo quando lo si vive con allegria. 

Devo pensare a domani, a quella breve parentesi di sole prevista per il mattino. 
Ad un pranzo fuori che stiamo organizzando, forse a due passi sul mare. Il mio mare. Che mi manca così tanto da sentire dolore ovunque. 
Ho bisogno di specchiarmi in lui, nel suo modo ondoso perenne, nella sua bellezza democratica. Bisogno di allontanarmi da queste mura e rigettarmi in mezzo alla natura, fra le sue braccia accoglienti che mi fanno sentire bene. 

Ho voglia di un cielo diverso. Nitido, azzurro, privo di nuvole che ne offuschino la luce. 

Fonte: ravennawebtv. it

Nelle lunghe giornate di pioggia, 
anche gli istanti sembrano stanchi.
Scorrono con lentezza quasi a sussurrare 
al mondo la loro tristezza.
(Stephen Littleword)