venerdì 3 novembre 2017

Di Acqua Sotto i Ponti

Il tre novembre di dieci anni fa iniziavo a lavorare. Entravo per la prima volta nel più longevo negozio di ottica del paese come dipendente e non più come semplice visitatrice.
Tutto mi sembrava incantevole ma anche molto più grande di me. Tante le cose da imparare ed un insegnante ormai decisamente poco presente. Era anziano, stufo, con troppi problemi sopra quelle spalle magre. Una moglie nevrotica che lo accusava anche del cattivo tempo, una figlia problematica di oltre cinquant'anni, un figlio assente ed una nuora di cultura russa che malediceva a distanza. Capii presto che avrei dovuto destreggiarmi in mezzo a quelle beghe familiari ancor prima che tra le mansioni del negozio. Talvolta, a soli ventidue anni, mi sentivo sopraffatta per essere lasciata così sola a padroneggiare un mestiere che non era ancora il mio. Ero una ragazzina timida che stava sbocciando piano piano, che aveva ripreso a mangiare solo perché forzata, che perdeva intere ciocche di capelli, che doveva gestire anche problemi più grandi di lei. 
Sono cresciuta molto in quei due anni. Ho perso l'aria infantile, un po' di ingenuità, capito il modo in cui dovevo approcciarmi alla clientela. Avrei potuto imparare molto di più se ce ne fossero stati i presupposti ma lo feci in seguito, altrove. 
Non ho mai avuto la liquidazione che mi spettava. L'avrei ottenuta, forse, se mi fossi accanita. Se avessi fatto vertenza, se avessi dissanguato quella famiglia già piena di debiti. Preferii non farlo, proprio per quel vecchio che stava morendo e che non meritava l'ennesima pugnalata. Ho ancora un paio di occhiali da sole che mi regalò il primo Natale, li custodisco come una reliquia insieme ad una radio rosa che mi diede quando chiuse il negozio.

Fonte: viaggiareoltre.it

Sono passati dieci anni e di acqua ne è passata sotto i ponti. Ho perso la timidezza, ho acquisito forza e determinazione...quantomeno sul lavoro. 
Ho capito che lavorare con la gente ha molti risvolti meravigliosi e altrettanti lati negativi. Ho capito che devi sorridere sempre, anche a costo di farti venire precocemente le rughe. Che devi salutare tutti, sia all'entrata che all'uscita, anche chi non fa acquisti. Che le donne le devi ascoltare anche quando parlano di figli, di pediatri, di antipatie, di noiose riunioni condominiali. E che agli uomini non devi far mancare la battuta ed il sorriso, perché alcuni di loro scelgono un negozio piuttosto che un altro anche in base alla donna che trovano dietro il bancone. 
Ho capito che la pulizia è il primo vero atto inderogabile da ripetere giornalmente, senza se e senza ma. Capito che per non farsi mettere i piedi in testa è necessario mostrarsi adulti, anche quando si è giovani e poco esperti.
Capito che non è possibile farsi delle amicizie tra i clienti, neanche tra quelli che vedi ogni giorno e con cui instauri un rapporto di simpatia reciproca. Che un divario deve essere sempre presente e che una barriera sottile vada sempre mantenuta. 
Ho capito che tante persone ti vedranno sempre e solo come un'entità astratta da salutare a malapena ma che, molte altre, si affezioneranno al punto di farti dei regali o spedirti una cartolina quando viaggiano, come se fossi una persona di famiglia.
Capito che la gente ruba o cerca di fregarti e che devi sempre stare all'erta, vigile, senza mai poterti veramente rilassare. 
Ho capito, soprattutto, che questo lavoro mi piace. Che ho bisogno di questo contatto costante con la gente anche se in certi periodi mi satura al punto di non poterne più. E che in quei momenti riprendere fiato è l'unico vero espediente per tornare con le batterie cariche...così come la gente mi vuole. Sorridente, efficiente, sempre presente.


16 commenti:

  1. Sei brava a capire, ma il meglio di te è la generosità. La rinunzia al trattamento di fine rapporto è un atto nobile e d'amore verso quella famiglia.
    Baci.

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    1. Non me la sentivo di accanirmi, sinceramente. Non volevo essere io a dare loro la mazzata finale.
      Anche se di quei soldi avevo bisogno.
      Buona giornata Gus.

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  2. Anch'io ricordo spesso gli anniversari della mia vita. Lauree, cambi di lavoro e di città…
    Sono i passi che ci fanno crescere, la nostra personalissima time line.
    E tu sei cresciuta, non solo dal punto di vista lavorativo.
    Anche l'aver capito cosa ti piace è una cosa non da tutti.

    Abbraccio

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    1. Si cresce per forza, credo. Gli anni passano, accumuli esperienze.
      Un abbraccio anche a te.

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  3. Io non so dire con esattezza invece da quanto lavoro. Anche negli anni 90 esisteva il precariato e la partita Iva, e qualche anno così l'ho fatto. Il contatto col pubblico non è semplice. Un giorno potrebbe stufarti ma per ora vai avanti così

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    1. Un giorno potrebbe stancare qualunque lavoro. Forse questo prima degli altri. Speriamo non succeda...

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  4. Mi è piaciuto molto questo salto nel tempo. Alla fine è vero, non si vive per lavorare ma l'esperienza lavorativa insegna tanto. Ti vedo proprio bene a contatto con la gente in effetti, e il tuo comportamento con quelle persone lo dimostra. Baci!

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    1. Grazie. Ho sentito di doverlo fare. Mi piace in queste occasioni fermarmi a fare una sorta di punto della situazione. Baci.

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  5. Sei molto molto brava...io non so quanto potrei resistere. Lo dico sempre alle commesse. Massima ammirazione.

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  6. E' vero, ci vuole molta pazienza a fare lavori del genere. Io credo che non ci riuscirei mai a lungo termine. Coi contatti fugaci ci posso anche riuscire, ma alla lunga devo per forza scappare nella mia solitudine. Eppure temo che per fare quello che vorrei e per cui ho tanto studiato mi toccherà imparare :) magari si scopre che sono portatissima xD

    Comunque sei stata brava a crescere così in fretta e bene, non è semplice. E' dolce anche il ricordo di quell'anziano, primo datore di lavoro che ora non c'è più...

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    1. La pazienza in questo mestiere è determinante. Io non credo di essere una persona molto paziente, nella vita, ma lavorando ho dovuto accumularne un bel carico...per forza.
      Baci.

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  7. Parlo come cliente,e direi cercando d'essere il più obiettivo possibile,di non aver mai messo in difficoltà chi vende,cercando di limitarmi alla gentilezza e all'approfondimento sul prodotto senza voli pindarici assolutamente inutili.

    Toccherebbe sempre mettersi al posto degli altri,e sai qual'è la parte più odiosa che ho rilevato molto frequentemente? Se il rapporto tra cliente e commerciante diventa quasi quotidiano lo scontrino fiscale diventa un dettaglio,un particolare impossibile nel tuo caso,essendo prodotti con garanzia a cui va accompagnato obbligatoriamente questo dettaglio.

    Ti auguro una riposante domenica,ciao!

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    1. Grazie, effettivamente mi sto riposando ;) Baci e grazie per essere passato Ivo.

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