venerdì 19 aprile 2019

Tecarterapia

Ho iniziato la tecarterapia da tre giorni. Inizialmente si pensava ad un approccio fisioterapico di altro tipo, ma purtroppo mi hanno trovata peggio di quanto credessimo e si è deciso di procedere con una terapia strumentale.
E' uno studio privato, l'ambiente è pulitissimo e grazioso, i fisioterapisti molto cortesi e professionali. Per ora non noto miglioramenti, anzi la sollecitazione delle zone infiammate ha acuito nuovamente i sintomi. 
Mi è stato fatto divieto di andare a camminare, perché si sforza la colonna vertebrale e in questo momento pare non sia proprio il caso.
E allora stamattina, dopo la seduta, ho chiesto a Fred di accompagnarmi a fare una visita veloce al mio posto. Così, giusto per vedere la spiaggia, i lavori che proseguono, l'acqua.

Fonte: Teatro Caramella

Arrivata sulla passerella, a ridosso del bagnasciuga, ho preso qualche attimo per me. Mi sono discostata, ho appoggiato le braccia sul legno e ho lasciato che i sentimenti fluissero fuori. La nostalgia, la frustrazione, il dolore, tutte quelle sensazioni negative che sto covando da giorni e che spero di lasciar per strada il prima possibile. 
Avrei voluto saper piangere e singhiozzare, ma in realtà ho sentito gli occhi pungere ma poi tornare asciutti nel giro di un paio di minuti. Da una settimana a questa parte sento il bisogno di sfogare l'avvilimento ma puntualmente mi sento bloccare dalla ragionevolezza, da quella spinta di vita che mi ha salvato tante volte anche in passato. La voglia di farcela, di non perdere tempo a piangere, di rialzarsi e correre, saltare, tornare alla vita vera, quella che mi piace, mi gratifica, mi fa stare bene.
Guarirò. Io devo guarire.
Meglio che accada il prima possibile perché darò presto fondo ai miei denari oltre che a quella poca pazienza che mi è rimasta.

Lavorare è complicato. Ci sono momenti nei quali sto benissimo e riconosco la mia abituale allegria. E momenti in cui mi sembra di camminare su un traghetto che oscilla. 
Purtroppo non potendo sfogare lo stress al mattino nel mio solito modo, il turno lavorativo mi vede molto più inquieta. Ho bisogno di quell'ora e mezza di scacciapensieri e quando non ce l'ho sento tutto il peso della sua assenza. Le voci si amplificano, i difetti delle persone crescono a dismisura, il tran tran diventa più oneroso e stancante. 
Abbiamo tutti bisogno di una via di fuga, di un diversivo che ci aiuti ad espellere le tossine. E' deleterio che restino nelle vene, pronte ad infettarci.

Ora mi aspettano tre giorni senza terapia. Il sabato il centro è chiuso e poi ci saranno la Pasqua e la Pasquetta. Ho un lungo cerotto fucsia che dovrebbe aiutarmi, ma è possibile che mi faccia stare peggio e allora potrei doverlo rimuovere prima del tempo.


domenica 14 aprile 2019

Grandine

E' iniziato a piovere all'improvviso.
Non come fa spesso, con poche goccioline preliminari ad annunciare l'acquazzone.
E' iniziato senza tentennamenti, senza il bisogno di avvertire. 
Ero appena uscita dalla doccia e avevo da poco ritirato il bucato. Mi sono appoggiata alla finestra a guardare quelle raffiche di acqua gelida che riempivano velocemente il balcone, poi la grandine che banchettava sulla ringhiera.
Mi è sembrato uno spettacolo insolito dopo due mesi di sole. 
E vorrei far notare come la pioggia si sia tenuta lontana proprio quando quel sole non me lo potevo godere a sufficienza. Ho sorriso a questo destino beffardo, ma senza malizia né dispiacere. A volte le cose vanno così, semplicemente, senza che ci siano oscure ripicche dietro.

Fonte: siviaggia

Ho chiamato mio fratello due ore fa. 
Stavamo organizzando un breve viaggetto per Pasqua e Pasquetta ma prima di fare prenotazioni e spese ho preferito annullarlo. 
Non mi sento nella giusta condizione fisica per viaggiare in treno, o per viaggiare in generale. 
La voglia non manca, manca semmai la serenità di poter pensare di stare abbastanza bene fisicamente da goderselo. 
Avevo già immaginato tutto. La valigia, le chiacchiere, le risate, le fotografie, la stanza, i pranzi e le cene, il piacere della scoperta, la curiosità.
E Dio sa quanto mi sia costato fare quella telefonata. 

Ci saranno altre occasioni.
Altri momenti, altre valigie, altri treni da prendere, altre stanze, altre strade, altri monumenti, altre cose buone da mangiare.
Ci penserò ancora un'ora o due, poi cancellerò la lavagna e non ci sarà più nulla a ricordarmelo. 
Mi piace resettare.
Ripulire.
Ho sempre pensato di essere il contrario di quelli che vanno in tv perché accumulatori seriali. Io provo piacere nel fare l'inverso. Gettare via. Rifiuti, roba che non uso più, pensieri noiosi, rapporti stantii. Qualunque cosa che mi sembri non essere sufficientemente utile mi infastidisce, la guardo e penso che starebbe meglio nel bidone della spazzatura.
Ed è lì che finisce anche questo viaggio non intrapreso, tra le cose che non servono più. 

sabato 13 aprile 2019

Un'Ala Sola



Ho comprato una piccola collana in argento con un ciondolo altrettanto sottile. 
Raffigura l'ala di un angelo. 
Al centro è tagliata di netto, come se l'altra ala non fosse mai stata attaccata, come se l'angelo fosse nato così, destinato a volare solo incespicando. 
E non so perché mi piaccia tanto, è di una semplicità così disarmante che forse per vederla bene ti devi proprio avvicinare.
Mi fa pensare a molte cose. Ma più di tutto al fatto che ciascuno di noi possiede veramente solo se stesso ed è da se stesso che deve trarre la forza per affrontare i momenti complicati. 
Un se stesso che non è perfetto, a cui certamente manca qualcosa, ma che ha tutte le armi per poter vincere la guerra. 
Bisogna crederci, anche arrancando, anche sbattendo l'ala addosso alle porte rischiando di farsi male. 
Da due mesi mi sento in balìa di un corpo che mi dà problemi e che un po' stringe la mia anima chiedendole di starsene zitta e buona, quando invece avrebbe voglia di scatenarsi e ridere e ballare e cantare a squarciagola ed essere semplicemente felice. 
Allora accarezzo l'ala che ho al collo, mi dico che passerà tutto, che tornerò ad essere quella di sempre, che riuscirò a farmi scaldare da questo bel sole e nulla sarà sprecato, neanche questo tempo difficile.
Accarezzo anche l'altra ala, quella che sento di avere sulla schiena, a cui a volte ho appoggiato quella di Fred che pure ha già tanti problemi per conto suo. E allora mi dico che forse basta così, che devo farcela da sola, che non si deve permettere neanche a chi ci ama di sorreggerci. 
Devo ritrovare tutta la mia forza, la mia grinta, il mio ruggito. 
So che c'è, la sento, sbatte contro le pareti per poter uscire. Si agita, scalpita, è inferocita. E mi piace anche la sua rabbia, non la cambierei. 
Pur nelle sue sdruciture, nelle sue lesioni, nei suoi capillari rotti, tra le sue imperfezioni, tra i graffi...è la mia forza. La mia e di nessun altro. 
Mi accarezzo le piume, alcune sono bianche e bellissime. Altre sono più scure, macchiate, piccole gocce di sangue ne hanno sporcato la purezza. Piango per quella bellezza sfiorita ma è un pianto senza lacrime, di quelli che restano dentro, silenziosi, troppo duri per uscire. 

giovedì 11 aprile 2019

Piedi Nudi



Ieri la bimba del nostro barman ha compiuto 8 mesi.
Mi ha stregata completamente, quando è con me dimentico qualunque altro particolare. I clienti intorno, la solita confusione e persino le battute ormai indigeste sul perché non ne faccio una mia.
Mi sorride allegra, mi prende i ricci e li tira. Ed io li faccio toccare solo a lei, mentre a chiunque altro staccherei un braccio senza pronunciare una sola sillaba. 
Le tocco i piedini nudi e mi sembrano di una perfezione senza eguali. Le guardo gli occhi azzurri e mi sorprendo della loro nitida trasparenza. 
Sono fortunata perché entrambi i genitori incoraggiano questo nostro rapporto un po' speciale anziché ostacolarlo. In passato ho notato gelosie evidenti in altri genitori ma loro non ne nutrono di alcun tipo. Sono contenti quando la prendo in braccio e si sono accorti di come lei mi riconosca e del suo allungare le manine per salirmi addosso. E allora mi si apre il cuore, rido di una gioia incontenibile e tutta nuova e sento di amarla come so di aver amato pochi altri esseri umani in tutta la mia vita. 
Fred è contento, anche se noto che scambia questa felicità con qualcosa di diverso. A volte mi chiede se non stia per caso desiderando un bimbo nostro, come se amare una creatura volesse necessariamente dire volerne un'altra. E dire che mi vede provare la stessa tenerezza anche per certi adorabili vecchietti, eppure non ho mai manifestato l'idea di portarne uno in casa e fargli da badante. 

Lei esaurisce quel poco di istinto materno che possiedo e quando la restituisco ai genitori mi sento felice come una Pasqua, sia per aver giocato, amato e riempito quel gruzzoletto di vuoto che evidentemente nutro, sia per il sollievo di non dovermene occupare oltre.
Credo, tuttavia, che Emma abbia scongelato qualcosa dentro di me. Una barriera, un ghiacciaio, una zona ferita che giorno dopo giorno guarisce un po' di più. Me la metto sul cuore e sento che riesce a placarmi e quando me ne separo ritorno vitale e sorridente come quando sono al mare, come se mi avesse passato una parte di energia di cui non sapevo di avere un immenso bisogno.
Ho un video in cui mi sorride, sdentata, cercando di acciuffarmi, ed è bella e gioiosa come i bambini della pubblicità. Lo guardo la sera prima di dormire, sorrido, il cuore un po' esplode e un po' piange, chissà perché. 

domenica 7 aprile 2019

Il Nido

In questi giorni sono priva del mio tempo libero, causa turni più stancanti sul lavoro, e così mi manca anche il tempo e forse anche una certa scioltezza mentale per poter scrivere.
Al mare però ci sto andando comunque. Mi alzo presto, mi vesto il più possibile, copro il collo come se dovessi andare a sciare ed esco di casa.
Quello è un bisogno che non si arresta mai, ma che anzi si alimenta giorno dopo giorno, come se fossi dipendente da una droga di cui assumere una dose maggiore di volta in volta. Arrivo sulla sabbia umida, corro, cammino, prendo il sole sulla schiena e mi sento felice. Annuso l'aria, respiro, cerco di non pensare alla solita scaletta di doveri cui non posso sottrarmi. 

Fonte: wikipedia

Oggi invece sono andata a trovare i miei.
Sono arrivata vestita di primavera e dopo dieci minuti di freddo avevo già addosso un mio vecchio felpone e tolto i tacchi in favore di un paio di scarpe basse.
Pioveva, il cielo era grigio, me ne sono rimasta per lo più in casa. Ho messo il naso fuori solo negli istanti di tregua dalla pioggia, giusto in tempo per andare a trovare una tortora che sta covando le sue uova sotto la rimessa delle auto.
Se ne sta lì, silenziosa, docile e fiera sul suo nido di bastoncini, per ventiquattro ore al giorno, dandosi ogni tanto il cambio col compagno. Non so dire quante riflessioni abbia innescato in me quella visione. Sulla mia pagina Facebook ho scritto che la natura ci insegna che per tutte le cose belle occorrono tempo, pazienza e dedizione ed è quanto la maggior parte degli esseri umani abbia perso, me per prima.
Viviamo in corsa, in cerca di chissà cosa, mutevoli nell'umore e nelle sensazioni, figli di un periodo storico in cui si guarda più spesso lo schermo di un cellulare degli occhi di chi si ha di fronte. Ci stiamo facendo risucchiare dal nulla, dal vuoto cosmico, da particelle invisibili di qualcosa che non sappiamo neanche noi cosa sia. E giorno dopo giorno siamo più soli, anche in mezzo a tante altre persone.
Ne ascoltiamo le voci, osserviamo come si vestono, con qualcuno di loro condividiamo anche un tratto di percorso. E chissà perché vedere quella tortora seduta sulle sue uova per quindici giorni mi ha fatto pensare a quello che sono, che sono stata e che non sarò mai.
La guardavo ed era così bella, così in pace con se stessa, così consapevole della propria natura e così distante dalle domande che tanti di noi si pongono inquinando momenti e sinapsi. Stava facendo quello che tante altre tortore hanno fatto prima di lei e faranno anche dopo, senza chiedersi se sia noioso starsene così tanto tempo ferma quando si è in possesso di due ali con le quali poter volare ovunque. Non le sembrano sprecati quei momenti, è in pace con se stessa e con il paesaggio che la circonda e la accoglie. 

martedì 2 aprile 2019

Prima della Stagione

In questi giorni la spiaggia è tutta un fermento. 
Escavatori che si agitano sulla sabbia, massi enormi da collocare laddove si è creato il vuoto, assi di legno da inchiodare, cabine da cui togliere sporco e ragnatele. 
Passo veloce ma guardo tutto, non tralascio nulla, forse un po' gelosa che altri siano dove sono stata da sola per mesi, ma felice che la bella stagione stia riaprendo le porte.
Si prevedono temporali per i prossimi due giorni ma il sereno dovrebbe tornare già da questo venerdì. 

Fonte: prevenzioneatavola. it


Mi piace questo periodo, è quello che preferisco.
Sento l'attesa addosso, come quando si prende la rincorsa prima di saltare. O come quando un uccello inizia a spiegare le ali per poi planare in volo. 
Ci sono tante cose da sistemare e chissà se il Comune ci metterà del suo, finora ho visto lavorare solo i privati degli stabilimenti. In compenso sono state tolte un po' di piante infestanti, magari in attesa di arbusti nuovi, più belli e vigorosi. 
La pavimentazione del lungomare sarebbe tutta da rifare. La balaustra della piazza centrale cade a pezzi sotto i miei occhi, facendosi sempre più pericolante.
Nonostante l'amore e l'attaccamento che provo per questo luogo, non posso fare a meno di notarne i problemi e sperare che vengano risolti. La stagione sta per iniziare e chi vorrebbe accogliere altre persone all'interno di una casa dove regni l'incuria?
E noi che ci viviamo sempre, che il mare lo amiamo tutto l'anno, che ci prendiamo addosso l'umidità della mattina presto o della sera e poi le mareggiate di febbraio...noi che abitiamo qui 365 giorni l'anno, non meritiamo forse un po' di considerazione?

E poi ci sono le persone. 
Gente che non ha cura di nulla, che getta bottiglie e lattine sulle passerelle di legno o presso le panchine di pietra che costeggiano la spiaggia. Sporcano qualunque cosa come se non appartenesse anche a loro, come se non fosse un bene di ciascuno, come se il loro sporco fosse un problema di altri. Mi dà il voltastomaco pensare che non si abbia la voglia di tenere bene le cose belle, che non ci sia un minimo di senso civico nel voler gettare l'immondizia presso i contenitori disposti ovunque ma che si preferisca lasciarla nello stesso punto dove la si produce. 
E questa gente vota anche. Si riproduce. Prende l'automobile e si mette in strada. 

domenica 31 marzo 2019

Stimoli

E' stato un susseguirsi di stimoli fisici e visivi.
Come una bambina in un negozio di giocattoli, avevo tanto da guardare e la sensazione che non bastassero due soli occhi per abbracciare ogni particolare. 
Non ero mai stata a Tivoli ma stamattina, a causa di un altro impegno saltato, ho convinto Fred a prendere e partire. Non ha avanzato obiezioni, ci siamo vestiti con calma e dopo poco più di un'ora stavamo imprecando per un parcheggio.
Scesi dalla macchina, però, è stato un tripudio di bellezza. Tivoli è una piccola perla di costruzioni antichissime accostate ad altre più moderne. Ci sono pezzi di storia un po' ovunque, ruderi immersi nella natura, alberi di ogni statura che arrossiscono di primavera.
Ma il vero incanto l'abbiamo vissuto entrando a Villa d'Este. 
Gli affreschi, i soffitti altissimi e finemente decorati, le immense finestre, i balconi di pietra e infine i giardini, le fontane, i fiori, la calma. Mi sentivo frastornata da quel senso di meraviglia, da quel clima perfetto, dalla pacatezza degli altri visitatori.
E allora stringevo il braccio di Fred, gli trasmettevo quella gioia incontenibile attraverso le dita, incapace di parlare se non per ripetergli quanto fossi felice di essere lì. Lui mi guardava, sorrideva, forse da solo non gli sarebbe mai venuto in mente di andare, ma gli piace farmi contenta e a volte ho la sensazione che gli importi di questo molto più che dei posti che visitiamo. Io mi comporto come una bambina affamata di sensazioni. Guardo, osservo, strabuzzo gli occhi, scatto foto da rivedere, praticamente scodinzolo. Lui è più adulto, più pacato, guarda ogni cosa prima di me per potermi far scoprire angoli che possano meravigliarmi. Ed in fondo credo che lui apprezzi questa mia zona infantile, che sopporti i miei eccessi o che ami anche quelli. 


Fisicamente ora mi sento regredita di almeno una settimana nel mio processo di guarigione.
Dovrei tenere la testa ferma oppure muoverla lentamente, ma c'era tanto da far lavorare gli occhi ed ho alzato e abbassato il collo in continuazione. Dopo un quarto d'ora ero già dolorante e soffrivo ma ho continuato fino alla fine, imperterrita, ed al momento ne sto pagando le conseguenze.
Avrei voluto vedere molto altro, magari Villa Adriana, ma avevo raschiato il fondo e non era il caso di proseguire. Ci sarà una nuova occasione.