mercoledì 19 gennaio 2022

Spaccati di Vita

 
Fonte: seguonews. it


L'uomo entra in negozio, mi chiede una sciocchezza. Paga.
Poi si volta a guardare fuori, verso la veranda assolata. Non c'è nessuno al momento, per rispettare le direttive sul Green Pass ho dovuto mandar via le uniche due persone che avrebbero voluto sedersi e consumare. Penso che questo sia un sistema dolorosissimo e contronatura e che ci stiano togliendo anche il poco rimasto.
Ma poi torno con gli occhi sull'uomo, assorto.
Guarda ancora lì fuori, mi indica un tavolino.
"Eravamo seduti lì con mia moglie, appena una settimana fa. Ma non c'è più."
Gli tremano gli occhi, mi accorgo che sono di un azzurro profondo, spento, l'acqua stagnante di un pozzo che guardi dall'alto. Una lacrima oscilla ma si ferma, rimane immobile senza cadere.
Ho un sussulto, provo un istantaneo desiderio di abbracciarlo, anche se è la prima volta che lo vedo. Mi fa male il suo dolore, la compostezza e la dignità di questo attimo in cui con gli occhi sembra abbracciare un ricordo. Forse è venuto per questo, per cercare di afferrare l'immagine di sua moglie su quella sedia vuota.
"Oh, mi dispiace. Condoglianze. E' successo all'improvviso?"
"Il cuore." Non dice altro. Si batte sul petto e comprendo tutto il mare di parole racchiuse dietro quel gesto.
"Mi dispiace infinitamente".
"Aveva detto, di voi, "che gentili questi ragazzi". 
Gli ho sorriso con gli occhi, non potendolo fare anche con le labbra. Un sorriso mesto, abbinato ad un batticuore di cui non si è potuto render conto, ma che io ho percepito in pieno.
"Mi scusi, un attimo di debolezza".
"Si figuri. Ancora condoglianze e cerchi di essere forte".
Mi guarda ancora una volta, annuisce. Quella lacrima non è mai scesa, si è spenta sul suo volto che uscendo si ferma ancora a guardare il tavolo che ora non ospita nessuno. 

Lo rivedo appena un'ora dopo passare qui davanti, ha una sporta di spesa che oscilla lungo un braccio desolato e stanco. Si ferma un attimo ad osservare la veranda, ma poi scuote la testa e se ne va.

giovedì 13 gennaio 2022

Centrifuga

Fonte: bigodino. it


Sono giorni in cui mi sento come dentro una centrifuga, rimbalzata tra un dovere ed il successivo senza poter prendere neppure una boccata d'aria tra l'uno e l'altro. E allora mi barcameno, correndo a destra e a manca, senza una logica apparente.
Eppure una logica deve senz'altro esserci visto che, tutto sommato, questo andamento funziona. Quantomeno un po'. Perché poi penso a tutto quello che lascio indietro, quello che non riesco a fare, tutti quegli impegni che mi guardano con occhi colmi di aspettative che per forza di cose devo disattendere.
Sono una.
Una sola piccola donna.
Ho due braccia, due gambe, energie che devo distribuire lungo tutta la giornata. 
E a volte, semplicemente, devo mettere un punto prima di essere travolta.

Allora succede che cercando immagini ne trovi una che ti piace particolarmente.
C'è una ragazza con una valigia ed un grappolo di palloncini colorati. Procede dritta lungo il bordo di una strada, verso un orizzonte illuminato che non si sa bene dove porti.
E non ne conosci la ragione ma senti di essere lei, quella ragazza con la valigia ed i palloncini, sola ma forte, su una strada deserta di pensieri assolati e alberi da raggiungere e abbracciare con entrambe le mani, con il cuore, con il corpo per intero. E poi stenderti a terra, chiudere gli occhi, forse piangere un po' ma poi ridere, addormentarti, cadere in un mondo di sogni che ti lascino semplicemente riposare.

domenica 2 gennaio 2022

Immersa

 

Fonte: donnaD

Ho trascorso la prima mattina del nuovo anno ad imprimermi sulla retina le mie campagne. I colori, le suggestioni, la moltitudine di alberi e di arbusti, il vorticare di migliaia di storni, l'azzurro del cielo e persino la foschia delle nebbie. 
Ho abbracciato con lo sguardo ogni cosa sapendo che la separazione, dopo una settimana insieme, sarebbe stata dolorosa. Lo strappo di un cerotto sulla pelle.
Non ci si abitua mai del tutto alla bellezza, non ci si sente mai davvero pronti a staccare gli occhi.
Ed io in questa settimana ne ho goduto a piene mani, in ogni anfratto, in ogni spazio, in ogni luogo dove mi sono diretta. Non mi sono saziata neppure della visuale che correvo ad ammirare ad ogni risveglio, semplicemente aprendo la finestra, perché di tanta meraviglia si fa a meno a fatica.
Conosco quella porzione di mondo come le mie tasche eppure penso di averla amata ancora di più in questi giorni, come se le sensazioni fossero amplificate, come se quel clima generosamente primaverile fosse un incentivo a viverla profondamente, con tutta l'intensità di cui fossi capace.

Ovunque c'erano positivi in quarantena, o negativi che in quarantena dovevano starci ugualmente.
Noi eravamo fortunatamente liberi e l'unica cosa che potessimo fare era apprezzare quella libertà, farne qualcosa di buono. E allora ho ascoltato i miei genitori, gli sono stata accanto, ho mangiato e guardato la tv insieme a loro. E poi ho fatto lunghissime passeggiate in compagnia, scattato foto di sentieri immersi nel verde e nel rosso e nell'arancio. Ho camminato sotto la pioggia e poi sotto un sole capace di scaldare una fine di dicembre. Sono andata a salutare vecchi amici, ho giocato a tombola, ho osservato casolari diroccati in pietra con l'occhio di chi vorrebbe possederli e ristrutturarli. Li ho immaginati vivi, con giardini rigogliosi e alte siepi, caminetti accesi, divani comodi, persone allegre e sorridenti sullo sfondo. Ho pensato a fili sterminati piantati sull'erba con lenzuola bianche stese ad asciugare e margherite sui prati e pulcini gialli a scorazzare accanto a gatti rossi ed annoiati sull'uscio di casa.

E quando poi sono tornata a casa, col tempo che cambiava e diventava via via più grigio, quello che mi ero impressa sulle retine mi ha fatto comodo. Ho chiuso gli occhi sigillando ogni visione, affinché non mi lasci mai.

giovedì 30 dicembre 2021

Casi Fortuiti

Fonte: Farmaciadelcorso. net


La natura sembrava voler scoppiare davanti ai nostri occhi.
Le foglie rosse ai bordi delle strade catturavano lo sguardo, provavano a decentrarlo rispetto al resto. Ma poi lo alzavi e trovavi un cielo come di primavera e alti alberi di un bell'arancio vivo come frutti maturi da toccare. E poi sterminate colline e il verde bosco e le nuvole rarefatte e le bacche sui cespugli.
Quando penso alla felicità mi ricordo sempre di attimi come questo e credo che porterò le sensazioni di questo pomeriggio con me ancora a lungo, come un bagaglio di gioia a cui attingere, come una borraccia di acqua fresca che guarisca l'arsura.

E mentre tutti e quattro tornavamo dai nostri chilometri, chiacchierando e ridendo come ragazzini, mi sono sentita chiamare. Un'automobile si era fermata in mezzo alla strada ed era lei. Quell'amica con la quale sono cresciuta, con cui si è vissuto di tutto, le gioie, i dolori, la rabbia, le liti, le delusioni, l'allontanamento emotivo e poi geografico.
Non la vedevo da cinque anni. Sua figlia era nata da pochi giorni e suo padre morì dopo appena due settimane da quella domenica. 
L'ho raggiunta. E' biondissima ora. Ma il viso è sempre quello, come se il tempo si fosse fermato. E' scesa, ci siamo tenute a distanza per via del covid.
Non ci è stato concesso neanche un abbraccio ed è stato un tremolio continuo perché entrambe forse lo avremmo desiderato e non si poteva. Il covid ci ha tolto anche questo, la spontaneità di gesti che un tempo sarebbero venuti naturali e che oggi, invece, ci tengono a distanza di sicurezza da chi amiamo.
Ma l'emozione, quella, non è mancata un solo attimo. 
Abbiamo parlato lì, in quella stessa piazzola dove tanti anni prima avevamo preso una pioggia torrenziale sotto ombrelli troppo piccoli in una mattinata terribile che ogni tanto mi torna ancora in mente. 
E quando poi ci siamo salutate e lei ha iniziato a piangere per la commozione e i ricordi e chissà cos'altro, ho pensato che non l'avrei rivista più. Che quella era davvero l'ultima occasione, l'ultima volta. E allora quel momento, quegli istanti in cui le nostre vite hanno potuto incastrarsi di nuovo, è diventato emblematico, bellissimo e tremendo insieme, un regalo inatteso ma preziosissimo. 

venerdì 24 dicembre 2021

Assaporare

 


C'è un verbo a cui mi piace pensare in questi giorni dell'anno ed è assaporare.
Gli attimi irripetibili.
Le persone che avremo intorno.
I cibi che non mangiamo mai.
Gli odori che impregnano le stanze.
Il freddo che ci punge la faccia.
I pensieri, anche quelli non edificanti, quelli ansiogeni, quelli che facciamo di tutto per scacciare via.
Le sensazioni che ci attraversano la pelle.
I giochi.
I grani della tombola sotto le dita.
Le voci di persone care.
Il calore di una sciarpa che ci avvolge il collo.
La mano di chi amiamo stretta nella nostra.
Le risate, gli attimi di allegria.
Le canzoni festose che passano in radio. 
Le luci intermittenti delle luminarie nelle vie centrali.
I giganteschi alberi addobbati nelle piazze.
Il tintinnio dei calici alla mezzanotte.

Dobbiamo permettere al Natale di essere speciale nonostante le notizie sconfortanti che passano in tv o le criticità di giornate che di festoso hanno poco perché ci mancherà qualcuno o qualcosa.
Anziché pensare a quello che non c'è, facciamo in modo di gustare quello che abbiamo, che è ancora moltissimo e merita, ogni santo giorno, la nostra piena considerazione.
Consentiamo a questi giorni sospesi di offrirci qualcosa di bello, di buono, di puro. Di magico. Come se fossimo ancora bambini e potessimo credere in Babbo Natale.

Auguri di Buon Natale.
Un abbraccio a tutti coloro che passeranno qui a leggere i miei pensieri scossi.

mercoledì 22 dicembre 2021

Liam



Liam è arrivato gli ultimi giorni di novembre.
Non lo aspettavo, si è solo messo lì lasciandosi guardare. Ho atteso che andasse via, come vanno sempre via le bolle rosse dopo qualche giorno che sono venute. Ma lui no, è rimasto lì tra il torace e l'addome, silenzioso, come se avesse trovato il posto ideale dove sedersi a riposare.
Lo guardavo durante la doccia, a volte mi dava un leggero prurito, ma non avrei potuto definirlo fastidioso, è sempre stato un tipo taciturno.
E mentre aspettavo che partisse, lui decideva di rimanere.

Passate circa due settimane ho iniziato a provare un po' di timore, che poi è diventato paura. Una paura silenziosa, poco comunicativa come Liam. 
Non ne parlavo granché, la provavo mentre facevo tutt'altro, che fossero gli allenamenti, le pulizie, la preparazione dei pasti, il lavoro. O quei primi minuti del sonno in cui mi rannicchiavo a Fred sperando che ciò bastasse a spazzarmela via.
E che insieme alla paura, quell'abbraccio si portasse via pure Liam, che invece restava lì, rosso acceso come una pustola infiammata, giorno dopo giorno.

Quando la speranza di vederlo sparire come una qualunque altra bolla smise di aleggiarmi in testa, decisi di consultare un medico che mi aiutasse a dissipare i dubbi, dopo che il viaggio dal mio era stato del tutto inconcludente. 
L'unica mattinata di cielo azzurro e limpido in una settimana di cieli grigi. Aspettai il mio turno seduta su una delle sedie scomode e dozzinali della sala d'aspetto. Di fronte avevo due quadri storti di una tristezza infinita.
Sentivo la voce tonante dello specialista oltre la porta e pregavo che poco dopo, quella stessa voce, mi dicesse che era tutto apposto.
Che Liam non fosse un nemico, ma solo un foruncolo troppo cresciuto che presto mi avrebbe abbandonata. 

Sono passate poco più di ventiquattro ore da quel momento.
Ora so cos'è Liam anche se non so tutto quello che dovrò aspettarmi da lui.
Forse resterà lì a guardarmi vivere, spettatore silenzioso di questa esistenza tra altre milioni di esistenze che avrebbe potuto scegliere.
O forse un giorno inizierà a parlare, a raccontarmi di storie più complicate alle quali adesso non ho voglia di pensare. So solo che Liam è un agglomerato di cellule che non avrebbe dovuto esserci e che d'ora in poi dovremo convivere, qualunque cosa possa voler significare.

sabato 18 dicembre 2021

Col Sole Addosso

Fonte: wellnessfarm .it


Sabato 18 dicembre 2021, ore 13.
Il sole si appoggia sospirando alla finestra e con un salto inonda metà della mia cucina. 
Lo osservo spostarsi poco a poco, entrare sempre un po' più a fondo in questa stanza.

Sento un buonumore diffuso in me, lo avverto dentro da un paio di giorni.
Il cielo sereno, il mare calmo di questa mattina, i cani che si rincorrevano sulla sabbia, l'enorme albero addobbato in piazza, i cavalli bianchi sulla giostra, le foto che ho scattato, la mia tazza di Babbo Natale.
Spesso mi capita di fare una lista di cose che mi hanno reso felice durante il giorno e questo banale esercizio mi ha fatto render conto di quanto siano semplici le cose che mi fanno stare bene.
Sono una di quelle persone che non ha bisogno di fare chissà cosa per essere contenta. Ho il sorriso sulle labbra per delle vere piccolezze, forse le uniche davvero essenziali. 


Ore 15:55.
Quando sono entrata in negozio sorridevo. Sorrideva anche Fred, forse perché finalmente la sua settimana lavorativa si era appena conclusa. L'ho abbracciato, ci siamo scambiati un bacio casto attraverso la mascherina. Siamo scoppiati a ridere come due ragazzini.
E anche questo breve siparietto mi ha resa felice. 

Che poi di motivi per non essere così serena ne avrei, uno in particolare. Una preoccupazione latente che è lì ferma da un po' e che forse riuscirò a dissipare martedì mattina.
Non so cosa accadrà, cosa mi verrà detto, se questa preoccupazione è lecita o meno. E forse proprio perché non lo so preferisco pensarci il meno possibile, godermi questa felicità fatta di attimi minuscoli e meravigliosi che hanno un vero e proprio peso soltanto per me. 
E tutto il resto può aspettare, qualunque cosa sia. Io sono qui, vivo il presente, con questo sole meraviglioso che mi illumina tutta e che mi fa dire che il mondo resta un posto incredibilmente attraente nel quale vivere, nonostante le difficoltà e le brutture che inevitabilmente contiene.