giovedì 13 dicembre 2018

Quei Gelidi Inverni

Fonte: evoluzioneclima. it


Ieri il freddo.
E oggi questa pioggia sottile che ricopre ogni cosa.
Ricopre anche il mio umore, lo scova ovunque vada a rifugiarsi. E dunque lo ammanta, lo soffoca, lo lascia agonizzare. 
Tante volte mi sono chiesta la ragione per questa ostilità verso le stagioni fredde, che pure hanno un fascino particolare che in rari casi riesce persino ad ammaliarmi. Però in sottofondo resta sempre quell'insoddisfazione, quella voglia e quel bisogno di tornare nuovamente alla primavera. Come se senza di essa un po' mancasse il respiro.
Ho spesso imputato la colpa alla poca luce, ai colori fiochi, al prostrarsi di un buio nel quale non riesco neppure a nascondermi.
Forse invece è colpa di quelle mattine passate ad aspettare l'autobus prima della scuola o il treno per arrivare all'università. Quel freddo gelido che penetrava le ossa, quella pioggia infinita dalla quale non trovavo scampo. Quei pensieri di isolamento, di abbandono, di tristezza. Come se fossi stata lasciata sola sotto le intemperie, come se non fossi stata presa per mano abbastanza. Come se da quel mondo io non potessi sfuggire, ma dovessi invece subirlo come una persecuzione.
E a volte, di sera, in inverno, se sono fuori avverto le medesime sensazioni. Di un mondo violento, doloroso, sofferente. Di un mondo dal quale provo il desiderio di scappare. 

martedì 11 dicembre 2018

Sedeva in Balcone

Sedeva in balcone, al primo piano.
Dal basso riuscivo a cogliere solo le volute di fumo che si alzavano ed un ciuffo di capelli. Non saprei dire se fosse uomo o donna. Era solo una persona che fumava e probabilmente guardava il mare.
E allora di certo stava pensando.
Si pensa sempre a qualcosa o a qualcuno quando si guarda il mare.
Io a volte riesco a non pensare affatto, se non allo spettacolo che tanto generosamente mi offre. E sono gli attimi migliori, quelli in cui il cervello si resetta o quantomeno tenta di farlo. Sono i momenti in cui sono cosciente di avere la musica per compagna, ma non l'ascolto veramente. C'è e non la sento, come se ci trovassimo su due frequenze differenti. Come se si trattasse di ultrasuoni.

Fonte: oculoplastica. it

Ho fatto il giro e sono tornata di nuovo sotto la casa. Ho avuto solo il tempo di vedere la portafinestra di legno che si chiudeva. La persona, chiunque fosse, doveva aver terminato la sigaretta ed era rientrata. Quei cinque minuti di libertà appena sveglia erano già finiti, andati, chiusi in un cassetto fino al giorno successivo. 
E allora chissà a cosa aveva pensato. Ad una gioia recente? ad un gemito soffocato nella notte? al lavoro, alla scuola cui accompagnare i bambini, alla casa da pulire? ad un progetto da mettere appunto, ad un amore lontano, ad un sentimento impossibile, ad una poesia letta di recente?
O ad una canzone, da canticchiare nella testa. Ai regali di Natale, alle bollette da pagare, ad una lite, ad un'amicizia da ringraziare, alla nostalgia.
Quanti pensieri raccoglie il mare, senza rivelarli a nessuno. Silenzioso, un amico che ascolta e tace. 

lunedì 10 dicembre 2018

Storie di Ordinaria Follia

A volte resto basita nel constatare la pochezza di alcune persone.
Il loro ridotto spessore, quell'innata ineleganza che forse mi piacerebbe riuscire a comprendere, ma a cui proprio non sono in grado di fornire una spiegazione.
E proprio per sfogare questa spiacevole titubanza, oggi vi racconto da cosa è scaturita.

Fonte: Amazon

A fine novembre, dopo aver passato l'ennesima domenica a non-riposarmi, macinando chilometri, alzandomi presto e facendo tutto di corsa, insieme a Fred andammo ad addobbare il negozio per le feste. Più tardi rispetto a tutti gli altri, ma del resto noi siamo tradizionalisti. Le lucine colorate ad ottobre ci fanno venire l'ansia ed evitiamo di anticipare i tempi senza che ve ne sia un'adeguata motivazione. 

Luci, palle glitterate, pungitopo, pigne innevate, ghirlande, vetrofanie ed un albero. Un maledetto albero che ho decorato personalmente di oro e di rosso per riprendere i colori caldi del negozio.
E proprio quest'albero, fin dal primo momento, è stato oggetto di critiche feroci da parte di un gruppetto di "stimate signore" che al mattino monopolizzano il tavolo centrale del bar per un'ora e mezza, intavolando discorsi di dubbio gusto.
Io non ne sapevo niente fin quando la scorsa settimana, arrivata in negozio, non lo trovai spento. Chiesi al barista la motivazione e lui mi disse che mio cognato gli aveva proibito di accenderlo pur di non sentirle cianciare. E così mi è stato raccontato di quelle critiche, di quei pettegolezzi a voce alta di fronte a tutti, di questo accanimento ingiustificato verso un oggetto che è solo una stupida decorazione natalizia.
Ore a parlare del nulla, con una cattiveria ed un'ignoranza che non so spiegarmi. 
Per quanto cerchi di scovare un'interpretazione, l'unica che riesca a trovare è che queste donne debbano avere una vita molto vuota e frustrante per sentire il bisogno di screditare tanto un povero albero di Natale. E si, un po' mi ferisce che lo facciano con tanta veemenza, considerando che ho speso il mio tempo e le mie ultime energie di una domenica impegnativa per metterlo su. 
Ho anche pensato che attaccare l'albero fosse un modo per attaccare me, non potendolo fare apertamente. 

Quali che siano le reali motivazioni di tale livore, mi resta addosso l'amarezza di essere di fronte a donne con oltre dieci anni più di me che nell'orario in cui io mi do tanto da fare per pulire casa e incastrare tutto prima del lavoro, hanno il tempo e la voglia di screditare l'operato altrui. 
Persone piccole che placano la frustrazione di una vita probabilmente noiosa cercando di intaccare quella degli altri, con i soli mezzi che hanno a disposizione: una lingua lunga ed un cervello formato mignon. 

domenica 9 dicembre 2018

Quasi Perfetto

Visitare antichi borghi mi piace quanto fare escursioni in mezzo alla natura. E per questo week end ho unito le due passioni raggiungendo un ridente paese nelle Marche che ho vissuto appieno, immergendomi in esso come se fosse stato un mare di cui osservare sia i fondali che la superficie.

Ho camminato tra le vallate in un completo silenzio, respirato aria pura osservando la bellezza dei colori caldi degli alberi. Faceva freddo e il vento mi frustava la faccia e le mani ma tale era la gioia di essere lì da non pensarci neppure. Ho scattato fotografie come a voler catturare il tutto, incapace di osservare solo con gli occhi. Era tutto così bello e alto e puro da mettere i brividi.
E se non fosse stato per le macerie del terremoto, se non fosse stato per quelle case buttate giù, per i mezzi dell'esercito abbandonati in mezzo alle rovine, se non fosse stato per quei cumuli di sassi dove il silenzio diventava surreale e sovrastante, avrei pensato ad un luogo perfetto. 

Fonte: sarnanoturismo. it

Le case di pietra si rincorrevano pigramente tra i vicoli. I sampietrini descrivevano strade che si affacciavano generose su visuali paesaggistiche da togliere il fiato.
Ed il mio, di fiato, è rimasto sospeso per un giorno e mezzo. Incredulo, meravigliato, troppo presente per poter essere ignorato. Se avessi creduto fermamente in Dio avrei pensato che tali bellezze dovessero essere opera sua. Opera di un artista troppo sapiente per poter essere di questo mondo. 

giovedì 6 dicembre 2018

Sotto gli Alberi

Fonte: Amazon. it


Se ne è andato lo scorso luglio, ma oggi sarebbe stato il suo compleanno.
Insieme mangiavamo ciliegie sotto gli alberi nel mese di maggio; a settembre andavamo a caccia di prugne e arrivavamo ad ottobre a far scorpacciate di mele. Deliziose, zuccherine, di quelle che in bocca sembravano sciogliersi fino a fondersi completamente con il palato. 
Non è che parlassimo molto, però a volte guardandoci scoppiavamo a ridere. Non ci davamo neanche appuntamento. Scendevamo in giardino verso le quattro del pomeriggio, lui dalla casa di sopra, io dalla mia. E insieme ce ne andavamo in mezzo alla terra a fare merenda. 
Tempo lieve che non aveva bisogno d'altro che di un cielo azzurro sopra la testa, di un'erbetta fresca sotto i piedi, di una mente sgombra da pensieri grossi e roboanti come aeroplani. Tempo sottile di chi si accarezza la pancia piena, finalmente sazio, e a cui non manca alcunché. 
Erano buoni quei sapori ancora incontaminati. Mica come adesso, che tante cose hanno perso il loro gusto. Che anche la frutta non è più quella di un tempo, quella che dividevamo io e lo zio Paolo senza neanche il bisogno di lavarla. Strofinandocela addosso, o soffiandoci su. Come a far parte della terra anche noi, esseri minuscoli di un intero universo che non piangeva ancora. 

E le ciliegie ora sono diverse. Lo sono anche le prugne e infine le mele.
Però quando le tengo in mano ti sento ancora, come se fossi qui a raccontarmi barzellette. E a mangiarle insieme a me, quelle ciliegie, quelle prugne e quelle mele. 
E allora di te, forse, io ricordo soprattutto la frutta che hai spartito con me. Quei momenti di vicinanza unica ed irripetibile che puoi condividere solo con chi ti ha visto nascere, ti ha preso in braccio, ti ha raccontato favole, ti ha accarezzato i riccioli.

martedì 4 dicembre 2018

Sotto Un Cielo Perfetto

Questa mattina il mare in burrasca si riversava violento sulla spiaggia, sebbene ci fosse un sole cocente che ad inizio dicembre non ti aspetteresti mai. Sotto un cielo tanto perfetto penseresti di trovare onde inconsistenti o forse solo qualche lieve increspatura. E invece eccolo, il mare, dimenarsi feroce, prorompente, agitarsi come un demone bellissimo che voglia mostrare al mondo tutta la sua forza. 

Fonte: oroskop-astrom. com

Ho pensato a quante volte ci mostriamo sorridenti ed allegri mentre dentro si agitano pensieri e sensazioni logoranti che dal di fuori nessuno immaginerebbe. Quella calma apparente che non comunica nulla, che non lascia presagire alcunché. 
Quanti mari in tempesta si agitano dietro superfici lisce come seta. Quante lacrime scavate e trattenute dietro visi quieti. Quanto dolore dietro una bellezza effimera, quanti tessuti sporcati dietro gote soffici da toccare. 

martedì 27 novembre 2018

Tempo Delirante

Fonte: tapibend. altervista. org


Queste giornate si susseguono piene e stancanti e talvolta arrivo a sera pensando a quante cose ancora dovrei fare, trafelata, forse incapace di gestirle tutte. 
Il periodo pre-natalizio mi sfianca e già da anni, ormai, so di aver perduto quella trepidazione infantile e sognante che mi accompagnava un tempo al 25 dicembre. Sento di non riuscire a star dietro a tutto, che poi questo tutto è una scaletta probabilmente autoimposta alla quale non so sottrarmi. 
Il lavoro, la casa, la famiglia, il bucato che non si asciuga mai, i pasti da preparare, i regali da comprare, gli addobbi da mettere su. Mi sento continuamente in ritardo e mi accorgo di non riuscire a trovare il tempo necessario per quelle cose che, invece, mi piacerebbe fare. 
Tra due giorni uscirà al cinema un film che ho atteso per mesi e tecnicamente non so quando e se potrò vederlo. Durante la settimana è un corri corri perpetuo; la domenica mi sento divisa tra un piacere divenuto quasi un dovere e un bisogno di riposo che non riesco a placare. 
E' arrivato il periodo dell'anno in cui mi stanco di più e al quale accompagno dosi di stress che non sempre sono capace di arginare e tenere a bada. 
Ancora una volta mi sento completamente libera solo quando cammino. Quando nonostante l'umidità del mattino esco felice ad affrontare il mondo. Ma poi torno a casa, faccio la doccia e mi rigetto in quel caos di doveri che un po' mi schiacciano e un po' mi fanno sentire come inseguita da un branco di lupi inferociti.
E poi il lavoro, i soliti discorsi, le solite domande assillanti circa la mia vita privata, l'impossibilità di rispondere per le rime pur sentendo continuamente invasa quella sfera intima di cui ciascuno di noi non vorrebbe dover tenere conto ad anima viva.