lunedì 28 novembre 2022

Le Piccole Cose

Fonte: la cucina di Alice



Se un giorno mi avessero detto che avrei imparato a bere tisane e caffè mi sarei fatta una grossa risata. E con me l'avrebbero fatta tutti coloro che mi conoscono bene e che mi hanno sempre vista storcere il naso di fronte a queste bevande. Ci provavo ad appoggiare la lingua ma niente, quegli "intrugli" proprio non volevano saperne di andare giù. E vogliamo parlare dello yogurt? lo detestavo, era qualcosa di assolutamente inconcepibile per me. 

Poi a marzo di quest'anno iniziai a mettere un cucchiaino di caffè solubile in qualche porridge del mattino. Mi abituai al sapore, volli passare allo step successivo. E allora ecco lì qualche tazzina di caffè senza zucchero, amarissimo ma verace, che iniziava a scendere in gola senza trovarlo disgustoso come era sempre capitato.
Lo yogurt? ora lo mangio ogni giorno. Bianco, senza grassi, preferibilmente greco.
E infine le tisane, ciò che mi sembrava più ostico.
Vanno giù anche loro, adesso. E' la scoperta più recente, ho iniziato a fine ottobre. Una bustina ogni tanto. Prima il finocchio dopopasto o la sera. Poi con il cacao 95%. Ora ne ho ordinata una con mela e cannella.
Piccoli riti che si aggiungono nella mia vita adulta, riti che guardavo fare agli altri, ammaliata, e che pensavo mi sarebbero stati sempre preclusi.

E allora eccomi a scrivere queste poche righe seduta sul mio divano rosso, ancora per cinque minuti, mentre sorseggio un infuso bollente nella mia tazza preferita di Babbo Natale.
Piccoli gesti semplici ma meravigliosi che oltre alla pancia mi scaldano un po' anche il cuore.
E mi fanno pensare che tra un mese, a Natale, magari un pomeriggio potrei gustarla insieme a mia madre una buona tisana. E sarà un momento meraviglioso, solo nostro, in cui osserveremo le lucine del suo albero rincorrersi festose parlando di tutto o di niente, come sempre.
Sorrido mentre lo scrivo. Mi sento già meglio.

mercoledì 23 novembre 2022

Il Macellaio

 

Il pre-mestruo lo riconosco subito dall'addensarsi di nubi proprio sopra la mia testa.
Dallo scurirsi istantaneo ma inesorabile dei pensieri, da quel negativizzarsi in maniera inconsulta ed incontrollabile. In poche ore anche la più sorridente delle donne può diventare buia come la camera oscura di un abile fotografo.
Che poi è proprio quello che mi è successo in queste ore, e che mi succede ogni mese dal 1998.
Quindi dovrei fare un sospiro e tirare avanti. Aspettare che gli ormoni facciano il proprio corso e poi tornare completamente me stessa dopo averlo visto accadere.
Estraniarmi, fingere di non essere io quella donna brutalmente assalita da cupi pensieri.

E invece no. Invece io mi faccio risucchiare, avvolgere, triturare come carne dal macellaio.
Stamattina mi è passato di tutto per la testa. Ogni cosa mi sembrava assumere contorni tetri come in una casa infestata dai fantasmi. Mi sentivo annientare dalle ombre, spegnere il sorriso ed ogni barlume di linfa vitale.
Dopo un debolissimo tentativo di allenamento fallito già in partenza, mi sono cambiata ed ho raggiunto a piedi il mare. La tempesta di ieri aveva reso la sabbia umidissima e le onde si alternavano veloci come in una rincorsa. Ho sospirato, osservato, respirato. Il cielo era un carnet di emozioni eppure mi sentivo in bilico su un precipizio, indecisa se lasciarmi cadere giù.

Fortunatamente passerà tutto, passa sempre.
Ma se dovessi spiegare la mole di sensazioni distruttive che ho avvertito e che in parte ancora avverto, chiunque mi lascerebbe a parlar da sola. 
Preferirebbe sminuire, assentire con la testa senza ascoltare, per poi iniziare a parlare dei "problemi veri", come se io stessa non ne avessi. E allora ogni volta mi isolo come un gatto depresso e aspetto che il disordine cessi, soppiantato da un più mite respiro.

giovedì 10 novembre 2022

Stanze

 


La piccola Emma viene qui spesso ora. Ha poco più di 4 anni. 
Non ricorda nulla di quando la tenevo in braccio e me la stringevo al cuore.
Però le sono simpatica, si vede da come si comporta quando è qui.
Forse le è rimasto addosso un po' di quell'amore residuo. Oppure, come la maggior parte dei bambini con i quali ho a che fare, è attratta da me. Si fida.

Le prime volte furono circa un anno fa. Provavo una forma di dolore e di distacco, la guardavo appena.
Come se il solo osservarla in maniera più nitida potesse scatenare nuovamente tutto quello che c'era già stato, tutto quello che stavo cercando di rimuovere.
Rivederla cresciuta dopo tutti quei mesi senza vederla affatto, mi fece uno strano effetto. Quasi stentai a riconoscerla. Però era indubbiamente lei, quegli occhi languidi sono inconfondibili.
Capii di essere guarita quando la presenza di quelle persone in negozio smise di fare male. Quando riuscii a trattarli come avventori qualsiasi. E poi, da qualche mese, riprendere una qualche forma di confidenza. 
Non saremo più amici, non mangeremo più nello stesso tavolo, non verranno sprecati altri sentimenti né altre forme acute di delusione. Però quantomeno riesco a vederli qui dentro, a parlarci normalmente, a non soffrirne più.
E questo è un traguardo che devo a loro, in fondo, al loro tornare qui dentro prima in punta di piedi e poi come se nulla fosse accaduto. A volte è meglio così: fingere che una batosta non sia stata data né presa e riprendere da un punto imprecisato e semplicemente andare avanti.

Lo preferisco, certo.
Ma so anche quanto suoni falso.
E' sempre una forzatura quella che si vive in questo modo.
Quel mettere un penoso cerotto su una ferita guarita da sé ma mai opportunamente medicata.

In generale, sia riguardo questa situazione che in tutto il resto, mi sento bene. Abito stanze piene di tumulti in questo corpo. E altre dove cerca di insediarsi la calma.
In modo vano, a quanto pare. Perché davvero calma non mi sento mai.
Forse solo quando sono al mare o più in generale in mezzo alla natura.
Allora si, mi ritrovo. Danzo invece di vorticare.

lunedì 7 novembre 2022

I Tre Draghi e la Calla

Fonte: florablomb. it



Lunedì 7 novembre, 12:53.

Scrivo col sole in faccia, facendo una fatica immane anche solo a guardare lo schermo.
Eppure non me ne vado, non smetto, non finisco di fare quello che sto facendo e soprattutto non getto la spugna. Perché godermi questo sole caldo ora mi sembra la cosa più sensata da fare.
Come una sorta di ricarica, che pur mi addormenta un po'.
Mi rilassa al punto di dover scuotere più volte i ricci sulla testa, sperando così di riprendermi almeno un po' prima di tornare a lavoro. Sono sempre un po' stanca e questa ricarica di me stessa sembra tarata sul settanta percento. Accettabile ma sottotono. 

Allungo la mano e tocco le mie piante spinose. Belle, rigogliose, verdissime.
Una cliente me ne regalò tre pezzi minuscoli all'inizio dell'estate, o forse era ancora primavera. E adesso che sono cresciuti più di quanto pensassi avrebbero fatto, forse si sentono un po' stretti in questo vaso dove prima stavano larghi. 
Al centro è nata, spontanea, una pianta di calla. Non produce fiori, ma se ne sta lì impettita, protetta dai suoi tre guardiani spinosi, come una principessa su una torre accerchiata da draghi sputafuoco. 
Penso a quante volte in quello stesso vaso ho provato a far venire su una calla, senza riuscirci mai per più di un mese. Ed ora eccola lì, felice ed entusiasta, senza che nessuno l'abbia chiamata.
Aveva dunque bisogno di compagnia? di dividere con qualcuno il suo spazio?
Specie diverse che si incontrano, le cui radici sotto la terra si intrecciano. Potrei togliere le piante spinose senza uccidere la calla? o potrei togliere la calla senza che gli spinosi muoiano di dolore?
E allora le tengo tutte lì, insieme, capaci di amarsi in un modo incredibilmente bello, che mi commuove sempre un po' ogni volta che li guardo.

La breve pausa al sole è già finita. 
Mi alzo, accarezzo le piante come si farebbe con dei gatti sonnacchiosi. Tacitamente le ringrazio per avermi insegnato che si può vivere, e forse si vive meglio, in un piccolo spazio pieno d'amore rispetto ad uno immenso che ne sia del tutto privo. 
Se si ha l'orecchio teso all'ascolto, dalla natura si può sempre imparare qualcosa. E penso che se i miei orecchi ed i miei occhi sapessero imparare da tutto il resto come imparano da Lei, sarei una donna molto sapiente. 

venerdì 4 novembre 2022

Flussi

Fonte: vivereilmare. it



Il tempo è cambiato. E' cambiata l'aria stessa.
Ed è come se l'autunno fosse arrivato soltanto oggi, con un mese e mezzo di ritardo.
Un ospite che si affaccia all'improvviso, quando tutti erano già seduti e si pensava che non sarebbe venuto più. Invece eccolo qui, con le sue correnti che si raffreddano, con i suoi venti ambigui, con le sue foglie svolazzanti e umidicce.  
E' la parte triste della stagione: questo cielo mesto, quest'aria ostile, questo buio precoce del pomeriggio.

Eppure ieri mattina ero al mare, non ci andavo da una settimana che a me erano sembrate due.
La volta precedente avevo beccato l'unica mattina di nebbia dopo mesi e mesi di sole acceso. Avevo riso per questo, ma poi mi ero fatta avvolgere da quel cielo basso ed avevo spartito il bagnasciuga solo con i gabbiani. 
Ieri il cielo era nuvoloso ed il mare calmo, di una bellezza sovrumana. 
Come quando fatichi a contenerla tutta, ad assorbirla. Quasi fuoriuscisse dai pori, come sudore. 
Il sole andava e veniva, timido ma incantevole. C'era qualche pescatore, i soliti uccelli che ormai non si spaventano più nel vedermi passare, un uomo con il cane. 
Eravamo in pochi, forse i migliori mi son detta. Quelli che il mare l'amano sempre, che non riescono a distaccarsene. Che lo accarezzano febbrili con gli occhi come farebbero come un'amante. 
E allora l'ho gustato il più possibile, il dolce che arriva prima del pranzo intero. Avevo mille cose da fare che mi attendevano nervosamente al di là della mia parentesi di gioia. Le sentivo bussare oltre la porta dietro cui le avevo chiuse.
E più bussavano, più io me ne stavo lì a scattare immagini con il telefono o con le retine stesse. Immagini vividissime che potessi portarmi dietro una volta andata via.

Sono tornata a casa dopo aver sbrigato i miei impegni e anche dentro quelle mura ce n'erano altri che chiedevano il conto. Impegni che ho portato a termine sorridendo, proprio grazie a quel mare calmo e a quel cielo multiforme che mi avevano resa, anche solo per un po', del tutto indistruttibile.
Lo sentivo scorrermi dentro come un fiume il giorno della piena. Scorreva, scorreva, scorreva. E io lo tenevo con me con lo spirito di chi non si preoccupa di bagnarsi.

E' la mia terapia.
E se non l'avessi...beh, se non l'avessi sarebbe un guaio.

mercoledì 2 novembre 2022

Come Burro

Fonte: caseificiosepertino


Quella di ieri è stata una giornata impegnativa, densa. Compatta come un panetto di burro.
E, proprio come un panetto di burro, anche capace di sciogliersi nei momenti giusti. 

La nonna di Fred ha compiuto 89 anni e per l'occasione, anziché festeggiare con i soliti quattro gatti, si è pensato di radunarne tutte le sorelle con i relativi figli, nipoti e pronipoti. 
E dunque ieri eravamo all'incirca 60 persone. 60. Che a pensarci la prima volta ebbi un capogiro. 

Mi sono svegliata alle 7, ho fatto colazione lentamente, gustato la brezza del mattino in terrazzo mentre intorno un silenzio irreale mi faceva sentire bendisposta verso l'umanità intera. Mentre Fred ancora dormiva ho sbrigato commissioni di varia natura, mi sono allenata, fatto una doccia rigenerante, steso oli e cremine sul corpo come di consueto.
Alle 13 eravamo sul posto. E potete solo immaginare il chiasso, i brindisi e i momenti di scherno che si sono simpaticamente susseguiti per le quattro ore successive. 
La nonna inizia a dare cenni di vacuità, momenti nei quali sembra semplicemente spostarsi altrove. E la capisco. In fondo, a volte lo faccio anche io.
Scomparire, perdermi, dileguarmi. 

E' morto anche il comò della camera. Riparato più volte, dovremo comprarne uno nuovo. 
A volte ho la sensazione di esser venuti in questa casa e poi averci pensato il meno possibile. Come se fosse solo un approdo, un porto dal quale ad un certo punto distaccarsi per andare via.
Ed è un pensiero che mi infonde dolore perché nonostante i suoi punti deboli io amo profondamente questa casa e tante volte avrei voglia o addirittura bisogno di vedere Fred più partecipe. 
E quello al comò non è stato l'unico addio della giornata. Di getto, dopo averci pensato per mesi, ieri ho chiuso un'attività che ho tenuto in piedi per quasi 13 anni della mia vita. Non parlo di lavoro, parlo di una passione per la quale mi sono spesa molto e che ho accartocciato per necessità ma con fatica. A volte semplicemente occorre dare un colpo di spugna e ripartire, alleggeriti. Ci rimugino per un sacco di tempo ma poi, quando finalmente prendo coraggio, allora divento indistruttibile e sui miei passi non ritorno più.

E' chiaro, dunque, che alla fine dei conti la giornata di ieri sia stata tutt'altro che semplice.
Il lungo pranzo e la mia poca voglia di stare lì seduta per ore a guardare altri mangiare quantità di cibo lontane dal mio vivere mi hanno un po' prostrata. Ho invidiato mio suocero quando senza salutare nessuno se ne è scappato via per riassaporare la sua libertà. 
In compenso ero vestita bene, mi piacevo, non c'era nulla di me che avrei cambiato in quei momenti. Cosa strana per una che ha la tendenza a guardarsi sempre con occhio troppo critico.
Se non avessi dovuto pronunciare due addii avrei persino potuto salvarlo, questo primo novembre. 

venerdì 21 ottobre 2022

Quella Pelle Sottile

 


Stamattina facevo stretching e quando mi sono girata ho visto la mia schiena seminuda riflettersi nel nero del televisore spento. 
Ho visto la linea esposta delle vertebre, la loro sinuosa curvatura, la pelle che si tendeva su di esse.
Ed è stato naturale pensare alla schiena dello scorso anno, di quando anche le costole sporgevano più di quanto facciano ora, con una pelle sottile di carta velina a ricoprirle appena. 
Me ne vergognavo, le coprivo in continuazione.
Ma quando ero sola amavo quelle ossa, le toccavo fiera. 
Prima di dormire le accarezzavo da ogni lato e più le sentivo venir fuori, meglio riuscivo a dormire.
La loro presenza così evidente mi placava, mi faceva sentire forte.

Penso che chi non sia mai passato attraverso i disturbi alimentari non possa capire in quali stretti labirinti si riesca ad entrare. In quali vie tortuose la mente si inerpichi. 
Eravamo in spiaggia a Rimini quando mio fratello vide quelle costole in rilievo. Sussultò. Non capii subito perché e pensai di avere qualcosa che non andava. Pensai che il mio corpo non andasse bene, che fossi grassa probabilmente. Poi lo vidi girare gli occhi addolorati e far finta di nulla. Parlava con Fred, continuò a farlo, ma i suoi occhi scuri avevano un'espressione diversa, come di peso sul cuore.
Solo mesi dopo, ripensandoci, capii che era stato il mio torace magro a spaventarlo. E che quel girare gli occhi e fingere che nulla fosse accaduto era una delicatezza che mi stava rivolgendo. 

Ed è strano, no, ora che le costole si vedono meno, rimpiangere un po' quei mesi in cui se ne stavano lì dure dure, spettrali. Perché anche quando se ne esce, in realtà non se ne esce mai.
Da oltre cinquecentotrenta giorni seguo un piano alimentare in cui introduco tutto ciò di cui il mio corpo ha bisogno. Mi piace, mi fa stare bene. 
Eppure...eppure. Eppure la malattia mi teneva al riparo.
Da cosa non so, forse dal terrore di ingrassare nuovamente.
Non mangiavo abbastanza, perciò sicuramente non potevo ingrassare.
Ora mangio sanissimo, però mangio. E quindi sono sempre lì che mi controllo i fianchi, le gambe, il busto, le braccia. 

Una volta, a ventidue anni, fu mia madre a salvarmi la vita. Mi obbligò a mangiare in mezzo ai miei singhiozzi terrorizzati. Era disposta persino a legarmi pur di farmi introdurre cibo in quel corpo che si stava spegnendo. Lo fece per mesi, lo fece perché l'alternativa era un ricovero.
Ora sono io a dover salvare me stessa. Lo sto facendo come se dovessi prendermi cura di una bambina recalcitrante. Lo faccio con pazienza ma anche con durezza. Sono inflessibile. 
Eppure...eppure. Eppure quelle costole lì, così fuori dal normale, quanto mi mancano. 
Mentre scrivo le tocco. Ci sono ancora, non se ne sono mica andate. Ma c'è anche carne lì sopra, c'è muscolo. C'è anche del grasso sicuramente. C'è tutto quello che ci deve essere in un corpo sano. 
E allora chissà perché mi mancano così. E che farei per riaverle indietro.