venerdì 1 luglio 2022

Occhi Verde Acquamarina

Fonte: assisiofm .it


Gli occhi verde acquamarina di Anna sembravano sanguinare.
Non erano semplici lacrime, quelle. Erano stille di dolore. Una pioggia di sangue, flutti di un rosso vivo che dal cuore straripavano ovunque, venivano fuori zampillando come dallo squarcio di una ferita.
Arma da taglio, mi son detta.
Una pugnalata laddove fa male di più.
E più l'abbracciavo, tentando invano di consolarla, più mi bagnavo di quelle lacrime sanguigne.
Ne venivo intrisa.

Cosa vuol dire perdere un figlio lo sa solo chi ci passa. E noi tutti che speriamo di non doverlo sapere mai, ce ne stiamo lì a guardare rassegnati all'idea di non saper trovare parole giuste, parole che sappiano sanare, mettere punti di sutura, guarire.
Marco era una brava persona, una delle prime che ho conosciuto trasferendomi qui. E i suoi genitori ormai mi vogliono bene come se ci conoscessimo da sempre. E' così anche per me. Gli voglio bene.
Avrebbero potuto restare clienti come tanti e invece ci siamo reciprocamente affezionati sebbene non siano di quelli più assidui. Ci si incontrava più fuori dal negozio che al suo interno. E allora ci si fermava a parlare, a ridere, a scherzare. Ogni volta si fermavano con la macchina ovunque fossero, persino in mezzo alla strada, pur di parlare con me.
In comune abbiamo sempre avuto il sorriso facile ed un bisogno di selezionata socialità, ed è così che ci scegliemmo senza accorgercene nemmeno.

E lo so che dovrei esser dispiaciuta per Marco che non c'è più. Lo sono.
Ma più di tutto io sono dispiaciuta per queste due persone carissime che ora soffrono come non si dovrebbe soffrire mai.

lunedì 20 giugno 2022

Porte Chiuse

 


A volte è così che succede.
Una persona ti cade dal cuore e nello stesso istante, come il rintocco funereo di una campana di mezzanotte, il braccialetto che ti aveva regalato e che tenevi sempre al polso, si rompe. 
Cade a terra senza emettere un solo suono, spezzato senza alcuna ragione apparente, danneggiato irreparabilmente. 
E allora, anche se a quella persona avevi voluto bene proprio come a quel bracciale , capisci che è giusto così. Giusto che se ne siano andati insieme, nello stesso istante. 
Sai che si è sempre comportato come uno di famiglia, ma ora sai anche quanto dolore abbia arrecato a colei che hai sempre considerato come una sorella. E puoi sopportare che qualcuno faccia male a te, del resto non sei più una bambina. Ma tollerare che tocchino chi ami, proprio no.

Negli anni ho capito che non so riaprire le porte chiuse. Che quando una persona mi esce dal cuore non vi sarà modo di farla rientrare più. 
Potrei ridere ancora con quella persona.
Scherzare.
Mangiare persino in uno stesso tavolo. 
E da fuori sembrerebbe che nulla sia cambiato, mentre dentro ci sarebbe il vuoto, un campo nero bruciato dal fuoco. 
Lì dove prima c'erano spighe di grano e papaveri rossi ora vi è uno sconcertante deserto. E la rottura improvvisa ed inspiegabile di quel bracciale ha sancito il momento, come se ci fosse stato bisogno di un allarme che sottolineasse il propagarsi del fuoco sull'erba.

mercoledì 15 giugno 2022

Nove

 


Il nove, come tutti i numeri dispari, mi va a genio.
Non è tondo come un otto, non è morbido come un tre, non è pieno di spigoli come un quattro, non è fatto di strane linee come un cinque, non ha un bel culo tondo come un sei, non è alto e tagliente come un sette. 
Eppure è proprio un bel numero, di quelli che accarezzi col pensiero, con cui puoi fare persino amicizia. O almeno una chiacchierata sporadica su di una panchina, accarezzati dal sole e dal vento.

Penso al numero nove da questa mattina perché proprio oggi, trentanovesimo compleanno di Fred, sono nove anni che mi sono trasferita qui. In questa casetta tutta nostra, piccola ma graziosa, in un luogo che conoscevo appena e che pian piano ho iniziato ad amare.
E se lo amo, devo dirlo anche se probabilmente lo saprete già, è soprattutto grazie al mare. Alla sua potenza, al modo in cui mi è entrato dentro, alla sua capacità di farmi sentire a casa.
Perché tutto il resto mi piace e mi fa star bene, certo, ma son cose che forse avrei potuto trovare in un qualunque altro luogo che si discostasse dal caos della città. Ovunque forse avrei trovato le chiacchiere in strada, dei clienti a cui affezionarmi, i balconi fioriti, le scuole traboccanti di bambini più o meno allegri, un buon dottore come è il mio. Però il mare, Dio mio, questo mare è solo qui. Che quando vado in vacanza altrove mica mi piace allo stesso modo, come se fossero cosa diversa e non tutt'uno. 
Ho i miei angoli, le mie zone d'elezione, le mie strisce di sabbia preferite.

E allora ecco che questi anni che avrei potuto descrivere in modo romantico perché vissuti con l'uomo che ho scelto e che amo, si sono invece risolti nell'ennesima ode al mio elemento naturale. 
Ma del resto temo che romantica non lo sarò mai.
Forse in un'altra vita, quando scriverò poesie invece di leggerle, quando dipingerò fiori anziché fotografarli. E così via. 

martedì 7 giugno 2022

In Ascolto

 
Fonte: ecoidee. it


Scrivo poco, lo so.
Proprio il minimo sindacale per non lasciare queste pareti del tutto spoglie.
Faccio fatica anche a seguire i vostri, di blog, sebbene gli sia affezionata come se fossero anch'essi miei. Perché mi distraete, mi fate compagnia, mi consentite di esser piccola parte delle vostre vite.
Però a volte va così, le giornate diventano un turbine dal quale lasciarsi inghiottire e i momenti da spendere online, comodamente seduti sul divano di casa, si assottigliano fin quasi a sparire.
Allora scrivo ora, anche se sono in negozio, approfittando di qualche spiraglio di tempo solitario tra un cliente e l'altro. Smetto e ricomincio di continuo, non dando neanche il modo ai pensieri di allinearsi fino a diventare presenza materiale da lasciare appoggiata qui come un soprammobile sul comò di un'ariosa camera da letto.

Sono stata al mare questa mattina, era bello di una bellezza mozzafiato come in fondo lo è sempre, soprattutto quando il cielo è così blu, quando le onde sono così cadenzate, quando il rumore è così magnetico da farmi venir voglia di togliere le cuffie e restare ad ascoltare.
Restare in ascolto, che bel termine.
Di chi riesce a fermarsi, a prendersi un momento. Ascoltare non è sentire, non è solo porgere l'orecchio. Non è intuitivo ed immediato quanto il gusto o la vista. Per ascoltare bisogna lasciarsi spazio, avere quella giusta predisposizione d'animo. Non si può ascoltare in fretta, non lo si può fare quando si pensa ad altro o si è invischiati in quel turbine di cui poco sopra.
Per ascoltare bisogna star fermi, aprirsi a qualcosa o a qualcuno nello stesso modo in cui questo qualcosa o qualcuno si apre a noi. Ed è così che il mare mi ascolta mentre io l'ascolto. E' uno scambio, un'interazione, è l'entrata dell'uno nell'altra e viceversa. E' connessione. Come quando in quella piccola palestra con il parquet di legno ed il semibuio, Simona ci aiutava a connetterci con la terra, il respiro, l'universo per intero. Ero sul mio tappetino ma ero anche altrove. Ero Sara ma ero anche un tronco d'albero, la coda pelosa di un canelupo cecoslovacco, un papavero appassito ai bordi di una strada periferica. Ed ero le nuvole, gli uccelli, le alte cime di una montagna.
Erano belli quei momenti lì, belli da togliere il fiato.
E il fiato oggi me l'ha tolto anche il mare, che si è preso un pezzo di me, donandomi un pezzo di sé, e tutto ha assunto un significato più pieno e più vero, che poi è quello che voglio accada sempre quando sono lì. 

mercoledì 25 maggio 2022

Come Pollini nell'Aria

 
Fonte: airplast. it

Saif se ne è andato.
Come era prevedibile dal clima di malcontento che si respirava da un po' di tempo, i rapporti con i suoi datori di lavoro sono esplosi e su due piedi li ha lasciati.
Mentirei se dicessi che la sua uscita di scena mi abbia lasciata indifferente. In realtà mi manca.
Lui che ogni giorno passava all'inizio del mio turno a chiedermi "Come stai Sara?".
Lui che la sera prima di Pasqua è venuto qui con un uovo tutto per me.
Lui che a San Valentino ha regalato a tutti noi una scatola di cioccolatini a forma di cuore.
Lui che mi raccontava della sua terra e che rideva in modo buffo.
Lui che meditavo, una sera, di invitare a cena affinché potessimo trascorrere del tempo normale insieme, senza le sembianze lavorative a cui eravamo abituati.

Fred in questi mesi gli aveva trovato un lavoro migliore ma Saif non lo aveva accettato.
E così ora lo perderò per strada come tutte quelle persone a cui mi sono affezionata e che in un giorno qualunque hanno smesso di far parte della mia quotidianità. 
Non provo dolore. E' più una forma di rassegnazione, di straniamento. Come se il mio cuore, dopotutto, avesse imparato a proteggersi, ad attutire gli urti. 
E' cresciuto. Sono cresciuta.
Ed ho imparato a dare il giusto peso a certi eventi. E forse in fondo la sua sparizione l'avevo già messa in conto e tenuta lì, in attesa di vederla materializzarsi. 
Ora che è successo alzo le spalle, osservo il vento sollevare i pollini a grappoli di lana bianca e vedo  Saif librarsi insieme a loro, mite presenza di cui, mio malgrado, dovrò fare a meno. 

mercoledì 18 maggio 2022

Stupore

 

C'è un elemento costante in questo periodo, anno dopo anno, ed è la sensazione di sorpresa nel rivedere gente su quella striscia di spiaggia che in inverno ospita (quasi) me sola. E come io faccia a provare ancora meraviglia per qualcosa di così assolutamente prevedibile e consueto, lo ignoro.
Forse sono come quei bambini che spalancano la bocca per lo stupore ad ogni minima scoperta del mondo che li circonda. Conservo sempre quel moto di sconcerto che mi rende diversa dagli altri adulti che conosco. Non trovo mai nulla di scontato in ciò che io vivo, neanche quello che ho visto molte altre volte. Come se all'universo dovessi esser grata sempre, ogni mattino in cui sorge il sole. E come se in fondo un po' restassi attonita per questo ripetersi di un evento che è reputato normale da tutti gli altri. 

Fa caldo qui dentro, la bella stagione pare essere finalmente iniziata. Per trovare un po' di refrigerio mi appoggio di sbieco accanto alle scale e aspetto che l'aria che sbuca da sopra mi accarezzi la pelle. 
La stessa pelle sulla quale medito di fare un tatuaggio, prima o poi, ma rimando da anni e allora chissà se su queste pagine racconterò mai di averlo indosso. 
Eppure a volte mi capita di accarezzare quella piccola porzione di inguine e immaginarlo già lì. Quasi par di sentirlo, di poterlo già sfiorare con le dita, di pensare che una presenza vagheggiata sia già realtà. 
Forse si sta muovendo lui stesso, mi viene incontro, mi aspetta nello stesso strano modo in cui lo sto facendo io. Come una creatura che debba esser data alla luce. E' presente da qualche parte, nella mia mia mente e nella sua, e forse un giorno lo porterò in giro sotto gli abiti e mi sembrerà di averlo sempre avuto lì. Senza alcun prima e dopo, inseparabili già prima di unirci.

venerdì 6 maggio 2022

Senza Respiro



Quando lunedì sono entrata in negozio, finalmente senza mascherina, indossavo un sorriso splendido.
Ero felice. Felice e solare come non accadeva da tempo, tra queste mura. Come se finalmente potessi tornare a respirare, a ridere, a scherzare, a giocare con i clienti. Ed è stato esattamente così. Tutto era tornato ad una dimensione umana, senza filtri, senza barriere, senza tappi.
Era come essere di nuovo me stessa e come se le persone che avevo di fronte fossero sé stesse. Mi libravo come una farfalla tra gli spazi, sorridendo persino a coloro per i quali avevo sempre provato antipatia. Mi sentivo libera, leggera, Sara di oltre due anni fa.
E quando poi, stamattina, mi è stato detto che l'obbligo di indossarla a lavoro era stato ripristinato, mi è sembrato di ricevere una tegola in testa. Ho sentito distintamente il tonfo, dunque il dolore, il bernoccolo che cresceva, una lacrima solitaria che scendeva a tradimento.
Perché la verità è che sono esausta. E che questo respiro a fatica trattenuto e represso, ora non riesce più ad essere né trattenuto né represso. Satura fin dentro le vene, i polmoni, le ossa, quella linfa vitale che rende un essere umano ciò che è. 
Ora me ne sto qui, con la mia divisa scura, di nuovo cupa e tappata. Sento che l'aria viene a mancare di nuovo, che questa tortura viene spostata sempre più avanti, come un'asticella che non vuol riuscire a cadere. Nauseata.

E non voglio sentire da nessuno che finirà, che manca poco, che è questione di giorni o di mesi. Che devo portare pazienza, che sono esagerata, che è un discorso da persona viziata.
Non voglio sentire da nessuno che questa piaga abbia ancora una qualche spudorata giustificazione perché è un discorso becero che non ho più alcuna intenzione di ascoltare.
BASTA!