giovedì 23 settembre 2021

Trenta




Mia nipote ha compiuto 30 anni.
Che se ci penso mi chiedo come sia possibile che quella scimmietta con i riccioli chiari sia cresciuta così tanto. Che io stessa sia diventata una donna a tutti gli effetti quando solo l'altro ieri - o almeno così mi sembrava - pedalavamo insieme sui sassi del giardino a gran velocità. O ballavamo canzoni di un'altra epoca sulla grande terrazza assolata mettendo dischi vecchissimi che a noi parevano attuali.
Sei anni di differenza, cresciute come sorelle, senza mai un'invidia di fondo, una qualche forma di gelosia o di rivalità. Eppure ti insegnano che tra donne spesso è così, che succede anche quando si condivide lo stesso sangue. Ma a noi non è capitato e ogni volta che la guardo mi sale dentro un sentimento d'amore così intenso che a spiegarlo farei fatica e probabilmente non potrei, non potrei neppure. Perché si raccontano i gesti, gli atteggiamenti, gli attimi, le giornate. Ma non si possono davvero descrivere i sentimenti senza peccare per difetto o per eccesso. E in questo caso, lo so già, peccherei per difetto.
E allora la vedo crescere, annuso la sua vita come ho sempre fatto, con discrezione. Ponendomi sempre un passo indietro, mai uno avanti perché non ho niente da insegnarle.
La vedo incespicare. Oppure soffrire. Qualche volta gioire in modo così pieno che il suo sorriso diventa contagioso, un sole che illumina stanze intere, palazzi a tre piani, colline e montagne.
La mia piccola donna.
Che a volte mi manca così tanto che il fiato si spezza, il cuore perde un battito ogni tre, i polmoni si chiudono come a volermi ricordare che senza aria sono ancor meno di un granello di polvere. Poi ci vediamo e non le dico mai quanto ho patito senza poterla vivere. Dimentico tutto in un istante e già stare all'interno di una stessa stanza, ascoltare la sua voce familiare o inebriarmi della sua risata argentina mi è sufficiente. E anche quando le ore scorrono veloci e non riusciamo a stare da sole per un solo istante prima che io riparta o sia lei ad andare via, sento che è bello lo stesso. Un piccolo miracolo che si rinnova. Quello di due vite che scorrono lontane, ma unite da un filo sottile che le tiene legate nonostante il passare dei giorni, dei mesi e quindi degli anni.
Auguri piccola mia. 
Ricordati che qui, anche se altri giorni, altri mesi e quindi altri anni passeranno, c'è una persona che ogni qualvolta ne avrai bisogno, sarà pronta per te. Una persona che non sarà mai sorda al tuo richiamo, ad un tuo cenno anche sottile, ad un tuo sguardo anche solo appena più velato del solito.
Ma nel frattempo, sperando che questo bisogno di una spalla tu non debba averlo mai, vivi, gioisci, sbaglia, sbaglia fino a sentirlo nelle ossa e in quegli sbagli sii felice e guardandoti allo specchio amati. Un po' come ti amo io, che ti guardo e mi sembri perfetta.

sabato 18 settembre 2021

Punti di Sutura


E' stato come tornare a casa dopo un lungo viaggio e ritrovare le cose a me care nella stessa posizione in cui le avevo lasciate. I profumi preferiti sul comò, gli abiti ordinati nell'armadio, le poesie accanto al letto, i fiori sul balcone, trucchi e belletti nella stanza rosa al piano di sopra.
Solo che non me ne sono mai andata, sono sempre stata qui. E pur raggiungendo il mare almeno un paio di volte alla settimana, non riuscivo a riacciuffare quelle sensazioni, quell'appagamento, quel senso di libertà che erano state una costante degli ultimi anni.

Poi stamattina, senza che ne avessi il minimo sentore, quelle emozioni sono tornate.
E le ho provate con una violenza tale da sentir dentro un palpito nuovo, una gioia diversa, un tornare nel luogo che mi sembrava di aver perso pur avendolo fortunatamente a disposizione.
Le nuvole adornavano il cielo e le onde sbattevano l'una sull'altra, rincorrendosi festose. Gli stabilimenti chiusi mi catturavano gli occhi, si facevano guardare, mesti e solitari. Le barche erano tutte parcheggiate a riva, riposavano. E non c'erano gabbiani a spartirsi i pesci sulla spiaggia. Anche le conchiglie sembravano aver ripreso tutte la strada del mare, lasciando in massa il bagnasciuga.
Ed io ero lì che camminavo, che correvo, che mi emozionavo, che guardavo ogni cosa come se fosse la prima volta, con un bagaglio di emozioni nuove di zecca che mi sbattevano addosso con ardore, accarezzandomi la pelle come brezza fresca.

Mi sono sentita felice. 
Ho pensato alle difficoltà degli ultimi mesi, al fatto che avrei potuto lasciarle andare o non farmi segnare troppo, non farmi imbruttire.
Che non ne vale mai la pena di imbruttirsi. Di stare male il doppio di quanto si dovrebbe.
Che la vita, nonostante i problemi, resta un viaggio incantevole che può serbare sorprese nuove anche quando meno ce le aspettiamo. 

Ho guardato a lungo il mare, sola con i piedi ben poggiati sulla spiaggia vuota, e mi son detta che anche stavolta mi stava curando. 
Stava mettendo punti di sutura sulle mie ferite, leccando via lacrime che non sapevo neppure di aver versato. Mi ha tenuto stretta a sé per un po', un po' padre, un po' fratello, un po' migliore amico. E quando me ne sono andata stavo meglio, mi sentivo finalmente salva.


La cura per ogni cosa è l'acqua salata
sudore, lacrime, o il mare”.
Karen Blixen

domenica 12 settembre 2021

Raffiche

Fonte: studiocataldi. it



Da qualche parte sento esplodere raffiche di fuochi di artificio. Ne ascolto il trambusto ma non le vedo, sono in casa e le persiane sono ormai chiuse da un po'. Provo un guizzo di curiosità che mi porterebbe ad alzarmi a guardare se non fossi così pigra, a quest'ora, da preferire il conforto di questo letto. Intuisco che provengono dal mare e chiudendo gli occhi li immagino colorare il cielo con i loro flutti di luce.
E' una serata oltremodo tranquilla, non c'è il solito chiasso che ha animato ogni giorno ed ogni notte degli ultimi due mesi. Settembre si sta portando avanti, l'estate cede il passo, sulle strade circola meno gente, i ristoranti di pesce non straripano più.

E' stata una bella domenica.
Il sole, la spesa fatta con calma, la frutta e le verdure scelte con perizia, il tempo speso con i cugini, quello con i miei genitori, le chiacchiere allegre dopo il pranzo.
Poi ripartire nel pomeriggio, stendere le lenzuola una volta tornati a casa, i capelli di Fred sul pavimento dopo averli tagliati, una cena frugale, la doccia troppo bollente.
Il letto, finalmente il letto.
Finisce sempre troppo in fretta la domenica, non è vero?
Ti sembra di acciuffarla appena ed è già ricordo.

lunedì 6 settembre 2021

L'Abbraccio

 

Fonte: fisicaquantistica. it

E' un caldo pomeriggio di inizio settembre ed io sono qui che osservo la vita scorrere con il solito ritmo al di là di questo vetro. Sulle fioriere ho piantato fiori nuovi, li guardo e sorrido. Sono di un bel fucsia vibrante, osservarli mi infonde un senso di pacata beatitudine.
Vorrei che bastasse a spazzare via le inquietudini di questo lungo periodo, intervallato solo dalla potenza di vacanze già finite da un po'.
Chiudo gli occhi per riascoltare quei suoni, rivedere gli stessi posti, passeggiare con la mente su quelle vie. Ma li riapro e sono di nuovo qui, in questo posto che amo, ma che sta togliendo energie vitali e salute a qualcuno che amo molto di più.
Faccio la forte, quella combattiva, e anche se mi sento in entrambi i modi, in realtà la preoccupazione e i problemi stendono dentro anche me. Sento il peso di questi avvenimenti sulle mie spalle ossute ma soprattutto li vedo gravare sulla schiena di colui che per me è tutto.
Forse amare è soprattutto questo. Sentire il dolore dove lui lo sente. Annusare il pericolo dove lui lo annusa. Sentirsi vulnerabili nei punti in cui lui viene colpito.

sabato 4 settembre 2021

Bambole Rotte

Fonte: universomamma. it


3 Settembre 2021, Ore 12:45.
Osservo questo manto di nuvole basse e grigie. 
Il sole si è nascosto chissà dove, clandestino nel suo stesso cielo.
E' settembre da tre giorni e l'autunno inizia a posizionarsi qui e là, pronto per l'invasione. E' un accerchiamento lento ma inesorabile, me lo sento già sottopelle.
Leggo poesie, mi alleno, mangio sano, compro qualche abito nuovo, riprendo il lavoro, organizzo qualche cena fuori prima che questi scampoli d'estate finiscano del tutto e mi passi la voglia di uscire la sera.
Sono già tornata più silenziosa, la magia delle ferie è svanita ed io sono tornata la solita me stessa con la voglia di parlare di un criceto addormentato. 
Però questo silenzio non mi dispiace, mi ascolto di più dentro quando non c'è rumore, quando io stessa non faccio chiasso.

4 Settembre, Ore 13:43.
Ho sbagliato.
Avrei dovuto chiamare la Polizia.
Mi sento male, di nuovo.
Non riesco a togliermi dalla testa quella scena.
La bambina. La madre. Quegli schiaffi. Quelle parole tremende. Quelle lacrime, quei singhiozzi convulsi. Quell'odio che mi sono sentita addosso come se fosse stato rivolto a me.
Mi brucia la pelle. Ho lo stomaco sottosopra.
Sono come una di quelle persone omertose che guardano senza muovere un dito?
Sono stata complice di quella donna terribile?
Ho fatto del male anche io alla bambina, non togliendola da quella situazione?

Il respiro si blocca, non scende e non sale. 
E' lì, cristallizzato, fermo. Mi fa stare in apnea.
Dove sei piccola? Come stai? Posso portarti via?

sabato 28 agosto 2021

Riviera

fonte: chiamamicittà. it


Sono in una camera d'albergo a guardare la pioggia cadere copiosa al di là della finestra. 
Siamo qui da sei giorni, domani si riparte. Due di essi li abbiamo trascorsi un po' arrabbiati con questo tempo balordo che ha falciato via un paio dei nostri programmi, ma siamo grati per gli altri quattro in cui abbiamo potuto annusare, assaporare, esplorare, vagare, immergerci nelle suggestioni di questo luogo che ci resterà nel cuore insieme a numerosi altri.
C'è molta vita qui, a qualunque ora del giorno e della notte.
Solo uscendo all'alba ci si può immergere in un'appagante solitudine. E io abbandonavo la mia stanza ancora prima che il sole sorgesse, così da potermelo poi gustare sulla spiaggia, vederlo uscire dal mare e poi sollevarsi rossiccio in cielo innaffiando il mondo di raggi.
Sono stati momenti speciali, di completa comunione con quello che avevo intorno e con il vero centro di me stessa. Come se per trovare la mia anima dovessi andare a cercarla nella purezza, nel silenzio, nella bellezza di un nuovo giorno che prende vita, da sola. Senza parlare, senza condividere, senza sentire altro se non le mie sensazioni esplodere violente dentro di me.
Mi sono sentita felice in quei momenti. Autenticamente felice. 
Poi c'era tutto il resto. Che era comunque bello, forte, potente. Ma mai così, mai come quell'ora e mezza in cui il mio corpo macinava chilometri senza quasi accorgersene.

Qui i locali hanno una marcia in più e la gente vi si riversa già dopo le dieci del mattino, per poi farli letteralmente esplodere alla sera. C'è gente ovunque, un fiume di persone. Gente che viene da ogni parte d'Italia ma anche dal nord Europa e dall'Asia. E' un mondo variegato, affascinante, ma pure turbolento. Non vi si potrebbe vivere in mezzo e riuscire anche a pensare. Ci si può immergere solo per un po', lasciarsi avvolgere da quel fiume, camminargli attraverso, navigare a vista senza perdere d'occhio la riva.

Sto collezionando nuovi ricordi. Cartoline di posti che ho visitato, diari interni di sensazioni che ho provato. Non voglio perdere niente, sento l'esigenza di tenerli qui con me. E allora scatto. Guardo. Annuso. Assaporo. Gioisco. Rido. Scrivo. 

sabato 21 agosto 2021

Alle Cinque i Galli Cantano


Sono stata in campagna per qualche giorno. 
Avevo dimenticato che alle cinque del mattino i galli cantano e che lo fanno a ripetizione, tutti insieme come in un coro, fin quando non si stancano.
Avevo dimenticato la ripetitività rassicurante del canto delle cicale. Quel frinire allegro, riposante, che dopo un po' non lo senti neanche più perché diventa parte integrante della natura, dell'estate, del vivere quotidiano.
Dimenticato cosa significhi dormire il pomeriggio, osservare un tramonto, fare un bagno in piscina, farsi affascinare dalle mutevolezze del cielo, mangiare i fichi direttamente sotto l'albero, spegnere il telefono per qualche ora.
E quando mi sono riappropriata di tutte quelle cose che avevo dimenticato la mia espressione si è fatta più distesa, il battito del cuore più regolare, quel senso di continua fatica meno presente.

Ho fatto anche un paio di gite.
Una con un'amicizia storica.
Una con la famiglia.
E vedere nuove cose, respirare ambienti differenti, ma anche tornare in luoghi che si sono amati, rende il tempo degno di essere vissuto. Tempo pregno di sensazioni, di profumi, di attimi magici, di ricordi.
Ho abbracciato una zia carissima che non vedevo da cinque anni e mi sono sentita addosso la sua emozione, le sue lacrime di gioia, un cuore palpitante che a ridosso del mio sembrava scalciare come un giovane puledro.