venerdì 21 aprile 2017

KO

Fonte: inran. it

Da un paio di giorni a questa parte non mi sento particolarmente in forma.
Ho continuamente sonno, questo freddo di ritorno sembra impossessarsi delle mie membra con una facilità disarmante e ho un mal di testa pressoché fisso che non mi dà tregua. 
Mi sento proprio giù di corda, a voler essere sincera.
Spero che mi passi in fretta perché da qui al 25 aprile ho diversi impegni da onorare e vorrei farlo nel miglior modo possibile. 
E intanto, sebbene siano solo le 13, io già sogno di andare a letto, spegnere la luce e non sentire né vedere più nulla. Conto le ore che mi separano da questo epilogo di giornata e so già che sarà come una lenta corsa ad ostacoli. 

lunedì 17 aprile 2017

L'Importanza di Avere Una Faccia da Culo di Riserva



La faccia da culo è quella cosa senza la quale al giorno d'oggi non puoi fare il giro dell'isolato senza che la gente capisca esattamente a cosa stai pensando.
Ti leggono dentro, se ne accorgono quando ti sono simpatici e ancor più facilmente quando ti stanno sulle palle. E questo, credetemi, è un bel problema per chi deve campare servendo gli altri. Vendendogli cose, dispensandogli sorrisi, ascoltando le loro chiacchiere.
E' inevitabile. Prima o poi da quella porta entrerà qualcuno che ti starà mortalmente sulle scatole e tu, balordo essere umano privo di faccia da culo, non saprai dissimularlo. Ti mancheranno i mezzi. 

Proverai a sorridere ma non ci riuscirai. Proverai ad ascoltarlo ma i tuoi occhi all'insù faranno comprendere a chiunque nel raggio di chilometri che invece stai pensando al buco dell'ozono. Cercherai di levartelo dai piedi il prima possibile e non sarai capace di dedicargli neanche una di quelle piacevoli accortezze che dispensi a tutti gli altri.
E lui se ne accorgerà. Lo capirà subito, perché potrai pure detestarlo a pelle, ma di sicuro non è stupido. Si renderà conto della differenza, del tuo modo di fare, degli sguardi che non gli si posano mai addosso, della faccia annoiata o scazzata.

Ti pesteresti i piedi perché odi non essere sempre così professionale da saper erigere una barriera di 6 metri tra te e il resto del mondo. Ti bacchetteresti le mani per essere così trasparente, così incredibilmente incapace di dissimulare un sentimento. 
Ti chiedi come sia possibile che in quasi dieci anni di commercio tu non abbia ancora imparato a fingere quantomeno di possederla, la faccia da culo.
Saresti disposto ad acquistarne una, a pagarla pure profumatamente. Ad azzerare quei miseri risparmiuccci che tieni da parte. Per una faccia da culo nuova di zecca lo faresti.
E invece.
E invece nessuno te la vende.
Nessuno ti insegna a preparartela da sola.
Nessuno ti dice come cavolo si fa a fingere simpatia per qualcuno che non riesci a tollerare e che ti fa venire l'orticaria pure se si trova a trecento metri di distanza. 

Ti schiaffeggeresti ad intermittenza ma tanto sai che non basterebbe. Perché c'è poco da fare: la faccia da culo, questa meravigliosa virtù, tu non ce l'hai. 
E quando quella persona entrerà dalla porta, pur odiandoti con tutta te stessa, non riuscirai a farle credere qualcosa di diverso da ciò che realmente pensi. Non riuscirai a fingere, anche se lo vorrai tremendamente. 
Lei lo saprà e nel giro di poco lo sapranno anche gli altri, la notizia si allargherà a macchia d'olio e tu sarai ancora lì ad invidiare quelle vere ed autentiche facce da culo di cui certamente è pieno il mondo. Quelle che possono fare e pensare tutto senza che si sappia in giro. 

domenica 16 aprile 2017

Le Uova nel Paniere

Questa domenica di Pasqua doveva andare diversamente. Un invito a pranzo, lo scambio delle uova, le solite risate, il cibo che danza sulla tavola. Alla fine invece è stato annullato e così Fred ed io abbiamo scelto di starcene a casa da soli. Mi sono svegliata per le 9, io che di solito mi alzo presto. Ho fatto colazione con calma, risposto ad alcuni messaggi di auguri. E poi mi sono messa a stendere il bucato e a pulire casa come una massaia d'altri tempi, mancava solo il fazzoletto in testa. Ho preparato una parte del pranzo e fra un'oretta lo mangeremo. 
Passerò il pomeriggio a disfare scatoloni ed armadi per il cambio di stagione. E domani, grigliata dai miei genitori con i cugini. Tutto sommato è andata bene. Volevo avere del tempo per fare queste cose e l'ho avuto. Volevo potermi godere un po' la casa e lo sto facendo.
Si, mio padre voleva che lo raggiungessi oggi e non l'ho fatto. Ma a volte sento davvero l'esigenza di dilatare i tempi e gli spazi e fare le cose con calma, senza correre di qua e di là. 
Ieri ad esempio è stata una giornata sfibrante, di quelle che già a metà ti senti fusa. Ed ho avuto modo di vedere tutta la fragilità di mio cognato, a tal punto che ho provato un'empatia immensa, tale da dimenticare i suoi ritardi, i suoi gesti irresponsabili e tanto altro. Per qualche ora mi sono sentita vicina a lui e ai suoi pensieri come se fossero anche i miei. E allora ti accorgi che la famiglia è anche questo: voler bene pure a quello scavezzacollo che tutti considerano, a ragione, una pecora nera. 

Fonte: dreamstime
Detto questo, Buona Pasqua a tutti voi. In qualunque modo decidiate di trascorrerla.

martedì 4 aprile 2017

Stanche Parabole

Una foto che è un pugno allo stomaco.
Il volto ingrossato, le mani gonfie. La pelle bianca, un tempo sempre abbronzata ed ora ricoperta di ecchimosi. Le occhiaie profonde, i solchi rugosi. 
Ma un sorriso sbarazzino e strafottente, nonostante tutto. Di chi soffre e allo stesso tempo un po' se ne frega di questa vita che gli scivola tra le mani. 

Fonte: fotocommunit. it
Non posso fare a meno di guardarla e se un po' mi vien voglia di ricambiare quel sorriso sghembo, dall'altra sento il bisogno di piangere. Perché forse non potrò rivederlo vivo. Perché probabilmente tutte queste giornate di dolore e di fatica non daranno buoni frutti. 
Perché penso alle sofferenze della zia nel curarlo ogni giorno, nell'aver dovuto lasciare il lavoro, nel non avere molti parenti vicino che possano aiutarla a gestire una situazione di emergenza come questa. 

La vita è una ruota che ti concede pochi giorni veramente felici e poi mesi di agonia. A chiederti perché e se ha davvero senso venire al mondo. Mi chiedo quali possano essere i pensieri di chi sta così male, ad un passo dal buio. Forse si ripensa ai momenti clou della propria vita. La morte del padre in gioventù, gli anni in Germania, l'incontro con la zia, le difficoltà di una vita a farsi bastare il poco denaro. Poi l'impossibilità di lavorare, la sterilità, la lontananza dalle sorelle, la morte della madre. Si, forse si ripensa a tutto questo. E a tutte quelle cose che non so e che sono soltanto sue. Forse ogni tanto pensa anche a me, a quando mi faceva i dispetti fingendo di non essere lui il responsabile. Ai capelli che mi tirava, ai calcetti sul sedere, a quelle parole sconosciute in dialetto stretto che mi chiedeva di codificare. 

lunedì 27 marzo 2017

Marzo Pazzo

Era iniziata come una bella giornata. C'era il sole, gli uccellini che cinguettavano, la prospettiva di un'ora di luce in più di cui poter godere nel pomeriggio. Tutto sommato, le prospettive per un lunedì meno sgradevole del solito c'erano tutte.

Fonte: scrivere. info
Poi sono arrivati i tuoni, i lampi, le prime gocce di una pioggia divenuta presto scrosciante.
E l'umore è andato a finire sotto le scarpe, come sempre in questi casi. Mi sono ricordata improvvisamente che è lunedì, che ho una settimana intera e piena zeppa di cose da fare dinanzi a me, sei giorni di lavoro e di momenti pregni ed intrisi di rotture di scatole.
Poi il portone condominiale che sbatte pesantemente...di nuovo. La voglia di uscire fuori, sbraitare addosso a queste persone che se ne fregano di un bene comune ma che poi stanno tanto attenti ai propri, a quegli spazi non condivisi che hanno acquistato da soli. Come se si trattasse di due mondi differenti, di due dimensioni lontanissime seppur così vicine. 
Credo davvero che una persona la si possa giudicare anche da queste piccole cose. Dal modo in cui tratta le cose che appartengono anche ad altri. Dal tono di voce che usa in casa propria pur sapendo che al di là di queste sottili mura ci sono altre persone. In altre parole: dal modo in cui sta al mondo sapendo di non essere i soli.

venerdì 17 marzo 2017

Camminando

Oggi camminando ho raggiunto i sei chilometri e superato gli ottomila passi.
Che per il mio allenatissimo amico Francesco saranno ben poca cosa, ma per me che ho iniziato da zero un mese e mezzo fa, poca cosa non sono.
Mi sento felice, soddisfatta, in un certo qual senso orgogliosa di me stessa. 
Non sono mai stata una sportiva e ho sempre dato la priorità ad altri aspetti della mia vita. Tuttavia ho saputo ribaltare le mie abitudini e in qualche modo inserire, con non poco sforzo, un'attività nuova che mi sta stimolando molto e che ormai pratico quasi ogni giorno, intervallandola a sedute di step qui in casa. 

Fonte: starbene.it

Le alzatacce, il sudore e la fatica serviranno a qualcosa? ora come ora non lo so. Ma di sicuro son servite a farmi sentire un poco più forte. 
E domani...bé, domani ci sarà un altro traguardo da tagliare. Chi si ferma è perduto. 

martedì 14 marzo 2017

A Fuoco

Attaccamento al lavoro, questo sconosciuto.
Quale stranezza della natura, quale anomalia.

Vorrei davvero poter gridare fino a non avere più fiato in gola, fino a perderlo del tutto e non poter parlare per giorni. 

Fonte: lamenteemeravigliosa. it

Io odio.
Ma che dico "odio". Detesto.
Io detesto certi atteggiamenti di noncuranza e di menefreghismo sul posto di lavoro. Più mi impegno e più mi sembra di veder vanificati i miei sforzi per colpa di quel pezzo di merda (si, stasera chi vuol leggere si becca anche il francesismo), a cui sembra non importare niente. A cui tutto scivola addosso, che fa quelle sue ore come un condannato a morte e che tratta i clienti con strafottenza.
Io non ce la faccio, ve lo assicuro.
E ho una paura così grande di scoppiare un giorno di questi che non avete idea.
Perché tutto quello che vedo e che sento non mi piace, mi dà il prurito, mi fa venire il mal di stomaco. 

Penso di non aver mai avuto sotto gli occhi una persona tanto sbagliata per questo tipo di lavoro quanto lui. E' palesemente fuori posto, messo lì da qualcun altro perché da solo non avrebbe saputo concludere alcunché ma che poi, puntualmente, non è neanche in grado di starci nel modo consono. Se facessi un elenco di tutte le manchevolezze che ho osservato solo nella giornata di oggi non finirei più. E se fosse un dipendente, ve lo assicuro, lo avrei mandato via a pedate. 

Mi sembra di dovermi sforzare il doppio, di dover sorridere di più, di dover essere ancora più efficiente. Il tutto per sopperire alle sue mancanze. A quello che non fa, che non dice. E anche all'esatto contrario: a quello che fa e a quello che dice.
Ma per quanto possa fare, per quanto impegno io possa impiegare...talvolta mi sembra tutto vano. E vano lo è davvero perché per quanto possa far bene il mio lavoro non potrò mai cancellare certi atteggiamenti, certe frecciatine stupide, certi sguardi da coglione. 
Certa gente purtroppo cade sempre in piedi, ha sempre le spalle coperte. E una parte di me ce l'ha con i suoi genitori che non gli hanno mai dato il calcio in culo che merita. 

venerdì 10 marzo 2017

Foto

In quest'era digitale in cui si fotografa tutto, dal cibo che si mangia alla merce che si è appena acquistata, mi sono resa conto di avere pochissime foto di me. Di noi. Anche dei miei familiari, di mio fratello, dei miei genitori. Pochissime con il mio compagno. Nessuna con la mia amica del cuore.


Fotografo fiori ed oggetti ma è così raro che decida di fotografare ciò a cui tengo davvero, che nel mio telefono praticamente non ce ne sono. 
Se uno sconosciuto si mettesse a sbirciare nella mia galleria penserebbe che sono quelle le cose di cui davvero mi importa, le cose a cui tengo. E avrebbe ragione nel definirle cose.
Ma le persone, gli affetti, quella sensazione di calore che ti pervade quando sei con qualcuno a cui vuoi bene...Ecco, quella cosa meravigliosa lì non la fotografo mai.
E allora si perdono i sorrisi, le lacrime, la gioia, i bei momenti. Finiscono tra i ricordi che non possono essere trasmessi, di cui non si conserverà una traccia materiale. 

E chissà perché mi ritrovo sempre a sentirmi gelosa di quella porzione di vita, la più autentica. Più desiderosa di viverla che di mostrarla. 

venerdì 3 marzo 2017

Sogno Uccelli Neri

Il mese scorso ho sognato di essere in un negozio, forse il nostro anche se non gli assomigliava. Sentivo però di avere una qualche responsabilità che lì mi tratteneva. All'entrata sostava un uccello di enormi dimensioni, nero, una razza che probabilmente non esiste nella realtà. Così mastodontico che se avesse aperto le ali sarebbe stato lungo due metri. Per una qualche sconosciuta ragione dovevo stare accanto a questo uccello, anche se ne avevo paura. Sentivo provenire da lui una sorta di aggressività, sebbene non mi abbia fatto alcun male. Lo temevo e gli stavo accanto comunque, gli parlavo persino e credo che lui mi abbia anche risposto. 

Fonte: In Vita Veritas

Stamattina ho sognato di essere all'esterno, in una sorta di riserva naturale immersa nel verde e in una specie di foschia. Era pomeriggio o forse quasi sera, non c'era alcuna luce diretta a rischiararci. Ero con altre persone che non conosco. Intorno a noi c'erano tanti uccelli e da loro ero affascinata. Alcuni grandi e solitari, altri più piccoli e con un bel piumaggio. Anche loro erano sempre neri. Li fotografavo, non ne avevo alcun timore. Anch'essi erano fermi. Uno di essi mi guardava, sembrava un grosso gufo. Non si muovevano mai, non volavano, non sbattevano neppure le ali. 

Mi piacerebbe tanto capire che significato possano avere questi sogni. 

venerdì 24 febbraio 2017

Non Tutti Buoni i Venerdì

Fonte: i.ytimg. com

Il tempo è grigio e triste, sia dentro che fuori. Forse più dentro che fuori. 
Sono arrivate delle notizie spiacevoli e siamo tutti un po' preoccupati. Quel genere di notizie che ti mettono addosso l'ansia. Che ti fanno annaspare, che ti fanno chiedere come riuscire a districarti, a cambiare la rotta delle cose. 
Ed ora mi sento come quell'uccellino sulla staccionata: piegata dagli eventi, dagli agenti atmosferici, da fatti che non so come cambiare né gestire.

sabato 18 febbraio 2017

Ancora Sabato

Questa settimana è stata sfiancante.
Per tutte le ragioni elencate nel post precedente e anche per una stanchezza fisica e mentale che è andata a sommarsi al resto. Ed oggi è ancora sabato, si lavora come sempre fino a stasera.
La verità è che vorrei aver già finito. Avere il tempo di dedicarmi anche ad altro o poter anche solo preparare un dolce da portare ai miei, domani. Da quanti mesi non preparo una torta a mio padre? un tempo lo facevo sempre. Ora al massimo riesco a comprargliene una già pronta. E non è la stessa cosa. 

Fonte: diredonna.it

Stamattina mi sono svegliata con la pioggia. Avrei voluto andare a camminare ma tollero tutto fuorché le gocce fredde che mi cadono addosso. E così a malincuore ho rimandato, con quel fastidio di sottofondo che mi accompagna sempre quando programmo qualcosa che poi non riesco a portare a termine.
Saranno contenti la mia caviglia ed il mio polpaccio, doloranti da qualche giorno e messi in un angolo con la sciocca speranza che non pensarci basti a farli guarire. Ieri ho camminato per un'ora, scelto un percorso diverso che mi ha dato molta soddisfazione. Ed oggi sento che mi manca fare altrettanto. Mi manca quell'assenza di pensieri, sentire la testa che si sgombera, che si libera.
Non è una sensazione meravigliosa? in quegli istanti senti solo le gambe sull'asfalto e la musica alle orecchie. Chi ti passa accanto non esiste. Non esistono le auto, non esistono i cani che sbattono addosso ai cancelli con la voglia di azzannarti. Non esiste niente e torni in te solo sotto la doccia, quando l'acqua porta via il sudore e con esso anche la sensazione di libertà.

mercoledì 15 febbraio 2017

Di Corsa

San Valentino quest'anno è stato una totale ciofeca.
Il nostro dipendente ha la febbre da qualche giorno per cui si fanno turni doppi per coprire anche le sue mansioni e le sue ore. Come se non bastasse, mio cognato arranca e si lamenta ad ogni due per tre. La lavastoviglie si è rotta sul più bello lasciandoci in panne, con le colazioni da servire, la gente che sclerava, tutta la roba da lavare ed asciugare a mano. Per comprarne una nuova bisogna attendere una settimana per la consegna. E anche riparare la vecchia significa aspettare. 
E poi tutti gli altri problemi di sempre, quelli da seguire passo passo. Il commercialista che telefona, la banca da foraggiare, gli uffici che lavorano ad un ritmo stanco senza render conto delle scadenze altrui. 

Fonte: Letizia Turrà

Ieri sera Fred ed io eravamo così sfatti, incazzati e sfibrati che abbiamo cenato in silenzio, ognuno perso nei propri pensieri. 
Fortunatamente avevamo festeggiato due giorni primi, domenica. Con pranzo fuori, scambio dei regali, mise sexy e compagnia bella. Sempre detto in fondo: meglio un uovo oggi che se aspetti la gallina stai fresco. 

lunedì 13 febbraio 2017

La Via delle Mimose



Un'altra mattinata frenetica, questa settimana inizia bene.
Mi sono alzata presto, sono andata a camminare. C'era il sole e faceva quasi caldo, più della scorsa settimana sicuramente. Ho scelto un nuovo percorso per poi scoprire che mi piaceva più l'altro. Sono rientrata, ho fatto la doccia, pulito a terra, organizzato il pranzo, la cena, messo a lavare gli abiti sudati. E alle dodici si va a lavoro. Voglio cominciare bene anche questo lunedì che inizia ad avere il profumo della primavera. C'è una via dove quattro mimose in fiore mi accolgono ogni mattina e un giorno non ho resistito dal rubarne un minuscolo ramoscello. Mi piace la mimosa, mi ricorda mia zia. Era il suo fiore preferito, ne avevamo un grande albero in giardino. Fu piegato due volte dalla neve e alla terza si ruppe in modo irrecuperabile. La guardammo stroncata e ferita e ci venne da piangere. Pensavo non ci fossero mimose qui, ne avevo viste davvero di rado. Trovarmene davanti quattro piante è stata una rivelazione ed ora non posso fare a meno di tornarci giornalmente, annusare, guardare, sentirmi un po' più a casa. 

sabato 4 febbraio 2017

A Piedi Sulla Strada

Fonte: viverepiùsani. it

Mi alzo presto, abbandono il letto caldo per vestirmi in fretta ed uscire. In questi giorni sono stata agevolata da un clima più mite che mi ha consentito di evitare sbalzi troppo bruschi di temperatura. Scelgo le vie interne, lunghissime, quelle che avevo attraversato solo in macchina. Vedo le case, vedo i gatti appollaiati nei giardini e sui muretti, vedo i padroni mattinieri di cani al guinzaglio. Vedo pure i cumuli di cacca che lasciano in giro perché la civiltà è cosa sconosciuta ai più. 
Qualche automobile mi passa accanto, poche. Sento le gambe che si sforzano felici di farlo. Il contapassi è arrivato, ora ci trovo anche più gusto. La musica alle orecchie, mia unica e sola compagna in quest'avventura appena nata.
E per la prima volta in più di tre anni e mezzo dal mio trasferimento, mi sembra di vivere davvero questo luogo. Le sue strade, le sue villette, le tante auto parcheggiate sul ciglio. Per la prima volta mi sento parte integrante di tutto questo, di quella vita sotterranea che non vedevo mai. 
Ogni tanto mi capita di incontrare qualcuno che come me si alza presto per camminare. Una cliente, una ragazza della mia età, due tipe strampalate che camminano insieme. Ci guardiamo e basta, poi ognuno procede per la propria strada. Siamo individui silenziosi tra le vie del paese che si sveglia. 

mercoledì 1 febbraio 2017

Iniziare a Camminare

Deciso qualche giorno fa, iniziato questa mattina.
Ho messo la sveglia, mi sono alzata, lavata, vestita. Ho preparato la mia solita irrinunciabile colazione: un bicchiere di latte scremato, all bran, tre biscotti grancereale al cacao. 
Ho indossato la mia tutina rossa ed una giacca aderente blu con il cappuccio. Scarpe comode con le strisce rosse. Che non si dica che vado in giro con i colori spaiati.
Le cuffiette alle orecchie, gli occhiali scuri. Che poi il sole non c'era neppure, li ho messi per coprire le occhiaie ovviamente. 
Ho iniziato a camminare subito con un buon ritmo, attraversato strade che conoscevo appena. E le mie gambe erano felici, quasi estasiate direi. 
Solo mezz'ora, perché è pur sempre la prima uscita ed avevo anche paura che iniziasse a piovere. Tornata a casa ho fatto la doccia e iniziato tutte le solite pratiche di ogni giorno. Con dentro la consapevolezza di aver iniziato qualcosa che forse mi farà bene, che forse mi renderà soddisfatta di me stessa.

Fonte: tropismi.it

Ho ordinato un contapassi, dovrebbe arrivare entro lunedì. Domenica ho anche acquistato delle nuove scarpe "giuste" ed una tutina blu e bianca più leggera. E mentre lo facevo, ancora titubante, chiedevo a Fred:"Secondo te lo farò davvero? Inizierò sul serio?"
:"Secondo me no." Mi ha risposto.
E se in un primo momento mi sono sentita scoraggiata, in quello successivo ho preso quelle tre parole come un monito. Avrei iniziato davvero, l'avrei fatto nonostante gli impegni, le tante cose da fare ogni giorno, il tempo risicato. Lo avrei fatto e basta. Per dimostrare a me stessa e a lui di non essere solamente ciò che sono sempre stata. Per dimostrare di poter essere anche diversa. Degna di fiducia, ad esempio.

mercoledì 25 gennaio 2017

Oggi Zuppa!

Questa mattina avevo tante cose da fare e le ho fatte tutte correndo perché il tempo vola e a volte ho come la sensazione di non riuscire ad acciuffarlo nel modo giusto. Mi sento come sopraffatta, continuamente in difetto.
Oltretutto ho pure un braccio fuori uso e dovendo sforzarlo arrivo alla sera completamente sfibrata e sfinita.

Comunque dicevo, ho fatto tante cose e avrei potuto evitare di mettermi pure a cucinare. Optare per un piatto veloce, una roba qualsiasi che mi togliesse un po' di lavoro dalle spalle.
Però avevo una gran voglia di farlo, di mangiare qualcosa di buono, qualcosa di invernale, qualcosa che mi facesse sentire proprio a casa...almeno prima di correre a lavoro.
E così mi sono messa ad affettare le patate e le carote. Poi a pesare il farro perlato. E di lì ad un'ora o poco più avevo preparato la mia prima zuppa di farro.
Buonissima, casalinga nel senso più autentico e genuino del termine. Sento che mi ha fatto un gran bene e che la prossima volta andrà anche meglio. Non avevo neppure una ricetta, ne ho letta qualcuna ieri sera e alla fine ho attinto un po' qui e un po' lì ed ho fatto a modo mio. Tutto sommato mi è andata bene.
Non era bella né scenografica come quella della foto, però mi ha resa orgogliosa di me stessa. 

Fonte: Wine Dharma

martedì 24 gennaio 2017

Mi Piaceva Non Pensare

Da tre giorni a questa parte non faccio altro che pensare.
E vi sembrerà strano dal momento che di solito cerco di pensare il meno possibile. Sono una di quelle persone che hanno pensato troppo per tanti anni della propria vita e che ora, chissà perché, hanno scelto di fare dietrofront. Di procedere in retromarcia, di pensare il meno possibile, solo quando si rende realmente necessario.
Non che mi senta lobotomizzata, questo no, solo che dei tanti pensieri inutili che la mia mente era solita costruire io non ne potevo più. Decisi dunque di darci un taglio, di crearmi distrazioni tangibili, di concedermi svaghi di un qualche tipo in quei momenti morti che il mio cervello avrebbe volentieri utilizzato per pensare.
E alla fine è andata bene così. Meno seghe mentali, meno aria fritta.

Fonte: digiland. libero. it

Solo che stavolta questi pensieri hanno un fine, uno scopo, una reale direzione verso cui convogliarli. E già rimpiango i momenti in cui non dovevo pensare a nulla che non fossero i miei consueti doveri quotidiani. Quelli in fondo li conoscevo, sapevo gestirli, per certi versi con alcuni di loro potevo anche procedere in automatico. Metti il pilota e via, ti porta lui. 

E invece qui no, mi tocca pensare. Ripensare. E poi ricominciare da capo. E mi sa che non ero più allenata perché ora mi pesa parecchio. 

venerdì 20 gennaio 2017

Segni

Fonte: kaloi. it


Sono piena di ferite, ovunque guardi.
Le mani sono un campo di battaglia, perché i geloni sono arrivati il 10 gennaio e la pelle è diventata ancor più sensibile di quanto non fosse già. Tagli, escoriazioni, zone gonfie ed arrossate, cerotti qui e lì.
E sul corpo ho lividi, botte, brutture varie. Se mi avessero detto che avrei vissuto anche da adulta con la pelle di quando ero solo una bambina, non ci avrei creduto. Mi sarebbe sembrato impossibile, stupido, ai limiti del verosimile. E invece eccomi qui, a 31 anni, troppo distratta e troppo poco delicata con me stessa da saper evitare situazioni come questa.
Un bitorzolo sul mento, un grosso livido sul braccio, uno sta scomparendo sulla coscia. Non so calcolare gli spazi, penso sempre a qualcosa di diverso che non sia l'azione che sto compiendo. E allora sbatto, mi faccio male, impreco. E per i giorni a venire mi porto addosso il marchio della mia stupidità.
Forse imparerò...un giorno.

domenica 15 gennaio 2017

Relax

Oggi relax. Pieno, autentico, meraviglioso.
Mi sono alzata alle dieci che per me è una sorta di record. Pur vero che ieri notte sono andata a letto tardi, però è stato bellissimo restarsene tra le coperte senza avere la preoccupazione di alzarsi in orario e iniziare la trafila dei soliti doveri.
Ho fatto un po' di spesa, un pranzo fuori con Fred. Ed ora me ne sto a casa mentre una pioggerellina leggera si fa notare al di là della finestra. Adoro queste giornate, quelle in cui puoi vivere ogni cosa con calma e tranquillità. Quelle in cui puoi leggere, stravaccarti, decidere di non pensare. Lasciare fuori il mondo e goderti a pieno la casa, i tuoi spazi, il calduccio confortante dei termosifoni.

Fonte: canadianfamily


E a domani...bé, a domani non ci voglio ancora pensare. Buona domenica a tutti.

lunedì 9 gennaio 2017

Neve Spostati!

Fonte: 6aprile. it

Fa un freddo cane in questi giorni e immagino che abbiano di che lamentarsi quelli che si trovano sotto un metro e mezzo di neve. Ieri ero a pranzo con una ragazza molisana ed ho visto le foto che le hanno mandato i suoi. Ancora una volta mi sono ritrovata a ringraziare il Cielo per non dovermi trovare nelle stesse disagiate condizioni. Odio la neve, odio tutto quel bianco che ti rincoglionisce e ti estrania quando diventa così invadente, odio l'idea del ghiaccio sotto i piedi e le cadute rovinose a terra. 
Sono un tipo primaverile ed estivo, mi piace il sole che ti si riversa addosso, il calore sulla pelle, quel tepore che ti fa venire sonno. 
Le mie mani tutto sommato stanno reagendo abbastanza bene, per lo meno in relazione agli altri anni. Non so ancora per quanto potrò cantare vittoria ma già essere arrivata a gennaio con delle mani decenti mi sembra un piccolo grande traguardo. Certo le muovo con qualche fatica in più e in certi momenti mi sembrano atrofizzate, tuttavia conservano ancora un aspetto gradevole e non vederle brutte e gonfie mi aiuta da un punto di vista dell'umore. 


lunedì 2 gennaio 2017

Si Ricomincia

Fonte: keepcalm-o-matic.co.uk

Il primo gennaio sono tornata alla base e oggi ero già a lavoro. 
I giorni di vacanza sono finiti e con essi anche quel senso di pace, relax e tranquillità che li ha contraddistinti. Tutto sommato io la prendo sempre con filosofia: lavoro quando c'è da lavorare e mi rilasso quando posso farlo.
Sono stata bene in mezzo alle mie colline, tra la mia gente, coccolata in famiglia. Non fosse stato per quel letto infernale avrei anche dormito come un ghiro.
Il lavoro di oggi è consistito in...pulire, pulire, pulire tutto per la riapertura. Domani si riapre al pubblico e forse questo è ciò che temo di più: tornare ad avere a che fare con la gente.
Speriamo in bene e buon anno a tutti!