lunedì 21 novembre 2016

Nell'Aria

Fonte: mercatini-natale.com

Ventuno novembre. Mancano un mese e quattro giorni al Natale.
E quest'anno, diverso da quello scorso, me lo sento già dentro. Ieri ho fatto il mio primo giro nei negozi in cerca di regali, così da non dover poi assillare le commesse a ridosso della Vigilia. Tutto era già così superbamente addobbato da avermi regalato dei teneri brividi di felicità sulla schiena. Ho voglia di positività, di dolcezza, di cose belle e buone, di calore familiare. Voglia di sorridere, di rallegrami anche per le piccole cose, di vedere tante lucine in ogni dove. Ho voglia di approcciarmi a questo Natale così come facevo da bambina: con gli occhietti pieni di meraviglia e il cuore in festa. Con alle orecchie le musiche giuste e nel cuore proprio quei giusti sentimenti.
E chissene frega se ormai è soprattutto una questione commerciale, non ho mai conosciuto qualcuno che fosse più consumista di me. Vorrà dire che mi sentirò proprio nel mio habitat naturale.


domenica 13 novembre 2016

Isabella #2

Oggi ho conosciuto la figlia di colei che è stata la mia migliore amica per ben 22 anni.
Nata da quasi due settimane, ha la delicatezza di una farfalla. Un nasino perfetto, dolcissimo, su un viso tenero quanto un fresco bocciolo di rosa. 
Dormiva beatamente senza curarsi delle nostre voci né delle automobili che di tanto in tanto attraversavano la strada al di là della piccola finestra. Vederla in quella carrozzina blu è stato incredibile. Isabella era lì, figlia di quella donna che un tempo era una ragazzina piena di problemi che giocava nel mio giardino. Figlia di quella donna che un tempo era parte integrante della mia vita, un pezzo di me, della mia infanzia, della mia adolescenza, di quel principio dell'età adulta. 
Neanche per un attimo ho pensato che fosse una bambina qualunque, nata da genitori qualsiasi. 


Anche riabbracciare la mia amica è stato toccante. Mi è sembrata forte e fragile allo stesso tempo. Una donna serena con qualche preoccupazione addosso ed un'aria così dolce e materna che non gliene avevo mai vista una uguale. Ho avuto la tentazione di abbracciarla e piangere ma ero troppo felice o troppo turbata per fare qualunque cosa che non fosse semplicemente parlare e osservare quell'esserino meraviglioso a pochi passi da me.

Ed è stato bello quando il padre di lei mi ha accolto con una gioia autentica degli occhi. Non lo vedevo da più di tre anni, un tempo lunghissimo nel quale è diventato vedovo e ha avuto problemi di salute. Quando sono entrata in cucina era attaccato all'ossigeno e respirava con fatica. Eppure l'ha tolto, mi è venuto incontro, mi ha salutato con gli occhi lucidi. Ha detto che sono bella e lo ha detto come lo direbbe mio padre, con la stessa emozione.

Stare lì con loro è stato bellissimo. Mentirei se definissi quella mezz'ora di tempo in modo differente. E' stato un tuffo nel passato, un tornare indietro e poi ricatapultarsi avanti. Perché nessuno di noi è più lo stesso di 10 anni fa eppure siamo ancora tutte quelle cose lì. 
Io e la mia amica siamo le stesse ragazze curiose che visitavano i borghi medioevali della Sabina a bordo di quella Panda bianca prima e di quella Cinquecento blu dopo. 
Siamo le stesse che si raccontavano ogni cosa, che si confidavano sui ragazzi, sulla scuola, sullo studio. Siamo le stesse anche se siamo troppo diverse, anche se tutte queste cose non le facciamo più.

Pensare che questa mia amica è diventata madre mi ha colmato il cuore di una tenerezza infinita. E quando me ne sono andata le ho detto che tornerò perché è sul serio quello che voglio fare. Voglio veder crescere Isabella, voglio vederla vivere.
E voglio ancora essere amica della mia amica perché tutto cambia, tutto si trasforma...ma nulla si distrugge.

martedì 8 novembre 2016

Grovigli di Fiato

A lavoro cerco di evitare accuratamente di entrare nei discorsi politici, religiosi o in tutti quegli argomenti che, nella vita privata, mi farebbero infervorare come una biscia.
Il più delle volte ci riesco con nonchalance. Altre a stento, mordendomi la lingua, le labbra e l'interno della bocca. Di fatto mi violento perché se tirassi fuori tutto quello che mi passa per la testa non avrei più clienti. Questo è un mestiere in cui tanto spesso bisogna sorridere nonostante tutto e manifestarsi in prima persona il meno possibile. Mantenere una sorta di fredda facciata. Cordiale ma mai realmente amichevole, se non in rari casi. 

Fonte: wsimg.com
Ieri sera, però, il mio proposito è andato a farsi benedire. Un cliente ha parlato di femminicidio in modo tanto gretto, maschilista e sgradevole da farmi girare le ovaie come un mulino a vento. E in quel caso non avrei potuto far finta di niente neanche se avessi realmente voluto farlo perché lui era di fronte a me. Di fatto è con me che parlava. Con me e con mio cognato. Quest'altro ha fatto una risatina di circostanza. Io per poco non lo sbrano. E mi sono contenuta. Anche senza mordermi le labbra ho evitato di dire tutto quello che mi stava passando per la mente, perché stavo pur sempre lavorando e non ero lì per dare di matto. Anche se avrei tanto voluto.

Quel che più mi ferisce è che il suo pensiero sia anche quello di molti altri. Uomini e donne, indifferentemente. C'è realmente un mondo neanche troppo sotterraneo di gente che pensa che le donne che vengono brutalmente uccise dai loro compagni se lo siano meritato. Che gli sia servito di lezione, che era colpa loro, che si sono cercate quella morte tanto orribile. E sapere che questo mondo è in mezzo al nostro, che questa gente cammina in mezzo a noi...è terrificante.