giovedì 25 agosto 2016

Quando La Terra Trema

Ieri è stata una giornata infernale e quella che è iniziata da poche ore sembra seguire la stessa triste scia.
La provincia di Rieti è la mia provincia. Lì ci sono le mie radici, il mio cuore, le persone che amo. Me lo ricordo bene il terremoto de L'Aquila, me lo ricordo bene quel tremore lunghissimo che durante la notte ci scosse tutti. Mi ricordo bene anche i precedenti, perché tutte le volte in cui la terra ha tremato al centro Italia, in questi anni, mi sono svegliata durante la notte terrorizzata. Ed ogni volta vedere quelle persone perdere tutto e spesso anche la vita, mi ha fatto stare male. 
Conoscevo quei centri, avevo passeggiato lì, avevo respirato l'aria fredda della notte ed il profumo della montagna. Chi vive dalle mie parti lo sa che può succedere. E' zona sismica, dicono. Eppure quando capita nessuno è veramente preparato, nessuno può saperlo prima di addormentarsi che quella potrebbe essere la notte che sconvolgerà per sempre la sua vita. Vai a letto tranquillo e quando un pezzo di casa ti cade addosso pensi che sia l'inferno, un incubo, un sogno dal quale poi ti risveglierai. 
Quando poi passa tutto non riesci a sentire alcun tremore, neanche quello più innocuo, senza pensare che sia nuovamente il terremoto. Non sopporti che qualcuno batta i piedi sotto il tavolo. Non sopporti la musica alta dei vicini se fa oscillare le parti. La paura è sempre lì, affacciata alla porta di casa.

Fonte: teconologia-ambiente.it
Ho chiamato subito i miei, che raggiungerò nuovamente questa sera. Si sono alzati tremando, mia madre con quella gamba che non la fa camminare bene, mio padre con la sua ansia cronica, mio fratello senza sapersi più riaddormentare. 
E quando ho saputo che l'epicentro era Amatrice il mio cuore si è fermato per un attimo. Erano lì i genitori della zia di Fred? Erano in quella casa o qui sul litorale, al sicuro?
Erano lì. Il figlio è partito presto e l'hanno fatto passare. La Salaria è poi stata chiusa, quei ridenti borghi spazzati via dalla furia della terra.
Ore interminabili senza sapere nulla, senza potersi mettere in contatto, senza poter partire. Un travaglio che dura ancora oggi, nel momento in cui scrivo. Erano in tre, una di loro è stata tratta in salvo intorno alle cinque del pomeriggio di ieri. Un sollievo lungo interi minuti e poi la tristezza, nuovamente, quando loro due ancora non venivano salvati.
Quasi ti sembra di sentire il rumore dei cocci, il battito sordo di quei cuori seppelliti sotto le macerie, l'incredulità, lo spavento, il terrore che si insinua in ogni terminazione nervosa fino a farti smettere persino di parlare. 
E allora scrivi, perché almeno scrivere non fa rumore. Nessuno sente i tuoi pensieri, ma forse qualcuno potrà leggerli. Forse qualcuno potrà farlo capendo cosa si prova in questo lungo travaglio che non sembra avere più fine. 
Sono ancora vivi? Sono morti subito? Hanno sofferto? Stanno soffrendo tuttora? 
Le domande ti asfissiano, ti comprimono il cervello, ti autorizzano ad assentarti dal mondo.

8 commenti:

  1. Questa mattina ho saputo che ad amatrice è morto un nostro ex cliente che non essendo di quelle parti era evidentemente lì in vacanza. Mai conosciuto se non per mail. Pare fosse con la famiglia cge che non si trova quindi credo fossero all'hotel Roma

    Una tragedia terribile e temo che la contabilità dei morti sia destinata ad aumentare

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    1. Chi è andato a cercare sotto le macerie mi ha detto che la situazione è indescrivibile. Come se fosse esplosa una bomba dall'effetto devastante.
      Gente che non ha più nulla, gente che è rimasta completamente sola, con il pigiama addosso e neanche una casa in cui ritornare.
      Non ci sono parole, davvero.
      Sono stata in stato di choc per tre giorni.

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  2. Cinnamon Kitty26 agosto 2016 12:39

    Ciao cara,
    ho scoperto da poco anche questo tuo altro blog, e ieri ho letto questo post. Ho meditato a lungo su cosa scriverti, per trovare le parole giuste per offrirti un minimo di conforto. Credo però che si possa dire ben poco di fronte al dolore e alla distruzione di questi giorni. Cosa dire alle persone che hanno perso i propri cari? A chi ha perso la casa costruita in una vita? A chi ha perso la sua quotidianità, il suo paese? Non c'è nulla da dire di fronte alla perdita di tutto.
    Possiamo solo ringraziare i soccorritori e i volontari che si stanno adoperando, possiamo aiutare questa gente a non sentirsi sola, inviando donazioni e rimanendo vigili anche e soprattutto nel dopo: quando i riflettori si spegneranno sarà nostro dovere informarci su come procederà la ricostruzione, perché se tutti staremo attenti, forse non si verificheranno le solite magagne, e se si verificheranno saremo pronti a denunciarle.
    Io auguro a queste persone di trovare la forza di reagire e prego per loro.
    Riguardo a te, Dama, sappi che, per quanto possa valere, il mio pensiero è con te e con la tua terra. Un abbraccio.

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    1. Ciao Kitty,
      anche se questo blog lo tengo un po' più nascosto è anch'esso una parte di me. Mi fa piacere tu l'abbia trovato.
      Non posso che condividere le tue parole. Spero davvero che stavolta la ricostruzione avvenga nel modo giusto, senza impicci, speculazioni e quant'altro.
      Un abbraccio.

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  3. Non ci sono davvero parole per descrivere tutto quello che sta capitando. A volte, se mi fermo a pensarci, mi sembra che stiamo vivendo in un periodo in cui siamo continuamente "sotto attacco", dal terrorismo, dalla natura che si rivolta o che semplicemente ci ricorda che ci sovrasta e ci circonda. Con l'Etna vicino, anche qui abbiamo avuto a che fare con terremoti piuttosto forti, per fortuna senza danni alle persone, ma solo alle cose. E se già con poco, vivi costantemente nella paura, figuriamoci quando succedono cose molto più gravi. Ti abbraccio!

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    1. E' vero Scheggia, siamo sotto attacco su ogni lato. Mio zio dice sempre "la vita è stronza".
      Volgare, lo so. Ma è vero. Troppo vero.
      Un abbraccio e grazie.

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  4. Una tragedia immane...ci penso continuamente. Ti sono vicina Sara....mi dispiace immensamente. Un forte abbraccio.

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    1. Anche io non posso fare a meno di pensarci.
      Grazie per il tuo abbraccio Irene.

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