lunedì 18 aprile 2016

Disfatte

Post politici non ne scrivo mai, per scelta. Così come evito di intavolare discorsi di questo tipo quando mi trovo in mezzo alla gente. So che mi viene facile perdere il raziocinio, il controllo, l'aplomb. Divento scurrile signori miei, mi infervoro come quando mi toccano su un piano strettamente personale. 

Fonte: m.ask.fm

E oggi non è un discorso politico che voglio aprire, quanto piuttosto gettare giù quattro pensieri scossi dall'amarezza di quest'esito previsto ma non per questo meno doloroso.
Parlo del referendum di ieri ovviamente e della sua disfatta.

Non mi importa per chi abbia scelto di votare si o no. Non mi importa il pensiero di chi ha preferito restarsene a casa o fare tutt'altro piuttosto che dedicare 5 velocissimi minuti della sua vita ad un atto che dovrebbe essere dovuto. E non è poi uno di quei doveri sfracassapalle. E' uno di quei doveri per cui tanta gente ha lottato. Uno di quei doveri per cui paghiamo fior di quattrini. 
Un dovere che è anche un sacrosanto e meraviglioso diritto...troppo spesso gettato alle ortiche.

Ripeto, dell'esito del referendum mi sarebbe importato fino ad un certo punto. Quel che mi importa, intimamente, è che la gente abbia scelto con raziocinio di non farne parte, di abdicare questa scelta, di fingere che non fosse qualcosa di importante.
Mi sento così delusa ed amareggiata per tutta quella gente che ha scelto di fregarsene che oggi potrei mordere. Mordere sul serio.

Il referendum aveva mille difetti, non era stato posto bene, era stata scelta una data che non piaceva. Però era pur sempre una possibilità di far sentire la propria voce, di ribadire "io esisto, ci sono, mi importa". Una possibilità di far arrivare un messaggio.
E' questo che mi fa male, che mi irrita profondamente. Siamo davvero un popolo di pecoroni, un popolo di gente che preferisce voltarsi dall'altra parte quando c'è da fare qualcosa mentre è sempre in prima fila quando bisogna criticare o lamentarsi.

6 commenti:

  1. non sono d'accordo. non votare (a maggior ragione in un referendum dove esiste il problema "quorum") è una scelta assolutamente politica, non è viltà. è più vile il comportamento di quelle regioni (che sono il regno dello sperpero in Italia, oltre che della corrutela) che hanno indetto questo referendum per una mera questione di potere con le competenze dello stato.

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    1. Penso che non votare non possa definirsi scelta quanto piuttosto una non scelta.
      In ogni caso rispetto il tuo parere.

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  2. meritiamo tutto il peggio, perché l'abbiamo scelto e difendiamo persino questa "scelta". e mi fermo qui, che è meglio.

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    1. Che se dovessimo dirla tutta chissà che ci esce di bocca a me e te :D

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  3. L'esito era scontato,mancava unicamente la percentuale dei votanti,se il referendum avesse toccato interessi palpabili sarebbe stata un'altra storia.

    Chi è rimasto a casa ha regalato coscientemente o meno,parecchi soldi ai petrolieri,che avranno un tempo indefinito nell'estrarre greggio o gas pagando meno tasse.

    E se ci sarà mai un drammatico sversamento di oli nel Mediterraneo,facendolo morire,amaramente avremo la coscienza apposto.

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    1. Un esito scontato sul quale fino alla fine ho comunque sperato. Peccato...

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