venerdì 29 aprile 2016

Cosa Mi Piace Dei Matrimoni

Sapete cosa mi piace dei matrimoni? la luce negli occhi degli sposi.
Una luce che negli altri giorni non gli hai visto altrettanto intensa. Un'adrenalina che li percorre tutti, che li fa sembrare iperattivi. Una gioia incontenibile che li fa rimanere per ore con il sorriso fisso sulle labbra, senza stancarsi. Quegli abbracci spontanei che elargiscono, che ti fanno sentire parte di un qualcosa di bello, di unico, di speciale.

Fonte: noisposi.net

Oggi si sposano i miei vicini di casa, quelli che abitano sotto di me. Due ragazzi che stanno insieme da ancor più tempo di Fred e me, nostri coetanei. 
Lei mi piacque subito, dal primo momento in cui la vidi. Avete presente quelle persone gentili, solari e disponibili con le quali sai di poter andare certamente d'accordo? quella fu la prima impressione, confermata ogni volta che ho avuto modo di averci a che fare.

Questa mattina sono andata a trovarla per portarle il nostro regalo. Mi ha aperto con un sorriso che le divampava dentro come un fuoco. Mi ha abbracciato con una gioia autentica e leggera che mi ha catturato subito. Ed è stato così bello restare con lei neanche un'ora che se avessi potuto mi sarei fermata un giorno intero. 

Ogni volta che parlo con qualcuno di matrimonio tutti mi rispondono che si annoiano, che non gli piace, che sperano di non dover essere invitati.
Per me è sempre stato l'esatto opposto. Partecipare e condividere la gioia di qualcuno è una fonte di benessere anche per me. E io spero che la felicità che ho visto negli occhi della mia vicina permanga anche negli anni a venire perché questo non sia un traguardo, ma l'inizio di una nuova meravigliosa avventura.

martedì 26 aprile 2016

Quando Meno Te Lo Aspetti

La cosa più complicata da digerire di certe cattive notizie è che ti giungono inaspettate.

Fonte: fisicaquantistica.it

L. era felice di operarsi. Felice perché aveva trovato una buona equipe medica e in quell'ambiente si era sentito capito. Un'operazione complicata al cuore che lui avrebbe affrontato con coraggio. Poi da quell'operazione L. non si sveglia. Ieri pomeriggio, dopo 5 giorni di coma, eccolo tornare alla vita. Per poi ridiscendere verso la morte questa mattina.
Quando il pericolo sembrava scongiurato, quando tutti avevamo tirato un sospiro di sollievo, quando si pensava che le cose sarebbero andate meglio...L. spira.

Ed L. per noi tutti era quasi una persona di famiglia. Una di quelle che conosci da bambino e di cui impari espressioni, modi di fare, quelle piccole manie che tutti abbiamo.
Mio padre ha lavorato con lui per una vita intera. Io stessa ho lavorato con sua figlia per 4 anni della mia. 

Ed ora, all'improvviso, ci ritroviamo a dover piangere una persona a cui abbiamo voluto bene, una persona che non ci aspettavamo ci lasciasse così presto. 
La verità è che non riesco a capacitarmi. Succede così in fretta, dunque? entri in sala operatoria contento ed ottimista e ne esci cambiato irrimediabilmente? Ne esci così male che dopo neanche una settimana muori?

Non posso fare a meno di pensare alla sua famiglia con cui ho condiviso tanti giorni della mia vita. Non posso fare a meno di sentirmi male per loro perché hanno perso una colonna portante, un genitore, un nonno, un marito. 
Lo so che è la vita, lo so che prima o poi faremo tutti la stessa fine...però se esiste un modo per rassegnarsi all'ineluttabilità di certi eventi è chiaro che non lo conosco.

domenica 24 aprile 2016

Il Libro della Giungla, Vent'anni Dopo.

Fonte: ew.com

Passano mesi senza che mi venga la voglia di andare al cinema. Poi capita che in un mese ci vada persino due volte. L'ultima oggi, tra le altre mille cose che abbiamo incastrato in questa domenica.
Ero con mio fratello e con Fred e senza pensarci troppo abbiamo scelto "Il Libro della Giungla". Avevamo visto un trailer la volta precedente che ci aveva incuriosito e probabilmente anche indotto una sorta di regressione infantile.

C'era tanta gente, per lo più famiglie con bambini. Ma anche molti adulti, di quella generazione come la nostra che Il Libro della Giungla se lo ricordano in versione cartoon Disney.

E insomma, la verità è che a prescindere del film in quelle due ore scarse mi sono sentita bene. Ho sofferto, ho gioito, ho amato con la stessa intensità di quel bambino con i graffi e le mani ruvide. Ho sentito la voglia di abbracciare quegli animali, di sentirmi parte di un branco dove tutti i membri seguano delle regole non scritte ma immortali.
Avevo mio fratello vicino ed è stato come un deja vu di quando eravamo bambini e sul divano di casa passavamo il nostro tempo a cantare quelle canzoni, a familiarizzare con quei personaggi, ad impararne a memoria le battute. 

Rivederli dopo tanti anni sul grande schermo, così ben fatti da sembrare veri, mi ha fatto uno strano effetto. Si, avete capito bene: mi sono commossa come una scema. 
Ed ho pensato che quella grande famiglia allargata aveva un senso. Che quella mamma lupo amava sul serio quel cucciolo d'uomo come se l'avesse partorito. Che quella pantera burbera per quel bambino si sarebbe gettata nel fuoco. Che quell'orso troppo pigro che non si prendeva neanche il miele da solo ha scalato un'intera parete rocciosa per il terrore di perderlo. Che l'amore non è solo una questione di sangue ma che, il più delle volte, è proprio una questione di cuore. E che le differenze ci arricchiscono, anche se troppo spesso ci spaventano.

lunedì 18 aprile 2016

Disfatte

Post politici non ne scrivo mai, per scelta. Così come evito di intavolare discorsi di questo tipo quando mi trovo in mezzo alla gente. So che mi viene facile perdere il raziocinio, il controllo, l'aplomb. Divento scurrile signori miei, mi infervoro come quando mi toccano su un piano strettamente personale. 

Fonte: m.ask.fm

E oggi non è un discorso politico che voglio aprire, quanto piuttosto gettare giù quattro pensieri scossi dall'amarezza di quest'esito previsto ma non per questo meno doloroso.
Parlo del referendum di ieri ovviamente e della sua disfatta.

Non mi importa per chi abbia scelto di votare si o no. Non mi importa il pensiero di chi ha preferito restarsene a casa o fare tutt'altro piuttosto che dedicare 5 velocissimi minuti della sua vita ad un atto che dovrebbe essere dovuto. E non è poi uno di quei doveri sfracassapalle. E' uno di quei doveri per cui tanta gente ha lottato. Uno di quei doveri per cui paghiamo fior di quattrini. 
Un dovere che è anche un sacrosanto e meraviglioso diritto...troppo spesso gettato alle ortiche.

Ripeto, dell'esito del referendum mi sarebbe importato fino ad un certo punto. Quel che mi importa, intimamente, è che la gente abbia scelto con raziocinio di non farne parte, di abdicare questa scelta, di fingere che non fosse qualcosa di importante.
Mi sento così delusa ed amareggiata per tutta quella gente che ha scelto di fregarsene che oggi potrei mordere. Mordere sul serio.

Il referendum aveva mille difetti, non era stato posto bene, era stata scelta una data che non piaceva. Però era pur sempre una possibilità di far sentire la propria voce, di ribadire "io esisto, ci sono, mi importa". Una possibilità di far arrivare un messaggio.
E' questo che mi fa male, che mi irrita profondamente. Siamo davvero un popolo di pecoroni, un popolo di gente che preferisce voltarsi dall'altra parte quando c'è da fare qualcosa mentre è sempre in prima fila quando bisogna criticare o lamentarsi.

venerdì 15 aprile 2016

Settimane

Ci sono settimane che appaiono interminabili.
Che sembrano non finire più, che si trascinano a fatica, a passi troppo corti e troppo vicini.
Settimane in cui passi il tempo libero a programmare la domenica, quasi fosse una sorta di miraggio.

Fonte: erbasimone.blogspot.it

E si, questa è una di quelle settimane.
Che poi anche la domenica stavolta non sarà di quelle rigeneranti.
Devo passare a votare.
Devo fare la spesa.
Devo andare a trovare i miei.
Se possibile devo anche passare a comprare delle nuove magliette estive da personalizzare per la divisa per il negozio. E siamo in quattro, quindi bisogna prenderne almeno sedici. 
Mille cose addensate in spazi lontani, in poche ore.

Ci ho ripensato. 
Anziché sognare questa domenica sognerò la prossima.

giovedì 7 aprile 2016

Piccole Grandi Delusioni

Una bugia innocente, di quelle che non contano niente, che non dovrebbero avere alcun peso.
Eppure quel tarlo rimane, ti scava dentro a poco a poco. Non puoi fare a meno di pensare: era proprio necessario? Ce n'era davvero bisogno?
E se ti mente per una stronzata simile, chi può dire che non lo faccia anche in altre situazioni?
Certi momenti servono a ricordarsi che fidarsi ciecamente è sempre sbagliato. Che nessuno è perfetto, che non esistono acque davvero cristalline.

Fonte: lannagaia.com
E poi ti senti delusa, spiazzata, piena di dubbi. Ci si mettono anni a farsi una reputazione ma possono bastare pochi istanti a vederla crepare. 
E quell'aria di sufficienza poi, quando t'ha guardato mentre lo scoprivi. Vorrei sul serio smettere di pensarci eppure la mente continua a ritrovarsi lì. Non riesco a ritrovare l'equilibrio, a sentirmi tranquilla...non riesco ad evitare che mi faccia male. 
Forse perché sono abituata a raccontargli anche le stronzate, gli errori, i pensieri sbagliati, malati, quelli che non hanno senso. Forse perché non ho bisogno di mentire su nulla. Anche a costo di sentirmi meno figa, meno interessante, più umana. Con lui non indosso filtri, non fingo, sono totalmente me stessa nel bene e nel male. 
Forse per tutte queste ragioni mi fa sanguinare il cuore. Perché è una stronzata e non c'era bisogno di mentire. Ed ora, più di tutto, mi piacerebbe capire la ragione per cui ha sentito di doverlo fare.

Ma non riesco a chiederglielo perché sarebbe una forzatura.
Non dovrebbe essere lui a sedersi qui vicino, prendermi le mani, e semplicemente dirmelo? Non dovrebbe partire da lui la voglia di chiarirsi, di farmi capire?
Non dovrebbe essere sua l'intenzione di curare questo piccolo grande dolore che mi sta crescendo dentro? Per una stronzata poi. Per una stronzata.