venerdì 30 dicembre 2016

Venerdì di Mercato

Oggi ho trascorso la mattinata con mia madre, in giro per il paese. Venerdì qui è giorno di mercato e le persone si riversano tutte per le due piazze, incuranti del clima.
C'era tanta gente, amici che non vedevo da tempo. E' stato un susseguirsi di saluti, di risate, di pacche sulle spalle, di quel piacere intenso di rivedersi e raccontarsi come sta andando. Vecchi clienti a cui ho voluto un bene dell'anima, compaesani con cui mi fermavo a scherzare sotto le piante della piazza. 

Amaranto con i suoi occhiali a specchio ed il suo dialetto pronunciato come un vanto.
Sandro e i suoi tre fratelli, sempre gli stessi nonostante il passare del tempo.
Carlo e i suoi libri, peccato non aver incontrato la moglie, mia cara amica.
Irene e Franco. Gli abbracci, i sorrisi sinceri, quell'affetto rimasto inalterato nel tempo.
Susy e il suo cane, ormai vecchissimo, che cammina a malapena.
Gli amici della pro loco, col sorriso sulle labbra e tanta voglia di fare.
Giuseppina con i gratta e vinci tenuti sempre in mano come un libretto.
Il peruviano dal sorriso travolgente.

Fonte: stile.it

Faceva un freddo maledetto, avevo le mani congelate ed il naso rosso. Eppure non smettevo di ridere, di salutare, di abbracciare, di catturare tutto e tutti. 
Caspita se è stato bello. Ho fatto il pieno di calore umano.
Per mamma un po' meno gradevole: dice che con me non si può andare in giro, mi fermano in troppi. 

martedì 27 dicembre 2016

A Rieti

Questa mattina sono tornata a Rieti dopo qualche anno di assenza. Si è trattato di una visita di poche ore organizzata in quattro e quattr'otto con la mia amica V.
A questa città mi sento legata perché è lì che sono nata ed è il mio capoluogo di provincia, uno di quei posti a cui si tiene perché nel bene o nel male sembrano raccontare qualcosa di te. 

Fonte: ladeadellacaccia.it
Pensavo che avrei trovato il solito gelo pungente di ogni dicembre, ma fortunatamente abbiamo scelto la giornata giusta e goduto di un bel sole capace di rendere l'aria frizzante anziché ibernante. 
Vorrei poter raccontare di mirabolanti novità ma a dire il vero la città è proprio come la ricordavo. Senza particolari attrattive, senza migliorie evidenti, senza nulla che lasciasse intuire di cambiamenti di un qualunque tipo. 
Eppure, nonostante questa fissità temporale, mi ha fatto piacere rivederla ed è stato un po' come riabbracciare una vecchia amica che è rimasta esattamente la stessa da quando l'hai lasciata. Tu ti senti diversa ma lei è rimasta la stessa di un tempo. E la strada per raggiungerla ancora stretta ed impervia ma ricca di una visuale che mozza il fiato. 
Siamo passate per le montagne, attraverso la vegetazione fitta di alberi altissimi, con i colori dell'autunno appena terminato a ridosso delle strade. Ho annusato il tempo rimasto fermo, quei ricordi che erano tutti lì ad aspettare di essere rimessi in circolo.

V invece non è affatto la stessa. E' cambiata molto dalla ragazza che era, è diventata una donna più disillusa, nei suoi occhi c'è un disincanto maturato negli anni, frutto di esperienze negative che l'hanno segnata. Mi piacerebbe un giorno vederla più serena, tornare qui e leggere una luce nuova dietro il suo sguardo. Credo di volerle augurare questo per il 2017: una dose massiccia di felicità. 


sabato 24 dicembre 2016

Buon Natale

Fonte: immagininatalizie.it

Vigilia di Natale, sono impegnata fino alle 19 con il lavoro e poi per il gran restauro. Le donne capiranno cosa voglio dire.
Cena di oggi e pranzo di domani dai suoceri, poi partirò alla volta di casa mia. Mi consentite un po' di emozione? il mio paese è sempre un po' magico in questo periodo dell'anno.
Per chi se lo stesse chiedendo, sono passata dall'ansia all'adrenalina. Ora me la sento in corpo che a tratti mi rimbalza dentro come un boomerang. Che ci volete fare, sono lunatica. E i miei scritti mi prendono a tal punto che mi sveglio nel cuore della notte con la voglia di alzarmi e buttare giù tutte le idee che mi vengono in mente. Non capirò mai per quale assurda ragione le parole migliori le trovo sempre di notte e poi me le dimentico al mattino.

In ogni caso, bando alle ciance. Tantissimi auguri di Buon Natale. Sereno, intenso, ricolmo di gioiose meraviglie.

mercoledì 21 dicembre 2016

Tra i Boschi

Che ansia ragazzi.
Più ci avviciniamo al Natale e più mi sale.
E dire che l'entusiasmo avevo cercato di prenderlo al largo. Iniziai con il non osteggiare l'autunno, cercando di trovare qualcosa di positivo anche nelle minori ore di luce, nella pioggia e nelle temperature che andavano calando. 
Ho acquistato la maggior parte dei regali a novembre per non dovermi ritrovare in luoghi affollati pieni di gente impazzita e file chilometriche. 
Mi sono caricata a pallettoni con la speranza di arrivare al 25 con la gioia nel cuore. 
Ho persino scritto una lettera a Babbo Natale Dio Santo, neanche fossi ancora una ragazzina.

Fonte: elledecor.it
E oggi che mancano 4 giorni se potessi imploderei. 
Andrei a nascondermi, sul serio. Partirei con uno di quei camminatori seriali che si fanno i percorsi più impervi con un grosso zaino in spalla. Aggirerei le città, i negozi, le vetrine che mi piacciono tanto, i parenti, gli amici, l'aria di festa.
Me ne starei così in disparte che non si accorgerebbero neppure della mia presenza. 
"Dov'è Sara?". Sparita, scomparsa, un puntolino nell'universo. 

Tornerei solo a cose fatte, con una pila di pacchetti ancora da aprire ma in completa solitudine, con calma. Con un cd di canzoni natalizie creato per l'occasione e profuso nell'aria con leggerezza, tale che possa sentirlo solo io. Libera di sedermi per terra, senza abiti sfavillanti, senza tacchi ai piedi. Libera di non dover necessariamente cercare l'allegria da qualche parte perché a Natale è questo che ci si aspetta, no? le risate, i giochi, il troppo cibo, la compagnia a tutti i costi. 

Nella prossima vita voglio fare l'eremita, la ninfa dei boschi, un piccolo elfo che si lava nei laghi e si asciuga al sole. 

venerdì 16 dicembre 2016

Lettera a Santa Claus

Caro Babbo Natale, 
so di essere un po' grande per pretendere di scriverti una letterina come facevo più di venti anni fa. E allora farò qualcosa di diverso, qualcosa che non includa una serie di desideri materiali, che tanto a quelli cerco di provvedere io stessa quando possibile e quando non è possibile chissene frega.


Vorrei chiederti di farmi trovare il coraggio di spiccare il volo, di prendere in mano la mia vita e viverla con più metodo, con maggiore determinazione, con tutta quella dose di coraggio che mi è sempre mancata e che pure è importante in un mondo come questo.
Ti chiedo di preservare la salute delle persone a cui voglio bene e magari anche della mia. Puoi lasciar perdere anche tutto il resto ma il mio desiderio più grande, tra tutti, resta questo: poter contare su una buona salute per me e i miei familiari. 
E poi penso a mio fratello e alla sua carriera. Quanti passi ha già fatto, quanta dedizione mette nel suo lavoro, quante energie e quanta serietà. Quello che spero per lui è che possa, un giorno, ricevere tutte le gratificazioni che merita quella sua testolina un po' geniale. Non ho grandi ambizioni per me, lo sai, ma spero che lui ottenga tutto quello per cui giornalmente si impegna.
Spero inoltre durante il prossimo anno di poter vedere più spesso mia nipote perché mi manca e perché mi sento una persona migliore quando sono insieme a lei. Vorrei che le nostre vite non si incrociassero più così di rado.
E poi si, beh, lo scrivo piano piano. Ma mi piacerebbe davvero molto sposare Fred. Perché non ho dubbi, sai? lui è davvero l'uomo della mia vita, l'unico che voglia accanto a me. 

Caro Babbo Natale, mi rendo conto di avere esagerato. Di aver chiesto troppo, anche se sono abituata a non chiedere nulla, a prendere solo ciò che posso. Però non ho altri desideri all'infuori di questi. Va bé, se riesci anche a mantenermi in una forma fisica decente te ne sarò grata per tutta la vita.
Quando passerai cerca di non fare rumore, che ho il sonno leggero e tu non sei esattamente un fuscello. Attento alla scala a chiocciola.
Ti aspetto, Sara.

giovedì 8 dicembre 2016

8 Dicembre

Fonte: donnaclick.it


Che giornate strane, vissute per inerzia.
Come dicevo, sto di nuovo male. Solo che devo lavorare, devo comunque occuparmi di questa casa, cucinare, poi il bucato da stendere e da ritirare, le pulizie, un minimo di restauro quotidiano per non far capire alla gente che sono bianca come un cencio strapazzato...insomma, devo ugualmente fare tutto quello che le donne fanno 365 giorni l'anno.
E oggi che non ho lavorato sono stata prima a pranzo da mia suocera, santa donna, e poi di nuovo in negozio per sbrigare alcune commissioni prima di domani. Mi sento mortalmente fiacca, sbiadita, sciancata come un panno vecchio. La pelle secca, gli occhi lucidi, il naso rosso come un pomodoro. E allora mi dico...meglio ora che a Natale.
Si, ma arrivarci a Natale però. 
Mi scoccia anche non essere riuscita ad addobbare a dovere questa casa. E diciamocela tutta, non l'ho addobbata affatto. Perché tendo a risparmiare le energie per il lavoro per cui qui dentro pulisco e cucino ma evito tutto quello che è superfluo. E gli addobbi sono qualcosa in più, anche se in questo momento mi farebbe un gran piacere vedermeli intorno.

domenica 4 dicembre 2016

Rieccomi

Non aggiorno da un bel po', lo so.
Non che non avessi cose da dire...è che mi è proprio mancata la voglia. Ho trascorso le mie giornate senza realmente mettermi a pensare a cosa stessi facendo o perché. Un po' in automatico, un po' ripercorrendo quelle solite cose da fare perché tanto andavano fatte. 
Mi sto ammalando di nuovo, sempre grazie ai sempiterni batteri nucleari di Fred che se li prende tutti e poi mi passa sempre i peggiori. Scherzando ogni tanto gli dico che prima o poi mi stenderà una volta per tutte. Mai presa così spesso l'influenza come da quando vivo qui. 

Fonte: blog.pianetadonna.it

Mancano venti giorni alla chiusura per ferie. Si tratterà giusto di una settimana ma ne ho bisogno come di aria per respirare. Probabilmente saremo un po' qui e un po' con la mia famiglia. Non ho poi tutta questa voglia di fare programmi. Forse per la prima volta quest'anno mi piacerebbe essere altrove, in uno di quegli splendidi paesini di montagna con il caminetto acceso, le coperte termiche e la neve al di fuori della finestra. 

lunedì 21 novembre 2016

Nell'Aria

Fonte: mercatini-natale.com

Ventuno novembre. Mancano un mese e quattro giorni al Natale.
E quest'anno, diverso da quello scorso, me lo sento già dentro. Ieri ho fatto il mio primo giro nei negozi in cerca di regali, così da non dover poi assillare le commesse a ridosso della Vigilia. Tutto era già così superbamente addobbato da avermi regalato dei teneri brividi di felicità sulla schiena. Ho voglia di positività, di dolcezza, di cose belle e buone, di calore familiare. Voglia di sorridere, di rallegrami anche per le piccole cose, di vedere tante lucine in ogni dove. Ho voglia di approcciarmi a questo Natale così come facevo da bambina: con gli occhietti pieni di meraviglia e il cuore in festa. Con alle orecchie le musiche giuste e nel cuore proprio quei giusti sentimenti.
E chissene frega se ormai è soprattutto una questione commerciale, non ho mai conosciuto qualcuno che fosse più consumista di me. Vorrà dire che mi sentirò proprio nel mio habitat naturale.


domenica 13 novembre 2016

Isabella #2

Oggi ho conosciuto la figlia di colei che è stata la mia migliore amica per ben 22 anni.
Nata da quasi due settimane, ha la delicatezza di una farfalla. Un nasino perfetto, dolcissimo, su un viso tenero quanto un fresco bocciolo di rosa. 
Dormiva beatamente senza curarsi delle nostre voci né delle automobili che di tanto in tanto attraversavano la strada al di là della piccola finestra. Vederla in quella carrozzina blu è stato incredibile. Isabella era lì, figlia di quella donna che un tempo era una ragazzina piena di problemi che giocava nel mio giardino. Figlia di quella donna che un tempo era parte integrante della mia vita, un pezzo di me, della mia infanzia, della mia adolescenza, di quel principio dell'età adulta. 
Neanche per un attimo ho pensato che fosse una bambina qualunque, nata da genitori qualsiasi. 


Anche riabbracciare la mia amica è stato toccante. Mi è sembrata forte e fragile allo stesso tempo. Una donna serena con qualche preoccupazione addosso ed un'aria così dolce e materna che non gliene avevo mai vista una uguale. Ho avuto la tentazione di abbracciarla e piangere ma ero troppo felice o troppo turbata per fare qualunque cosa che non fosse semplicemente parlare e osservare quell'esserino meraviglioso a pochi passi da me.

Ed è stato bello quando il padre di lei mi ha accolto con una gioia autentica degli occhi. Non lo vedevo da più di tre anni, un tempo lunghissimo nel quale è diventato vedovo e ha avuto problemi di salute. Quando sono entrata in cucina era attaccato all'ossigeno e respirava con fatica. Eppure l'ha tolto, mi è venuto incontro, mi ha salutato con gli occhi lucidi. Ha detto che sono bella e lo ha detto come lo direbbe mio padre, con la stessa emozione.

Stare lì con loro è stato bellissimo. Mentirei se definissi quella mezz'ora di tempo in modo differente. E' stato un tuffo nel passato, un tornare indietro e poi ricatapultarsi avanti. Perché nessuno di noi è più lo stesso di 10 anni fa eppure siamo ancora tutte quelle cose lì. 
Io e la mia amica siamo le stesse ragazze curiose che visitavano i borghi medioevali della Sabina a bordo di quella Panda bianca prima e di quella Cinquecento blu dopo. 
Siamo le stesse che si raccontavano ogni cosa, che si confidavano sui ragazzi, sulla scuola, sullo studio. Siamo le stesse anche se siamo troppo diverse, anche se tutte queste cose non le facciamo più.

Pensare che questa mia amica è diventata madre mi ha colmato il cuore di una tenerezza infinita. E quando me ne sono andata le ho detto che tornerò perché è sul serio quello che voglio fare. Voglio veder crescere Isabella, voglio vederla vivere.
E voglio ancora essere amica della mia amica perché tutto cambia, tutto si trasforma...ma nulla si distrugge.

martedì 8 novembre 2016

Grovigli di Fiato

A lavoro cerco di evitare accuratamente di entrare nei discorsi politici, religiosi o in tutti quegli argomenti che, nella vita privata, mi farebbero infervorare come una biscia.
Il più delle volte ci riesco con nonchalance. Altre a stento, mordendomi la lingua, le labbra e l'interno della bocca. Di fatto mi violento perché se tirassi fuori tutto quello che mi passa per la testa non avrei più clienti. Questo è un mestiere in cui tanto spesso bisogna sorridere nonostante tutto e manifestarsi in prima persona il meno possibile. Mantenere una sorta di fredda facciata. Cordiale ma mai realmente amichevole, se non in rari casi. 

Fonte: wsimg.com
Ieri sera, però, il mio proposito è andato a farsi benedire. Un cliente ha parlato di femminicidio in modo tanto gretto, maschilista e sgradevole da farmi girare le ovaie come un mulino a vento. E in quel caso non avrei potuto far finta di niente neanche se avessi realmente voluto farlo perché lui era di fronte a me. Di fatto è con me che parlava. Con me e con mio cognato. Quest'altro ha fatto una risatina di circostanza. Io per poco non lo sbrano. E mi sono contenuta. Anche senza mordermi le labbra ho evitato di dire tutto quello che mi stava passando per la mente, perché stavo pur sempre lavorando e non ero lì per dare di matto. Anche se avrei tanto voluto.

Quel che più mi ferisce è che il suo pensiero sia anche quello di molti altri. Uomini e donne, indifferentemente. C'è realmente un mondo neanche troppo sotterraneo di gente che pensa che le donne che vengono brutalmente uccise dai loro compagni se lo siano meritato. Che gli sia servito di lezione, che era colpa loro, che si sono cercate quella morte tanto orribile. E sapere che questo mondo è in mezzo al nostro, che questa gente cammina in mezzo a noi...è terrificante. 

sabato 29 ottobre 2016

Ieri Sera

Ieri sera sono stata a cena con alcune clienti donna e mio cognato. Fred è di nuovo raffreddato per cui aveva la scusa per restare a casa, che di passare del tempo con loro anche fuori dall'orario di lavoro non aveva proprio voglia.
E' stata una serata piacevole. Ho riso molto, scherzato con tutti, mangiato niente di eccezionale ma chissene frega. Avrei voluto che fossimo di più ma tutte hanno dei figli a casa e qualcuno non ha potuto o voluto lasciarli. Ero la più giovane e la più adulta credo abbia almeno una decina d'anni più di me, al massimo tredici. 

Fonte: stile.it

Si è parlato di uomini, di donne, di sesso, di cibo, della gente che anima il locale. Non ci sono stati dei veri e propri punti morti e la verità è che, nonostante il gruppo improbabile, mi sono divertita. 
Loro mi sono sembrati tutti più spenti e inanimati di quanto non fossi io. Come se una sorta di delusione o di disincanto albergasse dietro i loro occhi. Una scia di malinconia che veniva fuori nonostante le risate e l'allegria, nonostante le battute che uscivano fuori con naturalezza. La vedevo, la sentivo, percepivo la sua presenza anche se stavano tentando di divertirsi, di passare il tempo con naturalezza. Spero di essermi sbagliata o di aver travisato, tuttavia è anche lecito che ognuno abbia i suoi problemi e che non sia sempre possibile lasciarli dentro casa quando si esce per svagarsi un po'.

Credo che replicheremo più avanti e chissà che stavolta non convinca anche Fred.

martedì 25 ottobre 2016

Isabella

Questa notte è nata la prima figlia di colei che per 22 anni della mia vita è stata la mia migliore amica. Me lo ha scritto in un messaggio intorno alle 5 del mattino e non so descrivere quanto questa notizia mi abbia resa felice.
La mia amica non ha avuto una vita semplice e tuttora deve barcamenarsi in un mare di problemi che scoraggerebbero persone apparentemente più forti di lei. Mi fa tenerezza pensare a lei insieme a questa nuova vita, in questa nuova avventura che è la più forte e più incisiva di un'intera esistenza. 

Fonte: piaceredifotografare.it

Mesi fa seppi della sua gravidanza per vie traverse e mi dispiacque molto non essere stata avvertita da lei, in prima persona. Da allora ci siamo sentite diverse volte però. Seppur in ritardo lei mi scrisse di essere incinta e in questi ultimi tre mesi di gestazione mi ha tenuta informata su come stessero andando le cose. 
Poiché sapevo che la bimba stava per nascere, domenica sono andata a comprarle un regalo. Non so quando avrò modo di darglielo ma anelo questo incontro in un modo che non so descrivere. 

La vita ci ha allontanate 9 anni fa ma nei momenti clou delle nostre vite ci siamo sempre state, anche in seguito. Ed ora che questa bimba è nata voglio esserci come è stato in passato. Voglio essere presente, far parte seppur marginalmente di questo nuovo inizio.

sabato 22 ottobre 2016

Chi Cerchiamo Noi

Stessa storia, 
Stesso posto, 
Stesso bar.
Stessa gente che vien dentro, consuma e poi va.
Non lo so, che faccio qui...
Esco un po' e vedo i fari delle auto che
mi guardano e sembrano chiedermi chi cerchiamo noi. 

883, Gli Anni.

Fonte: psicologoweb.net

Stamattina, ascoltandola...mi sono chiesta le stesse cose. 
Chi stiamo cercando, cosa stiamo facendo, che ci facciamo qui. A che serve sbattersi tanto. Alzarsi presto, correre tra un affanno e l'altro, arrivare a sera sfatti, sfiniti, senza più una briciola di vitalità. Non sopportare più neanche le voci, l'abbaio dei cani, il pianto dei bambini. 

sabato 15 ottobre 2016

Forse, Domani

Fonte: hcdn.it


Non vedo i miei genitori da un mese.
Forse li vedrò domani. Se tutto andrà bene, se questa volta nessuno di noi due si ammalerà o se non avremo nuovi problemi sopraggiunti all'ultimo momento che ci facciano rimandare. 
Ho bisogno di sentirmi figlia. Bisogno di coccole, di carezze, anche solo di discorsi normali. Bisogno di mangiare qualcosa che qualcuno abbia cucinato per me, con amore. 
Bisogno di sedermi su quella solita panchina di legno insieme a mio padre, con il sole in faccia. Guardare le sue mani, le sue gambe storte, gli occhi sorridenti. Vederlo giocare con il gatto, ridere di lui come farebbe un bambino. 
Fare il pieno di momenti semplici. Solo poche ore e poi sarà di nuovo tutto finito. Saremo di nuovo lontani, ci faremo ancora quelle telefonate al mattino tra una faccenda e l'altra. 
E andrà bene comunque perché la vita è fatta così. Se solo non sopraggiungesse questa malinconia a tradimento. 


domenica 9 ottobre 2016

Due Diavoli

Un'altra domenica è arrivata e scivolata via. Scorre così veloce tra le dita che prima ancora di averla capita, eccola precipitarsi fuori. 
Qui c'è stato un sole meraviglioso. Siamo stati fuori, pranzato al cinese, accolto mio fratello che ieri sera è passato a trovarci e si è fermato per la notte. 

Fonte: digiphotostatic.libero.it
Tornata in casa sono stata assorbita dalle grida dei vicini. Da un po' di giorni a questa parte deve essere un inferno lì dentro. I bambini urlano, sbattono le sedie, piangono, si dimenano, prendono a calci qualunque cosa. Non so davvero cosa significhi essere madre, ma se vuol dire anche dover combattere con tutto questo assordante rumore, non so se sarò mai pronta. Ieri mentre uscivo per andare a lavoro ho sentito il più grande incazzarsi al punto di urlare come un dannato e trascinare le sedie per tutta la cucina. Non ho potuto fare a meno di chiedermi come si possa reggere di fronte a tutto questo insensato baccano.
Io non ce la farei, sul serio. Quando c'è il padre la quantità di grida è nettamente inferiore per cui immagino che i due maschietti lo temano di più. Quando la madre è sola prendono il sopravvento, diventano scalmanati ed ingestibili. Un tempo non era così, non erano certamente silenziosi ma neanche così chiassosi. Può darsi che si trovino in una fase particolare ma non posso fare a meno di pensare a quella povera donna, dentro quell'appartamento, chiusa con questi 2 diavoli. 
E niente, il solo pensiero mi fa soffocare. 

sabato 1 ottobre 2016

I Primi Malanni

Fonte: urbanpost.it

L'autunno non ha fatto in tempo ad arrivare che io già stavo male. 
Come al solito Fred prende su di sé tutti i germi del mondo (e il nostro lavoro ne è un gran bel ricettacolo) e poi me li trasmette.
Ho mal di gola da mercoledì. Ho stretto i denti fino a ieri, a lavoro. Con la testa che mi scoppiava, la difficoltà di parlare ad un tono di voce accettabile, il raffreddore che mi annebbiava la vista.
E niente, poi alla fine ieri sera sono crollata. Oggi me ne sto a casa, nonostante questo significhi far fare a lui quasi 13 ore di negozio continuative. 
Ho dormito per tutta la mattina, così spossata da non riuscire a reggermi in piedi. Avevo tanti progetti per questa domenica ma credo che dovrò mandarli a puttane tutti. E Dio santo se mi rode. 

lunedì 26 settembre 2016

Forza Bridget!


Ieri pomeriggio sono andata a vedere il terzo capitolo della saga di Bridget Jones al cinema. Dovete sapere che di Bridget io sono una fan sfegatata e l'ho sempre considerata alla stregua di una cara amica. Quella pasticciona a cui ne succedono di tutti i colori ma che tuttavia non puoi non amare, perché è una di quelle rare persone che evita accuratamente di prendersi troppo sul serio, che sa ridere dei suoi guai e che riesce a tirar fuori un pizzico di coraggio quando serve.
Certo, Bridget Jones è stato un personaggio letterario prima e uno cinematografico poi. Ma è anche una di noi.
Una di noi donne che vorremmo essere perfette ma che, con tutta la buona volontà del mondo, non ci riusciamo. Noi donne che non siamo nate fighe come modelle e che magari siamo solo passabili. Noi che ci barcameniamo tra la voglia di perdere qualche chilo e quella di ingozzarci di cioccolato come se non ci fosse un domani. Noi che temiamo il momento di salire sulla bilancia ma che poi non sappiamo dir di no ai manicaretti della mamma. Noi che siamo tentate dall'uomo tenebroso ma che poi amiamo quello che si piega le mutande. Noi che bramiamo l'indipendenza senza per forza di cose voler rinunciare ad avere accanto l'uomo che ci piace. 

In questi anni Bridget mi ha tenuto compagnia. Era a lei che ricorrevo se avevo la febbre. Il suo dvd quello che sceglievo se fuori pioveva e sentivo montarmi dentro la malinconia. Era la sua compagnia quella che ricercavo quando dovevo attaccare i punti del latte e ad un gesto tanto noioso volevo quantomeno associare qualche bonaria risata.
Vedere la conclusione della sua storia è stato emozionante. Che fai, la tua amica del cuore vuole raccontarti come sta andando la sua vita e tu non l'ascolti? 
Ho riso tanto, pianto anche un po'. E l'epilogo, che vorrei tanto raccontarvi ma non posso, mi ha reso felice. Era esattamente il tipo di finale che ho sperato di vedere in questi anni. Nonostante tutte le lotte, la confusione, i guai, le cazzate, l'incontinenza verbale, le frasi sconclusionate...Bridget ce l'ha fatta. E' cresciuta ed ha avuto il suo lieto fine. 

E la sua vita, in fondo, è simile a quella di molti di noi. Non è perfetta, non è tutta in discesa, non è sempre come ce l'aspettavamo. Però c'è una luce in fondo al tunnel ed è bello sperare che ognuno di noi, un giorno, possa aspirare a vederla. 

giovedì 22 settembre 2016

Pensieri d'Autunno

Da che ho memoria, tutti gli anni ho sempre salutato la fine dell'estate con una malinconia inanerrabile. Mi veniva il magone, ero assolutamente certa che di lì a poco la nebbia avrebbe riempito la mia vita, avvolgendola nelle sue spire come un pericoloso serpente. Temevo il buio come si teme un nemico. Il rimpicciolirsi delle ore di luce diventava un pensiero costante, una sorta di catastrofe a cui neanche volendo avrei potuto porre rimedio ma che ugualmente mi ostinavo ad affrontare come si affronta un mostro.

Fonte: sottosservazione.wordpress.com

Quest'anno, per la prima volta, non sento tutto quel senso di oppressione addosso. L'idea del sopraggiungere dell'autunno non mi è più così ostile. Mi ritrovo a cercarlo, ad aspettarlo, a desiderarlo persino. Ho voglia di indossare le mie sciarpe colorate ed avvolgenti. Voglia di accendere le mie candele alla cannella. Desiderio di calore, di protezione, di starmene in casa mentre fuori piove. E lo so che quest'ultima cosa non la farò quasi mai. So anche che se lo facessi proverei malinconia.
Eppure ora, in questo primo giorno d'autunno, mi ritrovo a volere tutte queste cose. I colori caldi, il profumo di dolci appena sfornati, la consistenza granulosa dello zucchero sulle dita. Voglia di intimità, di una coperta adosso.
Forse sto imparando a prendere gli eventi con più filosofia. Non ha senso osteggiare tutto ciò che non può essere cambiato, tanto vale prenderlo per il verso giusto, quello meno doloroso.
Perché pensare che farà buio prima quando si può pensare a come sarà bello indossare di nuovo tutti i miei deliziosi stivaletti con il tacco? 
Perché pensare che avrò freddo ad ogni alito di vento, quando si può pensare che ci sarà il braccio di Fred a proteggermi?
Si, credo che quest'anno farò così. Fatti pure avanti autunno, non ho più paura di te. 

lunedì 19 settembre 2016

Un Mare Feroce

Mentre il temporale andava ad ingrossare le sue onde, il mare era così rabbioso da ululare. Il suo sembrava quasi un ringhio, una furia cieca che si dibatteva sul bagnasciuga con tutta la sua ineluttabile forza. Lo sentivo dal letto, quasi ne avevo paura, eppure allo stesso tempo mi calmava. Non lo vedevo ma sapevo che c'era, che pure lui stava combattendo la sua battaglia.

Fonte: narnionline.com

E nel frattempo, non so neanche come, dormivo così bene sotto la mia trapunta leggera, con le gambe di Fred allacciate alle mie, che non mi sembrava di esser mai stata meglio.
E' stata una notte riposante, nonostante la pioggia battente al di là delle imposte e di tanto in tanto il rumore dei tuoni e il chiarore dei fulmini. Una notte in cui avrei dormito ancora e ancora, quasi a non volermi svegliare se non dopo giorni e giorni. 

Stamattina è tornato il sole, il cielo è di nuovo terso e il rumore del mare non si avverte più. Ci sono i soliti aerei troppo bassi, le automobili, i bambini che non vogliono andare a scuola e che pregano i genitori di riportarli a casa. Mi sento pronta per affrontare una nuova settimana, pronta per scendere in battaglia anche io, come il mare feroce di questa notte. 

mercoledì 14 settembre 2016

Pensieri e Parole

Ho ripreso a lavorare da quattordici giorni. Ho ricominciato bella pimpante ed allegra. Neanche per una volta ho pensato che le ferie dovessero durare di più. Semplicemente l'ho presa con filosofia: c'è il tempo per divertirsi e quello per darsi da fare. 
Il rientro è andato bene ma Fred ha ripreso fin da subito a masticare stress e il risultato sono problemi di salute per i quali si rifiuta persino di curarsi come si deve. Assume dei palliativi, robaccia che ho paura alla lunga possa rendere le cose ancora più complicate. A volte non so come prenderlo, è così tremendamente testardo. Non mi ascolta, si irrita se gli dico di andare dal medico, mi dà l'impressione di non starmi realmente ad ascoltare. 
Il fratello non è un aiuto sul quale si possa contare più di tanto. Prima del lavoro per lui viene tutto il resto: le scopate in giro, le seratine da organizzare, le chat sul cellulare, i concerti del suo cantante preferito, le trasferte per seguire il motogp. Mai una volta che l'abbia sentito chiedere a Fred se avesse bisogno di qualcosa, di spartire una fetta di quello stress, di quel continuo affannarsi per far quadrare tutto. Poi magari gli dà un compito e se ne dimentica o lo fa male, così che poi bisogna pure porgli rimedio.


Fonte: scrivere.info

A volte avrei solo una gran voglia di urlargli contro, metterlo di fronte alla sua fetta di responsabilità, fargli capire che a quasi quarant'anni è ora che si svegli, che cresca, che si dia una mossa. Scrollargli le spalle, indurlo a vedere con i miei occhi i macigni di stress che Fred ha da digerire ogni giorno. Vorrei metterlo di fronte a tutto questo e indurlo a comprendere, almeno per una volta.

lunedì 5 settembre 2016

Io Prima di Te

Settembre, tra le altre cose, è anche il mese in cui riprendo a vedere film. E così, ieri pomeriggio, Fred ed io siamo andati a vedere "Io Prima di Te" al cinema.
So che è tratto da un libro molto amato, divenuto in breve tempo un bestseller. So che recentemente è uscito anche un seguito. Io non ho letto nulla, sinora, volevo semplicemente immergermi in questa storia tramite le immagini che è un po' la mia scelta opposta rispetto al solito. 


Il film non è di quelli pieni d'azione. Non è neppure di quelli che ti fanno ridere a crepapelle. E' l'esatto contrario, ad essere onesti.
E' un pugno allo stomaco, un calcio negli stinchi, un contorcersi di viscere. E' anche coraggio, umiltà, dolcezza, sorrisi ammalianti. E' una cosa che ti fa male e bene al tempo stesso.
Male perché ti porta fuori un dolore sincero, quasi atavico, che ti si aggrappa addosso nei giorni a venire. Bene perché ti mette di fronte agli occhi la fortuna che hai, semmai te ne fossi dimenticato. La fortuna di poter contare sulle tue gambe, sulla tua libertà, sulla tua salute. Tutte cose che il protagonista maschile ha perso e che non può riottenere. 

Ho trovato di una dolcezza disarmante l'attrice protagonista. Di una bellezza inossidabile i suoi occhi, il suo sorriso, il senso di speranza che è riuscita a far trapelare dalle sue meravigliose espressioni.
Ho trovato lui perfettamente calato nella parte, quasi che tutte quelle brutte cose stessero realmente accadendogli.

Nella seconda parte del film ho dovuto trattenermi più volte dal piangere, dal gridare, dal portare fuori tutte quelle violente emozioni che il film mi stava scatenando dentro.
Forse prima o poi lo rivedrò nell'intimità della mia casa, senza vicini di posto sconosciuti. E allora piangerò ed urlerò come non ho potuto fare ieri, sfogando tutta la mia frustrazione senza remore.

lunedì 29 agosto 2016

Insieme, Per Una Vita Intera

Come la maggior parte delle donne di Amatrice, Pasquetta sapeva cucinare bene. Qualunque cosa passasse sotto le sue mani diventava squisito. 
Ciononostante a me lei piaceva soprattutto per la sua pacatezza. La conobbi diversi mesi dopo sua figlia, la zia di Fred, e ad un primo sguardo non potei far altro che associarla a lei. Era la sua copia matura. Gli stessi capelli biondi sempre ben acconciati. La stessa espressione serena, elegante e composta.
Quando mi incontrava mi salutava sempre con un sorriso e mi diceva, ogni volta, "Sara, sei sempre bella". Quattro semplici parole che avevano la capacità di rendermi felice perché un apprezzamento da quella donna così piacente anche in età avanzata mi rendeva orgogliosa.
Suo marito mi faceva ridere. In senso buono, ovviamente. Era una persona allegra, giovale, simpatica, sempre con la battuta pronta.
Seduti insieme a lui e a suo cognato alla Cresima del nipote non smettemmo un attimo di ridere. Sembravano due ragazzini a cui l'allegria non mancasse mai.

Fonte: linkbellissimi.eu

Ricordo ancora quando festeggiammo il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio, in quella chiesetta che somigliava così tanto a quelle del mio paese che me ne innamorai. E due amatriciani come potevano non scegliere una chiesetta che non ricordasse loro i nostri luoghi, la nostra provincia? io avrei fatto lo stesso. Perché noi gente di Rieti questa passione per le nostre radici spesso ce l'abbiamo nel sangue. Ci scorre nelle vene, matura con gli anni, non ci lascia mai.
E così, benché vivessero da tanti anni qui sul litorale, ad Amatrice loro tornavano spesso. In quella casa che amavano a dismisura, così come le vie del paese ed i suoi paesaggi. In quella casa in cui hanno trovato la morte. In quella casa che non esiste più, così come non esiste tutto il resto. Tutto spazzato via, tutto caduto giù.

Se c'è una cosa, in tutta questa dolorosa vicenda, che mi faccia sentire meglio...è saperli insieme. Hanno vissuto insieme, insieme hanno abbracciato la morte. 
Non so se uno dei due avrebbe saputo vivere senza l'altro. E sebbene nel mio cuore provi una pena infinita per i loro figli e i nipoti, non posso far altro che pensare che Gigi e Pasquetta avrebbero voluto così. Essere insieme anche negli ultimi istanti della propria vita.


giovedì 25 agosto 2016

Quando La Terra Trema

Ieri è stata una giornata infernale e quella che è iniziata da poche ore sembra seguire la stessa triste scia.
La provincia di Rieti è la mia provincia. Lì ci sono le mie radici, il mio cuore, le persone che amo. Me lo ricordo bene il terremoto de L'Aquila, me lo ricordo bene quel tremore lunghissimo che durante la notte ci scosse tutti. Mi ricordo bene anche i precedenti, perché tutte le volte in cui la terra ha tremato al centro Italia, in questi anni, mi sono svegliata durante la notte terrorizzata. Ed ogni volta vedere quelle persone perdere tutto e spesso anche la vita, mi ha fatto stare male. 
Conoscevo quei centri, avevo passeggiato lì, avevo respirato l'aria fredda della notte ed il profumo della montagna. Chi vive dalle mie parti lo sa che può succedere. E' zona sismica, dicono. Eppure quando capita nessuno è veramente preparato, nessuno può saperlo prima di addormentarsi che quella potrebbe essere la notte che sconvolgerà per sempre la sua vita. Vai a letto tranquillo e quando un pezzo di casa ti cade addosso pensi che sia l'inferno, un incubo, un sogno dal quale poi ti risveglierai. 
Quando poi passa tutto non riesci a sentire alcun tremore, neanche quello più innocuo, senza pensare che sia nuovamente il terremoto. Non sopporti che qualcuno batta i piedi sotto il tavolo. Non sopporti la musica alta dei vicini se fa oscillare le parti. La paura è sempre lì, affacciata alla porta di casa.

Fonte: teconologia-ambiente.it
Ho chiamato subito i miei, che raggiungerò nuovamente questa sera. Si sono alzati tremando, mia madre con quella gamba che non la fa camminare bene, mio padre con la sua ansia cronica, mio fratello senza sapersi più riaddormentare. 
E quando ho saputo che l'epicentro era Amatrice il mio cuore si è fermato per un attimo. Erano lì i genitori della zia di Fred? Erano in quella casa o qui sul litorale, al sicuro?
Erano lì. Il figlio è partito presto e l'hanno fatto passare. La Salaria è poi stata chiusa, quei ridenti borghi spazzati via dalla furia della terra.
Ore interminabili senza sapere nulla, senza potersi mettere in contatto, senza poter partire. Un travaglio che dura ancora oggi, nel momento in cui scrivo. Erano in tre, una di loro è stata tratta in salvo intorno alle cinque del pomeriggio di ieri. Un sollievo lungo interi minuti e poi la tristezza, nuovamente, quando loro due ancora non venivano salvati.
Quasi ti sembra di sentire il rumore dei cocci, il battito sordo di quei cuori seppelliti sotto le macerie, l'incredulità, lo spavento, il terrore che si insinua in ogni terminazione nervosa fino a farti smettere persino di parlare. 
E allora scrivi, perché almeno scrivere non fa rumore. Nessuno sente i tuoi pensieri, ma forse qualcuno potrà leggerli. Forse qualcuno potrà farlo capendo cosa si prova in questo lungo travaglio che non sembra avere più fine. 
Sono ancora vivi? Sono morti subito? Hanno sofferto? Stanno soffrendo tuttora? 
Le domande ti asfissiano, ti comprimono il cervello, ti autorizzano ad assentarti dal mondo.

sabato 20 agosto 2016

Diario di Bordo

Ieri con mio fratello, Fred e la mamma sono stata a Napoli. Visita di un solo giorno, per passare finalmente un po' di tempo con le zie e mio cugino. Quest'ultimo non lo vedevo da ben 13 anni e penso possiate immaginare quanto strano possa sembrare rivedersi dopo un periodo tanto lungo!
Il viso ed il corpo cambiano, noi stessi subiamo delle mutazioni caratteriali di un certo spicco. 
Mi ha fatto davvero piacere perché non ho mai smesso di dedicare un pensiero a questo mio cugino che vive a Milano e con il quale ci si incontra solo quando i rispettivi impegni lavorativi e personali collimano. L'aspetto positivo è che probabilmente ci rivedremo anche il prossimo venerdì, quando passerà qui con la zia e si fermeranno una notte prima di ripartire per la propria regione.

E' stato bello mangiare tutti insieme, ascoltare la differenza in quei tre diversi accenti che condividevano la stessa tavola. Anche più di tre, se vogliamo essere fiscali. 
Bello poi prendere l'auto e farsi accompagnare in costiera sorrentina per una passeggiata tra le splendide terrazze a ridosso del mare. Faceva caldo, avevamo appena mangiato, il sole non ci dava tregua...eppure che meraviglia, lo rifarei anche subito. Ho scattato un po' di foto e so già che non potrò fare a meno di riguardarle tra qualche mese, quando il freddo mi congelerà le ossa e le vacanze estive saranno lontanissime. 

Vico Equense (NA)

Oggi invece ho trascorso la mattinata con la mia migliore amica. Purtroppo riusciamo a vederci solo 2 o 3 volte l'anno ed ogni volta è come se ci fossimo lasciate il giorno prima. Siamo state per negozi, abbiamo riso come pazze, scartato i rispettivi regali, mangiato insieme un'insalata insapore mentre ci raccontavamo spaccati di vita.
Forse riusciremo a prendere un gelato insieme anche la prossima settimana. E niente, mi manca già. Avrei voluto poter dilatare il tempo all'infinito. 

domenica 14 agosto 2016

Buon Ferragosto!

E insomma, alla fine le tanto agognate ferie sono arrivate.
Quasi non ci credo, come i bambini mi do i pizzichi per capire se è vero.
Abbiamo chiuso il negozio ieri sera alla solita ora. Fatto una doccia frettolosa, aspettato che il nostro amico venisse a prenderci. E poi siamo andati a mangiare a Sacrofano, in un ristorante che da fuori sembra una sorta di vecchio castello arroccato.
In terrazza faceva freschino ma si stava bene. Fred mi ha fatto la sorpresa di invitare anche mio fratello, mia nipote ed il ragazzo. E' stata una serata magnifica, il degno inizio di queste ferie tanto attese. 

Abbiamo mangiato e riso come pazzi. Il Primitivo di Manduria sulla tavola rendeva sciolte anche le lingue più allacciate. In alcuni momenti ho seriamente pensato di poter toccare la felicità. Ero lì con la mente finalmente un pochino sgombra, con persone che amo o a cui voglio bene, di fronte a pietanze profumate e ricche. Che potevo volere di più?
Siamo tornati a casa con la musica nelle orecchie, con le risate ancora sulla bocca. Era tardi e non mi importava, non pensavo neppure a tutte le cose che avrei dovuto fare oggi. 

Fonte: ioballofolk.it


Approfitto di questo breve post per augurare un Buon Ferragosto a tutti!
Io ho invitato mio fratello ed il nostro amico, probabilmente mangeremo in balcone se il vento lo consentirà. Ho voglia di leggerezza, di risate allegre, di gente in questa casa. 
Voglia di stare bene, con la spensieratezza nel cuore.
Non posso fare a meno di augurarlo anche a voi. Auguri per domani. 

giovedì 4 agosto 2016

Una Sola Parola: Quando?

Care Ferie,
ho bisogno di voi. Bisogno che vi sbrighiate ad arrivare, che scacciate via tutto questo malessere che mi opprime, questa stanchezza che ha preso possesso di ogni pensiero, di ogni terminazione nervosa, di ogni attimo delle mie giornate e delle mie notti.

Fonte: ilgiornale.it

Sono stanca, mortalmente stanca. Combattuta tra il sorridere ai clienti come sempre e gettarmi in un angolo e rendermi invisibile.
Non ne posso più del caldo, dei soliti discorsi, di questa umidità che qui ti si appiccica addosso, delle foto di gente felice in vacanza mentre io sono ancora qui a sfacchinare. 
Sono arrivata al limite di sopportazione, a quella linea invisibile che demarca un'attività cerebrale qualunque alla la totale assenza di essa. 

Non resisto più, venitemi a pigliare. 

lunedì 25 luglio 2016

Domenica in Famiglia

Era una vita che non trascorrevo una giornata con la mia famiglia per intero. 
I miei genitori non li vedevo da un mese ed i miei cugini ed i miei zii da un tempo ancora più lungo. Gli zii probabilmente da prima di Natale.
Una grande tavolata, risate, roba buona da mangiare, quel calore intorno così piacevole. Frutta, dolci, una pastasciutta con i pistacchi e lo speck.

Fonte: associazionepiuinforma.org


Questi trentuno anni non li volevo festeggiare. Fred me lo ha chiesto più volte ed ho sempre declinato. Ieri non è il mio compleanno che abbiamo festeggiato, anche se non sono mancati regali ed auguri, eppure penso che non potesse esserci dono più bello di questo. Quello starsene tutti insieme, appassionatamente. Come quando ero una bambina e correvo da una casa all'altra, talvolta rovinando sulla breccia del giardino per poi rialzarmi e ripartire.

Il biglietto che mio fratello ha accompagnato al suo regalo mi ha commosso. E' proprio vero che talvolta la lontananza acuisce i sentimenti e l'attaccamento. La scorsa domenica siamo corsi a Roma pur di rivederci. Ci siamo fatti una foto in fretta che ora lui pensa di incorniciare. Ha detto che gli mancavo troppo.
E capita spesso anche a me. Una fitta che mi staziona quasi permanentemente in mezzo al cuore. 

giovedì 21 luglio 2016

Contare le Pecore

Ho passato buona parte della mia prima notte da trentunenne da insonne.
Mi ero addormentata bene, al solito orario, quando ad un certo punto un vicino pazzo si è messo ad urlare sul suo balcone. Lo fa spesso, non è più una novità. E' rientrato solo quando qualcuno l'ha portato via.
E quando mi sveglio così, all'improvviso, poi faccio sempre un gran fatica a riprendere il sonno laddove lo avevo interrotto.

Fonte: psicologo-cinziadellavedova.it

Avrei voluto chiamare i Carabinieri, come le volte precedenti.
E come le volte precedenti non l'ho fatto per rispetto verso sua madre, una donna perbene che ha avuto questa immeritata spada di Damocle di due figli ultraquarantenni nullafacenti, viscidi e approfittatori.
Una notte riuscii persino ad ascoltare il suo intero discorso, rivolto a se stesso o a chissà quale fantasma che gli aleggiava intorno. Ripeteva come un mantra di essere un drogato, di dover dare dei soldi a chissà chi, di non essere spaventato. Lo ripeteva ossessivamente, con violenza. Quasi mi pareva di vederlo con quella sua brutta faccia fissa nel vuoto ad urlare alle tre di notte svegliando tutta la via.
Eppure nessuno chiamò i Carabinieri, proprio come me. Forse per le stesse ragioni, per non voler dare un'ulteriore motivo di vergogna a quella donna non più giovane che ha sempre un sorriso per tutti. 

Questi due figli invece non mi piacciono per nulla.
Il primo un viscido borioso che entra in negozio e ci resta per ore solo per godere del fresco dell'aria condizionata.
Il secondo, lo strillone, un guardone della peggior specie. Preferisco non sapere quali siano i suoi pensieri quando dopo l'ora di pranzo mi vede passare sotto casa sua per andare a lavoro. Con quello sguardo lurido che avverto sulla schiena, sul volto, ovunque. 

E poi, sono dieci giorni, o forse qualcosa in più, che ho una strana fame.
Mi prende una sorta di pesantezza allo stomaco, che ho classificato come fame, ma che potrebbe anche essere qualcosa che non conosco.
Ce l'avevo anche stanotte, quando mi sono svegliata. Ed è una sensazione strana, perché in realtà non mi viene realmente voglia di mangiare e per nulla al mondo mi sarei alzata per saziarla. 
Al mattino faccio una colazione abbondante e quando mi alzo dal tavolo ho ancora fame. Ho fame poi nel pomeriggio, alla sera, pure dopo cena. 
Spero finisca al più presto, che di diventare una balena non c'ho proprio voglia.

domenica 10 luglio 2016

Undici

Fonte: aforisticamente.com


Oggi Fred ed io festeggiamo il nostro undicesimo anniversario. A volte lo chiamo "compleanno" e se le prime volte Fred pensava si trattasse di un lapsus, ora credo abbia compreso anche lui che per me si tratta d'altro. Io sono nata a luglio. Il 20. Eppure mi pare di essere nata una seconda volta quasi 20 anni dopo, il 10, perché quel giorno di 11 anni fa ho iniziato un percorso che per tanti versi mi ha cambiata e che finora non ho mai rimpianto.

E non è poi cosa semplice, per me, non pentirmi delle cose.
Vi basti pensare che se devo anche solo andare a mangiare una pizza penso per ore a quale scegliere. E quando poi la scelgo mi chiedo sempre come sarebbe stato mangiarne un'altra. Assaporare il pomodoro se ho scelto solo la mozzarella. Come sarebbero stati quei funghi quando invece, magari, ho scelto le zucchine.
E i vestiti poi? Ne scelgo uno nero e magari rimpiango di non averlo preso anche in rosso. Compro le scarpe bianche e rimpiango quelle blu.
Indecisa? eternamente.

Eppure, se c'è una scelta che non abbia mai messo in discussione, che non abbia mai sentito stretta, sbagliata o anche solo limitante...è quella che vivo ogni giorno. Ogni giorno, da undici anni, io scelgo di restare con Fred. Non solo perché sia un compagno dalle qualità invidiabili né perché mi piace saltargli addosso. E neanche perché quando mi sorride intorno a me scompare il mondo e mi si scioglie il cuore.
Voglio restare con lui perché lo amo, perché è una parte di me come potrebbe esserlo un occhio o un polmone. Mica puoi decidere da un giorno all'altro di amputarti una gamba, non è neppure un'opzione da voler mettere in conto. Quando non sono con lui mi manca, di una nostalgia che a tratti mi spezza il fiato. E dire che sono una di quelle persone che stanno tanto bene anche da sole, che piuttosto di stare in mezzo alla gente preferiscono rintanarsi in un angolo con un libro tra le ginocchia.

E in quest'ottica, undici anni non mi sembrano poi molti. Mi sembrano solo una tappa di un percorso che io spero duri in eterno, almeno fin quando morirò. Perché io non mi sento più semplicemente Sara da quel giorno in cui Fred è entrato nella mia vita e l'ha travolta, stravolta, cambiata, migliorata. Non si tratta di annullarsi...ma di fondersi. Di entrare in una sorta di universo parallelo in cui le altre voci smetti persino di ascoltarle. Resto un individuo a se stante ma mi sento soprattutto parte di questa coppia, la metà di noi due.

Oggi abbiamo trascorso la giornata sul Lago di Bracciano. Faceva un caldo terribile, i refoli di vento li abbiamo contati sulle dita di una mano. Abbiamo mangiato in un ristorante a ridosso dell'acqua, praticamente sopra di essa. C'era tanta gente eppure si respirava aria di tranquillità, di relax. Ognuno si faceva i fatti suoi, eravamo solo due persone in mezzo a tante altre. Sarei rimasta lì fino ad agosto, confinata in quell'ambiente dolce ed ovattato, con lui. 

venerdì 1 luglio 2016

Random

Questo è un post random, di quelli in cui riassumo tante cose senza un filo logico se non quello dell'insensatezza della scrivente.

Fonte: filmtv.it

E' morto Bud Spencer, ormai lo sanno anche i muri. E fondamentalmente non è che mi sia strappata i capelli perché so che ad 86 anni lui aveva vissuto una vita piena ed appagante, colma di cose meravigliose. Io lo adoravo Bud, nel vero senso della parola. Come si può adorare uno zio che ti prende sulle ginocchia e ti canta le canzoncine sceme quando sei soltanto una bambina. Lo adoravo perché è entrato in casa mia che ero piccolissima e ci è rimasto negli anni a venire. E in tutto questo tempo il mio pensiero per lui non è mai cambiato. Mi piacevano le sue facce, i suoi film che guardavo ridendo a crepapelle per tutto il tempo con mio fratello e mio padre. Mi piaceva quel suo modo di far ridere anche semplicemente socchiudendo gli occhi, mangiando fagioli o picchiando la gente. Mi piacevano e mi piacciono ancora quei film privi di volgarità, belli belli in modo assurdo. 
Per cui Bud, anche se te ne sei andato, sappi che resterai sempre qui con noi. Pronto a farci sorridere, a strapparci un momento di ilarità sincera ed appagente. Grazie per questo lascito, ancor più prezioso considerando quanto bisogno ci sia di ridere al giorno d'oggi.

Col nuovo dipendente per il momento sembra andare tutto bene. E' un tipo educatissimo e pulito, il che va già molto bene. Per ora ha un contratto stagionale, poi vedremo se confermarlo o meno per settembre e i mesi successivi.

Fa caldo. Un caldo atroce ed asfissiante. Io amo l'estate ma l'amerei di più se fossi su un'isola deserta insieme a Fred, un costume succinto addosso ed un cocktail fresco alla frutta stretto nella mano. Invece sono qui in divisa d'ordinanza, ho appena finito di lavare le scale, il balcone ed i bagni. E fra due ore si va a lavoro.

Ho saputo che la mia ex migliore amica è incinta di cinque mesi, di una bambina. L'ho saputo da mia madre ma mi sarebbe piaciuto molto averlo saputo da lei. E niente, a volte pensi che certi rapporti puoi cercare di ricucirli da sola quanto ti pare ma che non può funzionare dal momento che si dovrebbe essere è in due. 

giovedì 23 giugno 2016

Il Nuovo Dipendente

Oggi ho conosciuto il nuovo dipendente, lavora con noi da quattro giorni. I nostri turni non si incrociano mai ma avevo bisogno di vederlo, di capire che persona fosse, il modo in cui lavora, quello con cui si approccia ai clienti. 
E' un ragazzo moro con il pizzetto. Non ha dei lineamenti tali da poterlo definire bello nel vero senso del termine, tuttavia l'ho trovato piacevole. E si, lo so che bisognerebbe guardare solo i meriti, ma quando lavori con la gente devi prestare attenzione anche ad un mucchio di altri fattori, tra i quali l'estetica, la presenza fisica, il modo di parlare, sorridere, gesticolare.
Mi ha fatto un'ottima impressione generale e andando via ho incrociato le dita affinché lui sia quello giusto, la persona da tenere con noi, a cui delegare un po' di fiducia.

Fonte: il-giardino-interiore.blogspot.com

I rapporti con quello che è andato via erano stati buoni. Aveva insistito molto per lavorare con noi, aveva fatto di tutto per farsi benvolere. Con noi è rimasto tre anni fin quando, allo scadere del contratto, ha preferito non rinnovarlo. E per noi andava bene così.
Il problema è che poi si è messo ad infamarci in giro, a raccontare falsità, a rosicare perché evidentemente per restare voleva un aumento immotivato. Immotivato perché nessuno che faccia il suo mestiere ad oggi guadagna più di quanto guadagnava lui, potendo poi usufruire di una serie di vantaggi ed agevolazioni che non sto qui a raccontare, ma che personalmente non ho mai ottenuto in nessuno dei posti nei quali io stessa ho lavorato. Senza falsa modestia, anche meglio di lui.

Il problema è che con i dipendenti non bisogna dimostrarsi deboli. E per deboli intendo anche solo semplicemente consentirgli di sentirci amici, di abbassare giù quella barriera che io penso debba restare sempre su a dividere un operaio dal titolare.
E no, non è una cosa che penso adesso perché sto dall'altra parte. Io questa cosa l'ho sempre pensata. Tutte le volte in cui ho lavorato per altri ho fatto il mio lavoro con la consapevolezza di dover sottostare a chi mi aveva assunto, senza pretendere di essergli amica né tantomeno confidente. 
Da ambo le parti ci vogliono rispetto e volontà.
A lui non auguro di sbattere la testa pesantemente da qualche parte, ma solo di accorgersi che il mondo là fuori non è quello roseo che gli era stato fatto intravedere qui. Svegliarsi non ha mai fatto male a nessuno, anzi.


giovedì 16 giugno 2016

Riflessioni di Un Amore

Fonte: net1news.org


Ciao amore, ieri hai compiuto 33 anni.
Ti conosco da quando ne avevi appena compiuti 22. Eri un ragazzo alto, con i capelli cortissimi da militare. Sei stato uno degli ultimi partito per la leva obbligatoria.
Non avevamo neanche i soldi per pagarci i biglietti dei mezzi, all'epoca. Eppure facevamo di tutto per vederci, per stare insieme il più possibile, per eliminare quei 110 km che ci dividevano. Lo abbiamo fatto per anni. Mi sale una tenerezza tale nel pensarci. Nel pensare a come eravamo, a quei sacrifici che non ci pesavano mai ma che ci hanno resi più forti, settimana dopo settimana.
Ed ora sei un uomo. Ti ho visto crescere, diventare quello che sei. Così come tu hai visto crescere me, senza formalizzarti dietro a tutte quelle contraddizioni, a quello spirito sfuggente e schivo, al bisogno di non farrmi mai comprendere del tutto.
Eppure tu si che m'hai compreso. Tu si che hai capito. 

Lo so che è un periodo tosto. Lo so che devi star dietro a mille cose da solo perché dall'altra parte hai un fratello poco responsabile e da quest'altra hai me che non riesco a starti dietro al cento per cento. Però ce la farai, io lo so. Credo in te, nelle tue capacità, nella tua caparbia, nel tuo senso del dovere. Credo alla tua onestà, al tuo voler agire sempre in modo pulito, senza scendere a compromessi.

Ieri abbiamo anche festeggiato i nostri primi tre anni insieme in questa casa. Eppure non sembrano che pochi giorni, come se avessimo appena iniziato, come se non fosse davvero passato tutto questo tempo.
Mi fa arrabbiare il tuo disordine, quella mania di lasciare tutto ovunque, di non mettere mai a posto se non dietro continue e petulanti sollecitazioni.
Probabilmente a te fa arrabbiare questo mio bisogno di trovare tutto in ordine, di vivere in una casa sempre pulita, di non tollerare le cose fuori posto.
Ci sono aspetti in cui siamo così dissimili. E tanti altri che ci vedono immensamente affini, due facce di una stessa medaglia.
La verità è che se non ci fossi mi mancheresti. E forse mi mancheresti anche se non ti avessi mai incontrato. Perché ti amo e non so pensare alla mia vita senza di te.
Auguri amore. 

lunedì 13 giugno 2016

Contraddizioni

A lavoro sono giornate cruciali. Tanti soldi che escono senza che ci resti mai in tasca qualcosa per fare tutte quelle cose che possano uscire dall'ordinario. Oltre il pagamento del mutuo, delle bollette, delle visite mediche. Oltre le spese necessarie. 
Un dipendente che se ne va, un altro da cercare per rimpiazzarlo.
Gente che va in vacanza, con gli occhi pieni di gioia e di aspettativa. Li avevo anche io così, quando potevo viaggiare? 

Fonte: artribune.com

Gente che vuol convincermi a fare figli.
Gente che vuol convincermi a non farne.
Gente che mi chiede di abbronzarmi.
Gente che pensa di conoscermi solo perché mi vede ogni giorno fare il mio lavoro.
Gente che pensa di aver ottenuto la mia confidenza solo perché gli sorrido. Ed è complicato fargli comprendere che gli sorrido perché è quello che ci si aspetta da me.
Gente folle. Gente genuina. Gente di cui fondamentalmente non so nulla.

Uomini che ammazzano le donne. 
Uomini che ammazzano coloro che non riescono a comprendere, che forse gli fanno paura.
Uomini che pensano di potersi comportare peggio delle bestie.

Ieri pioveva, ho passato la domenica con la mia famiglia. Ho messo lo smalto alla mamma. Sui piedi, sulle mani. Le ho tirato via le sopracciglia. 
E' amore anche questo.
Forse è amore pure quello che non si dice, che non si racconta, che si vive in silenzio. Era allegro mio padre. Lo è sempre quando ci siamo tutti.

venerdì 3 giugno 2016

Tempo

Quanto tempo era che non scrivevo qui? Circa 3 settimane.
Quante volte ho provato a farlo? Almeno quattro. Volte in cui ci sono riuscita: Nessuna.

Fonte: blog.libero.it

Ci sono periodi nei quali metti in stand by i pensieri, o quantomeno cerchi di farlo. Periodi nei quali le vicende a cui stare dietro sono troppe e le preoccupazioni si rincorrono a tempo di record. Non hai voglia di metterle nero su bianco, non hai voglia di vederle impresse da qualche parte. Semmai vorresti cancellarle, non pensarci, o vederle magicamente risolte.
E allora ti isoli, cerchi una strada differente, una strada che non includa la condivisione. 

Questo spazio mi è mancato, ci tornavo anche solo per guardarlo un po'. Solo che poi la sola idea di doverne riempire le lacune mi spezzava il fiato. 
Ci sono stati momenti felici, altri nei quali mi è sembrato di stare a galla a fatica. E tuttora mi sento come se fossi in apnea, come se la fame d'aria mi impedisse di respirare bene. 

giovedì 12 maggio 2016

No.

Fonte: harrr.org


Tachicardia.
Respira Sara, respira.
Tachicardia, ancora.
Sto esplodendo. O implodendo, e mi sa che è peggio.

Se potessi in questi giorni me ne andrei. Senza salutare nessuno, scomparire per un po'. Per andare chissà dove, forse solo per prendere aria per qualche ora. Aria pulita, aria sana, aria di campagna. Quella pura, fresca, che ti entra nei polmoni e poi ti senti meglio. Come depurato, come rinnovato.

Voglia di una sana ed autentica solitudine, dove non mi giungano neppure le voci più ovattate. Voglia di verde, di fiori, di alberi ombrosi sotto i quali sostare. E poi di sole, di montagna, di ruderi nascosti tra la vegetazione. Sola per poter pensare un po', per poter versare qualche lacrima in santa pace, per non dover pensare a tutti loro. 

Li sto vivendo troppo male questi giorni, li sto vivendo come una corsa ad ostacoli dove non ci si possa fermare mai, dove si rischi troppo spesso d'inciampare e rovinare a terra. Poi rialzarsi con il mento insanguinato, con le ginocchia sbucciate. E le lacrime appena dentro gli occhi, pronte a riversarsi fuori. 

martedì 10 maggio 2016

Urli Sotterranei

Fonte: lareginadelveleno.blogspot.com


Alcuni giorni mi piacerebbe davvero non dovermi trascinare a casa le inquietudini del lavoro.
Quelle richieste inconcepibili della gente, l'arroganza, le ipocrisie, quella falsità di fondo. Le cattiverie che ti sputano addosso quando gli fai capire quanto assurde siano certe pretese. 
Vorrei potermi isolare in una bolla di sapone e non farla scoppiare prima di essere completamente al sicuro. Lontana da certi meccanismi, dai sorrisi forzati, dai bocconi amari che tocca mandare giù. Lontana dagli sguardi insistenti, da certi complimenti che non capisci mai quanto siano sinceri e quanto dettati dalla speranza di ottenere dei trattamenti di favore. Lontana dai tossici che ti chiamano "cara" o "tesoro" mentre speri soltanto che escano in fretta.

A volte capisco Fred. Lo capisco quando dice che il suo sogno sarebbe quello di rinchiudersi in un archivio sotterraneo e non incontrare nessuno fino alla fine del suo turno. Questo è un mestiere che ti inaridisce, che ti rende sospettoso, che ti fa diventare asociale. Un mestiere dove bisogna rispettare tante norme e dove troppo spesso trovi chi non ti rispetta affatto. Un mestiere dove si cammina costantemente a passi leggeri in mezzo ad oggetti delicati come cristalli che in qualunque momento possono infrangersi al suolo e fare un rumore del diavolo. Un mestiere dove in pochi secondi devi controllare numeri, soldi, resto e chi ti sta di fronte e sperare sempre che ti vada bene.

Abbozzi, tiri il fiato, respiri. E ti rigetti in una nuova giornata sperando che gli scossoni del giorno precedente non ti condizionino troppo. Mentre sai che è già successo.

mercoledì 4 maggio 2016

Cieli Immensi

Fonte: iodonna.it
A noi bastava solo l’amore
Il resto ci poteva mancare 
E ridere scherzare poi...svenire
Ma oggi che mi sembri migliore 
Di quello che poteva sembrare allora
Da "Cieli Immensi", Patty Pravo.

Fonte: flickr.com



Lo sento cosa dicono di Patty Pravo. 
Che ha una faccia nuova, che è diventata una donna di plastica, che somiglia ad un alieno.
E ogni volta che li ascolto mi viene rabbia. Perché ancora una volta si antepone alla carriera, al talento e alla storia di una donna il suo aspetto fisico. Si preferisce soffermarsi sui ritocchini anziché sul carisma, sulla verve, sulla delicatezza dei suoi gesti.

E' inutile girarci intorno, sebbene Patty Pravo appartenga ad un'altra epoca a me piace molto, da sempre. Ero una bambina e ascoltavo "Pazza Idea" e mi piaceva da morire. Poi "La Bambola", "Pensiero Stupendo", "E dimmi che non vuoi morire"  e tanti altri successi.
E mi piaceva allora e mi piace tanto anche adesso che sono adulta.
Mi è piaciuta molto anche al Festival di Sanremo, che non ho guardato, ma di cui poi ho ascoltato in radio tutte le canzoni. E l'unica, l'unica che mi sia rimasta impressa, che ho voglia di cantare, che non mi stanca mai...è ovviamente la sua.

A me proprio non interessa che Patty Pravo abbia deciso di affidare il suo viso al bisturi. Non mi interessa perché quello che vedo di lei va al di là del suo viso, al di là dell'anagrafe, dell'epoca, del momento. A volte mi sembra talmente attuale, ancora oggi, che o erano troppo noiosi gli altri o troppo all'avanguardia lei. 
E niente, Cieli Immensi mi è entrata nel cuore. E credo proprio che ci rimarrà.
Grazie Patty per volerti mettere ancora in gioco.