lunedì 30 novembre 2015

Le Vie Buie

Fonte: digiland.libero.it

Con il montacarichi innalzano la bara. L'uomo la tira, la scuote, si lascia aiutare dal giovanotto dell'agenzia fin quando non è entrata totalmente nel loculo buio. Il tempo di spazzolarla dai residui di calce, poi prende il piccone ed intacca il cemento ai lati. E'ora di sigillare la prima barriera, ma solo dopo averla bloccata con due grossi chiodi ai lati. Prende la canna del silicone e lo spara tutto intorno, affinché non ci sia un solo buco d'aria. I rumori sono forti, cadenzati, a tratti li percepisco all'interno del cuore, come se stesse battendo proprio lì. Prende la lapide di marmo, sigilla anche quella, poi la fissa con dei grossi bulloni dorati. Dopo avervi appoggiato su la foto il suo lavoro è finito e facendo un rapido saluto se ne va. 
E in tutto questo non posso fare a meno di pensare a come dev'essere brutto entrare lì dentro, al senso di claustrofobia che sento e che mi manda in apnea. Il freddo pungente mi pugnala le tempie, i lamenti della nonna risuonano in quel percorso di morte. 
Attraverso di nuovo tutti quei corridoi bui con le immagini di gente giovane e meno giovane che mi osservano andar via. Nell'aria un profumo intenso di fiori, intramezzato solo da un odore stantio di acqua che ristagna. Tutto intorno risuona solo il rumore dei miei tacchi mentre mi stringo ancor più nel cappotto e mi chiedo che senso abbia tutto questo, che senso abbia vivere se poi si fa tutti questa triste fine. 

lunedì 23 novembre 2015

Avere Trent'Anni

Prima di giungere ai trent'anni mi ritrovavo spesso a pensare quanto strana mi sarei sentita quando quel traguardo fosse arrivato, quando non avrei potuto più dire di avere vent'anni o poco più, quando avrei dovuto sentirmi adulta a tutti gli effetti.
Pensavo che l'avrei presa malissimo, che questi trent'anni sarebbero stati peggio di una zappata sui piedi nudi. Nella mia mente avevo dipinto un quadro a tinte fosche, di quelli che ti fanno spavento al sol guardarli.

Fonte: faccecaso.com


E invece no. Non è accaduto nulla di così tragico ed irrimediabile nella mia testa. Non ho pianto, non ho urlato, non ho finto con tutti di essere ancora una giovincella spensierata. Il cielo non si è oscurato, gli Angeli dell'Apocalisse non sono scesi, il tornado non si è mai realmente abbattuto su di me. Il cupo quadretto al quale avevo pensato mille volte non si è mai davvero reso manifesto.

Dal 20 luglio mi è capitato così tante volte di rivendicare fiera la mia età che mi sono spesso trovata a chiedermi cosa mi stesse succedendo. Non ero io quella che fino ai ventotto anni scherzando diceva a tutti di averne solo ventuno? E non ero sempre io quella che a venticinque si sarebbe buttata da un ponte perché si sentiva strana?

Ora tutte le volte in cui le persone mi dicono che sono una bambina, una "pupetta", io li correggo dicendo che no, che ho trent'anni e che sono adulta da un pezzo. Strano no? Fino al giorno prima io ero quella che non poteva credere di avere già quell'età lì e il giorno dopo ero sempre io, ma completamente diversa. Una donna che non aveva più paura di crescere, di essere davvero adulta. Una donna che non temeva più quella totale assenza di attenuanti dovute alla giovane età. Una donna che riesce a prendersi la responsabilità dei propri errori con un'alzata di spalle, senza più desiderare di essere ciò che non è.

A ben pensarci credo che questi trent'anni mi abbiano fatto un gran bene. Sono quella di sempre ma mi sento e mi vedo più consapevole, più matura, più incisiva nelle mie scelte, nei miei discorsi e in tutte quelle volte in cui devo far valere le mie opinioni. 

Ho trent'anni Dio Santo. E non è cascato il mondo.

mercoledì 18 novembre 2015

Piccoli Lussi

Fonte: domtotal.com

E' capitato di dover cambiare turno per due giorni, trovandomi all'improvviso con due pomeriggi quasi interi davanti, dopo troppo tempo.
Ho letto molto, ho scritto tanto, ho cucinato un po'.
Nel più totale silenzio della mia casa sono stata da Dio. Ho provato un senso di relax così completo che ho visto il tempo dilatarsi, affacciarsi inerte davanti a me. Ed è stato bello quando i clienti mi hanno reclamata, quando mi hanno detto di non farlo più, che non posso destabilizzarli così con la mia assenza. Questi sono i momenti che più amo del mio lavoro. Quando riesco a distaccarmene e quando prepotente si riaffaccia la voglia di tornarci.

lunedì 16 novembre 2015

Valentina Cardellini - Il Mistero del Sogno nel Tempo



Sempre più di rado mi capita di parlarvi delle mie letture, eppure non c'è mai stato un tempo nel quale io non abbia avuto un libro con me, non fossi stata impegnata nella conoscenza di personaggi sempre nuovi, mondi ogni volta diversi.
Guardo pochi film ma per contro leggo tanti libri e ognuno di essi mi arricchisce con qualcosa di nuovo e di unico.

Nei giorni scorsi sono entrata in punta di piedi nel mondo di un nuovo libro, appena pubblicato in versione e-book, anche su Amazon. Si chiama "Il Mistero del Sogno nel Tempo" e la sua autrice, Valentina Cardellini, è una ragazza che ho conosciuto virtualmente già diversi anni fa. La facilità con cui intreccia le parole per esporre i suoi pensieri mi ha sempre catturato e non c'è stata volta in cui non abbia provato un senso di pace e di compiutezza nel leggerle.
Tutto questo per dirvi che no, non mi sarei persa il suo primo libro per nulla al mondo. Ed Il Mistero del Sogno nel Tempo è proprio come lei: fulgido, etereo, delicato.

Il Mistero del Sogno nel Tempo è un libro che si dipana tra differenti spazi temporali, percorrendoli come si percorre un sogno. Non c'è tempo per fermarsi a comprendere, a capire, a conoscere davvero i personaggi. Tutto avviene come se si venisse accolti, più che avvolti, da una pesante coltre di nebbia. Il mistero di fondo si snocciola tra spazi e luoghi diversi, accompagnati da descrizioni vivide e suggestive che un po' ci consentono di entrarvi. 
L'Amore, quel sentimento che tutto crea e nulla distrugge, è il vero attore principale della scena. L'Amore che non conosce null'altro se non il fragore delle emozioni, il canto dei venti, l'intrecciarsi di fili invisibili che legano indissolubilmente due anime.

Questo non è un libro che possa far affezionare ai protagonisti. Non è uno di quei libri finito il quale se ne resta orfani. Semmai, è un libro in grado di trascinare verso un viaggio onirico che sembra infinito, ma che giunge poi all'unica conclusione possibile. Soluzione di cui non posso anticipare nulla, per ovvie ragioni, ma che difficilmente non sentirete anche un po' vostra.
Due anime possono ricongiungersi al di là del tempo, della materialità, di eventi e di situazioni incontrollate ed incontrollabili?
Se anche solo una volta nella vita avete sentito la presenza di un sentimento che già c'era e che era sempre lì, anche quando non lo cercavate, allora forse dovreste dare una possibilità a "Il Mistero del Sogno nel Tempo" di Valentina Cardellini.

giovedì 12 novembre 2015

Scrivere

Se vi dicessi cos'è scrivere per me, voi non ci credereste. E la colpa sarebbe mia, perché non saprei raccontarvelo con i dovuti crismi così come lo sento.
Vi direi che scrivere per me significa vivere, vivere veramente. Dalla prima volta in cui ho impugnato la penna io ho saputo che sarebbe stato il mio strumento, il prolungamento di me stessa. Credo di aver scritto il mio primo racconto a sette anni. Non riuscii mai a finirlo però fu un bel gioco, un bel vagare con la fantasia. E poi in adolescenza, quando ricevetti il primo computer e scrivere sembrava ancora più facile. Quel fluire di pensieri, quelle idee, quei personaggi che venivano fuori da soli, che si scrivevano da sé.
Ma prima di qualche mese fa io non sono mai riuscita a concludere nulla. Scrivevo e mi interrompevo, non ero mai contenta, la sfiducia prendeva possesso di me e mi faceva bloccare sul nascere quelle storie, quei racconti che non hanno mai visto la luce.

Fonte: repubblica.it
Poi tutto è cambiato. Ho iniziato a farlo davvero, con ordine, con metodo. Tutto è stato possibile grazie a dei sogni notturni, a quelle storie che sembravano implorarmi di uscire fuori, di essere messe nero su bianco. E chi ero io per negare a qualcuno che vedevo in modo così vivido dentro di me di esprimersi in pieno? Gli ho dato ascolto, ho sviscerato tutto quello che avevo visto nel mio pellegrinaggio al buio. E ne è uscito fuori qualcosa di buono, di bello, qualcosa che mi emoziona quando lo rileggo. 
Non si tratta solo di una storia, a dire il vero sono diverse. E anche tuttora sono presa da una di esse. Stamattina mi sono svegliata alle cinque e mezza con dei dialoghi perfettamente tracciati. Mi sono alzata, ho dovuto scriverli prima di dimenticarli. 
E quando la sessione era terminata mi sono sentita felice. Felice in un modo autentico, pulito, soddisfatto.

Io non ho idea di quello che succederà a questi miei scritti. Forse saranno sempre solo miei. Forse avrò il coraggio di proporli a qualcuno, di venderli ad altri.
Ma ora so che quel che è iniziato a febbraio di quest'anno non è irreale. So che fa parte di me quanto e più di tutto il resto. So che non è solo evasione, so che quei fiori in boccio sono una cosa importante.
So che non era un caso portare sempre dei fogli ed una penna con me. So che quell'urgenza di scrivere provata in tutta la mia vita non era casuale, non era dettata dal nulla né da una semplice mania. Tutte le volte in cui mi sono fermata da qualche parte a scrivere io mi stavo preparando a questo. E se un giorno finirà, se un giorno smetterò di farlo, allora potrò dirmi morta sul serio. 

domenica 8 novembre 2015

Braccio di Ferro

Odio sentir la gente litigare. Mi spiace nel profondo quando le voci si alzano, le vene si gonfiano, i visi si deformano, l'ira prende il sopravvento e volano parole pesanti. Odio il rumore degli oggetti che si spostano, la rabbia che esce dai muri e arriva fin qui.

Fonte: theblog.it

Gli appartamenti attaccati ai nostri, quelli non ristrutturati, ne hanno ascoltate di liti. Di gente che urla di notte o di giorno, che incurante dei vicini si parla addosso con arroganza. Affittuari che vanno e vengono, gente che spesso non ho mai neppure visto in faccia. Donne contro uomini, mariti contro mogli, coppie straziate da una difficoltà comunicativa evidente, che parla solo per mezzo di litigi a voce alta. 

E ogni volta mi scoppia il cuore, vorrei tapparmi le orecchie pur di non dover ascoltare. Pur di non dover entrare a forza nel loro menage, pur di allontanarmi da tutta questa violenza verbale che non mi appartiene e che vorrei non dover mai affrontare. 

Oggi c'è un bel sole caldo, sembra primavera. Non è il giorno giusto per litigare, forse non lo è mai. 

lunedì 2 novembre 2015

Week End d'Autunno

Quello appena trascorso è stato davvero un buon week end. Sabato sera dopo il lavoro cena tra donne in pizzeria. Mi son fatta tante di quelle risate che sono andata a letto con un cuore leggero come una piuma. Un po' meno la pancia, che quell'atmosfera di rilassatezza ci ha fatto prendere anche il dolce e non vi dico quanto me ne sia pentita, dopo.

Fonte: palazzomeninni.it

Poi ieri, domenica, abbiamo festeggiato il compleanno della nonna di Fred.
Ha compiuto 82 anni e poverina l'abbiamo fatta attendere fin quasi alle due mentre in casa le preparavamo una bella sorpresa per il suo rientro. A pranzo mi sono seduta accanto a lei, ci siamo fatte qualche selfie in pieno stile "ragazze moderne" e non sono mancati neanche lì attimi di piacevole ilarità. Tornati a casa ha trovato la sua sorpresa e mi è sembrata felice, emozionata, anche se non faceva altro che schernirsi, dire che non avremmo dovuto spendere soldi per lei.
E invece è stato bello vederla così, attorniata da nipoti che per lei farebbero qualunque cosa. Se ne lamentano, ne dicono di cotte e di crude...ma poi le si stringono intorno come bambini. Questi ragazzi li ha cresciuti lei con il suo polso d'acciaio e se son venuti su bene è anche merito suo. Sono felice di far parte di questa allegra combriccola, anche se sono arrivata dopo, anche se fino a dieci anni fa non sapevamo nulla gli uni degli altri.