giovedì 27 novembre 2014

Riflessioni Lavorative

Fonte: obiettivojuve.it

Il mio secondo impiego lavorativo durò 4 anni. Iniziò quasi per caso, quando dall'oggi al domani e senza alcun preavviso il primo finì. Tra di essi solo un mese di tempo, che impiegai, tra l'altro, a riprendermi da un piccolo intervento chirurgico. I primi 2 anni furono durissimi. Le persone per cui lavoravo mi trattavano male, avevano mille critiche, mi rimproveravano continuamente. Un rimbrotto dopo l'altro, il più delle volte per delle vere e proprie inezie. Ci sono stati giorni in cui entrare lì assumeva i connotati di una tortura, di una corsa al massacro. Anche la mia collega, con la quale lavoravo insieme di rado perché di solito avevamo i turni contrapposti, non aveva un carattere facile. Spesso imbronciata, antipatica, riluttante ad essere se non dolce, quantomeno amichevole. 
Non penso volentieri a quel periodo e lo faccio solo quando il ricordo torna da sé o quando è Fred a farmici pensare. 

Non ricordo neppure come le cose siano cambiate, come i rapporti finalmente si mitigarono. Probabilmente quando si accorsero che per loro ero una risorsa validissima. I clienti avevano per me un riguardo particolare, una preferenza che a loro non avevano mai accordato. Entravano dicendo espressamente che erano lì per me e quella iniziale gelosia dovette trasformarsi in cupidigia, cercando di portare l'ascendente che avevo sui clienti a loro favore.

Così smisero di criticare qualunque mia mossa, lasciando i rimbrotti solo per rare occasioni. Espressamente non mi lodarono mai, se non quando decisi di andarmene e tentarono di farmi cambiare idea dicendo che li avrei lasciati nei guai. 

Perché mi son tornati questi ricordi? non se ne stavano bene lì sul fondo, dove li avevo sempre lasciati? Eppure ritornano, perché sebbene tenda a ricordare soprattutto le cose positive, è indubbio che quelle negative di tanto in tanto cerchino di emergere, di farsi notare anch'esse.

Credo che siano uscite fuori nel momento in cui ho detto a Fred che una data persona avrebbe bisogno di un po' di "lavoro sotto padrone" perché in quelle condizioni si impara più di quanto si creda. Stare sempre a briglia scioglia non tempra il carattere, non doma gli istinti lassisti. Ci sono persone che non riescono ad avere a lavoro un comportamento sempre consono e responsabile. Quelli che non vedono l'ora di uscire e il loro primo pensiero è lo stipendio che ne ricaveranno, non il modo per meritarlo.
Io credo di aver imparato molto in quell'ambiente così restrittivo. Credo di aver acquisito quelle conoscenze di base che un commerciante non impara dall'oggi al domani ma che gli entrano dentro col tempo, con le cadute e le batoste.

Quindi, se a questi datori di lavoro io porto regali o pensierini non è perché gli voglia un bene dell'anima...ma perché penso di dovergli molto. Probabilmente mi mancava quella disciplina che mi è stata inculcata rudemente, ma che poi ha saputo dare i suoi frutti. 
Un padre troppo permissivo difficilmente avrà figli determinati e sicuri di sé. 

Tuttavia, anche un ambiente troppo severo ha i suoi difetti. Ho pensato molto a quei malesseri che ebbi il terzo anno, ai frequenti sbalzi di pressione, a quegli svenimenti che ebbi proprio sul posto di lavoro. Quella continua tensione, se fosse proseguita, mi avrebbe portata presto sull'orlo di una crisi di nervi. Me ne accorgo ora che posso prendere le cose con più tranquillità. Sono aumentate le responsabilità ma quell'ansia divorante ha lasciato il posto ad una maggiore calma.
Finalmente il mio corpo ha smesso di mandarmi segnali preoccupanti. 

12 commenti:

  1. mi riconosco molto in questa tua descrizione. e sono d'accordo con te che un po' di torchio non fa male.... ma solo un po' ;) perché penso che comunque si possa rendere le persone responsabili sul lavoro per prima cosa con l'esempio e comunque anche con altri metodi :)

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  2. Che esperienza pesante hai avuto....co concordo che ci voglia una certa disciplina nell'ambiente di lavoro e per formare il carattere, questo sì. Ma non che per questo si debba perseguitare il dipendente rendendolo vittima di cattiveria e scortesia. Cosi si abusa del proprio potere. Capisci in parte quando parli dell utilità di questa esperienza così sfiancante. Ma io al tuo posto i regalini col cavolo che glieli porterei! Un abbraccio mia cara

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  3. Hai fatto la cd gavetta e, a quanto pare, sei diventata una tosta.
    Sigh... toccherà anche a me...

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  4. la responsabilità.....su un blog altrui ho parlato del concetto di responsabilità sul lavoro....

    però è un pò come l'amore. l'amore ha senso se è bidirezionale. e lo stesso dovrebeb valere sul luogo di lavoro. e se è vero che ci sono dipendenti che scansano la fatica, ci sono "padroni" (piccoli e grandi) che sono degli emeriti coglioni, che poco meritano l'abnegazione dei loro dipendenti.

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  5. @Irene pesante credo sia la parola giusta. E forse te ne rendi conto soprattutto quando esci, quando torni alla normalità. Sarà per questo che non ci penso mai, preferendo soffermarmi solo su ciò di positivo che ne ho tratto.

    @WannabeF la farai, la farai. Ti auguro meno duramente. Che tanto responsabile già lo sei.

    @Francesco impossibile non concordare. Hai detto una sacrosanta verità. E ci tengo a precisare che non penso di aver meritato tante angherie perché scansafatiche non lo sono mai stata. All'inizio avevo bisogno di imparare un mestiere per me nuovo ma ci sono tanti modi di insegnare e credo che il loro fosse da tiranni.

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  6. Mi ricordo il passaggio dal negozio dei titolari anziani a questo. Trovo che alcune persone pensino semplicemente che umiliare sia il modo giusto perché si sentono potenti. Come giustamente dici chi sono modi e modi per insegnare un lavoro, personalmente se entro in un posto dove sento rimproveri fatti in malo modo difficilmente poi vi faccio ritorno.

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    1. A pensarci ora mi vengono i brividi.
      Questo post mi ha scatenato tanti brutti ricordi e stanotte, non dormendo, sono venuti a galla senza alcun riguardo :(

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  7. È vero le esperienze dure lasciano il segno ma fortificano, fanno crescere se si è capaci di prenderle nel giusto modo o come hai fatto tu restituirgli un senso sulla base di chi sì è ORA. Anche per me i primi anni lavorativi sono stati un duro banco di prova che mi hanno portato anche a scelte inaspettate e nuove. Peró alcuni momenti è belli che sian solo ricordi!!
    :)
    emme

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    1. Ciaooo emme :) grazie per essere passata nonostante gli impegni, la vita di mamma e il trasloco in vista.

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  8. Non seguo pensieri scossi da quando seguo recensioni cosmetiche. Lo scoprii per caso una volta che lo nominasti dall'altra parte e iniziai a controllarlo regolarmente. Mi ricordo degli svenimenti, ma non avevo idea dell'ambiente lavorativo in cui lavorassi. Ho sempre pensato ti piacesse e ti trovassi bene, visto anche il dispiacere che mi era sembrato di percepire poco prima del trasferimento. Non so se porterei regali comunque: un conto chi ti insegna la disciplina con una severità rispettosa e gentile, un conto chi approfitta della propria posizione per nutrire il proprio ego con la cattiveria.

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    1. Mi piaceva star lì grazie ai clienti che mi hanno sempre dato quella spinta che mi serviva per andare avanti.
      Di momenti belli ce ne sono stati anche con i titolari, soprattutto nell'ultimo periodo. Però non so, all'improvviso mi sono tornati tanti ricordi sgraditi che probabilmente avevo tenuto chiusi da qualche parte.

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