giovedì 1 maggio 2014

Primo Maggio, Festa dei Disoccupati

Fonte: sergiopizzolante.it


Primo Maggio.
Ha davvero senso festeggiare ancora questa giornata?
Quante persone oggi si sentono incazzate col mondo perché il lavoro non lo trovano o l'hanno perso?
Quante famiglie non riescono ad arrivare dignitosamente a fine mese?
Quanta gente in cassa integrazione da mesi aspetta di poter tornare in fabbrica e invece forse la fabbrica chiuderà definitivamente i battenti?
Quanti laureati sono confinati dietro il telefono di un call center?
E quanti altri non riescono ad entrare neanche lì?
Quanti negozi chiusi nei Paesi, quante serrande abbassate per una pressione fiscale sproporzionata ai reali guadagni?
Quanti trentenni devono ancora dipendere dalla pensione dei genitori?
E quanti di questi genitori percepiscono una pensione minima?

E non venitemi a dire che tanta gente il lavoro non lo cerca perché se è vero per una minima parte di persone, tante altre sul serio battono le strade in cerca di qualcosa che non arriva mai. 

Mi spiace. Io oggi non sento di far festa.
Perché se il 1°Articolo della Nostra Costituzione afferma che l'Italia è una Repubblica Democratica Fondata sul Lavoro io mi aspetto che sia davvero così.
Perché il lavoro deve tornare ad essere un diritto di tutti. 

10 commenti:

  1. Io credo che ci sia poco da festeggiare e lo dico da sempre.
    Ma non per i motivi che dici tu. Chi sono i lavoratori? Quelli che percepiscono lo stipendio garantito e nulla fanno per il benessere di chi gli paga lo stipendio (contribuenti o azionisti) ? i sindacalisti e i sindacalizzati ? Le partite iva ? Quelli che si spaccano il culo e non gli viene mai riconosciuto nulla?

    No no, troppo variegato questo mondo per poter festeggiare la "festa dei lavoratori" !

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  2. Parole Sante... condivido e faccio parte Aime di quelli che non riescono sd entrare nemmeno dei call center e cerco in giro qualunque opportunità... :* un bacino

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    1. Ti auguro di trovarlo presto Eclisse!

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  3. si sono in lutto con te..
    sono tornata ^^

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  4. Questo è solo l'inizio.
    Perché questo paradigma non è sostenibile.
    Lavorare meno, lavorare tutti (grandi ovazioni) e ... percepire meno (e qui il 99% inizia a bofonchiare se non a sbraitare, non è più d'accordo).

    Percepire meno perché lavorare meno ti permette di lavorare di più per te stess*: ripararti l'auto, avere un orto, spostarti in bici, prepararti la pizza in casa, farti il maglione, lo yoghurt, etc. .

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  5. Lavorare tutti, lavorare meno per ri-tarare i valori sulle necessità umane, nel mercato del lavoro intossicato dal profitto.
    L'alternativa è un tunnel buio di Chaos.
    Quanto alla ( non ) necessità del consumismo, penso che la Crisi abbia fatto rinsavire qualcuno.

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  6. > Quanti laureati sono confinati dietro il telefono di un call center?

    C'è anche un problema culturale.
    C'è sempre stato un sottile e implicito quasi disprezzo per i lavori manuali e un sottile e implicito apprezzamento per i lavori intellettuali.
    Insomma, uno viene chiamato dottore, professore o altri trombonanti pseudo titoli del genere, non Maestro Falegname, Maestro Contadino o Maestro Tornitore.
    Così abbiamo un mercato del lavoro che ha molti posti scoperti su professioni eccellenti ma non da ufficio e pletore di laureati (speso a fatica) che con le loro mani non sanno fare neppure la O con il bicchiere.

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  7. Ho fatto l'esempio del call center per citarne uno qualsiasi. Il disprezzo per il lavoro manuale non l'ho mai compreso. Ho sempre pensato, in realtà e magari a torto, che quel tipo di lavoro sia anche più "reale" e faticoso di quello prettamente intellettuale.
    E' vero che tutti vogliono fare i dottori o gli avvocati ed è chiaro che ciò non sia possibile. Però una volta conseguita la laurea, sarebbe anche giusto che riuscissero non dico a fare quello che hanno sempre sognato, ma comunque qualcosa di attinente al percorso scelto.

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