venerdì 9 maggio 2014

Di Quelle Ciliegie Sotto gli Alberi

Fonte: stetoscopio.net

Mio zio oggi entrerà in Ospizio.
E' stata una decisione presa dopo tanti anni, da una figlia che non ne può più. Che lo ha curato da casa, che se ne è presa amorevolmente cura per almeno 20 ore al giorno su 24. Che in passato ha cercato altre vie ma nessuna andava bene.
Una figlia che è sull'orlo dell'esaurimento e che non ha più la forza mentale e fisica per star dietro ai problemi di un uomo anziano il cui corpo non reagisce più.

Non giudico mia cugina, anzi la comprendo. Capisco le sue lacrime, il senso di fallimento che prova, la paura che lui non si trovi bene, che si senta abbandonato. 
E allo stesso tempo penso al mio zietto preferito, quello che tornava dopo una notte al forno e ci portava il pane caldo. Quello che di giorno anziché dormire rideva e scherzava con tutti e ne faceva di tutti i colori come un ragazzino. Quello che ha vissuto il mobbing e le prepotenze di un posto di lavoro dove gente più prepotente lo faceva lavorare al posto suo. 
Quello zio dalla risata contagiosa che mi portava in piazza a mangiare un pezzo di pizza rossa sotto gli alberi.
E penso alle ciliegie che in questo periodo mangiavamo insieme direttamente sotto l'albero, scegliendo sempre le più belle e le più rosse. Poi ci spostavamo e ne sceglievamo ancora, di un'altra varietà, perché era bello mescolare i sapori e buttare gli ossicini sulla terra, sperando che almeno uno rinascesse spontaneo. Non ho mai mangiato ciliegie così buone come allora, come in quei pomeriggi insieme.

Ho un'ultima foto, scattata il giorno di Pasquetta. Ma è venuta male, in faccia è un po' giallo. Mi sto straziando l'anima per non averne scattata una migliore.
Si, lo so che non sta morendo. E che andrà a vivere in una struttura immersa nel verde, dove gente qualificata (si spera) si prenderà bene cura di lui. Eppure non posso fingere che non stia cambiando qualcosa. Che un altro ciclo si stia chiudendo, e che le cose non saranno più come prima.
In fondo me ne rendo conto di aver perso veramente mio zio il 5 agosto 2013, quando la zia è morta per una leucemia fulminante. Mio zio è morto quel giorno insieme a lei e anche se abbiamo fatto di tutto per ridargli vigore, non c'è stato nulla nei nostri gesti che potesse fargli tornare la voglia di vivere.
Forse per questo i suoi sorrisi sporadici mi sembravano bellissimi. Erano rari, uscivano fuori in quei momenti di lucidità in cui sapeva perfettamente chi era, chi eravamo, cosa stavamo facendo.

Non posso fare a meno di pensarci oggi. A quanto vorrei dargli un ultimo abbraccio in casa nostra, prima che lo portino via. E anche se so che andrò a trovarlo nella Casa di Cura, di tanto in tanto, so anche che non basterà. Perché siamo lontani e perché le ore che trascorro con i miei le domeniche in cui riesco a fargli visita sembrano già brevissime. 
A volte vorrei proteggere le persone che amo e cristallizzarle. Mantenerle intatte per sempre. Vorrei che non invecchiassero, che non si ammalassero, che la vita non me le portasse via. 
Sono una sciocca, perché la vita farà ognuna di queste cose, ed io non potrò farci niente.

4 commenti:

  1. Capisco bene tutti i tuoi sentimenti, se penso a cosa stavo passando lo scorso anno con il mio papà e di come le cose si sono risolte....
    ti abbraccio cara...ed un abbraccio seppur virtuale a tua cugina.

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  2. lo scorrere del tempo è una cosa che non si riesce a gestire. il non credere, il non avere fede peggiora le cose da questo punto di vista. e non so neanche se è meglio morire lucido

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  3. @Agrimonia grazie, sia per l'abbraccio a me, sia per quello nei confronti di mia cugina. Anche io mi sento molto solidale con lei in questo momento. So che questa decisione la sta facendo molto soffrire :( ma non è neanche giusto che lei stessa debba spegnersi pian piano.

    @Francesco un tempo la fede ce l'avevo o quantomeno pensavo di averla. Le cose però cambiano.

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  4. avere dei parenti a cui voler bene, è già una cosa rara! la vita tuttavia è troppo spesso crudele con le persone migliori.

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