domenica 25 maggio 2014

Son Problemi Anche Questi...Un Parere?

Fonte: it.forwallpaper.com

Qui non l'ho mai scritto perché generalmente sono un tipino che non ama fare simili esternazioni e a cui non piace parlare di argomenti che potrebbero risultare indigesti ad un ipotetico lettore che passa di qui.

Tuttavia son trascorsi mesi, non ho ancora trovato una soluzione al "problema" e la cosa mi infastidisce sempre più. Scrivo dunque per chiedervi un parere da esterni, per capire cosa fareste al posto mio.

Partiamo dall'inizio. Vivo in questa casa da 11 mesi e 10 giorni. Al di là del muro della mia camera c'è la camera di una donna sui 35-40 anni. Vive sola con un cane. Non abbiamo rapporti di alcun tipo. Lei è un po' maleducata, guarda sempre per terra e finge di non vedere chi le passa accanto. I ragazzi che mi abitano di sotto hanno cercato più volte di salutarla ma lei ha sempre fatto finta di niente, proseguendo imperterrita per la sua strada. Io invece non ci ho mai provato, perché fin da subito ho provato ben poca simpatia per lei, anche perché ha un piccolo debituccio con l'attività di Fred che non si è mai degnata di saldare. Ha preferito smettere di frequentare il negozio e togliergli il saluto.
Ha un tono di voce molto alto e ovunque si trovi parla al telefono come se la sua voce dovesse fisicamente raggiungere l'orecchio dell'interlocutore. Mi ritrovo dunque ad ascoltare le sue ripetute conversazioni a qualunque ora del giorno e della notte. Se ha qualche ospite si sente solo lei ed è come se volesse sempre farsi ascoltare, come se non avesse alcuna reticenza nel mostrare quello che fa o con chi è.

Da qualche mese ha un ragazzo. Ebbene...il problema principale è che ci sveglia di notte con i suoi gemiti di piacere. Anche se stiamo dormendo pesantemente, le sue urla, le sue frasi, il suo modo di vivere il rapporto sessuale è così rumoroso da farci svegliare di soprassalto.
La prima volta la cosa mi ha fatto sorridere. Probabilmente anche la seconda o la terza. Ma qui le volte si sono succedute numerose e più capita più mi sento infastidita. Addirittura un paio di volte l'hanno sentita anche persone che vivono meno vicine di noi.
Il mio fastidio cresce a vista d'occhio perché noi lavoriamo tutta la settimana e abbiamo bisogno di dormire serenamente. Fred si sveglia alle 5:30 del mattino ed essere destato due ore prima fa la sua differenza quando poi deve presentarsi a lavoro. Qualche volta lui riesce a riaddormentarsi. Io non ci riesco mai. Qualunque cosa accada, se mi sveglio durante la notte difficilmente riesco a tornare a dormire. Una volta sveglia lo sono sul serio a prescindere dall'orario e dal grado di stanchezza che io possa avere.

Oltretutto, mi infastidisce pesantemente il dover entrare in questo modo nell'intimità di qualcun altro. Un'intimità che non sento il bisogno di conoscere e dentro la quale non vorrei stare per nulla al mondo. Penso che determinati amplessi vadano vissuti in modo più rispettoso perché se anche per lei può essere una fonte di ulteriore piacere farsi ascoltare, può invece essere motivo di disturbo per chi è costretto a farlo.
Ci tengo a precisare che non è una mera questione di moralismo. Il sesso non è un tabù nella nostra vita, solo che non vogliamo essere partecipi di quello che fanno gli altri. Non ci piace il doverlo ascoltare per forza, il dover subire quella che fondamentalmente reputiamo solo una grossa mancanza di rispetto.

Tutto questo per arrivare al nocciolo della questione che è: come faccio a risolvere questa situazione? E' chiaro che non smetterà da sola. Penso che la sua rumorosità faccia parte della sua indole e forse anche un po' di uno spirito vagamente esibizionista. Lui non lo sentiamo mai, quindi il nostro problema non coinvolge il suo partner che è assai più silenzioso e riservato.
Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione in merito. Capire come vi comportereste al mio posto. 

mercoledì 21 maggio 2014

Nervosismi e Cuscini Colorati

Fonte: blog.ulaola.com
Qualche giorno fa scrivevo di aver trascorso una settimana insofferente e di sperare in giornate più serene, meno nervose. Purtroppo così non è stato. I giorni successivi sono stati un susseguirsi di cose da fare, di pensieri a cui dare una forma ed un senso, di attività che avrei preferito non svolgere, di ore che scorrono impegnate senza darmi il tempo di stare un po' con me.
Il nervosismo continua, mi si è attaccato addosso come una calamita. Mi segue ovunque vado, mi trascina in un vortice di isterismi che per di più vivo in solitudine, evitando di farli trapelare.

Questa è anche la settimana in cui vedo poco Fred. Lui si alza alle 5:30 e va a lavoro. Io esco alle 14 e torna a casa lui. Ci vediamo solo la sera e odio aver questo tipo di umore anche in quel poco tempo in cui potremmo starcene in santa pace.
Ieri sera mi dava persino fastidio che mi abbracciasse a letto. Mi sembrava di non entrarci, di non avere spazio a sufficienza, di non saper come mettere le gambe e le braccia. Eppure io amo quel momento lì, ma quando vivo queste sensazioni devo starmene per conto mio, elaborarle in silenzio sperando in qualche modo di scacciarle via.

Domenica abbiamo ordinato il divano letto. Aspettavamo da mesi di poterlo fare. Abbiamo una stanzetta al piano superiore che io ho adibito a piccola palestra personale ma per il resto è vuota. Ci serviva un divano letto da sfruttare noi ma anche e soprattutto per garantire un posto letto quando mio fratello viene a trovarci. Poverino fino alla volta scorsa ha dormito su un letto gonfiabile che non era proprio il massimo del comfort. Ho già comprato dei cuscini colorati con cui adornarlo. Sabato dovrebbero consegnarlo. Ci hanno detto che lo porteranno smontato ed ho potuto tirare un sospiro di sollievo. Abbiamo una stretta scala a chiocciola e avevamo paura di dover ingaggiare un montacarichi per il trasporto via finestra. Incrociamo le dita e speriamo che tutto proceda bene. Sarà carino avere un'altra presenza ingombrante qui in casa. Non che io sia una grande fruitrice di divani...il divanetto 2 posti che abbiamo qui in cucina mi avrà visto seduta 10 volte in tutto ma insomma...potrei anche decidere di fare un'eccezione. 


sabato 17 maggio 2014

Insofferenza

Fonte: whymap.com

E' stata una settimana particolare.
Non è successo nulla di preoccupante, fortunatamente, però mi sono spesso sentita insofferente. Forse il tempo un po' pazzo, forse questo stato d'animo ostile persino a me stessa.
Credo che dipenda in minima parte anche da qualche orario scombinato. Alla sera andavo a dormire più tardi perché non avevo sonno. Al mattino faticavo ad alzarmi perché invece ne avevo eccome e avrei dormito anche un paio di ore in più, senza però poterlo fare.
Alzarsi è stata un'agonia e così quella prostrazione mi veniva dietro per tutto il giorno, andando ad infastidire i miei consueti ritmi. Perché in fondo sono come i bambini: se non dormo bene mi sento stranita per tutto il tempo, senza trovarvi rimedio.

Oggi è sabato, che non è l'inizio del week end per me, però finalmente riesco ad intravederlo. Lavoro fino a stasera come sempre ma domani sarà domenica e anche se stavolta non ho programmi cui prestare attenzione, mi fa bene anche solo pensare ad un'intera giornata libera. Dove forse potrò realmente dormire un'ora in più. Dove le mie papille gustative potranno leccarsi i baffi durante lo sgarro settimanale. 
Dove potrò prendere qualche ora di distanza dai clienti, dalle persone in generale. Perché può sembrar strano o anche maleducato, ma ci sono giorni in cui sul serio vorrei starmene lontana da tutti e non pensarci neppure. Le voci altrui alcuni giorni diventano insopportabili. Le azioni quotidiane così pesanti da risultare insostenibili. E allora vorresti solo startene per conto tuo, con la faccia al sole, a non pensare a niente e a ricaricarti. 

Di questa prostrazione non mi ero resa conto fino ad un paio di mattine fa. Per telefono la mamma mi ha detto di avermi sentita giù il giorno prima e di essersene preoccupata. Mi ha chiesto se c'era qualcosa che non andasse. Io le ho detto di no, che in realtà stavo bene. Ed ero sincera mentre lo dicevo, perché effettivamente sto bene. La mia salute è a posto, il lavoro procede, la vita a due mi piace sempre. 
Però a volte dal tono di voce una madre percepisce che qualcosa non va, anche quando la figlia non se ne è ancora resa conto. Si faceva già strada questa insofferenza e lei se ne era accorta prima ancora che lo facessi io, pur non avendomi neppure vista in viso.
Spero domani di ricaricare un po' le pile, che non ho davvero voglia di ripetere ancora una settimana in questo stato di semi agonia.

domenica 11 maggio 2014

Festa della Mamma

Fonte: oldeconomy.org


Io e mia mamma ne abbiamo passate tante.
Più lei di me, sicuramente.
Non ha avuto una vita semplice. E' nata in una famiglia dove giravano pochi soldi, con un papà che si è ammalato presto ed è morto giovane. Ha vissuto 5 anni in Germania in un periodo dove vi si trasferivano tanti italiani e vivevano tutti insieme in tristi zone periferiche vicino alle fabbriche. Ha iniziato a lavorare a 10 anni. Confezionava guanti che filava con un apposito macchinario da casa.
Non ha avuto tempo e modo di studiare. Dopo la 5° elementare son partiti e anche se per tanti anni, da bambina, ho riso della sua scrittura infantile, ora me ne vergogno da morire.

Dicevo, ne abbiamo passate tante mia mamma ed io.
Per una figlia femmina non è sempre facile vivere sotto lo stesso tetto con la madre dopo aver superato i 20 anni. Competizioni non ce ne sono mai state, ma quante volte abbiamo litigato. Quante volte mi sono sentita dire frasi che mi hanno fatto star male, che mi hanno fatto venir voglia di annientarmi.
Non ripenso mai a quel periodo, durato troppi anni, con serenità. 

Ma posso dire che è passato e che il ricordo diventa sempre più lontano e sbiadito. Ora sono adulta, ho una casa e una vita mia. La mia mamma la vedo quando va bene ogni 15 giorni. Altre volte sono passate 3 o 4 settimane senza che potessi riabbracciarla.
Al di là di tutto, io ho sempre saputo di poter contare su di lei. Lei è il mio pilastro, è la persona che, ne sono sicura, mi ama di più al mondo.
A prescindere dai conflitti che possono esserci stati, alle manifestazioni d'amore distorte o agli errori che entrambe abbiamo commesso, ci sentiamo legate da un legame viscerale forte e inscindibile. 

Al mattino è così bello sentirsi per telefono, raccontarsi quello che è accaduto, parlare di tante cose e in fondo di niente...perché è semplicemente importante starsene così, un po' insieme anche se lontane.

Auguri Mamma. Oggi è la tua Festa. E noi saremo Insieme.

venerdì 9 maggio 2014

Di Quelle Ciliegie Sotto gli Alberi

Fonte: stetoscopio.net

Mio zio oggi entrerà in Ospizio.
E' stata una decisione presa dopo tanti anni, da una figlia che non ne può più. Che lo ha curato da casa, che se ne è presa amorevolmente cura per almeno 20 ore al giorno su 24. Che in passato ha cercato altre vie ma nessuna andava bene.
Una figlia che è sull'orlo dell'esaurimento e che non ha più la forza mentale e fisica per star dietro ai problemi di un uomo anziano il cui corpo non reagisce più.

Non giudico mia cugina, anzi la comprendo. Capisco le sue lacrime, il senso di fallimento che prova, la paura che lui non si trovi bene, che si senta abbandonato. 
E allo stesso tempo penso al mio zietto preferito, quello che tornava dopo una notte al forno e ci portava il pane caldo. Quello che di giorno anziché dormire rideva e scherzava con tutti e ne faceva di tutti i colori come un ragazzino. Quello che ha vissuto il mobbing e le prepotenze di un posto di lavoro dove gente più prepotente lo faceva lavorare al posto suo. 
Quello zio dalla risata contagiosa che mi portava in piazza a mangiare un pezzo di pizza rossa sotto gli alberi.
E penso alle ciliegie che in questo periodo mangiavamo insieme direttamente sotto l'albero, scegliendo sempre le più belle e le più rosse. Poi ci spostavamo e ne sceglievamo ancora, di un'altra varietà, perché era bello mescolare i sapori e buttare gli ossicini sulla terra, sperando che almeno uno rinascesse spontaneo. Non ho mai mangiato ciliegie così buone come allora, come in quei pomeriggi insieme.

Ho un'ultima foto, scattata il giorno di Pasquetta. Ma è venuta male, in faccia è un po' giallo. Mi sto straziando l'anima per non averne scattata una migliore.
Si, lo so che non sta morendo. E che andrà a vivere in una struttura immersa nel verde, dove gente qualificata (si spera) si prenderà bene cura di lui. Eppure non posso fingere che non stia cambiando qualcosa. Che un altro ciclo si stia chiudendo, e che le cose non saranno più come prima.
In fondo me ne rendo conto di aver perso veramente mio zio il 5 agosto 2013, quando la zia è morta per una leucemia fulminante. Mio zio è morto quel giorno insieme a lei e anche se abbiamo fatto di tutto per ridargli vigore, non c'è stato nulla nei nostri gesti che potesse fargli tornare la voglia di vivere.
Forse per questo i suoi sorrisi sporadici mi sembravano bellissimi. Erano rari, uscivano fuori in quei momenti di lucidità in cui sapeva perfettamente chi era, chi eravamo, cosa stavamo facendo.

Non posso fare a meno di pensarci oggi. A quanto vorrei dargli un ultimo abbraccio in casa nostra, prima che lo portino via. E anche se so che andrò a trovarlo nella Casa di Cura, di tanto in tanto, so anche che non basterà. Perché siamo lontani e perché le ore che trascorro con i miei le domeniche in cui riesco a fargli visita sembrano già brevissime. 
A volte vorrei proteggere le persone che amo e cristallizzarle. Mantenerle intatte per sempre. Vorrei che non invecchiassero, che non si ammalassero, che la vita non me le portasse via. 
Sono una sciocca, perché la vita farà ognuna di queste cose, ed io non potrò farci niente.

giovedì 8 maggio 2014

#100HappyDays, Resoconto di un Progetto

Fonte: Google
Prima o poi doveva succedere.
I 100 giorni sono finiti, il progetto #100HappyDays che avevo abbracciato con tutta me stessa si è concluso oggi. Ho intrapreso il percorso un giorno qualsiasi con una grande voglia di rendermi conto di quanto io ami le piccole cose, di come certe banalità siano per me fondamentali, praticamente necessarie. Allo stesso tempo, ho spesso nutrito la paura di non avere una foto da scattare, di non saper immortalare un momento felice. Ci sono le giornate storte, quelle in cui sembra che tutto vada male. E' capitato anche in questi ultimi 100 giorni, ma nonostante tutto una foto da scattare c'era sempre. E il bello è che in molti casi di scatti ne ho fatti di più e non è stato semplice scegliere la situazione che più mi aveva resa felice, fra tutte.
Questo è forse l'aspetto che mi è piaciuto maggiormente. Al di là della foto da pubblicare ce n'erano altre a ricordarmi che avevo trascorso un attimo di pura gioia, che qualcosa, tante cose, mi avevano resa felice. Il progetto mi ha fatto molto riflettere. Nel profondo, mi ha aiutata a comprendere che la velocità con la quale viviamo le cose spesso non ci fa rendere conto di quanto fortunati noi siamo. Prendersi un momento per scattare una foto e riflettere sul suo significato ci regala tempo. Si, il tempo che noi avevamo sottratto all'essere felici ci viene restituito. Sotto forma di una foto, di un pensiero, di un riappropriarsi delle proprie emozioni imparando ad ascoltarle.

In questo post, non posso esimermi dal ringraziare la persona che mi ha fatto conoscere questo progetto. Grazie Hermosa, grazie per questo inconsapevole regalo che mi hai fatto. Se non avessi letto il tuo articolo non avrei trascorso gli ultimi 100 giorni a rendermi conto che la felicità è già qui, con me.
Che non serve scalare monti, fare il giro del mondo, possedere gioielli o un super conto in banca. Che tutto quello di cui abbiamo veramente bisogno c'è già. E' qui con noi, dobbiamo solo accoglierlo, proteggerlo, fare in modo che le giornate negative non lo sciupino. 
E così, anche se il progetto si è concluso, non smetterò di fare foto. Di riempire la mia galleria di momenti unici ed irripetibili. Di tramonti, di luce, di dolci, di carezze, di amore, di fiori, di vita.
Perché i primi 100 giorni sono solo l'inizio. 

domenica 4 maggio 2014

Di Diete, Sogni e Pisolini

Fonte: launveiled.com


Mi piacciono le domeniche di sole, mi ricaricano di energia positiva.
Questa mattina siamo usciti, avevamo dei regali da comprare ed ho preso qualcosa anche per me. Rientrati a casa abbiamo pranzato.
Il pranzo della domenica è diventato, fin dalla prima settimana, il nostro sgarro settimanale alla dieta. Al mattino appena alzati ci pesiamo e a pranzo mangiamo qualcosa tra quelle che ci vietiamo tutti gli altri giorni. Questa volta è stato il turno della pizza. Non sapete quanta voglia ne avessi. Assaporavo quel gusto meraviglioso e mi sembrava di sentir ballare le mie papille gustative.
Se solo riuscissi a gustare questi sgarri senza sensi di colpa so che le cose andrebbero anche meglio, ma la verità è che non posso farne a meno. A volte ho preferito saltare il mio turno di sgarro piuttosto che avvertirne il pentimento subito dopo...o anche durante.
Credo che la mia rigidità mentale sia un sinonimo di forza e determinazione, ma che ciò possa anche essere letto come controproducente. Spero che non mi porti alla rovina, in qualche modo. 
Durante la settimana non soffro nel vero senso del termine. Al di là dei primi 15 giorni in cui l'organismo deve abituarsi al nuovo regime alimentare, gli altri sono assai più semplici. E se consideriamo che poco meno di 2 anni fa ho mangiato senza sale per 5 mesi o forse più, una dieta "normale" al confronto può dirsi una passeggiata. 
Studiato uno schema di cibi "giusti" e non andando fuori dal seminato riesco a tenere a bada il senso di fame che ogni tanto si affaccia. Ho scoperto che alcuni alimenti ipocalorici mi piacciono moltissimo e mi soddisfano in pieno. 
Anche gli esercizi stanno andando bene. Mi alleno ogni giorno per un'ora, lasciandomi la domenica libera. 

Questa mattina ho fatto un sogno stranissimo. Ero al mio paese d'origine ma c'erano anche persone che ho conosciuto qui. Eravamo al Carnevale, ricorrenza a cui i miei compaesani si dedicano con passione da oltre 100 anni. C'era Pf, il migliore amico di Fred. Aveva un gatto nero e bianco graziosissimo. Interviene un dottore e gli dice che per il suo bene deve prendere anche un topo. Lui lo fa e ne prendo uno bianco e nero. Lo mette all'interno di una sorta di incubatrice e gli fa mangiare delle patate arrosto. Il topo mangia voracemente tutto quanto, aveva una specie di manine. Poi si addormenta e al risveglio Pf gli dà delle pillole per farlo andare d'accordo con il gatto. E anche quelle le manda giù senza problemi.
Passano i Carri Allegorici, si è fatta sera. Uno particolarmente grande, arancione, con persone folli che ci volevano far ballare. Addirittura passano sotto casa mia.
Torniamo in paese, sono dentro un negozio che conosco ma il negozio non c'è. Piuttosto trovo una veranda e lì ci sono i bimbi della mia amica Miriam. La figlioletta viene da me e mi parla, anche se è piccola. Io l'abbraccio stretta. Poi arriva la mia amica e mi mostra il figlio nato ad aprile, che però è già grande, dicendomi che è ancora più bello. Io gli dico che non è vero, che io preferisco lei. 
In questa bolgia vedo un signore che conosco. Sta facendo una protesta per poter indossare il saio ogni giorno. Io mi giro e in mezzo a tutti gli dico che ha rotto le scatole...bé si, lo dico in un modo in po' più colorito. E c'è mio cugino che mi dice "no, stavolta Caleb ha ragione".
Ed il sogno termina. Io mi sveglio. Lo racconto a Fred che ride insieme a me.

Che altro dire. Ah si. Oggi pomeriggio mi sono fatta un sonnellino di un'ora e mezza come non mi capitava da tempo. Vero che durante la notte avevo dormito poco, ma non saprei spiegarvi quanto mi sia goduta quella siesta pomeridiana sotto le lenzuola. 

giovedì 1 maggio 2014

Primo Maggio, Festa dei Disoccupati

Fonte: sergiopizzolante.it


Primo Maggio.
Ha davvero senso festeggiare ancora questa giornata?
Quante persone oggi si sentono incazzate col mondo perché il lavoro non lo trovano o l'hanno perso?
Quante famiglie non riescono ad arrivare dignitosamente a fine mese?
Quanta gente in cassa integrazione da mesi aspetta di poter tornare in fabbrica e invece forse la fabbrica chiuderà definitivamente i battenti?
Quanti laureati sono confinati dietro il telefono di un call center?
E quanti altri non riescono ad entrare neanche lì?
Quanti negozi chiusi nei Paesi, quante serrande abbassate per una pressione fiscale sproporzionata ai reali guadagni?
Quanti trentenni devono ancora dipendere dalla pensione dei genitori?
E quanti di questi genitori percepiscono una pensione minima?

E non venitemi a dire che tanta gente il lavoro non lo cerca perché se è vero per una minima parte di persone, tante altre sul serio battono le strade in cerca di qualcosa che non arriva mai. 

Mi spiace. Io oggi non sento di far festa.
Perché se il 1°Articolo della Nostra Costituzione afferma che l'Italia è una Repubblica Democratica Fondata sul Lavoro io mi aspetto che sia davvero così.
Perché il lavoro deve tornare ad essere un diritto di tutti.