sabato 22 febbraio 2014

Dissidi

Fonte: itinerariotoscana.it

Il mio cronico letargo invernale mi sta causando non pochi problemi.
Alla sera mi sento spesso stanca e l'unico, grande, desiderio è quello di spogliarmi degli abiti da lavoro, fare una doccia bollente, cenare, indossare un pigiamino caldo e rilassarmi. 

Capita così che la gente mi chieda di uscire, andare a mangiare una pizza, socializzare.
E la verità è che non ne ho voglia. Non mi va. Se mi ritrovo ad accettare è perché non posso fare altrimenti. Se invece riesco a non farlo vivo con il senso di colpa per aver fatto la figura dell'asociale, di quella che non apprezza l'altrui compagnia. Non è esattamente la verità, anche se non credo che il concetto sia del tutto sbagliato.

Lavorando a stretto contatto con il pubblico mi sento in dovere di essere carina, gentile e sorridente per buona parte delle mie giornate. Nel tempo libero sento la necessità di riappropriarmi di me stessa, anche di quella porzione di me che non vuole ridere, parlare, scherzare. Quella parte vuol starsene in silenzio, pensare ai fatti suoi, non fare conversazione. Leggere un libro, accendere la radio, pedalare sulla cyclette. 

E' come se sul lavoro esaurissi tutta la mia predisposizione verso gli altri. Ed ecco che uscita da lì non voglio avere a che fare con nessuno. Mi pesa dover cenare fuori, presenziare alle feste, fare vita sociale di qualunque tipo. Mi pesa perché la vivo come una forzatura, qualcosa che devo fare per mantenere un minimo di rapporti, ma sapendo bene che non è quello che realmente desidero. 
La verità è che se seguissi sempre questa mia tendenza, rischierei di essere completamente sola. Sto così bene con me stessa che la presenza della gente in alcuni momenti mi risulta insopportabile. E non perché io mi trovi male con queste persone, tutt'altro. Quando usciamo sono di compagnia, cerco di farli divertire, di mostrarmi interessata ed affabile. Ma la volta dopo, in ogni caso, vorrei restarmene nel mio angolo.

Sono sempre stata così. Alla compagnia degli altri ho sempre preferito quella di un buon libro o di me stessa. Questa mia caratteristica mi è stata fatta pesare per anni. Ma che dico, decenni. Praticamente per tutta la mia vita. Sono certa che in molte situazioni le persone che mi erano intorno abbiano pensato che fossi snob, che mi ritenessi a loro superiore. Non è così, non lo è mai stato. La verità è che mi pesa profondamente far entrare qualcuno nella mia sfera privata. Fargli leggere quello che sono, farli entrare in contatto con le mie paure, le mie debolezze, la mia quasi totale assenza di praticità e logica, in alcuni casi. 

Forse, se non mi avessero sempre detto che nella vita si devono tenere certi comportamenti, si deve essere in un determinato modo...forse, non vivrei così male questo dissidio.


11 commenti:

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  2. Avevo già intuito che tu fossi una persona schiva e solitaria. Credimi, non c'è nulla di male. Ognuno ha la propria personalità e il proprio modo di vivere la vita. Non esiste un unico modo di essere al mondo, e abbiamo il diritto di essere quello che siamo e di fare quello che ci fa stare bene. La gente penserà che sei asociale? Ti vedrà snob? Resterà male per il tuo diniego?Sicuramente sì. Prima di tutto perché so come ragiona la gente, e poi perché è difficile comprendere l'animo di una persona, e molti nemmeno ci provano. Se però qualcuno ti chiede di uscire con te è perché ha voglia di conoscerti meglio, perché ha della simpatia per te, altrimenti non te lo chiederebbe. E' quindi naturale che, al tuo rifiuto, ci resti un pochino male.
    Ma tu devi essere tanto forte da lasciarti scivolare quello che pensa la gente, perché se tu sei fatta così e questo è il modus vivendi che ti fa stare meglio, hai il diritto di vivere a modo tuo e in armonia con le tue esigenze e il tuo sentire, senza fartene una colpa. Un abbraccio cara, buona domenica.

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  3. ognuno è fatto come è fatto...ad esempio io, se in estate vado nei villaggi turistici, partecipo a balli e spettacoli, canto, aiuto gli animatori nelle recite, nei balli,mi scateno e rido tantissimo!Lo facevo prima con 20 chili in più addosso, figuriamoci adesso! penseranno che sono esibizionista? lo pensino pure! Io lo faccio perché è nella mia natura giocosa, per divertirmi un po', non per mettermi in mostra. ne sono consapevole e poi so di non fare nulla di male. Un forte abbraccio!

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  4. Ti capisco molto bene perché siamo simili, io ho proprio bisogno di ritagliarmi degli spazi in solitudine durante le mie giornate. E con le bimbe ora è diventato sempre più difficile. Non che non stia bene con gli altri, però dopo un po' mi stanco, esaurisco le mie energie. E' sempre stato così e alla fine non mi interessa proprio più cosa pensano gli altri. Un abbraccio

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  5. Benvenuta nel mondo di chi vive a contatto con le persone al punto tale da desiderare solo l'estraniarsene!

    Questa cosa non e' caratteriale ma e' figlia dell'esperienza e della vita. Tu lo descrivi bene, non ti senti asociale e se stai con gli altri sei pure di compagnia, ma devi essere forzata e non ne senti l'esigenza.

    Lo stesso vale per me. E' tale lo sforzo che si fa per chiudere la giornata pubblica che poi arrivi al fine settimana che cerchi di stare il più' possibile da sola. Ma stai serena: andando avanti sara' peggio !

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  6. Spero che tu non mi fraintenda, cara. La mia era solo una constatazione di quanto siamo diversi, e io ho la ferma convinzione che ognuno debba vivere a suo modo.quello che va bene per Tizio,non va bene per Caio. Non c'è ragione di sentirsi in colpa, ognuno va rispettato per quello che è, incluso per il suo modo di approcciarsi agli altri. non esistono regole universali. Un forte abbraccio. ( a volte temo di non sapermi spiegare bene nei miei commenti, è una mia fissazione.!!)

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  7. @Irene io penso che tu ti sia spiegata benissimo. Anzi, mi sento in dovere di ringraziarti per quello che hai scritto perché le tue parole mi hanno dato un senso di pace, una sorta di assoluzione ad un "peccato" che mi è stato sempre fatto molto pesare. E' vero che ognuno è fatto a modo suo e questa mia caratteristica è innata, un qualcosa che fa parte di me nel profondo. In estate va già meglio. Esco di frequente, ho più energie da convogliare nella vita sociale.

    @Dony immaginavo che in questo noi fossimo simili sai? :)

    @Francesco ricordo che quando ero in casa con i miei mia madre se la prendeva molto. Durante il giorno avevo dovuto sorridere mille volte, parlare di continuo, stare a disposizione della gente. All'ora di cena in alcune circostanze ero mortalmente stanca. Non stanca solo fisicamente. Parlo proprio di una stanchezza "morale", anche in senso lato. Arrivavo al limite. Più di così per gli altri non potevo fare...e non ero di compagnia per l'unica persona che aspettava da ore il mio ritorno.

    Grazie amici.

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  8. Potrei averlo scritto io <3
    Come dice Dony anch'io ho smesso di interessarmi a cosa pensano gli altri perché chi sta male da solo, chi ha bisogno di avere sempre tante persone intorno difficilmente capirà chi come noi, ha bisogno di almeno un pezzetto di giornata per starsene in pace!

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    1. E' bello sapere di non essere soli. Di avere qualcuno che a chilometri di distanza la pensa allo stesso modo.

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  9. ho un lavoro molto simile al tuo quindi conosco la situazione di essere sempre sorridenti e a volte fare la parte di attrici pur di apparire carine verso gli altri.
    pero' io anche se durante il giorno di gente ne vedo sento l esigenza di fare quello che fanno le persone che stanno d altra parte del banco.
    per esempio mangiare e bere fuori in famiglia come il vestirsi non con i soliti vestiti dal lavoro ma anche io di festa come lo vuoi chiamare...ed ecco che appena ho voglia lo faccio e sono felice.

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  10. non c'è nulla di male nel seguire le proprie inclinazioni e fare ciò che ci fa stare meglio... certo secondo me fai bene a "forzarti" un pò ogni tanto perchè anche una bella serata con gli amici ha un altissimo potere ricaricante!
    :)
    emme

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