giovedì 27 febbraio 2014

La Cena dai Vicini

Fonte: digilander

Ieri sera Fred ed io siamo stati a cena dai vicini.
Più che vicini dovremmo dire che abitano proprio sotto di noi. Siamo coetanei. Loro hanno comprato la casa un anno prima di noi ma ci abitano solo da qualche mese. Fred conosceva lui perché da adolescenti erano nella stessa squadra di pallavolo maschile. Abbiamo conosciuto lei in un soleggiato giorno di aprile. La mia prima impressione fu davvero positiva, cosa che difficilmente mi capita.
Il suo viso, la sua voce, le sue movenze...tutto in lei mi era piaciuto. Potrei definirla senza rischiare di sbagliare una simpatia a pelle, di quelle strane alchimie che intervengono senza una spiegazione razionale. In questi mesi non ci siamo visti molto. E' capitato di incontrarci qualche volta oppure di "scontrarci" sotto casa o al pub. Negli ultimi giorni sono passati in negozio diverse volte e così lei se ne è uscita con l'idea di questa cena. "Per non farmi cucinare" ha detto. Sa che torno a casa intorno alle 21 e che sono spesso stanca. Mi ha perfino permesso di scegliere quale giorno preferissi, dicendo che tutti gli altri si sarebbero adattati.

Potevo io rifiutare, pur in virtù di quanto scritto nel mio precedente post? No, non me la sono sentita. Gli ho detto subito di si e che mercoledì sarebbe stato il giorno perfetto. 
E così, ieri sera, dopo il lavoro ed una doccia a tempo di record, eccoci bussare alla loro porta.
Hanno una casa accogliente, più grande della nostra, e già completamente arredata. Mi piacciono i colori a contrasto, i divani ampi, l'atmosfera rilassata che ho respirato al primo istante. 
Io ho portato una torta di nocciole nella quale mi sono cimentata ieri mattina. E qui ci sarebbe da aprire una parentesi: faccio dolci da quando sono ragazzina e mai mi sono capitate tante sfighe quanto ieri mattina con questa qui. In ogni caso, a loro ha fatto piacere.

Eravamo in 6, mancava solo un ragazzo cui hanno fatto fare il turno di notte. Come al solito pensavo che il più spigliato sarebbe stato Fred, ma alla fine mi sono dovuta ricredere perché invece ero io. Si, io. Quella timida, quella che non esce così volentieri con persone che conosce poco, quella cui piace ritrarsi. Ho riso così tanto che in certi momenti ho sentito la stanchezza librarsi e svanire. 
Sono stata davvero bene. Lei è sul serio la ragazza carina ed allegra che mi era piaciuta subito. E lo sono anche le sue amiche. Lui è tenero, un uomo premuroso, sempre sorridente. 
Alla fine del pasto la mia torta è piaciuta a tutti e come al solito mi sono gonfiata d'orgoglio come un pavone. Alle 23 siamo risaliti in casa che oggi Fred si è alzato alle 5:30 come ogni mattina. Sono andata a letto ancora sorridente. Lo sentivo respirare accanto a me, già pago del sonno, ed io ero ancora a pensare a loro. A queste persone che con dolcezza si sono insinuate nella mia vita. Senza forzare la mano, senza pretendere da me nulla in più rispetto alla mia presenza. 

sabato 22 febbraio 2014

Dissidi

Fonte: itinerariotoscana.it

Il mio cronico letargo invernale mi sta causando non pochi problemi.
Alla sera mi sento spesso stanca e l'unico, grande, desiderio è quello di spogliarmi degli abiti da lavoro, fare una doccia bollente, cenare, indossare un pigiamino caldo e rilassarmi. 

Capita così che la gente mi chieda di uscire, andare a mangiare una pizza, socializzare.
E la verità è che non ne ho voglia. Non mi va. Se mi ritrovo ad accettare è perché non posso fare altrimenti. Se invece riesco a non farlo vivo con il senso di colpa per aver fatto la figura dell'asociale, di quella che non apprezza l'altrui compagnia. Non è esattamente la verità, anche se non credo che il concetto sia del tutto sbagliato.

Lavorando a stretto contatto con il pubblico mi sento in dovere di essere carina, gentile e sorridente per buona parte delle mie giornate. Nel tempo libero sento la necessità di riappropriarmi di me stessa, anche di quella porzione di me che non vuole ridere, parlare, scherzare. Quella parte vuol starsene in silenzio, pensare ai fatti suoi, non fare conversazione. Leggere un libro, accendere la radio, pedalare sulla cyclette. 

E' come se sul lavoro esaurissi tutta la mia predisposizione verso gli altri. Ed ecco che uscita da lì non voglio avere a che fare con nessuno. Mi pesa dover cenare fuori, presenziare alle feste, fare vita sociale di qualunque tipo. Mi pesa perché la vivo come una forzatura, qualcosa che devo fare per mantenere un minimo di rapporti, ma sapendo bene che non è quello che realmente desidero. 
La verità è che se seguissi sempre questa mia tendenza, rischierei di essere completamente sola. Sto così bene con me stessa che la presenza della gente in alcuni momenti mi risulta insopportabile. E non perché io mi trovi male con queste persone, tutt'altro. Quando usciamo sono di compagnia, cerco di farli divertire, di mostrarmi interessata ed affabile. Ma la volta dopo, in ogni caso, vorrei restarmene nel mio angolo.

Sono sempre stata così. Alla compagnia degli altri ho sempre preferito quella di un buon libro o di me stessa. Questa mia caratteristica mi è stata fatta pesare per anni. Ma che dico, decenni. Praticamente per tutta la mia vita. Sono certa che in molte situazioni le persone che mi erano intorno abbiano pensato che fossi snob, che mi ritenessi a loro superiore. Non è così, non lo è mai stato. La verità è che mi pesa profondamente far entrare qualcuno nella mia sfera privata. Fargli leggere quello che sono, farli entrare in contatto con le mie paure, le mie debolezze, la mia quasi totale assenza di praticità e logica, in alcuni casi. 

Forse, se non mi avessero sempre detto che nella vita si devono tenere certi comportamenti, si deve essere in un determinato modo...forse, non vivrei così male questo dissidio.


giovedì 13 febbraio 2014

Parlare di Sé

Fonte: frasiaforismi.com


Su Pensieri Scossi sto scrivendo poco ultimamente. Non perché la vita si sia fermata o perché ne abbia perso la voglia.
Forse il progetto #100HappyDays che sto seguendo su Facebook ha concentrato tutte le mie energie, o quantomeno quelle che mi sento di dedicare al parlare di me. Sono sempre stata una persona riservata, poco incline a farsi conoscere totalmente, un po' restia al raccontarsi. Questo progetto in qualche modo assolve già al compito di lasciare in giro qualche briciola. Ed è come sapere di non poter fare di più. Come se aggiungendo altro potesse cadermi addosso un meteorite, rivelare chissà che cosa.

L'11 Febbraio dello scorso anno Fred ed io eravamo davanti ad un notaio, nell'anonima stanza grigia di una banca. Avevo il cuore a mille, le mani fredde che tremavano, il cuore in tumulto. Fred vicino a me provava le stesse emozioni, lo sentivo attraverso la pelle. Quando abbiamo finito Paolo ci chiese come era andata, come stavamo. Risposi io per entrambi. Ci sentivamo liberati di un peso, in tutti i sensi. I nostri soldi se ne erano andati tutti, quelle firme avevano decretato che ormai erano di qualcun altro. Ma noi avevamo acciuffato un sogno e in qualche modo ci sembrava di avere qualcosa in più, qualcosa di più grande, qualcosa di cui prendersi cura e per cui lavorare ancora moltissimo, per tanti anni a venire.
Ora che in quel sogno ci abito penso con un filo di tenerezza a quella giornata così importante. E' passato 1 anno e ne sono successe di cose negli ultimi 12 mesi.

Sto bene qui. Ho conosciuto tante persone, con alcune si è instaurato un rapporto giornaliero, fatto di sorrisi e di parole. Ma io so che senza il lavoro quelle persone non le avrei conosciute, non farebbero parte della mia vita. Io so che mi è complicato fare entrare qualcuno nei miei veri spazi, so di poter dare loro solo quelle ore, quei sorrisi, quella parte di me. So che al mattino sono soltanto mia e di nessun altro. So che quando mi prendo cura di questa casa in fondo è me che pulisco, me che accarezzo, me che nutro. E' come un prolungamento di me, di noi. Le voglio così bene che non potrei mai pensare di tornare indietro, ad una vita precedente che non la contempli.
Non provo più nostalgia per quello che mi sono lasciata indietro. Ho cristallizzato i miei ricordi. Li tiro fuori ogni tanto, ma poi vado avanti, vivo il presente senza indugi.