sabato 5 ottobre 2013

La Pioggia Confonde Le Lacrime

Fonte: ilsentierodialchimilla. com


Il temporale sbatteva impetuoso contro la finestra ed è così che mi sono svegliata. Prima del solito, ma tanto non sarei riuscita a riaddormentarmi. Odio questo tempo triste, mi entra dentro come un virus rendendomi profondamente malinconica. Ho parlato più volte del mio essere metereopatica e sono convinta che la maggior parte della gente lo reputi un disturbo sciocco, passeggero, una sorta di capriccio. Per me è un qualcosa di così prostrante che non riesco mai a tenermene fuori.
I colori cupi mi angosciano. Lo scrosciare della pioggia mi scava dentro una tristezza intensa. Sento l'ansia partirmi da dentro ed urlare. E' per questo che amo l'estate. Non per il caldo asfissiante che infastidisce chiunque, ma per la presenza sempiterna del sole, della luce, di qualcosa che mi dia l'impulso per alzarmi dal letto pimpante e leggera come una farfalla. Che mi dia lo stimolo per sorridere alla gente, alla me che vedo riflessa nello specchio, alla vita in generale. 

La caviglia va molto meglio. E non perché me ne sia stata buona a curarmi. Tutt'altro. Ho sospeso la cyclette per soli due giorni, poi ho sentito la smania di ricominciare ed oggi ci sono salita di nuovo. Sono andata a lavorare fin da subito, non mi sono presa neanche un'ora di riposo da quelle che sono le mie responsabilità quotidiane. Forse non ne sono mai stata capace. Ricordo che la volta scorsa l'infortunio fu assai più molesto. Portai la fascia elastica per mesi e furono due le settimane senza poter salire sulla mia bicicletta gialla da camera. C'era mia madre a controllarmi, prendersi cura di me, massaggiarmi il piede con le creme giuste. Da sola non sono in grado di stare lontana dalle cose da fare, dalla mia impegnata routine. 

E' nato il bimbo dei vicini. Si chiama Lorenzo. La mattina del 3 ottobre un vociare concitato ha annunciato il lieto evento. L'androne si è riempito di fiocchi azzurri, palloncini, festosi nastri. E' ancora in ospedale con la mamma, mentre qui si susseguono schiere di allegre persone a far festa. Un po' li invidio, un po' penso che vorrei stare lì con loro. Non per il bambino, non per l'aria gioiosa. No. Ma per l'essere famiglia. Forse tutto questo mi ricorda le feste in casa mia, con i cugini amatissimi, la mia mamma indaffarata a cucinare, le risa dappertutto. Quindi no, non è invidia. Questa è pura e semplice nostalgia. Quest'anno ho un motivo in più per aspettare il Natale. Poter stare ancora insieme a loro, come ogni anno. Tutti insieme, uniti in un solo abbraccio. 

5 commenti:

  1. che bello questo tuo post... col mio ragazzo stiamo pensando di andare a convivere e credo che poi avrò bisogno del tuo conforto.. noi cerchiamo una casea vicino a dove abitano i miei, ma da due figli unici che non si sono allontanati da casa manco durante l'università.. sarà durissima... a me la pioggia piace ma capisco il tuo disagio, la malinconia che ti sale da dentro... dai :* accenditi una candelina... cambia le federe ai cuscini, metti una coperta colorata sul divano... fai che i colori almeno dentro li decida tu e tutto ti semprerà, spero migliore... un bacio :*

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    1. Sei dolcissima. Ti ringrazio davvero tanto per questo bellissimo commento.

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  2. secondo me sbagli a non curarti

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    1. Probabilmente sbaglio Francesco, hai ragione.

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  3. Quando la durata del giorno diminuisce e aumenta quella dell'oscurita' bisognerebbe approffittare del movimento fisico per corroborarsi, per sostenersi e far movimento all'aperto specie quando c'e' una giornata serena e solatia.

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