lunedì 3 dicembre 2012

Esposti alle Intemperie

Fonte: ventinotizieventunoingiustizie.wordpress.com

Questa mattina mentre pedalavo dolorosamente sulla cyclette (non dovrei farlo, dal momento che il mio piede non è ancora del tutto guarito) ho letto il passo di un libro nel quale mi sono profondamente riconosciuta. Non avrei saputo scegliere parole migliori per esprimere un disagio che anche io, in passato, ho più volte provato.

Ci sono stati lunghi periodi della mia vita in cui mi sembrava di stare bene solo quando dormivo. Di mattina mi lasciavo strappare a forza fuori dal sonno [...] per attraversare la città e tenermi dritto in piedi e sostenere sguardi e atteggiamenti e posture, e ogni volta mi sembrava una violenza intollerabile. Mi aggiravo per tutta la giornata come un animale in territorio ostile, assediato tutto il tempo da rumori e traffici e spostamenti incomprensibili, affaticato e scalfito e logorato dall'attrito continuo di tutti gli spigoli e le superfici abrasive della vita organizzata, con le orecchie urtate da milioni di parole rovesciate in giro ogni secondo, gli occhi abbagliati dai continui messaggi di richiesta e minaccia e offerta e consiglio e attesa. Cercavo di ripararmi come sotto un bombardamento, cercavo di salvare la pelle; mi defilavo lungo i muri e dietro gli angoli, in attesa solo che venisse buio e nelle mie fibre nervose si fosse accumulata abbastanza stanchezza da permettermi di scivolare di nuovo nel sonno. Mi infilavo nel letto e spegnevo la luce, affondavo la testa nel cuscino come una foca che torna nell'acqua dopo essere stata trattenuta all'asciutto, o un ghiro imprigionato che finalmente riesce a correre verso il fondo della sua tana. ANDREA DE CARLO, UTO.

Vi è mai successo di sentirvi così esposti, come se vi trovaste in una barchetta fatiscente, costretti ad attraversare un nero mare in tempesta? 

Così diversi da tutto ciò che vi circonda. Lontani anni luce da qualunque altro essere umano che sembra non capire, come abitaste due mondi diversi, pur dovendo condividere lo stesso suolo, lo stesso cielo, lo stesso panorama affacciandovi dalla stessa finestra.
Momenti di solitudine così intensa da poter squarciare il cielo come un tuono.

7 commenti:

  1. Queste parole sono molto giuste e penso che tutti prima o poi passiamo attimi così.....

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  2. Sì, ma a differenza di te non riesco a dormire se non per poco tempo, qualunque sia la mia frustrazione. Il sonno mi è lieve solo quando la persona che amo è al mio fianco (per la cronaca, condizione ancora da ristabilire, come ben sai tu che mi segui).

    Capita di non comprendere il senso delle cose, di interrogarsi e sbattere la testa contro il muro digrignando i denti... a volte però un lampo balena nella testa e ti fa dire: "che stupido!".

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  3. ma tu hai un un uomo che ti ama.....

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    1. Non a caso ho parlato al passato Francesco.

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  4. che brano intenso, sì cara molto spesso mi sono sentita così ed a volte succede ancora e mi sento smarrita e consapevole che nessuno può farmi togliere la testa dalla tana se non io stessa.
    Grazie di avermi fatto consocere questo passaggio

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  5. Mi sento così.. mi riconosco in ognuna di queste parole che avevo già letto ma non ricordavo.
    Ha ragione agrimonia71, nessuno può togliere la testa dalla tana se non io stessa, ma non sento di avere le forze, trascorreranno uno dietro l'altro questi giorni tutti uguali, ma un giorno sarà diverso e avrò voglia di cambiare le cose.
    Così è accaduto in passato e così accade sempre, a tutti.

    Grazie per la condivisione =D

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    1. Grazie a te per la tua, di condivisione :)
      Un abbraccio.

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