giovedì 17 maggio 2012

Scampoli di Vita tra Fratelli

Fonte: tuttomamma.com
Tra mio fratello e me ci sono 2 anni e 10 mesi di differenza. Sono io la più grande, anagraficamente parlando. 
Ero davvero piccola quando mia madre rimase incinta di lui. Non ricordo con quali parole mi comunicarono che non sarei più stata sola. Ricordo solo un sogno, che feci in quel periodo, o forse poco dopo la sua nascita.
Pare incredibile che io lo ricordi in maniera così vivida dal momento che ero una bambina, ma ho persino un ricordo antecedente a questo, di quando forse avevo circa 1 anno e mezzo. Magari capiterà un'altra occasione per parlarne qui.

Nel sogno immaginavo mio fratello. Io ero piccola, seduta sul davanzale della porta-finestra che dalla cucina si affaccia sul balcone. Lui era già grande, forse adolescente, e si sporgeva da questa finestra, così alto rispetto a me. Sono passati moltissimi anni e ancora ripenso a questa immagine, a quel flash. Che sia un ricordo costruito ad hoc dalla mia testa? me lo sono chiesta tante volte ma no, lo ricordo da sempre. L'ho fatto davvero.

Immaginavo mio fratello più grande di me, sebbene dovesse ancora nascere o fosse nato da poco. Lui mi avrebbe protetta, amata. Io sarei stata la bambina e lui sarebbe stato il mio cavaliere senza macchia e senza paura. 
Inutile dire che non fu così. Quando nacque non era "il bimbo grande" che speravo mi avrebbe protetta. Era un neonato come gli altri. Piangeva, era testardo, capriccioso. A volte se non gliela davano vinta si gettava a terra e diventava tutto nero per il troppo piangere. Odiavo quelle scenate.

Lui assorbì la maggior parte delle cure e delle attenzioni dei miei genitori. Io ero tranquilla, serena, stavo sempre bene. Lui era un terremoto, avevano dovuto legare con dei lacci tutte le credenze di casa. E si ammalava spesso. 
Una volta facemmo una gita a Nettuno. Io scesi dalla macchina, avevo circa 5 anni. Lui poco più di 2. 
I miei gli misero il giacchino per non fargli prendere freddo e tirarono fuori una bustina piena di medicine...chissà che il piccolo avesse bisogno di...che cosa? non lo capivo e non lo comprendo tuttora. A me non diedero niente, io stavo bene così. Non avevo freddo ed era piena estate. Probabilmente non l'aveva neanche lui. Erano solo manie quelle di coprirlo, di dedicargli più attenzioni di quelle di cui realmente necessitasse.
Io non ero gelosa e se questo è quello che penserete leggendo queste righe, bé, vi sbagliate di grosso. Già da piccolissima non desideravo che l'amore dei miei fosse tutto per me. Io volevo bene a mio fratello, trovavo giusto che ne avesse la metà esatta. Si, la metà ma non di più. E allora perché penso sempre a questa scena? A me che scendo da sola dalla macchina e a lui cui stanno tutti intorno neanche fosse il principino ereditario di chissà quale dinastia...

Poi siamo cresciuti. Io iniziai ad andare a scuola. Ero brava. Portata. In classe non facevo rumore e studiavo con impegno perché quello era il mio dovere. Io dovevo essere quella che riesce nello studio, che non chiede niente alla maestra perché deve saper fare tutto da sola.
Quando iniziò ad andare a scuola anche lui tutti pensarono che avrebbe dato filo da torcere alle insegnanti e che non avrebbe ottenuto i miei bei voti. E invece no. Era bravo anche lui e si sforzava assai meno di me. 
Lui non aveva bisogno di ore e ore sui libri. A lui ne bastavano un paio e faceva un figurone. Io non avevo tempo per nient'altro. Agli amici dicevo no, ai ragazzi dicevo no, allo sport dicevo no. Io dovevo andare bene a scuola, non potevo deludere i miei genitori e non potevo uscire dallo schema di figlia perfetta nel quale mi ero rilegata.

A scuola suonavamo il flauto. Non sono mai stata una buona musicista e non si poteva dire che quella fosse la mia passione. Però suonavo. Un giorno volevo far ascoltare un pezzo che mi era particolarmente piaciuto  ai miei. Mio padre disse no, c'era il telegiornale. Due anni dopo si ripeté la stessa scena ma stavolta c'era mio fratello. Si spense la televisione per ascoltarlo suonare. E non a caso, forse, anni dopo lui ancora suonava mentre io avevo già smesso. Tanto non ci riuscivo altrettanto bene, non volevano ascoltarmi neppure loro, che senso avrebbe avuto continuare quella farsa?

E quante volte ho sentito loro non avere fiducia in me. Più mio padre che mia madre, in realtà. Lui mi vuol bene, tema che non ho mai messo in discussione. Eppure ha una mente maschilista di cui probabilmente non si è mai reso conto ma che gli fa credere che una figlia femmina non possa e non sappia fare le stesse cose di un maschio. Io ero quella che si rintanava in camera a leggere. E quando la casa si riempiva di gente io mi sentivo così fuori posto! Me ne scappavo via, mentre mio fratello restava lì con loro. E quando i parenti se ne erano andati  i miei genitori venivano in camera a rimproverarmi, a sgridarmi, a ricordarmi quanto fossi diversa e peggiore perché preferivo la solitudine a quel blaterare sempre delle stesse cose. Soffrivo così tanto in quei momenti. Perché ero così sbagliata? perché non voler stare lì doveva sempre comportare quelle punizioni verbali, quel sentire parole così cocenti sulla pelle? Mi entrarono nel cervello, nelle viscere, in ogni capillare o particella di sangue. Solo dopo i 20 anni mi lasciarono in pace. 

E' davvero tanto strano se io sono cresciuta con mille paure e lui determinato e vincente in ogni occasione? E' davvero solo colpa mia? 

Dio Santo...dov'erano tutti questi lacrimoni prima di uscire? 

17 commenti:

  1. No, non è davvero solo colpa tua.
    Ti mando un grande e caldo abbraccio come amica e anche un po' nella parte di una mamma che ha letto nero su bianco una delle sue più grandi paure...non riuscire a trasmettere nello stesso modo il suo amore.

    Conosci michela marzano? è stata ospite in diversi programmi con il suo libro Volevo essere una farfalla... marzanomichela.wordpress.com

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    1. Agri io sono certa che tu sia una mamma splendida. Non avere paura. Sbaglierai anche tu, come tutti, ma i figli perdonano anche sai? io non sono arrabbiata con i miei, hanno sempre fatto del loro meglio.

      Non conosco michela marzano, andrò a leggere. Grazie mia amica.

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  2. No, non è colpa tua. Purtroppo capita spesso che le donne debbano dimostrare più degli uomini per essere rispettate nella società. E' un costume vergognoso secondo me: voi avete delle doti utili affinché qualsiasi cosa giri per il verso giusto. C'era una canzone di James Brown che forse potrebbe sembrare un po' maschilista, ma in fondo racconto come la vita di noi uomini sia vuota senza di voi.

    http://www.youtube.com/watch?v=IwuO2dfqrF4

    Che siano gli affetti o il lavoro sappiate ritagliarvi i vostri ruoli e dimostrate le vostre competenze con determinazione. Quello che vi manca è la consapevolezza, una consapevolezza che non sia femminista, ma umana.

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  3. tranquilla, stessa con mia sorella, sette anni più giovane di me. lei ha toppato tantissimo nella vita ed è sempre stata giustificata, io invece non potevo/dovevo sbagliare mai

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  4. @Who is grazie mille per il tuo intervento. Andrò ad ascoltare la canzone che mi suggerisci.

    @Francesco mi spiace. Sul serio.

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    1. questo non significa che non le voglia bene. ma io avevo più anticorpi alle avversità di lei. forse era giusto che così fosse

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    2. Anche io voglio bene al mio, come potrei non volergliene?

      Ieri leggevo un libro. Ad un certo punto una frase che era essa stessa la citazione di un altro libro. Diceva suppergiù questo: "mamma perché hai dato più spazio a lui che non a me?"..."perché ne aveva più bisogno".
      Magari è vero. Ma sai, ci sono bisogni che non si vedono ma che ci sono comunque.

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  5. Le differenze di educazione dei genitori tra figli maschi e femmine sono diffusissime,penso che siano davvero pochi i genitori che adottino lo stesso metro educativo.
    Sono fortunati coloro che non hanno sofferto del tuo malessere,le inquietudini e le debolezze derivano quasi del tutto dall'infanzia,e si consolidano con l'adolescenza.

    Le differenze di carattere e d'intelligenza possono esistere,ma dei bravi genitori dovrebbero sforzarsi di trattare il frutto del loro amore nello stresso modo.

    La tua esperienza potrà essere positiva nel caso ti trovassi un domani nelle medesime condizioni,e in ogni caso saper trattare tutti allo stesso modo se è possibile,è utile in un qualsiasi momento della vita.

    Ciao

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  6. Io sono figlia unica, quindi non ho mai saputo cosa volesse dire avere un fratello o una sorella. Tuttavia so che i rapporti tra fratelli possono essere molto complicati e celare realtà dolorose, nonostante l'affetto. L'amore dei genitori purtroppo molto spesso non è equamente distribuito tra i figli...è una realtà dolorosa e ingiusta, ma purtroppo è una cosa che accade di frequente. In ogni famiglia si vengono a creare come dei ruoli prestabiliti, che ciascuno dei componenti è chiamato ad impersonare: la figlia ribelle, il figlio studioso, quello timido etc. etc.Questi ruoli vengono, come dire, affidati ad ognuno degli "attori" in modo che si compensino le carenze familiari e che i problemi della famiglia
    appaiano meno evidenti. Tutto questo perchè i genitori sono degli esseri umani con errori e debolezze e, magari, trovano rassicurante affidare al figlio maschio il ruolo del "forte", del "vincente" e alla figlia femmina quello della studiosa, della timida o dell'insicura. I figli si identificano talmente in questi ruoli da diventare realmente, almeno in apparenza, identici ai modelli che rappresentano le aspettative dei genitori. Ma questo accade in apparenza, perchè nel profondo i figli possono essere molto diversi dal "personaggio"interpretato. E' un bene accorgersi di queste differenze, esserne consapevoli, perchè solo così si ha la vera percezione di sé.
    Mi dispiace che tu abbia vissuto questo disagio.
    Se ti può consolare,i figli unici non hanno vita migliore.
    Un bacio, buonanotte.

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    1. Irene che bel commento, ti ringrazio di cuore.
      Hai ragione in toto, non potrei dire diversamente.
      Grazie.

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  7. "l'educazione delle bambine", fu un caso editoriale, un libro. So di suonare un po' femminista ma non è così..

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  8. Il figlio maggiore è l' incarnazione dell' aspettativa. Io ho due sorelle più piccole e la differenza tra me e loro, per educazione, permessi, accordi, è abissale.
    Robi

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  9. cara Dama innanzittutto un abbraccio forte per "coccolare" quei lacrimoni...

    penso che tutte queste riflessioni non possano far altro che mettere nuovamente in luce la tua grande sensibilità.
    un sorriso
    emme

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  10. @psicotaxi non stento a crederlo. Dovrei leggerlo.

    @Robilandia non so se abbiano avuto più aspettative da me o da lui.

    @emme grazie mille. Ricambio l'abbraccio.

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  11. Cavolo dama Bianca! ho scoperto questo tuo blog da poco ma ti devo dire che i tuoi pensieri e sfoghi veramente colpiscono nel segno! soprattutto questo. Sebbene io abbia sempre pensato che sarebbero stati i fratelli minori ad avere più difficoltà dovendo sostenere i livelli dei fratelli maggiori, io stessa da brava sorella maggiore mi sono ritrovata nella tua stessa identica situazione. Io pensavo di aver trovato una soluzione mandando tutto e tutti a quel paese e lasciandomi "dimenticare" dal resto della famiglia passando per quella strana e svogliata, così almeno da non ricevere pressioni, senza eccessivi rimproveri quando fallivo ma neanche grandi complimenti quando finalmente ottenevo buoni risultati. E così continuo ancora visto che ancora nulla mi consente di allontanarmi dalla mia famiglia. Ma quando dopo l'ennesimo fallimento torni a casa con il morale a straccetti e dopo un veloce e vuoto rimprovero ti sbattono in faccia l'ennesimo ottimo risultato di una sorella minore ottenuto con un'ora scarsa di studio quando per il tuo fallimento ci avevi sudato su giorni, come puoi prenderla, chi puoi incolpare, non potendo odiarli e non potendone essere gelosa, se non te stessa?
    Ah quanto ci vorrebbe una soluzione!

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    1. Ciao, benvenuta.
      Non puoi incolpare nessuno e men che meno te stessa. Questi fratelli o sorelle sono fortunati, sono nati con la camicia. Bisogna volergli bene comunque. Io ad esempio sono orgogliosa dei risultati di mio fratello e non soffro più se è lui ad ottenerli ed io no. Bisogna prendere una strada differenza, cambiare, capire veramente ciò che vogliamo da e per noi stessi ed evitare i paragoni. Siamo persone diverse,anche se nate all'interno della stessa famiglia.

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    2. Intendevo "strada differente", scusa.

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