lunedì 11 dicembre 2017

Un Pizzico di Natale

Fonte: luneurpark. it

E' stata una domenica piacevole quella di ieri.
Siamo usciti per cercare di terminare i regali di Natale e si può dire che ci siamo quasi riusciti. Ne mancano un paio, ma poi potremo finalmente dire conclusa questa sessione di compere. Lo so che non è necessario acquistare oggetti a Natale o per qualunque altra ricorrenza, ma per me resta un piacere inanerrabile quello di donare qualcosa alle persone che riempiono la mia vita. Mi piace vedere il momento in cui aprono il mio pacchetto, quel momento in cui la cosa che ho scelto per loro gli riempie gli occhi. E' un modo meno sdolcinato per dire ti voglio bene, ho pensato a te. Un modo materialista, potremmo dire, ma nel mio caso assolutamente autentico. 

Ho passato anche un po' di tempo con mio fratello, che per me è sempre un piacere. Un po' ci punzecchiamo, un po' ci abbracciamo, un po' spariamo frasi inconsistenti. Però è bello vedersi, toccarsi, trascorrere insieme una manciata di ore ogni tanto. E' sempre Fred ad organizzarmi queste belle sorprese.Vanno d'accordo come se fossero loro stessi fratelli e questa cosa mi riempie di contentezza. 
Ora mio fratello è in estasi perché quest'anno dovremmo trascorrerlo in casa dei miei, dopo tre anni in cui eravamo rimasti qui dai suoceri e li avevamo raggiunti più tardi. Vuole organizzare qualcosa, anche solo una gita fuori porta di un giorno. A me piacerebbe andare per mercatini, a lui piace la neve. Forse ne verremo a capo.

E poi, dulcis in fundo, ho trovato l'alberello di Natale che tanto desideravo. E' piccolo, alto forse solo una quarantina di centimetri. Addobbato di palle rosse scintillanti e qualche angioletto qui e lì. E' già caduto una volta, segno del fatto che puoi comprarlo anche minuscolo, ma tanto in una casa minuta darà fastidio comunque. 
Però chissene importa. Sono così felice di poggiarvi lo sguardo che tutto il resto passa in secondo piano. Finalmente un po' di Natale è entrato in questa casa: ora posso finalmente iniziare il conto alla rovescia.

giovedì 7 dicembre 2017

Non E' Tardi

Quattro anni fa, per il nostro primo Natale in questa casa, trascinai Fred ad acquistare albero e decorazioni con largo anticipo ed il cuore in festa. Avrei voluto poter comprare tutto quello che mi passava sotto gli occhi. Avrei voluto far entrare in casa nostra ogni piccola luce, ogni piccola pigna innevata, ogni festone rosso mi capitasse a tiro. Senza contare che in questa piccola dimora sarebbe stato complicato anche passare. Lui non mi aiutò nella preparazione ma io cercai ugualmente di mantenere alti sia la gioia che l'entusiasmo. Guardavo il mio alberello rosso e argento con un'euforia che mi usciva dagli occhi. Mi bastava passarci accanto per essere felice e pregustare tutte le meraviglie che di lì a poco avrei vissuto. 

L'anno successivo decidemmo di preparare l'albero presso un altro angolo della casa. Risultò altrettanto scomodo, tuttavia Fred mi aiutò con le palline e per tutto il tempo sorrisi come una bimbetta allegra. Era bello essere lì con lui, dentro la nostra casetta calda, a pensare alle feste. Se lo avessi avuto avrei messo su uno di quei cd di canzoni natalizie che mi piacciono tanto. 

L'anno scorso, il terzo, l'albero rimase in soffitta. La sola idea di dover stare un mese intero con quell'ingombro tra i piedi mi fece desistere dal cominciare. Appesi solo la ghirlanda sul portone, una ghirlanda che per altro non ho mai davvero amato perché tutte quelle che realmente mi piacciono costano troppo oppure sono eccessivamente ingombranti.  

Quest'anno abbiamo deciso di prendere un albero piccolo, il più piccolo che si possa trovare. Ma no,  tra una cosa e l'altra ancora non c'è stato il tempo di andarlo a cercare, e per il momento ho deciso di non nominarlo più, perché magari se non è quest'anno sarà quello prossimo.
Però l'idea di non avere qui dentro un po' di Natale mi rende triste e cupa. 

Fonte: vivodibenessere. it

Ora come ora penso quello che ho sempre pensato. Ovvero che una casa senza addobbi natalizi sia una casa un po' triste, un luogo dove si punti solo all'essenzialità, dove il sogno venga relegato in un angolo, possibilmente fuori dalla porta.
Eppure la magia l'ho sempre voluta e cercata. Dev'essere ancora qui con me, da qualche parte, forse sotto gli strati di abiti che il freddo mi obbliga ad indossare. 
Penso in fondo di essere ancora in tempo, che nulla sia perduto. Posso ancora trovare l'alberello che desidero. Posso ancora spingere Fred a decorarlo insieme a me. Posso ancora pensare ad un angolo dove inserirlo senza inciampare o farlo cadere. 
Posso ancora finire quest'anno con gli occhi pieni di gioia, insieme a quest'uomo che amo da impazzire e che merita di riconquistare la serenità. Insieme a me. 

martedì 5 dicembre 2017

Nervosismi

Sono giornate intense, stancanti, praticamente infernali. 
Fred sta collezionando turni quotidiani da quattordici ore, io attacco prima di due e pur alzandomi presto mi sembra sempre di non riuscire a fare tutto quello che dovrei.
Ieri abbiamo anche avuto una brutta lite perché quando si accumulano stanchezza e stress è così che succede. Te la prendi con la persona che ti sta più vicina.
Ho avuto le lacrime strette sugli occhi per ore, con la gente che entrava, mi guardava strana e mi chiedeva cosa avessi. Il raffreddore, dicevo. Oppure non rispondevo affatto, perché non mi sembra poi così giusto dover sempre giustificare un sorriso in meno quando passo la quasi totalità delle mie giornate a sorridere a tutti.
A volte mi piacerebbe che la gente capisse quando è il momento di usare un po' di delicatezza. Se tutti i giorni entri in negozio, ricevi un sorriso, uno scherzo, una battuta forse sarebbe il caso che restituissi un po' di tutto questo calore quando la persona che è al di là del bancone non è troppo in forma. E no, non pretendo il sorriso, lo scherzo e la battuta...ma solo la decenza di tacere, di non chiedere, di non scrutare. Di non farmi pesare il fatto che per una dannata volta non sono stata all'altezza della situazione. Di non aver saputo indossare l'ennesima maschera e ridere quando dentro avevo un intero mondo in subbuglio. 

Fonte: architetti. com

The show must go on
, dicono. Ma io non ho mai voluto fare l'attrice, non ho mai voluto rappresentare qualcosa che non fosse la vita vera. Non ho mai voluto essere diversa da ciò che sono, anche se significherebbe poter essere migliore. 
Sono in un negozio e non faccio mai mancare la cortesia, anche quando sono malata o triste. Ma caspita, spesso sembrano volerci succhiare l'anima. Pretendono sempre di più, fregandosene del nostro stato fisico o d'animo. La cortesia non basta: ci vogliono anche brillanti e sempre al top della forma. 
A volte non è il lavoro ad essere stancante, è tutto il teatrino che c'è intorno. 

La stessa mattina ho fatto un sogno che mi ha turbata molto. Non riesco a ricordarlo bene, ma dev'essere avvenuto qualcosa di violento. Forse un furto in casa o un tentativo di farmi del male. L'uomo di cui avevo paura è morto e lo stavamo trasportando al funerale, sebbene la bara fosse rimasta aperta . Aveva la pancia squarciata, o così mi è sembrato. Ad un certo punto quest'orribile persona magra e con la pelle grigiastra si è messa a sedere in questa bara ed ha iniziato ad inveire.
Mi sono svegliata in quel momento, mentre il tizio sconosciuto per la cui morte avevo provato sollievo aveva appena ricominciato a vivere e sbraitare. 

giovedì 30 novembre 2017

Speranze

Caro Babbo Natale,
anche stavolta ti scrivo un po' in anticipo affinché tu abbia tutto il tempo di pensare se e come esaudire i miei desideri.
Lo so, quest'anno non sono stata molto meritevole delle tue attenzioni. Ad un certo punto del mio percorso mi sono persa e ci è voluto del tempo affinché ritornassi in carreggiata. Ho fatto del male a qualcuno che mai se lo sarebbe meritato e nel mio cuore c'è un buco enorme e sanguinolento che mi ricorda, giorno dopo giorno, il dolore che gli ho provocato. 
Nonostante questo ti scrivo comunque perché, in fondo, non è per me che ti chiedo un regalo. Non ho realmente bisogno di un profumo nuovo né dell'ultimo rossetto uscito. E anche se nel mio blog ufficiale scriverò una lista giocosa di confezioni che mi piacciono, sappi che è solo per divertirmi che lo farò. E che, in realtà, di quelle cose io non ho bisogno. 
La vera lettera è questa. Quella cestinala senza neppure aprirla. 

Fonte: blueberryytravelcompany. com

Fred sta sempre male. Ed il lavoro che svolge non gli consente neanche di potersi mettere a letto e semplicemente dormire. O potersi riguardare come fanno tanti altri, facendosi prescrivere anche più giorni di malattia di quanti realmente gliene occorrano.
Lui non può e tu lo sai.
Ed è un dolore costante vederlo arrancare sempre. Io amo questa persona più di quanto ami me stessa e l'idea di lui che tossisce per una notte intera o che non digerisce nulla senza stare male, si fa ogni anno più gravosa. 
Per il 2018 ti chiedo una salute nuova di zecca, per lui. Ti chiedo di vederlo stare bene, con il sorriso sulle labbra, fare tutto quello che fanno gli uomini giovani della sua età. Ti chiedo che la cura che sta facendo dia i suoi frutti e che non debba più stare continuamente in tensione, a corrodersi quello stomaco già così malandato. 
E se potessi anche raddrizzare un po' mio cognato e mettergli finalmente la testa sulle spalle, beh, anche quello sarebbe davvero molto apprezzato da questo lato del globo. 

Non deludermi, io aspetto davvero che tutto questo succeda. Che i miracoli accadano, almeno a Natale.
Sara.

martedì 28 novembre 2017

Cielo Terso

Fonte: frammentidiviaggi. blogspot. com

Quando questa mattina sono uscita a camminare faceva decisamente freddo.
Per un attimo ho pensato che sarebbe stato più comodo restare a casa e dormire un'ora in più anziché farmi schiaffeggiare il volto dall'aria gelida. Fortunatamente ho scalzato via subito quella tentazione insapore, mi sono alzata e vestita un po' più del solito e poco dopo ero già fuori.
Anche se le gambe non erano particolarmente in forma, sono riuscita a scaldarmi in breve tempo. Arrivata al mare ho sentito che anche questa volta avevo fatto bene a vincere la pigrizia, perché lo spettacolo che mi si offriva davanti era a dir poco incantevole. 
Il cielo era terso e limpido, il mare cristallino. Non una nuvola ad increspare l'azzurro che mi sovrastava né un'onda più alta a rovinare la distesa d'acqua. 
Poca gente in giro, solo un cane nero rabbioso che infastidiva un runner e che non rispondeva ai richiami del padrone. Sono un po' stufa di questi cani lasciati liberi di fare bisogni sulla sabbia o sulle aiole, liberi di rincorrere gente che al mattino vorrebbe solo fare un po' di sport in santa pace. Senza un collare, un guinzaglio, una museruola.
Ci sono cagnolini adorabili che non danno fastidio a nessuno ma ce ne sono altri che sono tutt'altro che tranquilli. Non trovo giusto dover uscire con il pensiero di incappare in uno di loro, con i soliti padroni menefreghisti che spesso fanno finta di nulla e che volgono lo sguardo quando è il momento di raccogliere escrementi o di richiamarli all'ordine.

lunedì 20 novembre 2017

Granelli

Da bambina pensavo che la vita adulta avesse un solo pregio, quello di non dover andare a scuola. Tutto sommato lo penso anche adesso. 
Ho vissuto quegli anni come appesa ad un macigno. 

Sono sempre stata una bimba tranquilla ma dentro avevo un vulcano pronto ad eruttare. Sentivo addosso un'immensa responsabilità di portare a casa buoni vuoti, di far contenti i miei genitori, di renderli orgogliosi. E a scuola sono sempre andata bene. Non per scelta, non perché mi piacesse, non perché la ritenessi importante. Studiavo per dovere e lo facevo come se da ciò potesse dipendere qualunque altra cosa. Mi impegnavo tremendamente togliendo alla mia vita una serie di cose che mi avrebbero distolto dall'obiettivo. 
Io non ero una secchiona. Ero una bambina e in seguito un'adolescente che studiava per paura di fallire. 


Odiavo dover entrare in quell'aula. Odiavo le interrogazioni, i compiti in classe, gli esercizi alla lavagna, i pomeriggi spesi ad imparare la lezione del giorno dopo. Odiavo la sequela di mesi che dovevo trascorre facendo la brava. Seduta composta, in silenzio, ascoltando spiegazioni interminabili. Proprio io che ho l'attenzione di un neonato e che facevo una fatica assurda per non deconcentrarmi. Per non pensare a quanto sarebbe stato bello essere fuori da quelle mura, a raccogliere fiori su un prato verde, oppure chiusa in casa a leggere un libro di mia scelta. 
A scuola ho imparato molto ma quando ne sono uscita ho tirato un sospiro di sollievo che mi sento ancora addosso. In questi dieci anni di lavoro non mi sono mai sentita altrettanto oppressa, altrettanto schiacciata dai doveri e dal senso di responsabilità. 

Certo, ci sono state lezioni meravigliose. Come quelle di storia dell'arte o di letteratura latina. Ma è come se nel tempo fossero del tutto evaporate anche quelle.

Forse per questa ragione non vorrei mai tornare indietro, non vorrei mai dover rivivere la mia infanzia. A ripensarci adesso la vedo permeata di giornate grigie e spente, passate dentro un edificio dal quale avrei solo desiderato poter fuggire.

venerdì 17 novembre 2017

Note di Sottofondo

La musica è una compagna di vita.
Della mia, sicuramente. 
E non mi riferisco solo al fatto di portarmela sempre dietro quando cammino. 
La prima cosa che faccio quando mi sveglio al mattino è accendere la radio. E' una sorta di rito, un modo di iniziare la giornata cercando di darsi la carica. E' come dire non mi arrendo al silenzio, voglio che il ritmo mi scorra dentro fin dal primo istante che passo alzata. 

Fonte: acquaphi. it

Ci sono canzoni che hanno segnato un'epoca, una tappa della vita, una fase dell'esistenza. Canzoni di cui ricordiamo il testo anche anni dopo dall'ultimo ascolto. Canzoni che ci insegnano qualcosa, che traducono un'emozione, un sentimento, che sembrano essere state scritte per noi. Per quel momento, per quel pensiero, per quel dolore o per quella gioia. 

Non sono un tipo che si affeziona ai cantanti, se non in rarissimi casi. Non sono neanche un tipo che prenota concerti e attende con ansia il momento di goderseli.
La musica mi piace nella vita di ogni giorno, proprio come un accompagnamento. Mi piace come colonna sonora, come sottofondo, come versi che sedimentano attraverso il fluire dei miei giorni. E a volte mi chiedo, se non esistesse la musica, che vita triste e spenta che potremmo condurre.