venerdì 21 aprile 2017

KO

Fonte: inran. it

Da un paio di giorni a questa parte non mi sento particolarmente in forma.
Ho continuamente sonno, questo freddo di ritorno sembra impossessarsi delle mie membra con una facilità disarmante e ho un mal di testa pressoché fisso che non mi dà tregua. 
Mi sento proprio giù di corda, a voler essere sincera.
Spero che mi passi in fretta perché da qui al 25 aprile ho diversi impegni da onorare e vorrei farlo nel miglior modo possibile. 
E intanto, sebbene siano solo le 13, io già sogno di andare a letto, spegnere la luce e non sentire né vedere più nulla. Conto le ore che mi separano da questo epilogo di giornata e so già che sarà come una lenta corsa ad ostacoli. 

lunedì 17 aprile 2017

L'Importanza di Avere Una Faccia da Culo di Riserva



La faccia da culo è quella cosa senza la quale al giorno d'oggi non puoi fare il giro dell'isolato senza che la gente capisca esattamente a cosa stai pensando.
Ti leggono dentro, se ne accorgono quando ti sono simpatici e ancor più facilmente quando ti stanno sulle palle. E questo, credetemi, è un bel problema per chi deve campare servendo gli altri. Vendendogli cose, dispensandogli sorrisi, ascoltando le loro chiacchiere.
E' inevitabile. Prima o poi da quella porta entrerà qualcuno che ti starà mortalmente sulle scatole e tu, balordo essere umano privo di faccia da culo, non saprai dissimularlo. Ti mancheranno i mezzi. 

Proverai a sorridere ma non ci riuscirai. Proverai ad ascoltarlo ma i tuoi occhi all'insù faranno comprendere a chiunque nel raggio di chilometri che invece stai pensando al buco dell'ozono. Cercherai di levartelo dai piedi il prima possibile e non sarai capace di dedicargli neanche una di quelle piacevoli accortezze che dispensi a tutti gli altri.
E lui se ne accorgerà. Lo capirà subito, perché potrai pure detestarlo a pelle, ma di sicuro non è stupido. Si renderà conto della differenza, del tuo modo di fare, degli sguardi che non gli si posano mai addosso, della faccia annoiata o scazzata.

Ti pesteresti i piedi perché odi non essere sempre così professionale da saper erigere una barriera di 6 metri tra te e il resto del mondo. Ti bacchetteresti le mani per essere così trasparente, così incredibilmente incapace di dissimulare un sentimento. 
Ti chiedi come sia possibile che in quasi dieci anni di commercio tu non abbia ancora imparato a fingere quantomeno di possederla, la faccia da culo.
Saresti disposto ad acquistarne una, a pagarla pure profumatamente. Ad azzerare quei miseri risparmiuccci che tieni da parte. Per una faccia da culo nuova di zecca lo faresti.
E invece.
E invece nessuno te la vende.
Nessuno ti insegna a preparartela da sola.
Nessuno ti dice come cavolo si fa a fingere simpatia per qualcuno che non riesci a tollerare e che ti fa venire l'orticaria pure se si trova a trecento metri di distanza. 

Ti schiaffeggeresti ad intermittenza ma tanto sai che non basterebbe. Perché c'è poco da fare: la faccia da culo, questa meravigliosa virtù, tu non ce l'hai. 
E quando quella persona entrerà dalla porta, pur odiandoti con tutta te stessa, non riuscirai a farle credere qualcosa di diverso da ciò che realmente pensi. Non riuscirai a fingere, anche se lo vorrai tremendamente. 
Lei lo saprà e nel giro di poco lo sapranno anche gli altri, la notizia si allargherà a macchia d'olio e tu sarai ancora lì ad invidiare quelle vere ed autentiche facce da culo di cui certamente è pieno il mondo. Quelle che possono fare e pensare tutto senza che si sappia in giro. 

domenica 16 aprile 2017

Le Uova nel Paniere

Questa domenica di Pasqua doveva andare diversamente. Un invito a pranzo, lo scambio delle uova, le solite risate, il cibo che danza sulla tavola. Alla fine invece è stato annullato e così Fred ed io abbiamo scelto di starcene a casa da soli. Mi sono svegliata per le 9, io che di solito mi alzo presto. Ho fatto colazione con calma, risposto ad alcuni messaggi di auguri. E poi mi sono messa a stendere il bucato e a pulire casa come una massaia d'altri tempi, mancava solo il fazzoletto in testa. Ho preparato una parte del pranzo e fra un'oretta lo mangeremo. 
Passerò il pomeriggio a disfare scatoloni ed armadi per il cambio di stagione. E domani, grigliata dai miei genitori con i cugini. Tutto sommato è andata bene. Volevo avere del tempo per fare queste cose e l'ho avuto. Volevo potermi godere un po' la casa e lo sto facendo.
Si, mio padre voleva che lo raggiungessi oggi e non l'ho fatto. Ma a volte sento davvero l'esigenza di dilatare i tempi e gli spazi e fare le cose con calma, senza correre di qua e di là. 
Ieri ad esempio è stata una giornata sfibrante, di quelle che già a metà ti senti fusa. Ed ho avuto modo di vedere tutta la fragilità di mio cognato, a tal punto che ho provato un'empatia immensa, tale da dimenticare i suoi ritardi, i suoi gesti irresponsabili e tanto altro. Per qualche ora mi sono sentita vicina a lui e ai suoi pensieri come se fossero anche i miei. E allora ti accorgi che la famiglia è anche questo: voler bene pure a quello scavezzacollo che tutti considerano, a ragione, una pecora nera. 

Fonte: dreamstime
Detto questo, Buona Pasqua a tutti voi. In qualunque modo decidiate di trascorrerla.

martedì 4 aprile 2017

Stanche Parabole

Una foto che è un pugno allo stomaco.
Il volto ingrossato, le mani gonfie. La pelle bianca, un tempo sempre abbronzata ed ora ricoperta di ecchimosi. Le occhiaie profonde, i solchi rugosi. 
Ma un sorriso sbarazzino e strafottente, nonostante tutto. Di chi soffre e allo stesso tempo un po' se ne frega di questa vita che gli scivola tra le mani. 

Fonte: fotocommunit. it
Non posso fare a meno di guardarla e se un po' mi vien voglia di ricambiare quel sorriso sghembo, dall'altra sento il bisogno di piangere. Perché forse non potrò rivederlo vivo. Perché probabilmente tutte queste giornate di dolore e di fatica non daranno buoni frutti. 
Perché penso alle sofferenze della zia nel curarlo ogni giorno, nell'aver dovuto lasciare il lavoro, nel non avere molti parenti vicino che possano aiutarla a gestire una situazione di emergenza come questa. 

La vita è una ruota che ti concede pochi giorni veramente felici e poi mesi di agonia. A chiederti perché e se ha davvero senso venire al mondo. Mi chiedo quali possano essere i pensieri di chi sta così male, ad un passo dal buio. Forse si ripensa ai momenti clou della propria vita. La morte del padre in gioventù, gli anni in Germania, l'incontro con la zia, le difficoltà di una vita a farsi bastare il poco denaro. Poi l'impossibilità di lavorare, la sterilità, la lontananza dalle sorelle, la morte della madre. Si, forse si ripensa a tutto questo. E a tutte quelle cose che non so e che sono soltanto sue. Forse ogni tanto pensa anche a me, a quando mi faceva i dispetti fingendo di non essere lui il responsabile. Ai capelli che mi tirava, ai calcetti sul sedere, a quelle parole sconosciute in dialetto stretto che mi chiedeva di codificare. 

lunedì 27 marzo 2017

Marzo Pazzo

Era iniziata come una bella giornata. C'era il sole, gli uccellini che cinguettavano, la prospettiva di un'ora di luce in più di cui poter godere nel pomeriggio. Tutto sommato, le prospettive per un lunedì meno sgradevole del solito c'erano tutte.

Fonte: scrivere. info
Poi sono arrivati i tuoni, i lampi, le prime gocce di una pioggia divenuta presto scrosciante.
E l'umore è andato a finire sotto le scarpe, come sempre in questi casi. Mi sono ricordata improvvisamente che è lunedì, che ho una settimana intera e piena zeppa di cose da fare dinanzi a me, sei giorni di lavoro e di momenti pregni ed intrisi di rotture di scatole.
Poi il portone condominiale che sbatte pesantemente...di nuovo. La voglia di uscire fuori, sbraitare addosso a queste persone che se ne fregano di un bene comune ma che poi stanno tanto attenti ai propri, a quegli spazi non condivisi che hanno acquistato da soli. Come se si trattasse di due mondi differenti, di due dimensioni lontanissime seppur così vicine. 
Credo davvero che una persona la si possa giudicare anche da queste piccole cose. Dal modo in cui tratta le cose che appartengono anche ad altri. Dal tono di voce che usa in casa propria pur sapendo che al di là di queste sottili mura ci sono altre persone. In altre parole: dal modo in cui sta al mondo sapendo di non essere i soli.

venerdì 17 marzo 2017

Camminando

Oggi camminando ho raggiunto i sei chilometri e superato gli ottomila passi.
Che per il mio allenatissimo amico Francesco saranno ben poca cosa, ma per me che ho iniziato da zero un mese e mezzo fa, poca cosa non sono.
Mi sento felice, soddisfatta, in un certo qual senso orgogliosa di me stessa. 
Non sono mai stata una sportiva e ho sempre dato la priorità ad altri aspetti della mia vita. Tuttavia ho saputo ribaltare le mie abitudini e in qualche modo inserire, con non poco sforzo, un'attività nuova che mi sta stimolando molto e che ormai pratico quasi ogni giorno, intervallandola a sedute di step qui in casa. 

Fonte: starbene.it

Le alzatacce, il sudore e la fatica serviranno a qualcosa? ora come ora non lo so. Ma di sicuro son servite a farmi sentire un poco più forte. 
E domani...bé, domani ci sarà un altro traguardo da tagliare. Chi si ferma è perduto. 

martedì 14 marzo 2017

A Fuoco

Attaccamento al lavoro, questo sconosciuto.
Quale stranezza della natura, quale anomalia.

Vorrei davvero poter gridare fino a non avere più fiato in gola, fino a perderlo del tutto e non poter parlare per giorni. 

Fonte: lamenteemeravigliosa. it

Io odio.
Ma che dico "odio". Detesto.
Io detesto certi atteggiamenti di noncuranza e di menefreghismo sul posto di lavoro. Più mi impegno e più mi sembra di veder vanificati i miei sforzi per colpa di quel pezzo di merda (si, stasera chi vuol leggere si becca anche il francesismo), a cui sembra non importare niente. A cui tutto scivola addosso, che fa quelle sue ore come un condannato a morte e che tratta i clienti con strafottenza.
Io non ce la faccio, ve lo assicuro.
E ho una paura così grande di scoppiare un giorno di questi che non avete idea.
Perché tutto quello che vedo e che sento non mi piace, mi dà il prurito, mi fa venire il mal di stomaco. 

Penso di non aver mai avuto sotto gli occhi una persona tanto sbagliata per questo tipo di lavoro quanto lui. E' palesemente fuori posto, messo lì da qualcun altro perché da solo non avrebbe saputo concludere alcunché ma che poi, puntualmente, non è neanche in grado di starci nel modo consono. Se facessi un elenco di tutte le manchevolezze che ho osservato solo nella giornata di oggi non finirei più. E se fosse un dipendente, ve lo assicuro, lo avrei mandato via a pedate. 

Mi sembra di dovermi sforzare il doppio, di dover sorridere di più, di dover essere ancora più efficiente. Il tutto per sopperire alle sue mancanze. A quello che non fa, che non dice. E anche all'esatto contrario: a quello che fa e a quello che dice.
Ma per quanto possa fare, per quanto impegno io possa impiegare...talvolta mi sembra tutto vano. E vano lo è davvero perché per quanto possa far bene il mio lavoro non potrò mai cancellare certi atteggiamenti, certe frecciatine stupide, certi sguardi da coglione. 
Certa gente purtroppo cade sempre in piedi, ha sempre le spalle coperte. E una parte di me ce l'ha con i suoi genitori che non gli hanno mai dato il calcio in culo che merita.