giovedì 16 agosto 2018

Sospesa

L'alba di questa mattina aveva un qualcosa di meraviglioso. La luce rossastra si affacciava vigorosa tra le nuvole scure, creando riflessi di incantevole bellezza.
Mi sono fermata un attimo per ammirarla ed ho scattato una fotografia che potesse immortalare quel preciso istante in cui un nuovo giorno faceva capolino. Mi sono sentita piena di energie, di vita, di possibilità. Come se quell'alba e quel cielo incantevole fossero lì per me, creati apposta per il mio sguardo. 
Ho raggiunto la spiaggia completamente rinvigorita. Non c'era quasi nessuno, la pioggia della notte doveva aver tenuto lontani anche gli irriducibili. Sono arrivati più tardi, quando il sole è esploso in tutta la sua cocente bellezza. Era , però, rimasta una brezza fresca che mi ha accarezzato il viso e le braccia lungo tutta la mia permanenza.

Fonte: Tra Sogno e Realtà

E' il mio primo giorno di ferie e sento fremere la voglia di trascorrere qualche giorno di gioia pura ed incontrastata. Di alzarmi la mattina all'alba e raggiungere il mare come faccio sempre, ma senza la fretta di dover tornare presto perché poi c'è il lavoro.
Voglio guardarlo di più, annusarlo maggiormente, riempirmi gli occhi ed il cuore.
E poi uscire di sera, fare notte fonda, ballare nelle piazze, vivere di gelato e frutta fresca, contare le stelle nel cielo. 
Voglio vivere sospesa, coltivando bei pensieri, sorrisi di pancia e nulla più di questo. 

venerdì 10 agosto 2018

Nascita

Questa notte è nata la bimba del nostro dipendente. E anche se stiamo facendo turni infernali con questo caldo indecente e la gente più sclerotica del solito, siamo tutti un po' in fermento per la lieta novella. 
C'è sempre qualcosa di miracoloso nella nascita. Una sorta di mistero, di commozione, di dolcezza tremolante. Abbiamo seguito questa gravidanza passo dopo passo, dal primo istante in cui è stata scoperta. Ancora prima che i genitori dei due ragazzi ne venissero a conoscenza, noi c'eravamo.
E vedere la fidanzata del nostro barman cambiare sotto i nostri occhi è stato un viaggio meraviglioso. I tratti che si addolcivano, le forme che si arrotondavano, i movimenti cadenzati. Poi quella pancia che negli ultimi mesi cresceva a vista d'occhio, fino a smettere di contenersi. 

Fonte: macrolibrarsi. it

Ho sempre pensato che non avrei mai dovuto affezionarmi ad un dipendente. Che sarebbe stato meglio tenerli tutti in disparte, così che potesse esserci un giusto divario.
Non l'ho mai scavalcato, neanche questa volta. Però mi sento affezionata a questi ragazzi, certamente più che ai precedenti. Sono giovanissimi, ora hanno questa bimba minuscola che gli stravolgerà l'esistenza. E non posso esimermi dal sentirmi emozionata per loro, per questo cambiamento di vita di cui forse non percepiscono ancora la grandezza, ma con il quale si scontreranno presto. 

E' un giorno di festa, questo qui.
Al di là della stanchezza fisica, dei doppi turni, di quest'umidità che ci si schiaccia addosso non appena mettiamo il naso fuori dal negozio. Un giorno da ricordare.

mercoledì 8 agosto 2018

Di Mattina

E' bello uscire la mattina presto, quando il mondo ancora dorme.
Quando le imposte sono chiuse, quando circolano pochissimi autoveicoli, quando le strade sono deserte. 
E' bello quel senso di solitudine cercato, voluto, desiderato. Quel brivido di libertà. 
E allora ti getti dietro le spalle il caldo asfissiante, l'umidità che tiene incollati i vestiti, il sudore che ti cola addosso. Non ci pensi, semplicemente. Raggiungi il mare di fretta, che quasi non puoi più aspettare. E lì ecco i primi esseri viventi, i primi ombrelloni ancora da occupare, i soliti cani portati a spasso sulla battigia, i fornitori che scaricano bibite e altri generi alimentari alle attività del lungomare. 
Saluti un paio di pescatori, qualche cliente che giunge fin lì per respirare la stessa brezza, la solita gente che conosci già. Ma per il resto sei sola. Sola. Con i tuoi pensieri, con le tue gambe, con la musica che hai scelto di ascoltare, con quella mente che pian piano si libera di tutto.
Sei felice. In quegli attimi tu sei davvero felice. E se pensi che in ferie, per qualche giorno, tu dovrai stare lontana da questo posto, un po' ti senti morire. Perché di queste sensazioni sai di avere bisogno, sai che sono diventate droga che scorre nelle tue vene. Dipendenza. Da quell'adrenalina, da quella fatica, da quella visuale che non smette mai di incantarti. 

Fonte: clubmagellano. it
In questi giorni il mare è così calmo che mi commuove ad ogni passo.
Ma mi commuoverebbe anche se fosse arrabbiato e prepotente come durante le terribili mareggiate di marzo. Mi commuove perché è il migliore amico che potessi trovare, venendo qui. 
E se penso di averlo tenuto in disparte per i primi tre anni e mezzo, un po' mi sento stupida. Ma come tutte le cose, credo dovesse accadere nel momento giusto. Il momento di capire di aver bisogno di un'attività fuori casa che mi scaricasse dallo stress lavorativo e al contempo mi tenesse fuori dalle solite mura, quelle del negozio o quelle tra le quali abito.
Forse si, è davvero una dipendenza. Ma di quelle che fanno bene, che aiutano a vivere meglio, che un po' ti cambiano e dopo non sei più la stessa.

Manca una settimana all'inizio delle ferie. Arrivo satura e sfibrata anche quest'anno, ma meno dei precedenti. Probabilmente proprio perché di stress riesco a scaricarne tanto la mattina. Lo faccio fluire fuori, scivolare via. E sotto la doccia rimuovo le ultime inutili scorie prima di iniziare con il solito tran tran. 

domenica 5 agosto 2018

La Mela Rossa

Ho sognato mio zio, l'unico che mi è rimasto.
E quando dico "l'unico che mi è rimasto", provo un senso di smarrimento senza fine. Perché quando mi sono resa conto del fatto che fosse davvero così, mi è salita addosso una tristezza indescrivibile. Eravamo in tanti, facevamo festa, mangiavamo insieme su lunghe tavolate. Chi era ad un capo non sentiva chi era nell'altro perché in mezzo eravamo in tanti, ma non troppi.
E ora è cambiato tutto. Mi restano i ricordi, così belli vividi ed intensi, da non poter essere strappati via. Le vendemmie, il Natale, i Matrimoni, le feste di compleanno. Un vociare scomposto, a tratti eccessivo, di quelli che un po' fanno male alle orecchie e trapanano i cervelli. Però era bello, così bello che adesso questo silenzio mi sembra assordante. 

Fonte: ultimenotizieflash. com

E insomma ho sognato mio zio, che poi è il più vecchio di tutti. Anche se ha ancora i capelli neri, la pancia prominente, un bastone che lo sorregge, lo sguardo un po' velato.
Eravamo insieme e c'erano anche mia cugina - più giovane e pimpante di quanto non sia ai giorni nostri - e c'era anche il resto della famiglia. Mi è sembrato così nonno mio zio in questo sogno che mi sono seduta lì vicina, a godermi un po' di quel calore. Insieme abbiamo mangiato una mela rossa, che un tempo i suoi alberi ne producevano a bizzeffe. Abbiamo parlato un po', non ricordo di cosa. E anche se il mio corpo nel sogno era quello di oggi, in realtà mi sono sentita bambina. E ho provato un senso di amore e di conforto che mi ha scaldato il cuore in una maniera che adesso mi manca, che non riesco a ritrovare ora che il sogno è finito ed io sono sveglia.
Più sveglia e anche un pochino più vuota. 

lunedì 30 luglio 2018

Vecchi Amici

Quando poco più di due settimane fa ho trascorso tre giorni a casa della famiglia per la perdita di mio zio, ho evitato di starmene rintanata in casa per tutto il tempo. Non volevo lasciarmi travolgere dai ricordi, dal senso di smarrimento, dagli echi di voci lontanissime che non avrei ascoltato più. Neanche dal pensiero di quell'ultimo attimo insieme. Quando accarezzandolo in viso, mio zio mi aveva chiesto se avesse la barba lunga. No, era un gesto d'amore disinteressato, gli avevo risposto.

Il sabato sera sono dunque uscita con mio fratello, mia nipote e il suo ragazzo. Siamo andati a mangiare fuori, presso una bella terrazza con vista sulla parte vecchia del mio paese. E arrivata lì ho incontrato la mia ex collega. Ci siamo abbracciate commosse, siamo rimaste e parlare per oltre dieci minuti. Dice che mi nominano ancora in negozio, sia i clienti che loro stessi. Mi ha fatto capire che gli manca la mia presenza, le mie risate, quel senso di leggerezza nell'accogliere le persone.
E mentre ero lì ho rivisto due amici di scuola. Con uno di loro ho percorso quasi tutta la mia vita scolastica, dall'asilo in poi. Con l'altro ho condiviso pomeriggi di studio matto e disperatissimo tra battute cretine ed una voglia di essere altrove che è inutile persino raccontare. Ci sentiamo spesso su un gruppo Whatsapp in piedi da tre anni e mezzo ed è forse il filo diretto più bello che potessimo aprire per tenerci tutti in contatto.

Fonte: madameblatt. it

Ieri mattina, mentre andavo a trovare i miei, mi sono fermata con Fred in un supermercato della zona. E mentre sceglievo le pesche più belle ho incontrato la sorella di colui che è stato, per molti anni, il mio migliore amico. Compagno di banco, di scemenze, di racconti, di confessioni. Ci siamo abbracciate, baciate, strette. E ci siamo raccontate un po' di noi.
La sera quel mio vecchio e carissimo amico mi ha cercato su Facebook ed abbiamo parlato un po'. La sorella le aveva raccontato del nostro incontro e lui ha sentito l'esigenza di contattarmi, avendo saputo che non lo avevo dimenticato.
E' a Torino adesso, si occupa di sicurezza ed investigazioni. Ha una fidanzata bella e dolce che sta imparando ad amare, nonostante le difficoltà di lasciarsi andare dopo tante delusioni. E' ancora il solito pazzo a cui piace scherzare ma con quella profondità che dall'esterno non intuiresti mai. Ritrovarsi, dopo tanti anni, è stato un colpo al cuore. Di quelli belli.
Perché con C. era un'amicizia bella, autentica, fraterna. Quando ho perso in pochi mesi tre persone care, tra cui Cristiano, lui mi è stato vicino più di chiunque altro. Anche se non eravamo più nella stessa classe, da tempo. Lui aveva cambiato scuola e alla ricreazione lasciava i nuovi compagni per venire da me. Attraversavamo i corridoi come due cospiratori. Ricordo ancora di quella volta in cui mi raccontò la sua prima volta, che forse non sarebbe stata la stessa cosa se non l'avesse condivisa con me. 
Io non so se questa è una nuova possibilità per riallacciare quello splendido rapporto. La distanza è tanta e tante le cose che non sappiamo l'una dell'altro. Però l'ho sentito emozionato, felice, ancora adolescente. Ed io ho sentito che quella parte della mia vita esiste ancora, che non è andata persa per sempre.

venerdì 27 luglio 2018

L'Egoismo è un Difetto?

Da alcuni giorni mi interrogo sull'egoismo, forse perché Francesco mi ha messo la pulce nell'orecchio con un suo post. Parliamo di un commento di una riga e mezza all'interno di un post ben più ampio, eppure a volte capita che un così breve contenuto possa accendere maggiori riflessioni di un intero trattato. Soprattutto se quelle parole arrivano in un contesto di pensiero già ampiamente sviscerato dentro di sé. 
Anche il titolo voleva essere diverso. Stavo per scrivere L'Egoismo è un Peccato?, quando mi sono detta che neanche nel peggiore dei miei incubi avrei voluto attribuire un'accezione religiosa e cristiana ai rimescolamenti che avverto dentro. E allora la domanda resta: L'Egoismo è un Difetto?


Fonte: medicinaonline. com

E' sbagliato pensare prima a se stessi e poi al resto del mondo?
Un errore anteporre le proprie esigenze a quelle di tutti gli altri?
Ci dicono che dobbiamo volerci bene, amarci, accettarci per come siamo, evitare di annullarci per gli altri, restare sempre fedeli alla nostra identità. Per poi credere che tutto questo equivalga ad essere freddi, scostanti, privi di empatia e solidarietà. 
Egoista è colui che subordina l'altrui volontà e gli altrui valori alla propria personalità. Ed io non riesco a leggerlo come un errore, da nessuna angolazione in cui lo guardi.

Mi sta a cuore il benessere delle persone che amo. In alcuni casi mi è stato più a cuore del mio. Ma nella maggior parte dei casi, dei giorni, dei momenti...penso di dover necessariamente anteporre i miei bisogni e la mia felicità a quella del resto del pianeta, perché nulla può essere mio quanto me stessa. E perché ritengo di poter dare il meglio solo nel momento in cui mi sento serena e soddisfatta. Il momento in cui non ci sono pendenze, dubbi, rancori, dispiaceri, rimpianti da gestire.
E' quella la condizione in cui amo meglio e in modo più energico: quello in cui sto bene, in cui avverto il mio centro, lo riconosco, gli attribuisco un valore potente.

E invece passa questo messaggio che per amare profondamente si debba in qualche modo limitare se stessi, mettersi un po' da parte, rinunciare, togliersi qualcosa. Che per me significherebbe essere infelice, cambiare la mia personalità, plasmarmi ad immagine di qualcun altro che non sono io.
Si, signori, io sono una donna egoista. E forse è per questo che non penso avrò mai un figlio. Lo amerei pazzamente ma per lui dovrei rinunciare a svariati pezzi di Sara, limitarmi, togliermi un po' di quella libertà che mi sta tanto a cuore. A lui dovrei pensare come primo gesto del mattino e ultimo della sera. E a lui dovrei stare dietro costantemente, abnegandomi ad una causa che tutto sommato non mi appartiene e forse non mi apparterrà mai.
E allora perché non riesco a scendere a patti con tutto questo? Perché c'è una vocina dentro di me che giudica se stessa, che mi fa sentire un poco difettata? Come uno di quei capi che non possono essere immessi sul mercato per un'etichetta cucita male o un filo fuori posto. Un capo perfetto nel colore e nella consistenza, ma con quel minimo insignificante difetto che lo faccia scartare, mettere da parte.
Ad un uomo non si rimprovera di non volere figli, alle donne si guarda come a delle scriteriate. Eppure io vedo tante donne con prole che scapestrate lo sono state davvero, perché non abbastanza adatte a ricoprire un ruolo di tale portata.
Fare un figlio non è uno scherzo, non è un gioco. E' una responsabilità quotidiana alla quale si dovrebbe pensare in modo molto più profondo di quanto si faccia. Però poi le superficiali siamo noi, quelle che non se la sentono, che ritengono di non potercela fare.

Bisogna che io ammetta che i bambini mi piacciono, e anche molto. Un po' come mi piacciono gli anziani. Li coccolo, me li stringo addosso, sento il cuore tremare di tenerezza quando mi prendono per mano. Ma l'idea di dover legare la mia vita a doppio filo con uno di essi, uno mio, mi sembra così immensa e totalizzante da non riuscire a concepirla come qualcosa di realizzabile, qualcosa che si possa davvero desiderare.

L'Egoismo è un Difetto? Forse si. Ma è un difetto che non cambierei per un pregio. Perché quel pensare a me stessa per me è pura autoconservazione. E' un istinto che prevale su tutto, un marchio a fuoco sulla pelle, un ricordarmi tutti i giorni che le cose e le persone che adesso io amo forse passeranno, ed è con me che dovrò restare sempre.

venerdì 20 luglio 2018

33

Tutti gli anni scrivo qualcosa per il mio compleanno. Lo faccio anche per altre ricorrenze, ad onor del vero. Forse, pur non essendo un tipo nostalgico, sento di dover fermare il tempo per un secondo, guardarlo più da vicino, in qualche modo celebrarlo se non posso comprenderlo. 
Oggi di anni ne compio 33. Che mi sembra un numero assurdamente grande, ma che forse alla fine non è poi nulla di che. A 15 anni consideravo anche più che adulti i trentenni. Oggi sono i nuovi ventenni. Non così maturi, indipendenti e totalmente svezzati da potersi creare un posto solido nel mondo. Che poi: esistono davvero posti solidi? o ce ne sono solo di scivolosi, fatti di ripide salite dalle quali si può cadere da un momento all'altro? sono più propensa per questa seconda ipotesi.

Fonte: aktuelno24. com


E insomma oggi compio 33 anni e come ogni anno da qualche tempo a questa parte ho iniziato a sentirmi soffocare già alla metà di giugno.
Sento che la vita scorre troppo in fretta per poter essere compresa. Sento che mi sfugge dalle mani questa gioventù, senza che abbia perso il desiderio di leggerezza che forse avrebbe dovuto contraddistinguere altri anni e non questi.
Avrei dovuto sognare la libertà a 20 anni e invece allora ero una pesantona che si affacciava nel mondo con tremila valori da onorare ed un senso di responsabilità che mi ha schiacciato pian piano, senza che me ne accorgessi. Mi sento diversa adesso, ed è indubbio che io lo sia. 
Sento di dovermi venerare come su un altare. Sento di dovermi volere bene, di un bene che nessuno me ne vorrà mai uno uguale. Sento di voler vivere, di volermi emozionare, di voler cantare a squarciagola e ballare fino a sfinire le gambe. Sento di dover lavorare per vivere e non vivere per lavorare. Sento che c'è ancora un mondo intero dentro me stessa da esplorare, da tirar fuori piano piano, come un mago con il suo cilindro. Sento di voler sentire, di volerli usare tutti questi 5 sensi per catturare il mondo e percepirlo più intensamente. 
Sangue, anima, corpo, mi sento più terrena e concreta che mai. 

E si, soprattutto sento di essere diversa dalla trentatreenne convenzionale. Che sogna l'abito bianco, o che magari l'ha già indossato. Che vuole vedersi col pancione o che magari l'ha già visto più volte. Che vuole fare carriera o che magari l'ha già avviata. 
Diversa, non peggiore né migliore.
Diversa, non più superficiale né più profonda.
Diversa, semplicemente me.